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Capitolo 1 - unexpected -

Avremmo dovuto studiare per un test, ma tutto quello che riuscimmo a fare, fu copiare un paio di pagine di appunti, mentre Hermione ci faceva la sua solita predica su quanto fosse importante ascoltare in classe, piuttosto che ripassare gli argomenti a casa.
Mi limitai ad ascoltarla in silenzio, tenendo d'occhio l'orario sul mio cellulare.
-Che ne dite di guardare un film? Forse in questo modo potreste ricordare meglio le cose che stiamo studiando...-
Sbloccai lo schermo e guardai per l'ennesima volta i numeri che riempivano la schermata grigia del display. Erano le undici e trentacinque.
-Mi dispiace, io devo proprio andare. Se non rientro ora lo zio è capace di lasciarmi fuori.- Interruppi Hermione, che stava elencando una serie di film che aveva trovato interessanti, inerenti al nostro percorso scolastico, e mi alzai dal divano.
-Dopo mandatemi le foto degli appunti, così finisco di copiarli.-
Ignorai il formicolio insistente della mia gamba addormentata, e afferrai la giacca di pelle.
Ron mi fissò per un attimo, indeciso se accompagnarmi o rimanere lì dov'era.
-Voi continuate pure. Non voglio rovinare i vostri piani di studio.-
Falso. Urlò il mio cervello.
-Sicuro che non vuoi rimanere qui? I miei non ci sono, potreste dormire entrambi qui, senza alcun problema.- Hermione si strinse nella coperta che la avvolgeva, quasi si sentisse più sicura a parlare con quella stretta sul corpo.
-Sarebbe un'idea fantastica, ma non ho niente di quello che mi serve per domani, e poi lo sai come sono fatti i Dursley, non aspettano altro che una scusa per mettermi in punizione.-Accennai ad una smorfia. Vidi Hermione annuire malinconica, così le diedi un bacio sulla fronte, sorridendole nel modo più dolce e vero possibile, cercando di rassicurarla.
-Va bene, ma vedi di copiare quegli appunti. Se il professor Piton ti trova di nuovo senza, il corso di recupero non te lo toglie nessuno.- Disse per tutta risposta.
-Va bene, capo.- Cantilenai. Lei ridacchiò.
Salutai anche il rosso, con un cenno del capo, poi uscii.
L'aria si era fatta glaciale, e il vento era diventato talmente forte da farmi rabbrividire, mentre mi rannicchiavo nel mio stesso giubbotto, alla ricerca di calore.
Guardai di nuovo l'ora.
Le undici e quaranta.
Ero in perfetto orario.
Controllai che non ci fosse alcuna macchina per la strada ed attraversai, avviandomi verso uno dei posti che ormai conoscevo come fosse il palmo della mia stessa mano. Si trattava di un edificio abbandonato, al confine della città.
Non ci volle molto prima che riuscissi a scorgere una figura familiare al di sotto di uno degli unici lampioni che illuminavano la stradina.
-Harry Potter che si presenta in anticipo. Deve essere per questo che fa così freddo.- Cedric mi aspettava con le mani nelle tasche dei pantaloni neri, sorridendo come un ebete. Mi avvicinai a lui, alzando gli occhi al cielo di nascosto, ma non dissi nulla.
Ero abbastanza legato alla mia pelle da rimanermene in silenzio.
-Cedric.- Salutai, quindi con un mezzo inchino. Il suo sorriso si fece più spigoloso.
Era tipico di lui gongolare quando qualcuno si sottometteva così lealmente al suo volere. Ed era tipico di me sottomettermi come un bravo soldatino.
-A Lovegood serve una mano per scaricare della merce, voglio che te ne occupi tu.- Presi una sigaretta dal mio pacchetto e la accesi, aggrottando le sopracciglia.
-Parli di Luna? Credevo fosse uscita dal giro mesi fa.- Ero confuso, ma non troppo meravigliato.
Cedric alzò le spalle, facendomi intendere che non gli importava affatto, poi mise una mano dietro la schiena, tirando fuori una pistola che avrei riconosciuto anche a miglia di distanza.
-Tieni questa. Potresti averne bisogno.- Me la porse, ghignando.
Io la presi con leggerezza e la infilai nei pantaloni, sentendo la sensazione familiare di quell'oggetto premermi sulla schiena, inquietante e allo stesso tempo rassicurante.
-Grazie per averla tenuta per me.-
-Non usare quel tono di gratitudine con me. Non ti sto facendo un favore, Potter. Lo faccio per me stesso. Se tuo zio ti scoprisse, manderesti a puttane l'intera banda.- Mi prese per la collottola, sollevandomi di mezzo centimetro da terra. -Ma tieni a mente: mi sono rotto di coprirti. O sei fuori, o sei dentro questa cosa.- I suoi occhi emanavano potere. Tenni stretta la mia sigaretta tra le dita, per evitare che cadesse.
-Lo so, mi dispiace.- Fu tutto quello che riuscii a dire. Lui ne fu soddisfatto, così mi rimise a terra, aggiustandomi la giacca sulle spalle, come se il sollevarmi da terra l'avesse sgualcita, e a lui desse particolarmente fastidio la piega Chee si era creata sul tessuto.
Non era la prima volta che chiedevo a Cedric di prendersi cura delle mie armi, questo era vero, ma avevo più paura del fatto che i miei tutori legali le avessero potute trovare in camera mia, che di Cedric in sè. In effetti non era raro che mi ritrovassi uno dei membri della mia "famiglia" in camera, ad indagare sulla mia vita privata, mettendo tutto sottosopra. Quella casa era priva di qualsiasi privacy, ed il fatto che Vernon fosse un poliziotto, non mi rendeva le cose tanto facili.
-Sto cercando un nuovo appartamento. Dammi un po' di tempo.- Feci un tiro dalla mia sigaretta, cercando di ricompormi.Per qualche attimo lo sguardo di Cedric rimase fisso nel mio, come se con i soli occhi si stesse addentrando nella mia mente, per carpirne ogni segreto.
Rimasi fermo, in attesa che smettesse.
Se c'era una cosa che avevo imparato in quell'ambiente, era che abbassare lo sguardo non era mai una cosa positiva, quindi non lo feci. Mi limitai a fumare la mia sigaretta, con le sue iridi chiare puntate nelle mie.
-Trova subito una soluzione, Potter. Tuo zio non è un mio fottuto problema.- Disse alla fine.

Il territorio dei Tassorosso era abbastanza grande da farmi camminare per circa venti minuti, prima di riuscire ad arrivare nel posto indicatomi da Cedric.
Era un vecchio casolare abbandonato, utilizzato per gli scambi di droga in città.
Una sorta di svizzera delle bande, dove tutti potevano circolare liberamente, senza correre rischi.
Certo, quelle sarebbero dovute essere le regole, ma non era raro che venissero del tutto ignorate, e che le bande si trovassero a combattere tra loro senza alcuna ragione.
Proprio per quel motivo, infatti, ognuna di essa aveva una parte della struttura, e tutti se ne rimanevano nella propria, se volevano evitare questioni inutili.
Mi avviai verso una delle entrate secondarie, e mi appoggiai al muro, finendo con calma la mia ennesima sigaretta, prima di buttarla a terra e spegnerla, calpestandola con la scarpa.
-Oh guarda, Cedric mi ha mandato il mio Tasso preferito. Ero davvero curiosa di sapere chi mi avrebbe dato una mano.- Luna mi venne incontro, saltellando come una bambina, illuminata dalla luce chiara delle stelle. Indossava un vestitino da discoteca cortissimo, e delle scarpe verniciate che le arrivavano a metà coscia. Sembrava non avere affatto freddo, mentre legava i capelli in una coda alta, per evitare che il vento glieli facesse finire sul volto.
Alzai un sopracciglio, chiedendomi se riuscisse a vendere almeno un po' di droga, di quella che comprava, o se la usasse solamente per se stessa.
Ero certo, che la maggior parte della merce scorresse libera nelle sue vene.
-Luna... Ti hanno di nuovo cacciata dalla comunità?- Chiesi acido, ma lei non sembrò accorgersene. Sollevò, infatti, le spalle, sorridendo candidamente.
-Sei davvero simpatico, Potty. Ma la realtà è che me ne sono andata da sola. Mi sono solo resa conto di quanto sia triste e deprimente questo mondo, senza un po' di felicità liquida.- Mi fece l'occhiolino. Sospirai.
Erano anni che la conoscevo, ormai, ed ero davvero sorpreso di come non fosse ancora morta sul ciglio della strada. D'altro canto, era uno dei membri più importanti dei Tassorosso, e Cedric la portava su un piatto d'argento. Le aveva persino affidato un intero quartiere da gestire. Un intricato giro di prostituzione e partite di droga che trovavo difficile anche solo immaginare nelle sue mani. Ovviamente nessuno poteva togliermi dalla mente il fatto che Cedric lo avesse fatto solo perché tra loro c'era stato qualcosa di più di un semplice rapporto tra componenti di una stessa banda. Probabilmente erano stati persino insieme per qualche anno, prima di allora.
Non che mi interessasse. Io ero lì solo per fare il mio lavoro.
-Allora, a che ora dovrebbe arrivare il corriere?- Chiesi, disinteressato.
-Cinque minuti.- Era felice, o elettrizzata. Non si capiva bene dalla sua espressione trasognata.
-Tu puoi anche rimanere qui, Potty. La situazione dovrebbe essere tranquilla.- Mi passò la mano sul braccio, con malizia.
Nascosi una smorfia di disgusto e annuii. Lei, incoraggiata dal mio silenzio, si sporse verso di me, lasciandomi un bacio sulle labbra che sapeva di acido.
-Ti chiamerò nel caso dovessi aver bisogno di un uomo al mio fianco.- Mormorò sulla mia bocca, prima di saltellare di nuovo verso l'interno della struttura. Sputai per terra e mi pulii la bocca con la manica della giacca. Poi presi un'altra sigaretta, accendendola con fervore.
Come mi ero ridotto ad una vita del genere? Non mi bastava essere sfruttato e maltrattato dai miei zii? Non mi bastava essere alla mercé di mio cugino come fossi un cagnolino?
Avevo una mafia in casa e avevo trovato il coraggio di unirmi anche alla criminalità della città.
Ero davvero un caso perso.
Il mio cellulare prese a squillare. Lo presi e sbloccai lo schermo.
Hermione mi aveva mandato le foto dei suoi appunti, ricordandomi che la lezione di matematica con Piton sarebbe stata alla terza ora. Stetti per scriverle che non si sarebbe dovuta preoccupare, ma un rumore sordo e fin troppo familiare mi distrasse dalla tastiera.
Bloccai lo schermo e misi il cellulare in tasca, appoggiando la mano sulla pistola.
La sigaretta mi cadde dalle labbra e finì per terra. La lasciai dov'era, avviandomi verso la fonte del rumore. Non avevo dubbi. Era stato uno sparo.
Mi affiancai al muro e camminai fino alla porta, silenziosamente.
Dentro non c'era nessuno.
-Luna?-Chiamai a bassa voce.
Nessua risposta.
-Luna?-. Al buio tutto quello che riuscivo a vedere erano i container colorati, impilati dell'enorme sala. Feci un altro passo avanti.
-Harry, sono qui.-
MI voltai. Luna se ne stava rannicchiata dietro ad una enorme scaffalatura. Non aveva più l'aspetto di una bambina capricciosa, ma di una ragazza matura che ha smesso di fingere. Adesso sul suo viso leggevo la paura, mista alla consapevolezza. Mi accucciai accanto a lei.
-Sei stata tu a sparare? Hai visto qualcuno? Sai a quale banda appartiene?- Chiesi frettolosamente, pratico e schematico. Lei si coprì  le orecchie, scuotendo la testa.
-No, non sono stata io, qualcuno ha sparato nella mia direzione, ma ho fatto in tempo a schivare il colpo. Non so chi sia, non ho visto nulla.- Tremava leggermente. Imprecai. Non andava affatto bene. Chiunque si fosse inoltrato in quella sala, non aveva di certo buone intenzioni.
-Ascoltami attentamente, io vado a controllare. Tu devi uscire da qui. Va bene?- Afferrai Luna per un polso, obbligandola ad ascoltarmi.
Un altro sparo riecheggiò nell'aria, facendola sobbalzare.
- Cazzo. Corri.- Lei non parve volersi muovere, così la afferrai e la spintonai verso la porta dalla quale ero entrato io. -Muoviti, porca puttana.- Le urlai dietro.
Mi rivolse un ultimo sguardo, prima di sgattaiolare via nel buio. Era chiaro che non volesse lasciarmi lì da solo. Ma restando lì non avrebbe fatto che mettere in maggiore pericolo entrambi. Imprecai.
-Allora c'è davvero qualcuno! E io che credevo che la soffiata fosse una cazzata.- Qualcuno si stava avvicinando. Mi accertai che Luna fosse uscita, prima di camminare verso il centro della sala. Tutto quello che riuscivo a vedere erano delle figure scure, sicuramente appartenenti a dei ragazzi ben piazzati, con le pistole puntate ognuno in una diversa direzione, così da tenere sotto controllo tutte le aree. Non era una coincidenza che fossero lì.
Lasciai il mio nascondiglio, dietro ad uno dei tanti container, e uscii allo scoperto, con la pistola puntata dritta davanti a me.
-Stavate cercando qualcuno in particolare?- Sorrisi, fingendomi sicuro di me.
-Ecco qui il topino di Cenerentola.- Il ragazzo a capo del gruppo mi sorrise sghembo, mentre i suoi denti luccicavano alla tenue luce della luna, facendomi sbuffare contrariato.
-Che cazzo di nome mi hai dato?- Forse fare la voce grossa mi avrebbe dato qualche chance in più. Lui scoppiò a ridere.
-Un nome che calza a pennello ad un ratto di fogna come te, non credi anche tu?- Rispose, del tutto privo di ironia. Se almeno avessi saputo chi avevo davanti, forse sarei riuscito a risponderlo a tono, ma la mia unica arma (oltre alla pistola che avevo tra le mani) era il fingermi più pericoloso e cinico di lui.
-Beh, vedi, essere paragonato ad un topo potrebbe anche piacermi... ma è Cenerentola a farmi sorgere qualche dubbio. Non sarà che ti piacciono le principesse Disney?- Sentii un mezzo ringhio in risposta.
La vista cominciò ad abituarsi al buio, e riuscii finalmente a vedere meglio chi avevo davanti.
Grifondoro. Le loro giacche rosse e gialle lasciavano poco spazio ai dubbi. Di solito non facevano molti affari in città, preferivano rimanere in periferia. Era strano vederli nei dintorni.
Quello al centro doveva essere Neville Paciock. Non mi era mai capitato di incontrarlo, o di averci a che fare anche solo lontanamente, ma da quello che avevo sentito sul suo conto, ero quasi certo fosse lui. 
Era grosso , e il suo viso paffuto era tanto tenero quanto buffo, e fui costretto a trattenere a stento le risate.
-Volevo soltanto cercare un argomento che ti piacesse. Credevo che ai finocchi come te facessero eccitare questo tipo di riferimenti.- Disse laconico. Ridacchiai.
-Te lo ha detto tua madre prima di andare a battere sulla strada?- Utilizzai il suo stesso tono. Lo sentii stringere i denti, mentre la presa delle sue dita sulla pistola si faceva più stretta.
-Mi avevano detto che eri un bel bocconcino, ma nessuno aveva parlato del tuo carattere di merda. Avrai vita dura in questo mondo se continuerai ad usare questa lingua lunga.-
Il sorrisetto soddisfatto che avevo sulle labbra si trasformò in una smorfia.
Che diavolo significava che gli avevano parlato di me? E soprattutto, chi?
Non era una novità che in quell'ambiente ci conoscessimo tutti, almeno per nome e per fama, ma io non ero mai stato così importante da meritare l'interesse di qualuno. Me ne ero rimasto quasi sempre in disparte, limitandomi ad eseguire gli ordini di Cedric il più nascosto e al sicuro possibile. Infondo il motivo principale per il quale ero uno dei suoi preferiti, era proprio il mio essere invisibile.
-Hai perso la lingua, bocconcino? Oh... forse devo averti sorpreso.- Rincarò Paciock.
Serrai la mascella.
-Non ti senti fiero di te stesso? Hai una certa fama tra le puttane.- Sussurrò suadente il ragazzo che gli stava dietro, coprendogli le spalle.
-Già, credo che il capo sarà davvero soddisfatto. Non se ne trovano di così belli in giro al giorno d'oggi. E a così poco prezzo...- Disse il terzo di loro, leccandosi le labbra in modo provocatorio. Rabbrividii.
-Dovrei sapere di cosa diavolo state parlando?- Non potei fare a meno di chiedere, sforzandomi di non sembrare spaventato dalle loro parole. I tre scoppiarono a ridere. Abbassai di poco la pistola, premendo il grilletto con violenza. Il rumore echeggiò nell'aria, e le risate si fermarono per un istante. Feci per correre verso l'uscita più vicina, convinto che il mio colpo avesse colpito almeno uno dei tre. La mia fuga, però, non durò che qualche passo.
Qualcuno mi aveva agguantato per il cappuccio della felpa, facendomi ruzzolare con la schiena per terra. Alzai lo sguardo, solo per vedere un altro ragazzo puntarmi un coltello verso la gola.
-Harry, Harry, Harry... credo proprio che ci divertiremo insieme.-
Conoscevo quegli occhi. Quello era Cormac. Cormac McLaggen.
Ed io ero fottuto.

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