Capitolo 23 - I don't belong here -
Avevo immaginato più e più volte, durante il mio soggiorno al Manor, come sarebbe stato tornare alla mia vecchia vita, ma quello che non avevo immaginato, era la sensazione di inadeguatezza che adesso sentivo, mentre capivo che quello non era più il mio mondo.
Cedric e Cormac erano seduti sul divano davanti a me, mentre io me ne stavo appoggiato alla poltrona, la stessa sulla quale avevo passato ore ed ore del mio passato.
<<Tuo cugino cerca di liberarsi di te da un bel po'.>> Cedric mi offrì una sigaretta, che Cormac non perse tempo ad accendere, avvicinando il suo accendino al mio viso. Gli feci un cenno per ringraziarlo, prima di concentrarmi nuovamente su Cedric.
<<Tu, quindi lo sapevi?>> Domandai. Lui scosse la testa.
<<Sapevo che aveva ingaggiato qualcuno per toglierti di mezzo, ma non avevo idea che fossero i Grifondoro, e non avevo idea di quando avrebbero agito.>> Confessò, tranquillo. Ero sicuro che Cedric stesse avendo quella conversazione con me, soltanto perché ne aveva bisogno. Non era mai stato un tipo sentimentale per quanto riguardava i suoi sottoposti. Era il capo che ti copriva le spalle sul campo, ma se finivi a terra, non sarebbe di certo tornato indietro per prenderti. L'unico motivo per il quale era tornato indietro per me, era perché in qualche modo io gli servivo. Qualsiasi fosse il suo piano, insieme a Cormac, io ne facevo parte.
<<Continua.>> Dissi, allora, cercando di farla suonare come una richiesta e non come un ordine. Anche se avevo lasciato i Tassorosso, provavo ancora lo stesso rispetto per quello che era stato il mio Leader, e poi, volevo tornare al Manor con più pezzi del corpo possibili, e nel minor tempo.
<<La sera in cui ti ho mandato con Luna a visionare il carico... lei è venuta da me. Mi ha spiegato quello che era successo, e insieme siamo tornati al capannone, ma tu eri già sparito.>> Raccontò Cedric. Annuii. <<Abbiamo tenuto d'occhio i tuoi amici per un po'. Se ti fosse successo qualcosa loro sarebbero stati i primi a saperlo, e poi... Prima di Natale, loro sono partiti. Avevo trovato un po' sospetto il fatto che qualcuno li fosse venuti a prendere, così li ho seguiti, e sono arrivato a te. O meglio, sono arrivato a Cormac. Il resto lo puoi immaginare.>> Cedric si fermò un attimo, giusto il tempo di prendere un tiro dalla sua sigaretta. Mi trattenni dallo sbuffare. In pratica eravamo stati per tutto il tempo alla mercé dei Grifondoro, e persino dei Tassorosso, senza nemmeno rendercene conto. Mi ero illuso che Cormac fosse troppo ottuso o qualcosa del genere, ma alla fine il più ottuso ero stato io, e come al solito, avevo messo in pericolo tutti quelli a cui volevo bene.
<<Capisco il perché Cormac voglia sbarazzarsi di Dudley, ma perché tu? Cosa ci guadagni ad eliminarlo dai giochi?>> Chiesi allora. Cedric sorrise.
<<Beh, a quanto ne so ha preso uno dei miei in territorio neutrale. Non è abbastanza per toglierlo di mezzo?>> Fece, furbamente. Sbuffai, passandomi una mano tra i capelli scombinati.
<<Smettila di fare il pragmatico e digli la verità.>> Lo riprese freddamente Cormac, che fino a quel momento era rimasto in silenzio nel suo lato di divano. Cedric alzò gli occhi al cielo, non prima di averlo fulminato con il suo sguardo più gelido, al quale, però, Cormac ricambiò con aria di sufficienza, facendolo desistere.
