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1. Una nuova Conoscenza

Tabù affronta tematiche delicate.
I suoi personaggi non superano i vent'anni. Fra le sue righe, troverete forti sentimenti d'amore e d'amicizia, spesso connessi a situazioni difficili. La realtà di Tabù vuole essere più veritiera e rispettosa possibile, ma anche speranzosa e illuminante. Seguendo le vicende narrate, scoprirete come ogni personaggio affronterà i guai della sua vita, ora cadendo, adesso rialzandosi.
Nulla è impossibile, se non siamo noi stessi ad arrenderci per primi.



Juri Tolosa amava la sua vita.
Abitava in una villetta sulle colline toscane, a dieci minuti da Firenze, in uno di quei sobborghi pittoreschi che si scorgono dalle extraurbane campagnole. 
Figlio unico di Luca e Amanda, era cresciuto in un clima sereno, fatto d'ascolto e di comprensione.
La sua famiglia si riuniva ad ogni pasto, e capitava spesso che Juri levasse sguardi di stima verso quel padre dai suoi stessi occhi di zaffiro e dal medesimo tono di pelle olivastra.
Un giorno, si diceva, non gli sarebbe dispiaciuto diventare come Luca: vincente, sicuro di sé, capace di risolvere le grandi e le piccole beghe del quotidiano...

Juri non era né timido né impacciato ma doveva stare alle regole per sentirsi tranquillo, e questo non l'aveva risparmiato dai commenti dei suoi coetanei, decisamente più vivaci e irriverenti.
Ma a Juri non importava; seppur a diciassette anni la sua ligia condotta fosse più un'anomalia che un vanto.
Frequentava il triennio linguistico dell'Internazionale, una scuola all'avanguardia dal ritmo serrato, con ben quattro lingue straniere in programma.


In quelle ultime giornate di settembre, mentre guidava il motorino lungo le strade intirizzite dai primi accenni di freddo, Juri ripensava alla sua ex.
Frequentavano la stessa classe e nonostante si fossero lasciati a maggio, l'estate non era riuscita a cancellare tutto l'astio che Sara continuava a serbargli.
Era stato lui a lasciarla.
Lo aveva fatto in seguito a un tradimento giustificato da un mero "per forza ti ho fatto le corna, è da mesi che voglio fare sesso con te, ma tu sembri non recepire."

- Come se fare sesso a diciassette anni  fosse un'imposizione! - 

Così s'era ripetuto, mentre la loro storia faceva il giro dei Social.

Lei era una troia e lui un palle flosce: questo si scriveva su Facebook.
Chiunque s'era sentito in dovere di dir la sua, alimentando il pettegolezzo.
E Sara aveva fatto di tutto perché se ne continuasse a parlare; perché la gente passasse dalla sua parte.
La sua lingua biforcuta era stata fermata solo da lui, Damiano Lamberti.

- Continui a pungolare Juri perché il sesso con quel demente non t'è piaciuto neanche un po'. Probabilmente, ti sei fatta fare perché una qualche cretina delle tue amichette, gelosa della tua relazione stabile, ti ha preso in giro su una cosa che poteva benissimo aspettare ancora... apri gli occhi, Sara, ti sei fatta mollare da un ragazzo a modo per farti sverginare da un bullo. -

La pungente arringa s'era scatenata durante la prima settimana di scuola.
Damiano aveva sbattuto le mani sul banco, rivolgendosi alla ragazza con inquietante compostezza. 
La sua voce, già profonda e matura, aveva colpito tutti.

Ancora, non si sapeva niente di quello studente bocciato dai modi distaccati e dai gelidi occhi grigi.
Sara aveva risposto per le rime, nonostante il colpo fosse arrivato.
Per le mani era stato impossibile resistere ai tremiti ma l'orgoglio della ragazza aveva avuto la meglio.
Juri non era stato capacedi far niente, mentre la sua ex e il nuovo compagno di classe davano vita a una litigata dove il suo nome compariva ripetutamente.

Il cuore aveva battuto forte, mentre Lamberti si batteva per lui come se lo conoscesse da una vita; confondendolo.

Con i suoi capelli platinati dal taglio sfilato, Damiano aveva la faccia da classico bellimbusto.
Vestiva bene ma si atteggiava come quei tizi che le ragazze idolatrano.
Lo superava di una spanna, raggiungendo i centonovanta centimetri.
Era il più alto della classe e sedeva in primo banco.
Con la nuca rasata e un anello metallico al pollice, seguiva le lezioni con rigore, abbandonandosi solo a commenti brevi. 
Damiano non mirava a spiccare, eppure, per Juri s'era più che esposto.



- Saltiamo scuola? -

La voce profonda di Damiano, lo riportò al presente.
Settembre stava finendo e lui aveva appena parcheggiato il motorino nel solito punto, fra le pietre sconnesse della pittoresca San Frediano. 

- Scherzi? -
- No, oggi non ho molta voglia di seguire le lezioni... -
- I miei guardano il registro elettronico... -
- Allora, inventa una scusa. -
- Non mi va di mentire. -
- Ah! Che lagna! Va bene, facciamo un cappuccino in fretta, allora. -

Era stranamente difficile resistere ai modi di Damiano Lamberti e l'offerta di 'sì squisita bevanda italiana non aiutava...
Oh! Quanti stranieri pasteggiavano con il cappuccino, facendo sorridere gli ironici fiorentini... Seduti ai tavoli esterni della vicina Piazza Santo Spirito, fra battute in inglese stretto e sfuggenti esclamazioni di russi agitati, i due ragazzi si ritrovarono a fissare la facciata bianca e pulita della chiesa, aspettando che le parole venissero da sole.
Una pioggia di foglie gialle danzava sull'affollato mercatino in allestimento, con i banchi della frutta già pronti a servire le massaie o le colf delle famiglie più danarose. Il quartiere di San Frediano era uno strano connubio di ricconi e di poveracci, e ultimamente, si vedevano un sacco di French Bulldog.

- Mi piacerebbe averne uno. - aprì Juri.
- Perché non puoi? -
- Mio padre sostiene che fra la pallavolo e la scuola un cane sarebbe solo d'impiccio.  -
- Mio padre, invece, pensa solo al suo - commentò Damiano, divorando mezza brioche - i miei hanno divorziato. -
- Mi dispiace. -
- Ormai è superata.- sbuffò Damiano, ora sollevando le spalle in una smorfia di sufficienza - Non sono mai stati felici, insieme. -
- No? -
- Sai, devi sceglierti bene il compagno... un po' come Sara. -
- Sara? Sara la mia ex? -
- Sì, le persone come lei vanno tenute a distanza. A cosa l'ha condotta tutto il suo risentimento nei tuoi riguardi? Voleva tornare con te? -
- Credo... credo che fosse solo orgoglio. -
- Un orgoglio che l'ha spinta a fare sesso con un altro solo per non essere da meno di qualche sua stupida amica... Bisogna mettersi d'impegno per commettere simili stronzate! -
- Già, tuttavia, a volte mi domando se anch'io non abbia sbagliato ad aspettare... -

Le iridi turchesi smaniavano in cerca d'appiglio e Damiano ne colse l'evidente tensione.

- Stavamo insieme da otto mesi, Dam. Chiunque avrebbe allungato le mani... -
- Non avevi voglia? -
- Non ci pensavo. - ammise Juri, stirando le labbra. Il respiro accelerò e le lancette dell'orologio lo spinsero ad alzarsi. - Andiamo? -

Lo scontrino volò nella pattumiera , superando la fontana scura, dominio incontrastato di grassi piccioni invadenti.
San Frediano sembrava parlare di una Firenze più vecchia, affatto tecnologizzata, con i bottegai che ancora s'urlavano da un lato e l'altro della strada.
Damiano apprezzava una confusione 'sì cialtrona, trovandola assai più sana della guerra dei like sui social.

- Ho notato che non sei su Facebook. Usi twitter? -
- Non uso niente. - palesò, mostrando un telefono talmente obsoleto che Juri pensò di trovarsi di fronte a un reperto archeologico. - Non sono un irriducibile conservatore, ma quando vieni lasciato su whatsapp ci resti talmente male che... Che proprio fai di tutto per evitarlo ancora! -
- Ci sono sempre gli sms. Da quelli non si fugge! -
- Se ricapitasse, butterei il telefono. - risolse una smorfia divertita.
- Ai messaggi rispondi? -
- Certo, ma preferisco le telefonate. -
- Sei proprio vecchio stile... -
- Mi difendo. - parlò sopra Damiano, mentre l'edificio scolastico si faceva vicino. 

Costeggiando il fiume, il passo si ridusse e Juri tornò a osservare il proprio interlocutore dalla massiccia e atletica corporatura.

- E da cosa ti difendi? -
- Da tutti quegli stupidi che dicono proviamo e vediamo. I social hanno semplificato il flirt a tal punto che adesso basta incrociare lo sguardo di una persona interessante per sentirsi autorizzati a molestarla, e senza connettere mani e cervello. -     
- Però, a volte, aiuta. -
- C'è il bene e il male, come in tutte le cose.- buttò lì Damiano, ormai sotto l'antico portone scolastico. Con le sue mura gialle e cariche di vicissitudini, L'Internazionale s'affacciava sul fiume, a ridosso di uno degli spaccati più belli di Firenze.
- A me piace l'idea di poter contattare qualcuno con un messaggio. E' immediato. -
- Ci piacciono cose diverse, Juri, ma questo non significa che uno dei due sbagli. -



La monotonia di una nuova giornata di scuola fu rotta dall'arrivo di un messaggio inaspettato.

347 xxxxxxx: Pranzo da Mac?

A Juri bastò rivolgere lo sguardo alle prime file per scoprire chi avesse deciso di contattarlo.

Tu: Mac? Ho pallavolo dopo. Vuoi che vomiti?
Dam: Ho solo 20 Euri ma va bene tutto.
Tu: Conosco un buon forno, ma prima, fammi sentire casa...
Dam: Honey...! ♥ deve sentire casa...
Tu: Fottiti...

Fu sorprendente accogliere Damiano nella sua vita.
Ciò che Juri aveva ritenuto soddisfacente sino a quel giorno, mutò in ordinario.
Le chiacchiere con Damiano non finivano mai, e contro ogni previsione, quel ragazzo dallo sguardo intenso non lo mise nei guai.
Damiano era diverso.
Diverso in senso buono. 

Dopo essersi riempiti la pancia, raggiunsero la libreria di Piazza della Repubblica per commentare tutti quei romanzi sconci d'ombrellone, sorprendendosi di come certe scrittrici parlassero di sesso, scendendo in descrizioni chirurgiche.

- La vena, il glande, la cappella, la casa degli scoiattoli, Peppa Pig... accidenti quanta roba ci sta sul pene! Tu lo sapevi? - scherzò Damiano.
- No, ma non pensavo che succhiarlo fosse complicato. -
- Certo! Se ruoti la lingua in senso anti-orale, la faccenda cambia! - ironizzò Damiano, fissandolo come se volesse metterlo alla prova. Juri tacque dopodiché s'indispettì.
- Scemo! -
- Scusa, non ho resistito... -
- Da come sfotti tutti questi romanzetti, sembra che tu abbia parecchia esperienza. -
- Puoi chiedermi, Juri. - garantì Damiano, poco prima di cambiare settore e di apprezzare una raccolta di Klimt - Questo ce l'ho in camera, da mio padre. L'ho scelto perché si chiama "I Pesci d'Oro". Sono nato il 17 di marzo. -

L'ora di salutarsi giunse tiranna, e solo una volta rincasato, con il peso degli allenamenti sulla schiena, Juri si rese conto di aver trascorso una giornata piena, bella e vivace.
E avrebbe ancora avuto voglia di sentirlo... ma dovette rinunciare e addormentarsi.
Non aveva scuse per ricontattarlo...



Dam: 'giorno. Piscina, oggi?
Tu: Sono già in campo...
Dam: ...La partita! Giochi spesso?
Tu: Ogni settimana.
Dam: Sei forte!
Tu: Sì, ma niente piscina :(
Tu: ... Cavolo! Mi fa strano usare gli sms!
Dam: Dici? Io sto benissimo senza l'angoscia delle doppie spunte blu...


Fra Juri e la pallavolo era stato subito amore, e mai si sarebbe sognato di saltare un solo allenamento. Buttarsi su ogni pallone l'emozionava, seppur nessun altro fosse accordato sul medesimo spartito di purezza.
Non tutti i ragazzi della sua squadra stavano proseguendo per passione.
Alcuni erano costretti.
Alcuni lo facevano per divertimento o per tenere il fisico.
Alcuni per abitudine. 
Altri si comportavano in maniera irresponsabile, presentandosi in pessime condizioni...


- Che rabbia perdere così...! - esclamò Juri, ormai in viaggio verso casa - Edo era lobotomizzato. Ha sbagliato tutto! Hai visto che occhi pesti? -
- Li ha notati anche sua madre. - osservò Luca, rammentando l'espressione attonita della donna.
- Era drogato! Sicuro! Nello spogliatoio se n'è pure vantato... come se la partita fosse solo un affar suo! La sua irresponsabilità ci ha lesi tutti! -
- Hai ragione... - sospirò Luca, inserendo una marcia più alta. - Tuttavia, non spetta a noi giudicare quel ragazzo e se c'è un'età per commettere di simili scemenze, è proprio la vostra. -
- Mi stai autorizzando a sballarmi, babbo? -
- Non allarghiamoci... -
- Però... oggi abbiamo perso solo per colpa sua! -
- Avrete occasione di rifarvi, vedrai! Ora, via quel muso lungo e pensa alla super pizza di tua madre... -

Il resto del viaggio proseguì in un silenzioso e angosciante rimuginare.
L'amore di Juri per la pallavolo non era dissimile da quello di certi personaggi degli anime sportivi giapponesi.
Le vittorie gli riempivano il cuore d'orgoglio mentre le sconfitte gli bruciavano in petto per giorni.
Ma quel pomeriggio, il sorriso era destinato a tornare assai celermente...


Dam: Lunedì c'è assemblea. Ci vediamo?
Tu: Ho già fissato di fare francese con Claudio in una delle classi del quinto... dove generalmente quelli dell'Attivo non vengono a cercarti... Potresti unirti. ^_^


Tre menti ragionano meglio di due ma si distraggono con altrettanta facilità.
Alle undici, la traduzione non era ancora conclusa, e come prevedibile, Claudio si mostrava più interessato alle storielle di Damiano che a ragionare sui verbi. Da una parte, Juri si faceva delle gran risate, ma dall'altra, borbottava.
Senza saperlo spiegare, reputava la presenza di Claudio ingombrante.
La vita di Damiano rammentava un film, ma di certo, la professoressa non avrebbe interrogato su quella. 

Perché Claudio non capiva?
Più che urtato, Juri prese a ragionare sui compiti, concludendone buona parte.
Damiano fu il primo ad accorgersi del suo cambiamento, ma intervenne solo quando Claudio ricevette una telefonata.
Con quel suo sguardo acuto, gli passò una Brooklin e mormorò:

- Ho solo questa, non dirgli che te l'ho data io. -
- Grazie. Claudio è insopportabile... al primo compito ha preso cinque e m'ha chiesto una mano. Ho accettato volentieri, ma se ci deve rallentare, giuro che non lo invito più. -
- Anche io sto rallentando. -
- Tu hai solo raccontato una storiella, è stato lui a ricamarci! -
- Sicuro? - incalzò Damiano, scoccandogli un'espressione talmente furba da farlo sentire in colpa. Tolosa chiuse il dizionario.
- Beh, io ho finito. Se vuoi, copia pure.  -

Prima che Damiano potesse ribattere, Claudio tornò da loro.
La sua mattinata finiva lì e per Juri fu difficile nascondere uno strano senso di gioia. Si sentiva in colpa, ma c'era qualcosa di speciale nel tempo che trascorreva da solo con Damiano.
E non fu l'unico a notarlo...


- Hai avuto altre ragazze, prima di Sara? - domandò un tono flebile, una volta rimasti soli.
-Fidanzate o cose così? -
- Entrambe. -
- Sara è stata la prima cosa duratura. Altre ragazze erano conoscenze del mare. Pomiciate da spiaggia... -
- Lo dici come se fosse stato più un passatempo che un piacere. -
- Mio padre sostiene che a diciassette anni ci si debba più che altro divertire. -
- Parli a tuo padre di sesso? - si sorprese Damiano, balzando a sedere sul cornicione. 

Juri gli fu subito addosso, afferrandogli le cosce di getto, davanti al suo sguardo sornione.

- Che fai, Juri? -
- O scendi o ti tengo. -
- Soffri di vertigini per gli altri? -
- Mi da fastidio... -
- Allora tienimi, io sono come un gatto, adoro stare in alto. -
- Non potresti scendere? -
- No. -
- Sei un po' stronzo, Dam. Te l'hanno mai detto? -
- Continuamente, soprattutto i miei ex.  -
I tuoi? -

Il cuore di Juri accelerò mentre una realtà del tutto sconosciuta gli si mostrava attraverso i begli occhi di Damiano.
I telefilm, di tanto in tanto, proponevano situazioni del genere, ma si trattava di storie di sfondo, messe lì per far ridere o per dire: ah, allora erano gay...
E poi c'era Damiano. Damiano che gli piaceva un sacco.
Era un problema se nel passato di Damiano c'erano ex uomini invece di ex donne?
Juri abbassò lo sguardo, iniziando un'inconscia e attenta analisi del corpo dell'altro.
Aveva mani grandi e forti, con le vene  in mostra e le unghie curate.
Le braccia non erano depilate come per stereotipo ci si aspetterebbe, e nemmeno l'abbigliamento ricercato faceva pensare a un gay.
Le sopracciglia erano ordinate ma leggermente incolte sul finale, come un comune adolescente maschio che non va dall'estetista.

- Che fai, cerchi tracce di omosessualità?! - sfidò una smorfia sicura. - Guarda che la maggior parte dei gay è diversa dal pensare comune. -
- Di te, non lo avrei mai detto. -
- Perché essere gay è come preferire la crema alla panna, se uno non lo dice, difficilmente si nota. -
- Ma tu hai già detto di aver fatto sesso... - buttò lì Juri, come se avvertisse la necessità di non far morire quella conversazione. 
- Hai capito bene. L'ho già fatto. -
- E come hai fatto? -
- In che senso?- ridacchiò Damiano, balzando giù.

Juri abbassò lo sguardo.
Sembrava confuso, molto, ma di di sicuro, non v'era traccia di disgusto in lui.

- A scoprire tutto, Dam. Insomma, ti sei svegliato una mattina e lo hai capito d'un colpo? -
- Magari... - sussurrò una smorfia che tradiva un bagaglio emozionale non indifferente.
- Scusa, sto scavando troppo. -
- Va tutto bene. -
- Davvero?! Comunque... non dobbiamo parlarne per forza. Facciamo... cinema domani? -
- Perché no!  -

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Nota: Il/La di fronte al nome proprio o al cognome: a Firenze usa tantissimo nel parlato anche se è sgrammaticato. Nello scritto, chiaramente, viene corretto e considerato errore.

Nell'immagine: Piazza Santo Spirito. Il bar dove Damiano e Juri vanno a fare colazione è nel lato destro. ^^ 

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