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Fiori

Scesi dalla mia 4×4 e presi le chiavi dalla borsa.

Per fortuna non ci misi vent'anni e quando le trovai andai ad aprire la porta della casa davanti a me.

Quella casa apparteneva alla mia famiglia da generazioni e io, essendo la primogenita dei famosi archeologi il signor e signora Guidi, avevo ereditato questa immensa casa dove tutt'ora abito.

In poco tempo arrivai fino alla porta ma mi fermai prima di infilare la chiave nella serratura della porta in legno massiccio.

Sopra allo zerbino c'erano dei fiori. Delle calle bianche. Le presi con delicatezza incuriosita e allo stesso tempo sorpresa ed entrai.
Mi tolsi il cappotto e appoggiai la borsa su una poltrona poi mi diressi in cucina.

Subito una palla nera mi si accocoló alle mie gambe e gli dissi -Su, non è ora. Dopo ti do da mangiare.-
Jack fece delle fusa ma non si staccò un secondo.

Ignorandolo presi una caraffa piena d'acqua e ci misi i fiori ma notai una lettera.

La presi con delicatezza come se all'improvviso avessi paura che si sbriciolasse tra le mie mani e lentamente la girai per vedere chi fosse il mittente di quei fiori.

Non c'era nessuna firma. Solo: a te.

La appoggiai sul tavolo non intenzionata ad aprirla ma la curiosità si era troppo ingigantita.

-Oh! Al diavolo!- sbottai. Presi velocemente la lettera e la aprii.

C'era un foglio ripiegato in tre, con carta grossa e ruvida al tatto ma che adorava di antichi papiri e cioccolata.

Rimasi lì qualche minuto ad annusarla come per percipirne l'essenza del materiale.

Lentamente la aprii e, in una bellissima calligrafia, c'era scritto:

Cara ragazza,
da quando ti ho conosciuta ti ho trovata interessante.
Non solo nel modo in cui ti sei presentata o da come mi hai semplicemente ignorato per il resto di quella bellissima serata di cui sicuramente ti ricorderai ma mi sei subito impressa nella mente per il tuo modo di pensare.
Semplice ma preciso, diverso ma più sofisticato.
Un modo di pensare che alla tua giovane età di quella lontana sera non ci si sarebbe aspettato nulla.
Mi hai attratto, fino a che non siamo diventati fratelli.
Ma tu eri occupata e sapevo che non avresti avuto più tempo per me perciò decisi di allontanarmi un po'.
Sei stata la migliore amica che potevo avere e per questo ti dico grazie.
Ma gli anni passano.
Ormai tu sei una grande scienziata e vivi felice con tuo marito mentre io... beh, io vivo tra i miei libri e le mie avventure finalmente felice.
Ne ho passate tante, troppe. È giunto per me il tempo per fare un ultimo viaggio prima di ritirarmi nella mia biblioteca.
Per questo ti ho mandato questa lettera e questi fiori: per dirti grazie. Per ogni momento insieme, per ogni risata, per ogni lacrima, per ogni cosa che abbiamo passato insieme io e te.
Grazie, sarai sempre la mia Samvise Gamgee.

Con affetto,
Il tuo Frodo.

Una lacrima mi solcó il viso.

Per Simone il paradiso era una biblioteca e aveva deciso di intraprendere il suo ultimo viaggio.
Non ci sentivamo da anni e lui mi aveva mandato un lettera per avvisarmi.
Che stupida ero stata! Gli dovevo stare vicino!
Afferrai il telefono e digitai velocemente il numero di quel caprone del mio migliore amico.

Tuuu...

Fa che risponda...

Tuuu...

Dai...

Tuuu...

Rispondi!

-Pronto?- era stata una voce profonda e dolce a rispondere.

-Simone! Stai bene?! Dove sei!?-

-Calmati, sono a Melbourne e mi sto dirigendo a Sidney. Va tutto bene. Calma.-

-Calma?! Come faccio a stare calma dopo quello che ho letto?!-

-Ah! Ti è arrivata la mia lettera! Tranquilla, il mio viaggio intorno al mondo per l'ultima volta è perfetto.-

-Il viaggio intor... cosa?-

-Sì, te ne avevo pur parlato: prima di invecchiare troppo volevo fare un ultimo giro dell'intero globo e visto che costa molto più di un occhio della testa sarebbe stato il mio ultimo viaggio. Dopo mi ritirerò in Inghilterra o Scozia.-

-Ah, quindi non volevi suicidarti o robe del genere?-

-Direi di no. Sai che reputo la vita più importante di qualunque cosa.-

-Ah, scusami...- arrossii anche se non mi poteva vedere.

-Nessun problema ma teniamoci in contatto, è da sei lunghi anni che non ci sentiamo!-

-Va bene, va bene. Razza di caprone che sei.-

- E tu rimani sempre la mia lucciola incazzata e preoccupata.-

Sentì una risata dall'altro capo del telefono.

-È meglio che io vada, c'è un teatro parecchio famoso a cui voglio fare una visita. Ci sentiamo, ciao!-

-Ciao zuccone!-

E Simone chiuse la chiamata. Restai intontita lì per qualche secondo o per qualche minuto poi mi alzai, presi la lettera e la appoggiai sopra alla mensola della sala.

Sapevo che ogni volta che l'avrei vista mi sarei messa a ridere.

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