Cormac era un ottimo capo, proprio come Cedric, e vederli tenersi testa era davvero divertente, pensai. Avrei potuto persino sorridere, se non mi fossi trovato in una situazione così confusionaria e appesa al filo del rasoio.
<<E va bene. Cormac ha promesso un'alleanza, in cambio del mio aiuto.>> Disse Cedric. Sbarrai gli occhi.
<<Che? E tu ti fidi così tanto di lui da rischiare? Sai che potrebbe essere solo un trucchetto per usarti?>> Quasi urlai. Non che fossi propriamente nella condizione di sgridare qualcuno per essersi fatto manipolare, ma non riuscii a trattenermi.
<<La vita è fatta di rischi, Potter.>> Cormac mi sorrise, malizioso, facendomi arrabbiare.
<<Questo conferma il fatto che di te non ci si possa fidare. Nella tua banda non sei di certo il capo. Come hai intenzione di convincerli ad una alleanza, quando non sei neppure a metà della gerarchia?>> Chiesi provocatorio. Lui non smise di sorridere.
<<Mi pare di avertelo detto, Potter. Da quando quel coglione è entrato nelle grazie di Georgia, la banda è andata a puttane. Quello che non ti ho detto, però, è che il padre di Georgia è morto, e adesso sono io a tenere le redini della baracca.>> Era piuttosto fiero di sé, mentre me lo diceva. Scossi la testa.
<<Questo ha persino meno senso. Se sei tu a comandare, perché non gli dici di girare i tacchi e andarsene? Hai il potere di farlo, no?>> A questo punto io cosa c'entravo? In pratica ero ufficialmente uscito dalle danze mesi prima...
<<Potter, Potter, Potter. Un buon capo ha sempre i suoi agganci. Non ho voglia di ripetere gli errori dei miei predecessori. Quindi, l'unico motivo per il quale vi ho coinvolti, è perché voglio mettere un punto alle faide tra bande.>> Mi spiegò.
<<Questo sì che è un discorso davvero privo di senso.>> Sbottai, scoppiando a ridere. <<Mi state prendendo per il culo?>> Continuai. <<Prima mi avete rapito, poi volevate vendermi come schiavo sessuale, e quando riesco ad andarmene, tornate a chiedermi di fare la pace? Cosa siete? Bambini dell'asilo?>> Mi alterai. A Cedric poteva anche stare bene, ma a me no.
<<Harry, ragiona. Stiamo mettendo tutti una pietra sopra al nostro passato. Questa è una cosa che fa comodo a tutti. Potrai tornartene a vivere la tua vita da angioletto con le Serpi, senza più avere la paura che qualcuno possa fare del male a te ed ai tuoi amici... Cedric avrà un'alleanza e io avrò Georgia e l'appoggio dei Tassorosso.>> Cormac si affacciò verso di me, parlando con il suo tono mellifluo e accattivante.
<<Se il vostro piano è quello di allearvi, io perché sono qui? Avreste potuto occuparvi di lui da soli.>> Ero ancora riluttante, ma provai a cercare il bandolo della matassa.
<<Mi stai dicendo che non vuoi la tua vendetta?>> Mi interrogò, Cedric. Sbuffai.
<<Anche se fosse, non vedo come questo possa riguardarvi. Non credo proprio mi abbiate chiamato soltanto per farmi un favore.>> Probabilmente entrambi continuavano a dimenticare che anche io avevo fatto parte di una banda, e che, anche se in modo differente, ne facevo parte tuttora. Non ero ignaro alle tattiche e ai desideri che spingevano quelli come loro, quelli come noi. Nessuno fa mai nulla per niente. Il concetto principale che muove un ambiente del genere è molto simile alla terza legge della Dinamica: ogni azione corrisponde ad un'azione.
Tutto ha un prezzo.
