Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

16. Fiducia (Parte I )


Era solo una sensazione.
Damiano si sentiva nel mirino. Bastava un bisbiglio che il dubbio l'assaliva...
Stavano parlando di lui?
Sara era l'agente scatenante dell'infezione. Colei che aveva spostato i riflettori sul suo privato... Damiano si sentiva invaso da ogni commento. Da ogni sguardo.
Perché nessuno si faceva gli affari propri?
Era così divertente ragionare su chi fosse Mattia Fanara e sul perché stessero ballando?
Per quanto si fosse tagliato fuori dai Social, quest'ultimi parevano non averlo mollato.

Il problema non erano i vari Facebook, Twitter, Whatsapp... ma chi che ne faceva uso.

La fine delle lezioni sembrava non arrivare, mentre Juri prendeva appunti, quasi la faccenda non lo riguardasse. Anche lui si trovava sul palcoscenico e il copione di Sara non prevedeva gioie...
Da cosa derivava tanta tranquillità?
Annotazioni a lapis a bordo libro parvero leggergli nel pensiero.

HO CHIARITO CON CLAUDIO.
ERA SOLO PREOCCUPATO.

SEMBRAVA VOLESSE MAZZOLARTI

COLPA DI VIC... MA CHIARITEVI ANCHE VOI

SE CAPITA...

DICE CHE SAREMO SEMPRE AMICI

:) 
LI SENTI I BISBIGLI?
SIAMO LA NUOVA SITCOM DELLA CLASSE

SI, DA STAMANI...
SAREBBE DA LIMONARE DURO QUI ED ORA...
CHISSA' COME REAGIREBBERO...

Damiano rispose con un emoticon imbarazzata. Stava davvero parlando con Juri Tolosa?
Forse, la chiacchierata di Claudio e il sostegno giocoso di Marina stavano giocando la loro parte...

Le chiacchiere fanno male, anche le più innocenti possono sortire un effetto disturbante. Chi spettegola, solitamente, conosce meno di un decimo del vissuto della propria vittima...

A Marina non piaceva l'atmosfera che a poco a poco rischiava di avvelenare la classe.
Il profilo pubblico di Mattia Fanara era stato visualizzato da molti e il carattere schivo del riservato Damiano non aiutava a farsi da parte.
Come si fa a contenere un pettegolezzo?
Marina volò con la mente a Rocco e a quel suo modo di ragionare brillante. Aveva voglia di discuterne con lui. Di confrontarsi.
Tirare fuori il cellulare a fine lezioni e scoprire il suo messaggio visualizzato e ignorato l'amareggiò.

Tu: Mi hai suggerito di fare la subdola e lui ha visualizzato senza rispondere...
Damiano: Non lamentarti. Se risponde, bene. Se ti ignora, sai con chi hai a che fare.
Tu: Non sono fatta di ghiaccio...
Damiano: Meglio troncare che strascicare certe situazioni ambigue per mesi.
Tu: Avrà fatto pace con la ragazza?
Damiano: Non sono un indovino.
Tu: ...ma tu sei carino solo con Juri? :P XD
Damiano: Dipende da Juri...
Tu: Non indaghiamo. ♥

Desiderosa di provare il nuovissimo servizio di Bike Sharing per tornare a casa, Marina aprì l'applicazione e cercò attraverso il GPS la prima due ruote libera. Seguendo la mappa, si trovò in Piazza Tasso, là dove il suo mezzo di ventura l'attendeva vicino a una faccia assai conosciuta...
Mattia Fanara stava attraversando quel parco sprovvisto d'inferriate. Ora guardando a sinistra, adesso ruotando le pupille a destra, il bel ragazzo dai corti capelli scuri sembrava doversi incrociare con qualcuno, seppur mai facesse cenno di arrestare l'andatura. Superando panchine malmesse e altre seppellite di scritte, Mattia tagliò l'area verde per lungo, fino a sparire.

- Che sperasse di ritrovare Juri? -

Marina se lo domandò raccogliendo i capelli in una treccia morbida, indi balzò in sella. Era difficile gestire i pedali con le zeppe ma a darle più angoscia era il tempo; uggioso come Autunno impone.
Nuvole rapide coprivano un sole malato, incapace di scaldare la pelle, molto incline a richiamare crucci e fastidi. Marina si convinse a riguardare il telefono solo a casa. Non le era mai piaciuto correr dietro alla gente, soprattutto, ai ragazzi...


- Aspetta, Clarissa! -

Di fronte alla Sede, Rocco si vide costretto ad afferrare la fidanzata per un braccio. Sei ore di tema non avevano facilitato la comunicazione, e durante l'intervallo, Clarissa si era blindata nei bagni. Sara, in attesa dell'amica, si ritrovò a sgranar gli occhi come molti altri astanti.

- Mollami il braccio! - oppose Clarissa, ben piazzando gli stivali sul ciottolato scuro della strada.- Ti ho già detto come la penso, e non ti permetterò d'andare a vedere la tua cara Fiorentina con la coscienza lavata! -
- Ma... ma se ancora non mi hai neanche ascoltato! -
- C'è poco da ascoltare, conosco bene le tue intenzioni...! - parlò sopra lei; ora sfidandolo con le braccia conserte al petto. - Io me ne vado a divertirmi in centro! Vado a fare la persona sana e sociale...! -
- Sana... - ringhiò a denti stretti Rocco, poco prima di alternare lo sguardo dalla sua bella all'ormai popoloso gruppetto di osservatori.

Fu difficile non vomitarle addosso tutta la collera che aveva dentro.
Fu dura limitarsi a darle le spalle e andarsene, vincendo sul desiderio di urlarle in faccia tutta la sua frustrazione davanti a certe sceneggiate da bambina.
Poi la sentì singhiozzare. Di nuovo. Ma stavolta non provò alcuna tristezza... e poco importava se agli occhi dei curiosi, era lui lo stronzo...

Tu: Perdona la tarda risposta, ma ho appena preso di bastardo da mezza Firenze...
Marina: ?
Tu: Drama Story... Troviamoci alla biglietteria verso le 17:00 ok?


Intorno allo Stadio Artemio Franchi l'atmosfera era già calda.
Bandiere e sciarpe gigliate sventolavano riempiendo le strade limitrofe di un solo colore. Il colore che faceva battere il cuore dei fiorentini.
Ragazzi di tutte le età formavano gruppetti e commentavano concitati quella che era la partita più attesa dell'anno. 
Fiorentina – Juventus era un match che valeva un intero campionato.
Battere la Vecchia Signora era come vincere lo scudetto.
L'odio per la formazione bianconera si tramandava a Firenze di padre in figlio. *
Era tradizione.
Bastò intravedere i colori nemici per agitare immediatamente un gruppo di ultras, provocando uno spostamento generale della bolgia, impegnata a incanalarsi nei vari settori d'appartenenza.
Claudio fu lesto ad afferrare Vittoria, commentando il suo abbigliamento assolutamente inadatto. La ragazza gli rispose per le rime, rimarcando la sua assoluta partecipazione casuale all'evento.
Lapo, più che gonfiato da un Giovanni senza regole e da una Beatrice che sembrava più maschia di qualunque altro giorno dell'anno, iniziò a urlare le consuete gentilezze che i fiorentini riservano agli juventini. Mentre il cielo si oscurava e i platani del viale spandevano le loro larghe foglie gialle, Vittoria si abbandonò a un profondo sospiro.

- Questa è l'ultima volta che fisso con Benedetta! Quella è inaffidabile! Io dovevo essere all'Outlet e non qui, schiacciata fra bifolchi. -
- Se questo bifolco si scansa, batti una musata per terra, cara la mia Vic. -
- Scusa se mi permetto, ma se ti scansi te, la riprendo io! - s'intromise un perfetto sconosciuto, squadrando Vittoria da testa a piedi. Claudio gli scoccò un'occhiata truce, e tirandosi addosso la ragazza, si allontanò.

- Ehi, voi due, già litigate? -
- No Lapo, è la minigonna di Vic a creare problemi. -
- A me non me ne crea. - ridacchiò il ragazzo dai caldi occhi castani.
- Ma la vuoi smettere di rompere?! Mi hai detto che non avevo tempo di cambiarmi! Io mi ero vestita per andare a fare shopping! Uffa! Pensi forse che mi senta a mio agio, qui, fra spintoni, gente che urla e chissà che roba appiccicosa per terra?! -
- Un attimo di pazienza e si entra, dai... - sospirò Claudio, poco prima di sobbalzare alla vista di una coppietta in lontananza.

Sbucando dalla traversa della biglietteria, la bella Marina procedeva a passo sicuro accanto a Rocco, l'amico fidanzato di Neri.
Vederli ridere gli fece uno strano effetto.
Claudio non era uno dalla chiacchiera facile né si perdeva in astrusi film circa la vita degli altri, ma quei due assieme, accomunati dagli stessi colori, seppero scuoterlo.
Non conosceva bene né Rocco né Clarissa, ma al Frescobaldi, purtroppo, Marina Dei non era esattamente una santa...

- Sono contenta che sia stato possibile cambiare i biglietti! – esclamò Marina, riuscendo a sedersi nel settore Maratona dello Stadio.
- E da qui abbiamo anche una bella visuale. - osservò Rocco, riempiendosi gli occhi del suo colore preferito. - Hai messo la maglia dell'ultimo selfie di Instagram. -
- Sì. - sorrise Marina, passandosi il palmo sul busto magro, quasi senza forme - E' imbarazzante che mi stia, nonostante ce l'abbia da più di tre anni... -
- Se è viola e pure gigliato, niente può essere imbarazzante... -
- Sei proprio innamorato tu... -
- Ti sembra sbagliato? -
- E dall'alto di quale pulpito dovrei sentenziare? - sorrise Marina - E' una parte di te. Ti descrive. Parla di te allo stesso modo di queste mie scarpe da trecento euro che tanto sono state chiacchierate da Sara e compagnia bella... -
- Trecento euro? -
- Esatto. Troppo facile puntare il dito sugli altri, in questa città. Firenze è come un piccolo paese allargato dove si sa tutto di tutti, a prescindere da quanto si possa essere riservati. Ho scelto lingue per poter viaggiare ed entrare in contatto con culture diverse, meno giudicanti... e chissà, magari trasferirmi. -
- Già! La sezione F è quella dell'Internazionale. -
- Tu sei nella E. Informatico. Vuoi fare il programmatore? -
- Non proprio. Forse ingegneria... insomma, vorrei costruire cose. Ho sempre costruito cose, fin da piccolo. Mamma diceva che con i mattoncini di lego davanti, nemmeno il gelato del Badiani poteva niente... -
- Addirittura! -
- Fra l'altro, essendo qui a due passi, post partita ci starebbe bene! ...Seppur si finisca all'ora di cena. -
- Mai cenato con un gelato? -
- Sì, ma non mi sfama... - ridacchiò Rocco, poco prima d'ignorare l'ennesimo messaggio attaccabrighe di Clarissa.

Al grido di un " via la merda da Firenze ", la Juventus batté il calcio d'inizio. Come l'attaccante bianconero cercò di conquistare spazio, qualcosa cambiò sul volto di Rocco.
Passione.
Era anche lui in campo con gli undici leoni di Firenze. C'era con il cuore e con le gambe...
Marina socchiuse le labbra, rivedendo nel profilo del ragazzo suo padre da giovane, quando lo studio legale Tolosa & Dei non aveva ancora vinto la causa del secolo, e c'era da pensar bene a quando portare i completi chic in lavanderia...
Adesso, l'armadio di suo padre era pieno di belle giacche ma nei suoi occhi non v'era più spazio per sognare...
Il respiro si ridusse, poi un pericolosissimo Vecino la riportò alla realtà.
La Curva Fiesole, cuore pulsante della tifoseria fiorentina, si agitò tutta, gridando e sbracciandosi per sostenere il proprio uomo, ormai in prossimità dell'area di rigore. Li aveva tutti addosso, ma come penetrò nella lunetta, il centrocampista caricò il destro senza paura; di prima...
Rocco balzò in piedi.
La prontezza dell'inaffondabile Buffon, titolare della Juventus e della Nazionale, fece la sua storia.
Parata.
Gli applausi riempirono comunque gli spalti, mentre in Curva Ferrovia, settore avversario, furono fischi e offese.


Damiano era appena arrivato a casa di sua madre con la borsa della settimana.
La donna l'aveva straordinariamente accolto senza la consueta fretta di uscire. Sempre vestita come se fotografi e cameraman potessero sbucare da ogni dove, la trentasettenne girava per casa con aria indaffarata.
Damiano la fissò come un predatore che ne fissa un altro di specie diversa.
Il gatto non si mette a litigare con l'aquila ma sa che entrambi sono dotati d'artigli, perciò piega le orecchie all'indietro, s'accuccia nascosto, e ne tiene sotto controllo l'agire.

- Pensavo che ti vedessi con quella promoter di Bulgari... -
- Ha avuto un impegno improvviso. Piuttosto, per cena chiama pure a domicilio... -
- Non ceniamo insieme? -
- Mi vedo con uno delle risorse umane. La prossima settimana ci saranno i colloqui per gli stagisti e vorrei indirizzarlo su un certo tipo di candidato. -
- In pratica, gli farai il lavaggio del cervello. -

Damiano mandò gli occhi al cielo ed Emma lo raggiunse con espressione scaltra.
Avevano la medesima capacità di giocarsela bene a parole. Damiano aveva imparato da lei a scegliere le proprie battaglie, e pur odiandola per molti aspetti, non avrebbe mai potuto negarle una certa stima. Sul lavoro, quando ricorreva alle sole armi intellettuali, era da prendere come esempio.

- Oggi ho incontrato il tuo vecchio allenatore. -
- Sta bene? -
- Sì. Dice che non ha ancora trovato un cestista con la tua stessa media punti dai 6.25 metri. - mormorò assorta, mentre l'aiutava con i vestiti. Con cura, afferrò una camicia e ne risistemò l'abbottonatura. - So perché hai mollato la squadra. -
- Non ho smesso di giocare perché il babbo passava tutta la partita al telefono... -
- Sicuro? – sospirò la donna, poco prima di accarezzargli la schiena - Dam, so che hai molto da rimproverarci, ma sappi che non è mai troppo tardi per rimettere le cose a posto. -
- E questo che c'entra con il basket? -
- Che se anche una piccola parte di te pensasse ancora a giocare, dovresti comunque fare un tentativo.-

Che se anche una piccola parte di te pensasse di amare ancora i propri genitori, comunque dovresti provare a recuperare il rapporto.

Damiano non seppe rispondere, ma quando Emma abbandonò la stanza, stranamente, non fu il consueto sollievo a raggiungerlo. La carezza di sua madre stava ancora lì, tiepida eppur presente sulla schiena. I vestiti che la donna aveva piegato parevano più belli di prima, e senza rendersi conto, li scelse per cambiarsi.
Quello scambio di confidenze era giunto improvviso, scoprendolo talmente impreparato che ogni parola era arrivata a destinazione...
Damiano si sentì chiudere la bocca dello stomaco, e subito aprì l'astuccio nel quale teneva i vari talloncini di bevute gratis che raccoglieva qua e la dalle PR o nei vari locali.
Evasione.
Questa era la sua istintiva risposta a ciò che non riusciva a gestire nell'immediato.
Peccato che fra una riduzione per il Twice e una bevuta gratis per lo Yab, ecco spuntar fuori un certo ritaglio di carta con tanto di emoticon...

SAREBBE DA LIMONARE DURO QUI ED ORA...
CHISSA' COME REAGIREBBERO...


L'Artemio Franchi ruggiva mentre il tempo peggiorava e i fumogeni salivano al cielo con le loro sagome informi fra le bandiere sventolate. Vittoria si sentiva riecheggiare le urla dei tifosi nel petto, e senza riuscire a farsi catturare dalla goliardia, si perdeva negli aggiornamenti Instagram dei propri contatti.
Sara e Clarissa avevano riempito le bacheche di selfie da Coin, facendola sospirare circa il suo pomeriggio con Benedetta. Non si sentiva a suo agio in tutta quella confusione.

- Se non ti diverti, perché non sei rimasta a casa? - domandò Lapo, mentre l'intervento in scivolata di un difensore gigliato costringeva l'arbitro a fermare il gioco.
- Non mi sto annoiando. -
- A casa mia le labbra che sorridono hanno gli angoli all'insù. Ti dona la tristezza, ma preferisco di gran lunga quando ti abbandoni a quelle tue gran risate. – buttò lì il ragazzo. Vittoria arrossì, e stringendo le cosce, avvertì l'esigenza di stendere la minigonna più che poté.
- Il sabato pomeriggio... in casa... boh... era triste. E poi c'è questo luogo comune che alle ragazze il calcio non piaccia a priori... beh, almeno volevo provarci. -
- E non ti piace. -
- No. -
- E' comunque apprezzabile che tu sia qui. -

Vittoria annuì mentre le unghie rischiavano di bucarle le calze, da quanto s'erano artigliate sotto l'orlo spesso della gonna.
Da quando, Lapo sapeva dire cose del genere?


Un Tatarusano particolarmente brillante salvò la porta della Fiorentina un paio di volte, mentre Rocco continuava la sua impalpabile fusione con la squadra. Urlava e saltava sul posto come se la sua voce potesse superare tutte le altre. Voleva che la squadra smettesse di danzare al ritmo dell'avversaria, imponendo il proprio gioco. Le sue regole.
Marina faceva altrettanto, e quando Rocco se ne accorse, per un attimo, il rumore si fece nullo.
Era semplicemente bellissima, lì, accordata sulla sua stessa partitura.
Marina si sgolava senza perdersi un solo coro.
Rocco si sentì disegnare sul volto un sorriso, poi, una gelida goccia di pioggia lo riportò alla realtà.
I due ragazzi si scoprirono con i palmi rivolti al cielo e l'espressione pensierosa, poi un boato riportò l'attenzione sulla partita.
Bernardeschi aveva superato la metà campo juventina resistendo all'assalto dei centrocampisti. Agile e astuto, avanzava a palla bassa senza temere niente, più veloce che poteva.
Deciso.
Rocco iniziò a tirar fuori dallo zaino la mantella ma senza staccar gli occhi dall'azione.
Il giocatore correva, ora studiando la fascia, adesso controllando la posizione dei difensori avversari per non cadere in fuori gioco. L'area di rigore era prossima mentre la pioggia aumentava e qualcosa si posava sulla testa di Marina.
La ragazza si ritrovò a spalla a spalla con Rocco, protetta dallo stesso enorme k-way, mentre Bernardeschi piegava di sinistro per Kalinic.
Un tiro affilato quasi raso terra, tagliò l'area poco dopo, insaccandosi all'incrocio dei pali bianconeri.


Fiorentina – Juventus
Primo tempo. 36°
1-0

Il Franchi s'accese come se Firenze stessa fosse cosa viva e fin quasi ai quartieri più esterni della piccola città si sparse 'sì gioioso grido. Clarissa, seduta sulle panchine di Piazza della Repubblica, si alzò per guardare in direzione dello Stadio, socchiudendo le labbra come sfiorata da un cattivo pensiero.
Sara, impegnata a tenere il grosso ombrello per entrambe, chinò la testa.

- Non ti stai divertendo neanche un po', vero Cla? -
- Sto bene. In fondo, questa cosa doveva saltar fuori. -
- Ho visto Rocco veramente infuriato, forse, avresti dovuto ascoltarlo. -
- E' una questione di principio. Io non voglio fare come quelle ragazze che chinano la testa davanti ai maschi. E se non sarà Rocco... sarà un altro... in fondo, sai che schifo se trovassi l'uomo della mia vita a diciassette anni! -
- Schifo? -
- Non voglio fare sesso solo con un ragazzo. -
- Su questo sono d'accordo. - sorrise Sara, poco prima di intrecciare assieme le loro dita - Comunque, io sono qui. -
- Grazie. -


Tu: Aragorn ha appena avuto una giornataccia... ha due soluzioni: una è raggiungere Bosco Atro in cerca di Legolas, l'altra è quella di recarsi alla Locanda del Puledro Impennato per bere e far baldoria, anche se l'ultima volta, poi, arrivarono i Nazgul... dunque, che deve fare il futuro Re della Terra di Mezzo?
Juri: ...LOL?
Juri: Beh, andare da Legolas mi sembra un tantino più prudente... ma... ti stai auto invitando a casa mia? :D
Tu: Sì. Sono così scandaloso? 
Juri: LOL! 
Juri: Ho appena chiesto a mamma... ce la fai a essere qui per le otto? E... porta un pigiama grosso che la notte si dorme bene coperti... 
Tu: Ricevuto.

Chiusa la chat, Juri si scoprì a ridacchiare.
L'escamotage di Damiano l'aveva divertito, seppur nessuno dei suoi amici fosse mai riuscito a prendersi tanto spazio. Perché lo aveva invitato a dormire insieme, così, senza neanche rifletterci?
Picchiettarsi le labbra con il cellulare lo scoprì a fissare il soffitto senza un'emozione precisa. Da una parte, non vedeva l'ora che Damiano arrivasse, ma dall'altra, il pensiero di trascorrere nuovamente la notte insieme richiamava un evento un po' scomodo...
Gli occhi si sgranarono di colpo e il cuore prese a martellargli in petto.
Lavarsi le mani per dare una mano in cucina non servì a calmarlo e neanche sbucciare le patate fu utile.
Poi il colpo di grazia:

- Per stanotte vi sistemerei in mansarda, nel divano letto, così se decidete di far tardi, io e tuo padre riusciremo a dormire. -

La mansarda.
Una stanza quasi isolata dal resto della casa...
In pratica, era come essere soli.

_________________

Scusate il ritardo d'aggiornamento...
La seconda parte fra 2-5 giorni al massimo

Link: http://www.hosting.universalsite.org/image-9c86edaed7714df9382418ac3faea0bd-6334_59D8D181.jpg

Nota: I riferimenti alla partita narrata nel capitolo sono da attribuirsi al match di gennaio 2017.
Spero di aver reso la parte " calcistica " comprensibile anche a chi non segue questo sport. A Firenze, il calcio è sentito da matti, perciò, mi sembrava anacronistico non renderlo teatro di qualche capitolo...

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro