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5

"Che è successo?" mi chiese preoccupato Sam, correndo verso di me.

"I demoni ci hanno teso un'imboscata sul mio posto di lavoro...Dean ha finito il lavoro" dissi con sguardo basso.

"Cassandra..." mi disse con tono basso, quasi compassionevole.

"Sam...Dean non sta bene" dissi guardandolo. Aggrottò le sopracciglia e increspò le labbra.

"Lo so" disse scuotendo la testa. Lasciai solo Sam, andando a controllare Dean, che era seduto sul suo letto, mentre si osservava le nocche sporche.

"Dean...tu non stai bene" dissi entrando nella stanza.

"Non possiamo fare nulla?" chiesi speranzosa.

"Puoi tornare indietro nel tempo? Puoi impedirmi di fare quella scelta azzardata? Puoi evitare che io e Sam iniziassimo a rompere i sigilli? Puoi evitare l'avvenuta della caduta degli angeli?!" mi disse voltandosi verso di me, rabbioso. Non risposi, guardandolo tristemente.

"No. Non puoi. Quindi ora puoi anche andartene" mi disse guardandomi ferito, deluso e arrabbiato. Sentivo gli occhi pizzicare, le lacrime farsi spazio e i singhiozzi arrivare.

Corsi via nella mia camera, nonché affianco a quella di Dean, chiudendomi a chiave chiusi con forza la porta. Il problema è che quello che mi succede intorno ha delle conseguenze anche su di me, non riesco a fregarmene ed essere fredda: rabbiosa presi la lampada sul comodino buttandola contro la parete, frantumandola.

Presi qualunque cosa ci fosse sulla scrivania e la buttai contro il muro, rompendola.
Mentre le lacrime scendevano dai miei occhi, sentivo come se dentro stavo urlando per il dolore che provavo.

Aprii la porta e andai nella camera di Dean che appena mi vide mi guardò preoccupato.

"Sai cosa penso? Penso che tu non voglia essere salvato! Credi che tu non meriti quello che hai, ma invece dovresti avere di più: non hai fede, né speranza e non credi in Dio! Tutto questo, tutto quello che hai passato ti ha portato ad essere così cinico, testardo e così dannatamente bastardo! Sai cosa penso ancora? Che se tutte queste cose ti sono successe, è perché tu eri in grado di sopportarle e in qualche modo di superarle! Sei un soldato, giusto? E allora continua a combattere perché è questo che fanno i soldati!" dissi buttando tutto fuori.

Di scatto si alzò verso di me prendendomi il volto fra le mani, stringendomi a sé.
Puntai la mia fronte sul suo petto, piangendo a dirotto, sentendolo mentre mi stringeva.

"Sei un cretino" dissi posando una mano sui suoi addominali, cercando di dargli dei pugni. Trattenne una risata, mentre mi lasciò un bacio sui capelli.

Alzai la testa e lo guardai negli occhi: passò il pollice sotto i miei occhi, asciugandomeli.

"Sii meno duro verso te stesso, Dean. La vita è una sola" gli dissi, mestamente.

"Lo farò, promesso" mi disse sforzando un sorriso. Lasciò cadere le sue mani via dal mio volto e si allontanò.

"Tutto bene, ragazzi?" chiese Sam, sull'uscio.

"Sì Sam, colpa mia" dissi ridacchiando, passandomi una mano tra i capelli, dirigendomi in camera a sistemare il pasticcio che avevo combinato.

Mi chiusi in camera, rimettendo a posto il casino: riuscivo a sentire il calore delle mani di Dean e la sua presa intorno a me.

Scossi la testa, scacciando quel pensiero e guardandomi intorno vidi la camera lucida e profumata. Presi il sacco nero e andai fuori dal bunker per buttarlo.

Rimasi fuori più a lungo del previsto: il vento era piacevole, mentre si scontrava con il mio volto e i miei capelli sciolti.

"Cassandra" una voce bassa e roca, mi fece sussultare. Mi voltai e vidi Castiel.

"Mi hai spaventato" dissi guardandolo sorpresa.

"Non dovresti rimanere qui fuori" mi disse, prima di prendermi una mano e teletrasportarci nel bunker dove Sam e Dean ci stavano guardando straniti.

"Oh dio" dissi portandomi una mano sulla fronte.

"Giramento di testa? Uno dei tanti svantaggi di essere teletrasportati da Castiel" disse divertito Sam, passandomi accanto, dandomi una leggera pacca sulla spalla.

"Non farlo mai più" dissi indicando Castiel, che mi guardò inclinando il capo.

"Ora sono ufficialmente senza lavoro" dissi delusa, sbattendo le mani.

"E che problema c'è? Noi facciamo finta di essere agenti dell'FBI" disse Sam, sedendosi difronte a Dean, che non mosse ciglio continuando a leggere una marea di libri e fogli.

Dean continuava a leggere, facendomi preoccupare.

"Allora andiamo a cacciare!" dissi tutta euforica.

"Non se ne parla proprio" disse scuotendo la testa Sam, contrariato.

"Credo che ormai io non sia al sicuro da nessuna parte e poi sono stata sudue scene del crimine" mi bloccai notando gli occhi sorpresi di Sam guardarmi,con le sopracciglia aggrottate. Merda.

"Sei stata su due scene del crimine?!" mi chiese alzandosi, curioso.

"La prima vittima anche lei senza cuore, io la sera stavo facendo unapasseggiata e ho visto tutto quello che è successo...ma non ho chiamato lapolizia" dissi con il capo abbassato.

"E perché non l'avresti fatto?" mi chiese con tono più alto, Sam.

"Erano passate solo poche settimana da quando ero uscitadall'orfanotrofio, Sam! Avrebbero fatto comunque domande!" dissiagitandomi.

"Non credevo fossi orfana...scusa" mi disse con sguardo dispiaciuto.

"Fa nulla." dissi, notando quanto Dean ci stesse ignorando.

"Ora Dean: alza quel culo moscio da quella sedia o giuro che ti brucio ilibri che sono nella tua camera, compresi quelli che hai in mano e vicino a teadesso!" dissi con tono intimidatorio verso di lui, che alzò il capo eguardò poi il fratello, che fece spallucce sorridendogli.

Prese tutto quelloche era sul tavolo e si alzò puntandomi un dito contro.

"Se li tocchi, sei morta. Sei stata avvisata" mi disse andando via.

Lo seguii, vedendolo appoggiare il materiale che aveva tra le braccia sulletto, ancora incasinato da altri fascicoli e cartacce.

Lo osservai a bracciaconserte poggiandomi sull'uscio: la barba era più folta, i capelli più lunghi,facendolo sembrare un uomo provato, ma sempre e comunque con quella bellezzaintramontabile.

"Stai una merda" dissi preoccupata. Si voltò sorridendomi appena.

"Grazie, sei molto d'aiuto Cass" mi disse infilandosi gli scarponi,cercando di essere sarcastico.

"Devi iniziare a prenderti cura di te stesso, Dean. Smettila di pensareper un attimo a Sam, a Castiel o a me: sappiamo badare a noi stessi. Ora deviprenderti cura solo di te" dissi inginocchiandomi e sorridendogli, mentrealzava lentamente lo sguardo su di me, facendomi rabbrividire.

"Sai, mi ricordi tanto mia madre" mi disse con aria triste.

"È una cosa così brutta?" chiesi preoccupata dal suo tono, inclinandoil capo.

"No: era una persona stupenda, di una bontà infinita, dolce e premurosa.Amavo le attenzioni che mi dava da bambino" mi disse sorridendo, con gliocchi lucidi.

"È morta, vero?" chiesi tristemente. Annuì sorridendo con il capobasso.

"Mi dispiace, Dean" dissi poggiando una mano sul suo braccio. Battépiù volte le mani sulle ginocchia e si alzò.

"Anche a me" disse poi uscendo dalla camera

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