<<Occuparci di tuo cugino con i modi di una banda criminale non risolverebbe nulla. Anzi, catturerebbe di certo l'attenzione di suo padre, e noi saremmo di nuovo nei mirini della polizia. Abbiamo bisogno di un altro modo, uno che faccia sembrare tuo cugino l'unico carnefice.>>
Fece, allora, Cormac, sospirando. Cedric annuì. Passarono diversi secondi, nei quali rimanemmo tutti e tre in silenzio, ognuno a studiare lo sguardo dell'altro, poi fui io stesso a parlare, rompendo la bolla di tensione che si era venuta a creare.
<<Quale sarebbe questo altro modo?>> Domandai.
<<Devi denunciare Dudley per il tuo rapimento.>> Espose brevemente Cedric.
<<Cosa? Questo non metterebbe nei guai anche i Grifondoro? Dudley è stato il mandante, ma quelli che mi hanno rapito sono stati loro. Ci hai pensato?>> Mormorai, scettico, indicando Cormac con l'indice. Lui si tenne una mano sul petto, facendo finta di essere ferito dalla mia dichiarazione, ma tornò subito serio, quando vide che nessuno aveva la minima voglia di scherzare.
<<Secondo te sono così coglione da lasciarmi mettere in mezzo? E' ovvio che ci abbia già pensato.>> Brontolò, preso nell'orgoglio. Mi passai le mani tra i capelli, per l'ennesima volta, frustrato, poi gli feci cenno di continuare. <<Neville e un altro dei Grifondoro ti faranno da testimoni. Diranno che Dudley gli ha esplicitamente chiesto di sbarazzarsi di te e loro si sono rifiutati, lasciandoti libero.>> Concluse.
<<E' la nostra parola contro la sua? Non credi sia troppo rischioso? Potrebbe semplicemente negare tutto. Con le amicizie dello zio non ci vorrebbe troppo a tirarlo fuori dalla situazione.>> Cercai di farlo ragionare. Quello che volevano fare era forse anche più rischioso di puntare una pistola alla gola di mio cugino. Per non parlare del fatto che per quanto fossimo anonimi, nessuno di quelli che faceva parte di una qualsiasi banda era visto di buon occhio. Tutti avrebbero preferito credere alle parole del figlio di un poliziotto.
<<Quella famiglia ti ha maltrattato per anni. Persino i tuoi amici potrebbero testimoniare, dicendo che Dudley ha più volte usato le mani su di te e che i suoi genitori hanno fatto anche di peggio.>> Intervenne Cedric.
<<Non mettere in mezzo i miei amici. Meno ne sanno di questa storia, meglio è. Sono già stati coinvolti abbastanza a causa di queste cazzate.>> Per quanto volessi sembrare arrabbiato, la mia voce uscì in un sibilo confuso, testimone del mio sconforto.
<<Va bene. Va bene. Basti tu.>> Sbuffò Cormac. <<Non ti agitare. Se avessi voluto minacciarti o mettere in mezzo i tuoi amici avrei preso anche loro, invece ho portato solo te qui.>> Continuò, scocciato. Annuii, calmandomi.
<<Diciamo che io sia d'accordo. Quali possibilità ci sono che questo piano funzioni?>> Non appena queste parole uscirono fuori dalle mie labbra, i due ragazzi davanti a me ripresero a sorridere.
Dopo aver discusso per un tempo che mi era parso infinito, Cormac lasciò la casa, mentre Cedric mi consigliò di andare a fare una doccia e di mettermi qualcosa di più comodo, prestandomi alcuni dei suoi vestiti. Lasciare l'odore familiare del Manor che impregnava i miei indumenti, e sostituirli con quelli di Cedric, fu l'ennesimo duro colpo che ricevetti nell'arco della giornata, e alla fine, cedetti, crollando seduto sul pavimento, con la mia felpa tra le mani, cercando di riconoscere nell'odore del detersivo, quello di Draco.
Mi sentivo stupido, debole e dannatamente solo. Avrei voluto chiamare Draco, dirgli di non preoccuparsi per me, ma sapevo, che non si sarebbe limitato ad aspettare, come aveva fatto Hermione quando ero sparito la prima volta. Se Draco mi avesse sentito, non avrebbe perso un solo istante, e sarebbe corso da me, ne ero certo, ed io non potevo lasciarglielo fare.
Dovevo cavarmela da solo.
E dove ti ha portato cavartela da solo, eh? Mi rimbeccai da solo.
Hai fatto tanti passi avanti e sei cresciuto come persona solo perché hai cominciato ad affidarti alle persone che ti vogliono bene. Vuoi davvero commettere il solito errore e lasciare che soffrano anche loro per il tuo orgoglio?
Sbuffai. Quella non era altro che la verità, era solo una mia scelta decidere se fronteggiarla o continuare a nasconderla sotto al tappeto, come si fa con la polvere, in attesa che qualcuno la togliesse per me. Tolsi la maglietta che mi aveva dato Cedric e rimisi la mia, prima di uscire dal bagno e scendere in cucina, dove il ragazzo era seduto, sul davanzale della finestra, a fumare l'ennesima sigaretta. Sul tavolo c'era un cartone di pizza aperto, e a giudicare dai pezzi mancanti e da alcuni cornicioni mangiucchiati nell'angolo, era anche vecchia di almeno un paio di giorni. <<E' l'unica cosa che c'è in casa.>> Mi avvisò Cedric, indicandola con la mano libera. Annuii.
<<Tranquillo, non ho fame.>> Risposi.
<<D'accordo. Se muori di fame non dare la colpa a me. In frigo ci sono delle birre, prendile se ti va.>> Cedric era sempre stato un ottimo leader, uno di quelli che mantiene il rispetto dei propri sottoposti, alimentandolo con il timore e la paura. Tutti noi sapevamo di non poter scherzare con lui, anche nei momenti in cui si lasciava scappare un sorriso o una battuta.
Questa sua propensione alla tirannia, non lo rendeva un padrone di casa troppo alla mano, ed i suoi tentativi di mettermi a mio agio stavano, infatti, avendo il solo risultato di renderlo goffo e buffo come non mai. Mi costrinsi a non ridere e a togliere entrambi dall'imbarazzo.
<<Lo farò, ma posso chiederti prima un favore?>> Cedric, che aveva abbassato lo sguardo verso la sua sigaretta, e ora la stava spegnendo nel posacenere, mi guardò.
<<Mi presteresti il cellulare?>> Chiesi. Il ragazzo aggrottò le sopracciglia, confuso.
<<Non dirmi che quel coglione di Cormac te lo ha preso con la scusa del rapimento.>> Disse, frustrato. Era evidente che non fosse totalmente d'accordo con la scelta dell'altro ragazzo, di far finta di prelevarmi con la forza per la seconda volta. Da quello che mi avevano raccontato, infatti, non c'era alcun bisogno di far finta di essere ancora nemici, ma Cormac aveva avuto l'illuminante idea di divertirsi un po' con me, prima di farmi scoprire tutta la verità.
<<No, lui non c'entra nulla. L'ho dimenticato al Manor.>> Spiegai. Lui annuì. Mise una mano in tasca e poi mi porse il suo telefono.
<<Credevo non volessi mettere in mezzo i tuoi amici.>> Mormorò Cedric, non riuscendo a trattenere un sorrisetto malizioso. Arrossii.
<<Qualcuno mi ha detto che devo lasciare le altre persone libere di prendere le proprie decisioni. Troppe volte ho fatto l'errore di prendere le distanze da qualcuno, solo perché credevo fosse la cosa giusta da fare...>> Non sapevo a cosa fosse dovuto quel piccolo slancio di sincerità, ma sentivo che Cedric non mi avrebbe giudicato.
<<Sono felice che tu te ne sia andato.>> Disse ad un certo punto. Era serio, anche se stava ancora sorridendo apertamente, nel modo più simpatico e naturale che gli avessi mai visto.
<<Emmh... grazie?>> Mormorai, confuso, non sapendo cosa dire. Lui scoppiò a ridere.
<<Scusa, ho formulato male il pensiero. Intendevo dire che sono felice che tu abbia trovato te stesso. La vita da bullo nella banda non ti donava affatto. E poi, adesso non devo più fare da badante alla tua pistola.>> Provò a dire, nuovamente. Stavolta annuii anche io, sorridendo. Non era il primo a dirmelo. Ormai lo avevo capito anche io: la mia vita era un'altra. Io ero un altro.
<<Sai, sei piuttosto simpatico quando non ti atteggi a capo banda.>> Rischiai. Lui tornò serio.
<<Non esagerare Potter. Potrei piantarti comunque una pallottola in testa.>> Fece cupo, prima di ridacchiare. <<Muoviti. Vai a fare la tua telefonata, prima che cambi idea e ti tolga il cellulare.>> Continuò, facendo un gesto ampio con la mano, cacciandomi dalla stanza. Sorrisi, ringraziandolo, e feci come mi era stato detto. Mi strinsi nella felpa, e uscii fuori, sedendomi sulle scale ghiacciate della veranda. La notte era priva di stelle e la neve ancora stava attaccata al suolo, nelle strisce d'erba e sui lati delle strade. Respirai profondamente, mentre il mio fiato si condensava davanti a me, biancastro, innalzandosi e sparendo nell'oscurità, poi composi il numero di Draco sul cellulare. Reduce dalle brutte esperienze, ero stato ore ed ore a ripetere la sequenza numerica nella mia testa, fino a quando non l'avevo imparata a memoria, conscio che prima o poi ne avrei avuto bisogno. Non ebbe nemmeno il tempo di squillare una seconda volta, che la voce del ragazzo sostituì il suono metallico dell'attesa.
<<Harry? Sei tu?>> Era allarmato, e anche parecchio agitato.
<<Come diavolo facevi a sapere che ero io? Non mi dirai che hai risposto a tutte le chiamate che hai ricevuto in questo modo?>> Ridacchiai, sollevato e quasi commosso. Non avrei mai creduto che qualcuno potesse mancarmi così tanto, e dopo così poco tempo.
<<Cazzo, Harry. Non è il momento di fare dell'ironia. Stai bene? Di chi è questo cellulare? Dove sei?>> Dal suo tono affannato e dal rumore sordo dei suoi passi, era chiaro che stesse camminando. Mi chiesi se fosse rimasto in giro tutto il giorno a cercarmi per le strade del paese, forse convinto che me la fossi data a gambe da lui. Non avevo preso in considerazione l'idea che magari lui avesse frainteso il mio essere sparito, credendolo un rifiuto netto nei suoi confronti.
<<Tranquillo, sto bene, e il cellulare è di un mio amico. Sono tornato in città.>> Mormorai, cercando di mantenere la mia voce neutra, in modo da non far preoccupare ulteriormente Draco. Ci fu qualche secondo di silenzio, e capii che Draco aveva smesso di camminare.
<<E' per quello che è successo prima che te ne andassi?>> Adesso il suo tono era serio, grave. Arrossii, ricordando il corpo di Draco così vicino al mio, e la scarica di adrenalina che avevo sentito quando lui aveva cominciato a baciarmi. No, assolutamente non era per quello. Certo, ero spaventato a morte dal fare sesso con lui, ma non sarei mai scappato in un'altra città solo per evitarlo, anzi... forse dopo i primi dieci minuti di lontananza da lui, mi ero già reso conto di aver bisogno quanto lui di avere quell'intimità.
<<Davvero pensi che io sia tanto codardo da scappare da te?>> Mormorai, offeso. Lui sospirò.
<<No, ma volevo che me lo dicessi chiaramente.>> Disse. Annuii, anche se consapevole che non potesse vedermi. <<Puoi dirmi dove sei?>> Continuò, allora, lui. Mi strinsi le ginocchia al petto, per il freddo, alzandomi il cappuccio sulla testa, alla ricerca di un po' di calore.
<<Te l'ho detto. Sono in città.>> Ripetei, tranquillo. Lo sentii sbuffare.
<<Intendo l'indirizzo.>> Brontolò. Aggrottai le sopracciglia, ma risposi ugualmente, fornendogli le informazioni richieste. Sentii l'ennesimo sospiro, poi la chiamata fu interrotta. Provai a richiamare ma non c'era segnale. Era forse caduta la linea? O era stato lo stesso Draco a chiudere? Per diversi secondi rimasi a guardare lo schermo vuoto del cellulare, triste e deluso.
<<Potter. Sto uscendo. Tu sai dove trovare quello che ti serve.>> Cedric uscì fuori, coperto dal suo cappotto pesante, con un berretto nero sulla testa.
<<Oh... sì, d'accordo.>> Dissi, guardandolo. Lui allungò la mano verso di me, chiedendomi implicitamente il cellulare. Glielo porsi, riluttante. Se Draco avesse voluto richiamarmi?
Non potei dire nulla, perché Cedric era già in macchina, e stava sgommando via.
<<Cazzo.>> Borbottai, frustrato. Forse sarebbe stato meglio tornare dentro. Il freddo gelido cominciava a farmi battere i denti, e rabbrividire nella felpa. Persino il mio naso aveva cominciato a perdere sensibilità.
Mi alzai, e rientrai velocemente, sbattendo i piedi per terra, cercando di ritrovare il caldo che avevo perso standomene sulla veranda. La casa era tanto vuota da mettermi ansia. Era da secoli che non stavo da solo. Al Manor non c'era mai pace per quanto riguardava la privacy, ed anche quando riuscivo a chiudermi in camera mia e a stare per conto mio per qualche ora, avevo sempre la consapevolezza che nei corridoi o nelle altre stanze ci fosse qualcuno.
Andai verso il frigo e mi presi una birra, prima di sedermi sullo stesso davanzale sul quale era seduto Cedric pochi minuti prima. Aveva lasciato un pacchetto di sigarette accanto al posacenere, così ne presi una e me la accesi.
Non avevo cellulari, non avevo computer, non avevo nemmeno un libro da leggere o un giornale a sfogliare. Come avrei potuto passare la notte lì dentro? Ero certo di non avere la minima voglia di dormire, ma neppure starmene a crogiolarmi nei miei pensieri mi sembrava una scelta appetibile. Presi un tiro dalla sigaretta, e lo mandai giù con un sorso di birra. Forse avrei potuto ubriacarmi... sorrisi a me stesso per l'idiozia di quel pensiero, quando fuori dalla finestra qualcosa attirò la mia attenzione. Era un'auto che entrava nel vialetto.
Possibile che Cedric avesse dimenticato qualcosa? No, non era la sua macchina.
E se fosse stato Dudley? Se Cormac e Cedric mi avessero teso una trappola?
Il cuore cominciò a battere all'impazzata, mentre cominciavo a vagliare le mille ipotesi, poi però, quando riconobbi la figura snella e agile che si avvicinava in fretta alla casa, quasi non uscì completamente dal mio petto. Lasciai la sigaretta e la bottiglia sul davanzale e corsi verso la porta, spalancandola, e uscendo fuori come un fulmine.
<<Draco!>> Urlai, lanciandomi addosso al ragazzo, che, sotto le scale, fece in tempo ad allargare le braccia e a prendermi al volo. Lo strinsi forte, accertandomi che non fosse un sogno. Le sue mani premettero sulla mia schiena, scivolando sulla mia nuca, e poi nei miei capelli, facendomi rabbrividire, prima che la mia testa si spostasse, e le mie labbra premettero scaltre sulle sue.
<<Come fai ad essere qui?>> Chiesi a bassa voce, sentendo gli occhi farsi lucidi.
<<Quando non ti ho trovato ho pensato subito al peggio, e ti sono venuto a cercare qui.>> Mi spiegò. Quindi era già nei dintorni quando io lo avevo chiamato. La cosa mi rendeva ancora più emozionato e commosso. Non ci aveva pensato due volte a fare quel viaggio, pur non sapendo se io fossi davvero in pericolo.
<<Sei davvero un pazzo.>> Mormorai, scoppiando a piangere. Il suo odore, i suoi occhi, la sua pelle sulla mia... ero così felice che lui fosse insieme a me. Ero così felice di poterlo avere, di poter contare su di lui. Erano passate solo poche ore, eppure senza di lui, mi erano sembrate un'eternità. Non tanto per il fatto che lui non ci fosse, più per la preoccupazione di saperlo in ansia per me. Era come se il solo fatto che fossi all'oscuro delle sue condizioni, mi provocasse un male fisico e tangibile.
<<Ehi... Tranquillo. Sono qui, adesso.>> Mi confortò, accarezzandomi piano i capelli.
<<Non volevo andare via, non volevo che pensassi fosse colpa tua.>> Piansi sulla sua spalla. Lo sentii ridacchiare piano.
<<Sì, lo so. Ma adesso non fa niente. Ti ho trovato, no? Sono qui con te, e ci sarò sempre.>> Sussurrò, gentile. Annuii.
<<Mi dispiace, Draco.>> Dissi ancora, questa volta guardandolo dritto negli occhi. Lui aggrottò piano le sopracciglia. L'orecchino si illuminò alla luce della luna.
<<Di cosa ti dispiace?>> Mi chiese, premuroso. Tirai su con il naso.
<<Mi dispiace di essermi reso conto di quanto ci tenga a te solo adesso. Non voglio più lasciare che qualcosa ci divida. Voglio che tu rimanga al mio fianco, anche se so di essere ancora una volta troppo egoista.>> Confessai. Ci avevo pensato durante quelle ore, e mi ero reso conto di non avere la minima intenzione di lasciare andare Draco.
Non volevo più essere attanagliato dalla sensazione che ci fosse qualcosa a dividerci. Volevo che le nostre vite fossero una sola, così come i nostri cuori, i nostri corpi e le nostre anime.
Avevo rischiato già una volta di perdere tutto, e avevo la paura fottuta che avrei potuto di nuovo provare quella sensazione.
<<Sono spaventato a morte da questa cosa. E' tutto nuovo per me, ma so che qualsiasi cosa accada, voglio condividerla con te. Voglio poterti avere al mio fianco quando crollo, voglio essere debole con te e voglio che tu sia debole con me. Mi hai detto di dover lasciare alle persone la libertà di scegliere. Ti sto dando la tua occasione, Draco. Ma sappi che se scegli me, adesso, poi non potrai lasciarmi mai più.>> Avevo le mani appoggiate sulle sue spalle, mentre ancora mi mantenevo con le gambe alla sua vita, avvinghiato al suo corpo.
<<Ho scelto te dal primo momento, Harry. E continuerò a scegliere te, fino alla morte.>> Promise, poi le sue labbra scesero sulle mie, e il mondo perse ogni senso, prostrandosi ai nostri piedi come un tappeto rosso in attesa di essere percorso.
Angolino autrice:
Ehiiiii piccoli Leonciniiiii. Eccomi tornata con un nuovo capitolo. Per la vostra felicità Dray è tornato in scena prima del previsto. Avrei voluto essere più cattiva e far aspettare voi e Harry ancora un po', ma Draco mi mancava troppo e poi vi conosco abbastanza da non voler scatenare la vostra ira. Coooomunque fatemi sapere cosa ne pensate ❤️
Cercherò di mantenere questo ritmo con le pubblicazioni e aggiornare il più in fretta possibile. Un bacione e alla prossima ❤️
Ah e mi raccomando, per chi ancora non mi segue... seguitemi pleaseee, so che per voi forse non significa quasi niente, ma sto cercando davvero davvero tanto di arrivare a più persone possibile, e aiutarmi a crescere mi renderebbe davvero felice. Grazie mille ❤️
🥺👉🏻👈🏻
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro