Capitolo 28 - what am I to you -
<<Sul serio Herm, non possiamo rimanere. Mangeremo qualcosa al volo e torneremo da Cedric. Ci sono ancora delle cose che ho bisogno di risolvere.>> Era mattina inoltrata, e dopo esserci alzati, e vagabondato per la cucina, alla ricerca di qualcosa con cui fare colazione, avevamo messo in ordine la casa, piena di bottiglie vuote e avanzi di cibo.
La padrona di casa, con le borse sotto gli occhi ed i capelli biondi tinti in disordine sulla testa, mi fissò per qualche istante, supplicandomi con lo sguardo.
<<Lasciali andare, Bionda. Almeno potremo passare un po' di tempo da sole. Con loro a dormire qui ieri notte mi hai mandata in bianco. Rendiamoci conto. In bianco la notte di Capodanno.>> Pansy, tanto infastidita quanto Herm dispiaciuta, cinse la ragazza per la vita, appoggiandosi pigramente sulla sua spalla. Alzai gli occhi al cielo.
<<Sei davvero spudorata, Pan.>> La rimproverai, prima di scuotere la testa. <<Comunque anche se ti libererai di noi, ci sono ancora Ron e Blaise che dormono sul divano.>> La avvisai, indicando la coppia dormiente nell'altra stanza. Pansy si strinse nelle spalle.
<<Caccerò anche loro a calci nel culo, tranquillo.>> Rispose severamente. Questa volta fu Draco a scuotere la testa. Hermione sorrise timidamente, come a giustificarla con un'occhiata.
<<Beh, allora buona fortuna.>> Sospirai, alla fine. <<E buona scopata.>> Aggiunse Draco, rivolgendo un'occhiolino alle due. Gli tirai una gomitata nello stomaco, ma non potei fare a meno di scoppiare a ridere. Draco era cambiato tanto da quando io e lui avevamo intrapreso la nostra relazione. Erano state rare le volte in cui lo avevo visto prendere confidenza con qualcuno, nei primi mesi di convivenza forzata, escludendo Pansy, e poi me... eppure adesso, sembrava che Hermione e Ron, così come Blaise, fossero suoi amici da tutta la vita. Teneva a loro allo stesso modo, e lo dimostrava in tutte le maniere possibili.
<<Ci vediamo stasera?>> La voce di Hermione ci raggiunse, anche se eravamo già arrivati fuori dal cancelletto della casa. Mi voltai indietro per vederla sulla porta, con Pansy ancora attaccata al suo busto, che ci minacciava a gesti di sparire dalla circolazione.
<<Che ragazzina viziata.>> Mormorò Draco, tra i denti. Sorrisi.
<<Non ti prometto niente.>> Urlai, invece io, di rimando. Pansy annuì soddisfatta, ed Hermione mise il broncio. Mi strinsi nelle spalle, prima di salutare entrambe con un cenno della testa.
<<Credi che caccerà sul serio Ron e Blaise?>> Chiesi subito dopo aver attraversato la strada per raggiungere la macchina. Draco soppresse una smorfia, come ricordandosi di colpo di che cosa era capace Pansy, il solo pensiero fece rabbrividire anche me.
<<Domanda stupida. In pratica sono già con il culo in mezzo alla strada.>> Mi risposi da solo. Draco annuì, in pieno accordo. Aveva rimesso i suoi pantaloni, asciugati dalla sera prima, ma per le scarpe non c'era stato niente da fare, così che adesso, entrambi, indossavamo delle pantofole usa e getta, come fossimo appena usciti da un hotel di lusso.
Entrando in macchina, rabbrividii dal freddo. Rimanere con piedi e caviglie scoperte, mentre il cielo plumbeo copriva il sole ed il vento invernale ricominciava a smuovere le onde, non era il modo migliore per cominciare la giornata. Sospirai abbandonandomi sul sedile, cercando di pensare a quanto la sera prima fosse stata stupenda, e a quanto fossi stato felice.
A dispetto della notte in bianco di Hermione e Pansy, infatti, Draco ed io eravamo stati tanto sfacciati da sgattaiolare in bagno, quando tutti si erano addormentati, ed abbandonarci alla passione. Dovevo ammettere che era stato persino piacevole ed intrigante il fatto che ci stessimo nascondendo. Non avevo mai provato una sensazione del genere, ed ero impaziente di provarla ancora e ancora.
Il ricordo di Draco che teneva la mia bocca coperta con la sua mano, per evitare che urlassi, mi fece volare le farfalle nello stomaco. Era stato terribilmente eccitante.
Eccitante come lo stesso Draco che in quel momento lasciò scivolare la mano sulla mia gamba, prendendomi alla sprovvista, e facendomi sciogliere in un gemito. Mi coprii la bocca in tutta furia, allargando gli occhi, imbarazzato dalla mia stessa figura pietosa. Draco scoppiò a ridere, senza spostare di un centimetro la sua mano, che sentivo bruciare sulla mia pelle coperta dai jeans aderenti.
<<Chi fa l'amore a Capodanno, fa l'amore tutto l'anno?>> Chiese malizioso. Il modo in cui disse "amore", invece di usare qualsiasi altro termine volgare, mi fece sciogliere, e non giovò affatto alla situazione nella quale già mi trovavo, facendomi chiedere se non fosse il caso di costringere Draco a fermare la macchina in mezzo alla strada e saltargli addosso.
No, Harry, no. Non farti trascinare. Calma i bollenti spiriti.
Provai a dire a me stesso.
<<Ti piacerebbe, eh?>> Avrei voluto sembrare forte e schietto, ma tutto quello che venne fuori dalle mie labbra fu un mezzo sussurro, prima che la mia voce si spezzasse del tutto. Mi schiarii la voce, pateticamente. Draco mi lanciò un'occhiata in tralice, prima di lasciare che la sua mano scorresse lungo la coscia, per fermarsi all'altezza dell'inguine. Mi morsi il labbro.
<<Fidati. Piacerebbe anche a te, e lo sai.>>
Cazzo.
Le sue parole erano arrivate dritte alla parte più sensibile di me, che si risvegliò, chiedendo attenzioni. Perché mi stava torturando in quel modo? E perché di colpo sentivo di stare scoprendo un'altra parte nascosta di lui? In quel momento era così erotico, selvaggio, malizioso, da farmi venire i brividi. Brividi di piacere. Brividi di cui avevo timore, e che allo stesso tempo ero smanioso di provare.
<<Sei un fottuto diavolo tentatore.>> Sussurrai. Lui sorrise, confermando le mie tesi.
Ero certo che quel suo sguardo lussurioso e quella sua mano appoggiata nel punto giusto, mi avrebbero ucciso prima che me ne fossi reso conto.
Dove si era nascosto quel lato di lui, prima di allora? Era possibile che temendo una reazione negativa da parte mia, Draco avesse cercato di sopprimere il suo desiderio? Era un'ipotesi che non mi sentivo di escludere. Infondo mi ci erano voluti secoli soltanto per capire che provavo qualcosa per lui, e altrettanti secoli per concedergli un minimo contatto fisico.
Ritornai con la mente a quando, il giorno di Natale, Draco ed io ci eravamo spinti per la prima volta verso la nostra intimità. Ricordai quanto lui fosse desideroso di avermi, e quanto io fossi spaventato. Ero persino scappato via...
Provai una sorta di tacita pena per lui. Insomma, se la doveva essere vista davvero brutta quando mi aveva visto in fuga. Chissà che impressione aveva avuto di me in quel momento: forse aveva creduto fossi una specie di puritano, o uno che se la tirava, o più probabilmente si era chiesto se fossi veramente interessato a lui o meno.
Qualsiasi cosa gli fosse passato per la mente, adesso sapeva che quell'intimità piaceva a lui tanto quanto a me, e anche se non ero pronto a sbandierarlo ai quattro venti, ero decisamente propenso a passare con lui dei bei momenti.
Cercai di tenere il cervello occupato a pensare, ringraziando tutte le divinità e forze divine esistenti che il viaggio per arrivare a casa di Cedric fosse breve, e quando finalmente intravidi il vialetto di ciottoli, e l'assenza della sua macchina, ringraziai ancora una volta.
Draco scese dall'auto, ed io mi resi conto di aver trattenuto il fiato per tutto il tempo.
Lo vidi correre in direzione del mio sportello, lo aprì come una furia e mi prese in braccio, cominciandomi a baciare con foga.
Sentii a stento il rumore dello stesso che si chiudeva sbattendo e i passi di Draco sulla ghiaia, prima di percepire il calore della casa avvolgere entrambi. Mi mantenni in equilibrio con le gambe, e con le mani libere gli tolsi la giacca, lasciandola sulle scale, prima di fare lo stesso con la mia. Un brivido di freddo mi percorse la schiena, quando anche la felpa si sollevò, ma subito il venne sostituito dal caldo torrido, quando le labbra del ragazzo si riposarono sulle mie, tanto violente da farmi male.
<<Se continui a baciarmi non riesco a salire le scale.>> Gli occhi di Draco erano febbrili, mentre tentava di trattenersi. Sembrava un animale a caccia, e se solo mi fossi guardato allo specchio, avrei visto la stessa furia nel mio volto accaldato.
<<Prendimi qui, allora.>> Dissi, sfacciato. Draco sorrise, ma prima che avessi la possibilità di riappropriarmi della sua bocca, lui mi trascinò verso la camera da letto in tempo record, riuscendo persino a chiudere la porta alle nostre spalle, prima di lanciarmi sul materasso, facendomi gemere di dolore misto a insano piacere.
Tolse la maglietta e i pantaloni e mi raggiunse, aiutandomi a fare lo stesso. Le nostre labbra furono le prime a trovare il contatto perso, seguite dai nostri corpi, che si muovevano l'uno sull'altro, esplorandosi a vicenda, inseguendosi...
Ansimai, gettando la testa indietro, e permettendo a Draco di scendere vorace sul mio collo, mordendolo e succhiandolo in diversi punti, prima di scendere verso il petto, puntando ai miei capezzoli. Strinsi le mani nei suoi capelli, sentendo l'elastico che li legava, scivolare via con facilità. Mi lasciai scorrere le ciocche tra le dita, tirandole quando Draco morse leggermente il mio capezzolo, facendomi ansimare.
<<Dio, mi fai impazzire.>> Mormorò, solleticandomi la pelle. Mi inarcai sotto di lui, implorandolo di continuare, di darmi di più, e quando lui sorrise, guardandomi dal basso, mentre la catenina che portava al collo si appoggiava fredda alla mia coscia, mi sentii come se stessi per esplodere, trascinando con me il mondo intero. Era davvero possibile sentirsi in quel modo solo stando insieme a lui?
La risposta arrivò quando le sue labbra si avvolsero intorno al mio membro, mozzandomi il respiro. D'istinto provai ad allontanarlo, ma lui strinse le sue mani alle mie, impedendomi qualsiasi movimento, se non quello del bacino, che seguiva i suoi gesti con ritmica perfezione.
<<Draco.>> Lo richiamai dopo un po', con un filo di voce, supplicante.
Capì al volo che cosa gli stessi chiedendo, perché se un attimo la sua bocca era piena della mia erezione, l'attimo dopo tornò sulle mie labbra, mentre lui armeggiava con la busta del preservativo, tentando di aprirla.
Il suono dello strappo e del lattice che si scontravano con la pelle, fu una dolce melodia per le mie orecchie, alla quale, in meno di un secondo dopo, si aggiunse quella dei gemiti sommessi di Draco. Sospirai, quando sentii la sua presenza riempirmi completamente.
Se qualcuno mi avesse detto, dopo la prima volta che lo avevamo fatto, che il sesso sarebbe stato tanto piacevole da star male, non ci avrei creduto minimamente, eppure in quel momento sentivo di essere in Paradiso.
Le spinte di Draco erano lente, poi veloci, poi di nuovo lente, in sincronia con i baci infuocati che le nostre labbra non potevano fare a meno di scambiarsi.
Non seppi per quanto tempo continuarono, ma avrei voluto che non passasse mai, così quando entrambi venimmo, gemendo uno nella bocca dell'altro, quasi mi misi a piangere.
Draco mi accarezzò il viso, preoccupato.
<<Ehi...>> Sussurrò. <<Ehi... che succede? Ti ho fatto male?>> Chiese, ancora. Io scossi subito la testa, abbracciandolo.
<<No, voglio solo rimanere così per un attimo.>> Sussurrai di rimando. Draco non tentennò neppure un attimo, stringendomi nelle sue braccia. <<Ti amo, lo sai?>> Non potei fare a meno di dire. Lui annuì, rimanendo nell'incavo del mio collo.
<<E io amo te.>> Disse baciandomi.
Il tempo era peggiorato, e quando, dopo esserci fatti la doccia, e aver messo le lenzuola a lavare, - ridendo per quasi quindici minuti, non sapendo come attivare la lavatrice - eravamo usciti nuovamente di casa, rimanemmo sorpresi dalla bufera di pioggia che si stava scagliando a terra.
<<Non potremmo rimanere qui?>> Si lamentò debolmente Draco, stringendosi nella sua giacca.
<<Non c'è niente da mangiare in casa, e poi devo andare in un posto.>> Risposi io, vago, con un sospiro afflitto. Se avessi potuto davvero scegliere, avrei scelto di rimanere per tutta la vita chiuso in una stanza insieme al mio ragazzo, ma purtroppo non potevo.
Tesi la mano a Draco, sorridendogli luminoso. Lui si imbronciò.
<<Fai il carino con me solo quando vuoi ottenere quello che vuoi, non è vero?>> Mi accusò, ferito. Scoppiai a ridere.
<<Vuoi prendermi per mano o no? Posso correre nella pioggia da solo, se vuoi.>> Mi difesi io, avvicinando maggiormente la mia mano verso di lui, che alla fine cedette, afferrandola.
Insieme corremmo verso la macchina, ridendo, sotto lo scroscio battente delle gocce di pioggia.
<<Questa è pazzia.>> Si lamentò lui, non appena fummo al sicuro, nell'abitacolo della macchina. Mi liberai del cappuccio, che avevo tirato su quando ero uscito di casa, e feci una smorfia a Draco.
<<Pazzia? Questa è vita: correre sotto la pioggia, ridere senza motivo, amarsi senza pensare alle conseguenze, cambiare idea, poi ricambiarla...>> Agitai le mani in aria, come se quel gesto rendesse meglio il concetto che stavo tentando di spiegare. Draco aggrottò le sopracciglia, anche se divertito.
<<Dovrei preoccuparmi per questi cambi di idea?>> Chiese, avviando il motore. Mi strinsi nelle spalle.
<<Chi lo sa.>> Risposi malizioso. Lui spalancò la bocca, fingendosi sorpreso. Gli diedi uno schiaffo sulla spalla, intimandogli di concentrarsi sulla guida. Pioveva così tanto che la strada non si vedeva, e il rumore delle gocce che si schiantavano sul parabrezza era tanto forte da costringere me e Draco a rimanere in silenzio per non urlare l'uni contro l'altro.
In una discoteca avremmo avuto di sicuro più tranquillità. Sbuffai, appoggiandomi con il gomito al finestrino, e prendendo il cellulare. Per un paio di volte feci scivolare pigramente le schermate, alla ricerca di un passatempo, fino a quando una nuova icona non attirò la mia attenzione. Aggrottai le sopracciglia. Ero certo di non aver scaricato Instagram.
Lo aprii, per vedere di chi fosse l'accesso, e mi ritrovai un profilo vuoto. Erano presenti solo il nome, la bio e la foto profilo.
@/HJPofficial_
Writer || Teacher || Nanny || donut addict || Best brother ||
Lavoro con le parole, piango con i film d'amore
Crazy like me 🥴👉🏻👈🏻
<<Ma fa sul serio?>> Feci sconvolto.
Draco per poco non finì fuori strada, spaventato dal mio tono brusco.
<<Harry, che succede?>> Chiese, infatti, cercando sul mio volto le risposte alle sue preoccupazioni. Mi affrettai a rassicurarlo che non fosse nulla di grave.
<<Solo Pansy che mi crea un profilo Instagram.>> Dissi, scorrendo ancora una volta il profilo privo di foto. Scossi la testa, scioccato. Quando aveva avuto il tempo di prendere il mio cellulare e fare tutto questo?
Probabilmente mentre io ero impegnato a bere birra e spumante, la sera prima.
<<Lo ha fatto? Sono sorpreso che ci abbia messo tutto questo tempo. Erano secoli che cercava il momento giusto...>> Draco ridacchiò, rilassandosi. Alzai gli occhi al cielo, cercando di capire come funzionassero le impostazioni. Non avevo mai avuto Instagram, e non avevo la minima idea di come usarla. Cliccai quindi su tutte le icone, investigando sulla loro funzionalità, fino a quando non notai una notifica in quelli che dovevano essere i messaggi. La aprii.
Ridacchiai. Probabilmente non mi sarei mai abituato al fatto di avere una sorella, ma il solo sapere che quella sorella era Pansy, rendeva il tutto meno strano e più entusiasmante.
Risposi con un "Fanculo, Pansy" prima di bloccare il cellulare e metterlo da parte.
<<Mi insegnerai ad usare Instagram, non è vero?>> Chiesi, rivolto a Draco, che, a causa della pioggia, teneva gli occhi fissi sulla strada, concentrato come poche volte mi era capitato di vedere. Guardai anche io fuori dal finestrino.
Il tempo era davvero orribile, e non sembrava voler migliorare in alcun modo.
<<Sei sicuro di volere me come Guru di Instagram? Non credo di essere all'altezza delle aspettative.>> Mormorò, comunque, sorridendo leggermente.
<<Voglio solo capire come si usa. Se volevo diventare fashion blogger chiedevo aiuto a Pan...>> Lo presi, quindi, in giro, lui annuì. <<Comunque al prossimo incrocio dovrebbe esserci una specie di pizzeria. Forse sarebbe meglio fermarsi lì per il momento.>> Continuai, indicando verso il lato della strada, dando a Draco delle indicazioni approssimative.
Quella che ricordavo essere una pizzeria, in realtà era leggermente cambiata rispetto all'ultima volta in cui c'ero stato, e adesso sembrava più un ristorante di lusso. I tavoli erano di legno scuro, riversiti da lunghe tovaglie bianche, apparecchiate in maniera impeccabile. I grossi lampadari sul soffitto illuminavano la sala e insieme alle pareti color panna rendevano tutto più arioso ed elegante. Scoccai un'occhiata a Draco, accanto a me, che ricambiò, dubbioso.
<<Questa la chiami pizzeria?>> Chiese, ironico. Gli diedi una leggera spallata. Anche io ero sorpreso, ma cercai di non darlo a vedere. Sbirciai verso il bancone principale, ma non sembrava esserci nessuno pronto ad accoglierci. Alzai gli occhi al cielo.
<<Ehi, non è colpa mia se non vengo qui da secoli.>> Mi ribellai. <<Comunque ormai siamo qui... e io sto morendo di fame.>> Dissi poi, tirandolo per una manica. Lui si lasciò trascinare verso uno dei tavoli più lontani, guardandosi intorno, spaesato.
<<Sicuro che sia una buona idea? Non sembra il tipo di posto che offre un pranzo alla portata delle nostre tasche.>> Sussurrò, cercando di non farsi sentire.
<<Siediti e fidati.>> Lo rimproverai io, spingendolo su una sedia, prima di fare lo stesso. Non sembrò troppo convinto, ma stette comunque in silenzio, limitandosi a passare lo sguardo da un lato all'altro della sala, strofinandosi agitatamente le gambe con le mani.
Feci per appoggiare la mia mano sulla sua, con l'intenzione di calmarlo, ma non ne ebbi il tempo, perché qualcuno si avvicinò a noi, attirando l'attenzione. Mi ci volle un attimo per riconoscerne l'identità, un attimo che bastò a prosciugarmi la saliva e perdere un battito.
Il ragazzo accanto al tavolo aveva la testa calata sul blocchetto delle ordinazioni, intento a scribacchiare qualcosa, ma i suoi capelli neri, i tatuaggi che vorticavano intorno alle braccia, e l'espressione distesa, mi riportarono per un secondo in un tempo ed un luogo che nemmeno credevo di ricordare. Era cambiato, eppure c'era qualcosa in lui che avrei riconosciuto anche a occhi chiusi. Riuscivo a percepirne l'anima, e dovetti trattenere le lacrime.
Soltanto quando lui alzò lo sguardo, ed i suoi occhi scuri si scontrarono con i miei, la sua normale tranquillità mutò in un'espressione che pensai si avvicinasse molto alla mia. Incredulità, stupore, dubbio, tristezza e malinconia. Un mix esplosivo di emozioni contrastanti.
<<Harry?>> Chiese in un soffio, confermando le mie certezze.
<<Nene!>> Esclamai io. Non potei fare a meno di frenare l'impulso di alzarmi, così come lui non poté frenare l'impulso di abbracciarmi, ritrovandoci a stringerci l'un l'altro con trasporto.
Erano passati secoli dall'ultima volta che ci eravamo visti, ma adesso che lo avevo davanti, mi rendevo conto che nella mia testa non ci eravamo mai separati.
<<Che cosa ci fai qui?>> Chiesi, staccandomi da lui quel poco che bastava per tornare a guardarlo negli occhi. Lui si strinse nelle spalle.
<<Sono tornato qualche giorno fa.>> Ammise, quasi timidamente. Io sorrisi, incapace di credere che fosse davvero lì. Quando era andato via dalla città, trasferendosi all'estero, circa cinque anni prima, avevo creduto di non poterlo rivedere mai più, avevo creduto di averlo perso per sempre. Mi ero convinto fosse uscito dalla mia vita, e che non vi avrebbe più fatto ritorno, e invece...
Draco si schiarì la voce rumorosamente, comunicando in maniera del tutto intenzionale la sua presenza. Sorrisi mentalmente per la sua solita gelosia.
<<Oh, sì, giusto. Nene, questo è Draco. Draco questo è Adhane, un mio amico di vecchia data.>> Presentai brevemente. Il biondo si alzò, porgendo la mano al il mio amico, minaccioso.
<<Sono il suo ragazzo.>> Specificò laconico.
Adhane sembrò confuso, lanciandomi un'occhiata dubbiosa, ma stringendo ugualmente la mano di Draco, mentre io scuotevo la testa, imbarazzato.
<<E' innocuo, davvero. Ha solo la propensione ad essere un pochino possessivo.>> Sussurrai verso Adhane, che sorrise comprensivo.
<<Sono felice che tu abbia trovato qualcuno che si prende cura di te.>> Disse, infatti. <<Insomma, da quello che ricordo, ero l'unico che fosse riuscito ad avvicinarti...>> Continuò, a metà tra l'imbarazzato e il malinconico. Annuii piano.
Era vero: Adhane era stato il mio primo e unico amico, prima che Ron ed Hermione entrassero nella mia vita.
Avevamo passato gli anni delle elementari e delle medie insieme; lui era la mia ombra, e l'unico che -a dispetto delle voci su di me, e delle antipatie che tutti sembravano provare nei miei confronti- mi trattava in modo normale. Ovviamente neppure lui aveva avuto il privilegio di giocare con me durante il pomeriggio, o di avere una "normale" amicizia, ma a scuola nessuno gli impediva di rimanere con me per tutto il tempo, ed era esattamente quello che faceva.
<<Sono cambiate tante cose, dopo che te ne sei andato.>> Mormorai.
Per quanto mi costasse ammetterlo, uno dei motivi che mi avevano spinto a non pensare a lui nemmeno una volta, era che la sua amicizia e la sua successiva perdita, mi avevano segnato, così come tante altre cose.
Quando mi aveva detto di doversi trasferire all'estero, a causa del lavoro di suo padre, e che sarebbe stato meglio che chiudessimo tutti i rapporti, mi ero sentito tradito.
Forse era questo che mi aveva spinto a non fidarmi di Pansy, o dello stesso Draco, all'inizio.
La stessa cosa era successa con Ron ed Hermione: ci erano voluti giorni, se non mesi, affinché capissi di potermi aprire con loro.
<<Lo vedo.>> Rispose lui, laconico.
Provai un certo senso di vuoto.
Rivederlo era così bello, ma d'un tratto il fatto che mi avesse lasciato solo, mi fece sentire triste, come se avessi avuto la sensazione di stare per dirgli di nuovo addio.
Adhane sospirò, come se i miei sentimenti fossero anche i suoi, ma poi sorrise dolcemente.
<<Il mio primo pensiero quando sono tornato, è stato quello di venire a cercarti. Avrei voluto correre a casa dei tuoi zii e... in realtà non so nemmeno io che cosa avrei voluto dirti. So solo che mi sei mancato.>> Disse, cercando di non lasciare che le lacrime uscissero dai suoi occhi lucidi. Sentivo la presenza di Draco aleggiare cupa su di noi, pronta a calare come un avvoltoio, se Adhane avesse detto qualcosa di compromettente.
Avrei voluto tranquillizzarlo, dicendogli che Nene non sarebbe mai stato una minaccia, che il mio rapporto con lui era come quello che legava lui e Pansy, un rapporto al quale non avrei voluto mai rinunciare, e che adesso era ripiombato su di me, gravando il peso che già portavo sulle spalle, ma alleggerendolo allo stesso modo.
<<Adhane! Sarà la decima volta che ti dico di non stare più di due minuti ad un tavolo. Cosa faremmo se la sala fosse piena?>> La voce famigliare di una donna riecheggiò in tutta la sala, scoppiando la bolla di malinconia che si era creata intorno a noi. Sorrisi nuovamente, affacciandomi dalla schiena del diretto interessato, pronto ad accogliere la seconda ondata di ricordi, che arrivarono puntuali non appena adocchiai la proprietaria.
<<Tonks!>> Urlai, allegro. <<Stavo cominciando a chiedermi se fossi ancora tu la proprietaria di questo posto!>> Continuai, prendendola in giro bonariamente. La donna, che si era bloccata non appena aveva capito chi fossi, si illuminò.
<<Harry, chi non muore si rivede! Stavo cominciando a chiedermi se quei bastardi dei tuoi zii non ti avessero fatto a pezzi.>> Mi salutò, con la stessa leggerezza. Alzai gli occhi al cielo, ridendo. Ninfadora Tonks era la donna più stramba e gentile che avessi mai incontrato in vita mia. Per anni aveva concesso la sua pizzeria alla nostra banda, facendoci usufruire di tutti gli spazi che volevamo, con la sola ed unica pretesa di aiutare a pulire i tavoli una volta finito. Ovviamente, quando ero ancora una "nuova recluta", ero l'unico a svolgere quella mansione, che poi era diventata un'abitudine, quando il legame tra me e Ninfadora si fece più stretto.
<<Beh, se mi avessero davvero fatto a pezzi, tu saresti stata l'ultima ad accorgersene a quanto pare. Insomma, manco da mesi in città.>> La rimproverai, fingendomi offeso. Lei si strinse nelle spalle. Aveva tinto di nuovo i capelli corti, che adesso erano di una sfumatura violastra di blu, e le donavano un'aria più sbarazzina, ma anche più disordinata, legati com'erano con la pinza gialla da casalinga, suo marchio di fabbrica.
<<Beh, potrei giustificarmi dicendo che ristrutturare questo posto mi ha distratta...>> Disse, facendomi l'occhiolino. Scossi la testa, mortificato. Lei scoppiò a ridere. <<Sto scherzando. Cedric mi aveva già detto che non eri più in città.>> Disse, scompigliandomi i capelli, facendo uscire i ciuffi dal codino basso che mi ero fatto. <<Se non ci credi chiedi ad Adhane. Quando ha scoperto che ti conoscevo non ha fatto altro che chiedermi notizie su di te, e devo ammettere di stata davvero brava a fornirgliene. Come pensi che avrei fatto? E' ovvio che io mi sia interessata a te, anche quando non c'eri.>> Si vantò, continuando a parlare.
Lanciai un'occhiata ad Adhane, che si grattò la nuca, imbarazzato dall'improvvisa confessione della più grande, ma annuendo ugualmente. Aggrottai le sopracciglia.
<<A proposito. Come ci sei finito tu, a lavorare qui dentro?>> Chiesi al ragazzo.
Tonks scoppiò a ridere.
<<Adhane è mio fratello, sciocchino.>> Rispose.
<<Cosa?>> Per poco non caddi sulla sedia, per la sorpresa. <<Ed io lo scopro solo adesso?>> Urlai, sconvolto.
<<Penso che tu abbia un problema con le parentele, Harry.>> Sussurrò Draco, ironico.
In effetti, poteva aver ragione. Avevo appena scoperto che Pan era mia sorella, e adesso scoprivo che Adhane era il fratello di Tonks. In pratica in tutti quegli anni avrei potuto sapere che cosa stesse facendo, soltanto domandandolo a lei.
<<Ninfadora non vive con noi da secoli. Quando papà è stato trasferito all'estero lei ha provato a farmi rimanere qui, insieme a lei, ma i nostri genitori non hanno voluto.>> Mi spiegò Nene. <<Ho dovuto finire il mio percorso di studi, e adesso finalmente sono stato libero di tornare qui, anche se ovviamente sono solo di passaggio.>> Continuò. Mi rabbuiai.
<<Significa che vai via di nuovo?>> Domandai, frustrato. Anche io me ne sarei andato presto, ma in qualche modo avevo creduto che se fosse rimasto in città, avrei potuto riallacciare i rapporti con lui, mantenendoli così come facevo con Ron ed Hermione.
<<Ero tornato per rimanere, ma adesso mi rendo conto che non c'è niente che mi lega a questo posto.>> Disse lui, guardandomi dritto negli occhi, come a farmi capire che io ero uno dei motivi che lo aveva spinto a quella sua decisione. Sospirai.
<<Fingerò di non sentirmi offesa.>> Commentò Ninfadora a bassa voce. Ridacchiai, ma non ebbi il coraggio di rispondere a suo fratello, così cambiai discorso.
<<Tonks, ancora non ti ho presentato Draco: il mio ragazzo.>> Dissi, infatti, spingendolo un po' più avanti, come a immolarlo. L'espressione della donna si fece confusa, come quella che aveva assunto Adhane, quando il mio ragazzo aveva chiarito il suo ruolo.
Ti capisco. Avrei voluto dire. Ero il primo a far fatica a credere di essere fidanzato con un ragazzo, piuttosto che con una ragazza. I due si strinsero la mano.
<<Beh, credo che tu non sia venuto qui per presentarmelo. Scommetto che è il cibo quello che vuoi, e questa tavola è ancora vuota.>> Come al solito, Ninfadora superò in fretta la sorpresa, e sorridendo ci fece cenno di tornare a sederci comodamente.
<<Adhane, avrete tutto il tempo di parlare più tardi, se volete, ma adesso torna in cucina: i piatti non si prendono da soli.>> Richiamò il più piccolo, tirandolo per la manica della camicia nera che indossava, fino a quando lui non cedette e non la seguì verso la cucina.
Tirai un sospiro di sollievo.
<<Credevo che non avessi avuto amici, prima di Ron ed Hermione.>> Il tono di Draco era basso, ma era chiaro che avesse un'intonazione accusatoria. Mi aggiustai i capelli, rifacendo il codino, prima di appoggiare i gomiti sul tavolo, e guardare Draco con il mento tra le mani.
<<Sei arrabbiato?>> Chiesi.
Lui respirò piano, immergendo i suoi occhi grigi nei miei.
<<Dovrei?>> Domandò di rimando. Sorrisi, allungando una mano verso di lui, fino a quando le mie dita non si strinsero alle sue.
<<No. Non dovresti.>> Sussurrai.
Lui annuì, rimanendo però serio, così mi alzai, avvicinandomi alla sua sedia, prima di sedermi sulle sue gambe, e abbracciarlo.
<<Fidati di me, per favore.>> Dissi, baciandolo a fior di labbra.
Non rispose, ma la sua mano afferrò la mia nuca, obbligandomi a tenere le labbra sulle sue, intensificando il bacio. Non fu ne troppo passionale, ne troppo violento, ma capii che era il suo modo di comunicarmi che si fidava di me. Sorrisi sulla sua bocca.
Angolino autrice:
Ehiiiilaaaa Leonciniiiii. Ecco il nuovo capitolo, insieme all'arrivo di personaggi nuovi non troppo nuovi (chi ha letto le altre mie storie può capirlo). Fatemi sapere cosa ne pensate, e come sempre fatemi sapere se ci sono errori o confusione nella trama. Come molti di voi sapranno, ho la memoria dei pesciolini rossi, quindi le mie storie ne risentono ahahahahaha. Detto questo, spero di essere riuscita a mantenere una certa coerenza nella trama; se così non fosse, non esitate a dirmelo.
Un bacione e alla prossima ❤️
Domandina del giorno(perché non la faccio da tanto):
-Quale posto vi piacerebbe visitare se poteste viaggiare in questo momento?
-Io correrei dritta a New York, e probabilmente rimarrei anche a vivere lì ahahaha
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