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- Chapter 27 -

- A year forward -

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- Sei strano... Non sembri nemmeno tu – commentò la ragazza dai capelli castani, inclinando lievemente la testa di lato mentre guardava il ragazzo davanti a lei con una smorfia dipinta sul viso.

Delle ciocche di capelli mossi al naturale le ricaddero sul viso, facendo sorridere teneramente il suo interlocutore.

- Ma... - la donna si rimise in posizione eretta sulla sedia, quasi balzando, rivolgendogli un sorriso divertito – ti amo lo stesso –

- Mi ami lo stesso? – emise un risolino avvicinandosi all'amata – quindi, se mi fossi rasato a zero direttamente, avrei dovuto fare le valigie e andarmene? – chiese prendendole il viso tra le mani e baciandola dolcemente.

- No, dai! Non sono così cattiva! – rise lei – ti avrei solo mandato a dormire sul divano finché non ti fossero ricresciuti, ah. In fondo, la colpa sarebbe stata tua –

- O del barbiere – il ragazzo rise nuovamente, portando la testa della ragazza sul suo petto e stringendola a sé.

Ormai era passato un anno dalla loro decisione di scappare dall'Operatore.

La paura, inizialmente, era persistita per diversi mesi prima che i due riuscissero a trascorrere le notti tranquillamente, prive di incubi.

I due avevano dovuto mentire sulle proprie identità, ma per il resto tutto sembrava essere normale: lei lavorava in uno studio medico come infermiera mentre lui, grazie a delle terapie e all'aiuto di diversi farmaci per i suoi disturbi mentali, era riuscito ad integrarsi nella società e a trovare un impiego come commesso in un supermarket poco distante dal loro appartamento.

I genitori di Avery avevano accolto in casa il ragazzo benevolmente, non sapendo ovviamente del suo passato da assassino.

Ormai il peggio sembrava essere passato e la loro nuova vita sembrava volgere per il meglio.

Avevano in mente mille progetti: volevano viaggiare, conoscere gente nuova, sposarsi, avere dei bambini. Volevano avere una vita normale, come tutti gli altri.

E forse, ce l'avrebbero fatta.

Forse.

Una sera, prima del giorno in cui dovettero ricredersi definitivamente sulla possibilità di cambiamento della qualità della vita di una persona, riapparvero i vari sintomi della Slender Sickness.

Successe inaspettatamente, mentre guardavano le repliche di un programma tv che in realtà non interessava molto e nessuno dei due.

Era solo un passatempo piacevole, un modo per non sentirsi troppo soli. Utilizzavano le voci intrappolate nello schermo solo per compagnia.

In realtà i loro pensieri erano rivolti all'altro.

Ma improvvisamente il televisore andò in statico, facendo voltare immediatamente entrambi.

Con gli occhi carichi di terrore e i cuori che battevano all'impazzata per l'ansia, Toby e Avery si scambiarono uno sguardo terrorizzato. Un suono familiare e fastidioso si fece largo prepotentemente nelle loro orecchie, costringendoli a tapparsi le orecchie.

Toby prese coraggio e si avvicinò all'amata, che nel frattempo aveva iniziato a singhiozzare, e la abbracciò.

- Hey... andrà tutto bene, te lo prometto. E' solo un caso, non è tornato. Lui non è qui – le ripeteva come una filastrocca, accarezzandole la schiena, anche se in cuor suo sapeva che non era così.

Lui li aveva trovati nuovamente e questa volta ci sarebbe stato lo 'scontro finale'.

Dopo pochi secondi, il tutto cessò. La televisione ricominciò a trasmettere il canale che stavano guardando in precedenza e il suono finì.

Li attendeva un'altra notte insonne e in preda agli incubi, ma fortunatamente la cosa non si replicò nelle giornate succesive.

Fino a quando non successe ciò che più temevano.

-o-o-o-o-o-o-o-o-o-

Fu una nottata agitata per la ragazza che si svegliò più volte in preda a nausea e capogiri. Che fosse incinta?

No, non poteva essere. Sarebbe stata una bella scoperta di sicuro, ma non era ancora il momento per mettere su famiglia.

Dopo essere corsa nuovamente in bagno a rimettere, prese degli antidolorifici e tornò a letto nella speranza di riuscire a dormire. Però la sua mente iniziò a giocarle brutti scherzi.

Sognò quella creatura che tanto odiava poiché le aveva portato via quasi tutto; e si risvegliò in un bagno di sudore, ansimando.

- Avery? Tutto okay? – mugugnò Toby semi addormentato, accarezzandole un avambraccio.

- S-si... Era solo un incubo –

La ragazza deglutì forzatamente, cercando di calmarsi e riprendere sonno, ma non ci riuscì.

- Vado a prendere una boccata d'aria – sussurrò stampando un bacio sulla fronte del compagno che sorrise girandosi dalla parte opposta del letto.

La castana infilò una giacca leggera sopra al pigiama e uscì silenziosamente sul balcone della loro abitazione.

Il ballatoio era molto ampio, poiché la casa si trovava al primo piano, e ricordava un piccolo giardino per come era stato allestito.

Avery si sedette sul dondolo e iniziò a cullarsi lentamente guardando il cielo blu scuro ornato di piccoli puntini bianchi.

Era sempre stata affascinata dalla vastità del firmamento, e ogni volta che si perdeva ad osservarlo si rendeva conto di quanto piccola e insignificante potesse risultare una singola vita umana.

A volte si perdeva per ore a contemplare su questi aspetti, anche con il ragazzo che amava.

Tutt'un tratto, udì un lieve ronzio che si avvicinava sempre di più e si rese conto che i sintomi che l'avevano obbligata ad uscire nel cuore della notte stavano aumentando.

Aveva capito che non si trattava di una gravidanza, bensì del suo incubo peggiore.

La figura torreggiante era ben visibile anche da dove si trovata la donna, che iniziò a sudare freddo.

- No, no, no...- sussurrò scuotendo il capo, prima di emettere un urlo che sicuramente avrebbe attirato i vicini di casa.

Sentendo le grida dell'amata, Toby non poté fare altro che sobbalzare nel letto per poi raggiungerla e imprecare.

Il suo corpo tornò ad essere scosso da violenti tic, che di solito riusciva a tenere a bada con i medicinali prescrittigli.

Si ricongiunse con Avery, stringendola tra le sue braccia come per proteggerla, e guardò il volto vuoto del suo ex capo con aria minacciosa.

- Che cosa vuoi? – chiese cercando di rimanere sicuro di sé.

- Te – si limitò a rispondere la creatura – e sai che sono disposto a tutto, Rogers. Se un mio proxy dovesse disubbidirmi, verrebbe ucciso. E questa è la tua situazione.

Ma voglio darti un'altra possibilità. Torna a lavorare per me e potrei chiudere un occhio su tutta questa faccenda – spiegò in seguito, con la sua tipica voce metallica.

- E Avery? – chiese il castano, facendola voltare.

- Non... Non ho mai capito... - intervenne lei.

- Uhm? –

- Non ho mai capito come facesse a parlare, non avendo la bocca – sussurrò quasi vergognandosi per aver proferito quelle parole in quel momento.

- Andiamo. Sta dicendo che vuole ucciderci e la tua preoccupazione è questa? -

- Silenzio.

Per lei, potremmo arrivare ad un compromesso.

La lascierò andare, non le farò del male. Ma dovrò cancellare i ricordi sia a lei che a tutti coloro venuti a conoscenza di te e di noi – spiegò riferendosi agli altri proxy – compreso te -

- NO! Non posso permetterlo! Io la amo e non voglio perderla! Non voglio che si dimentichi di me! –

- Toby... - la ragazza alzò il capo verso di lui, accarezzandogli il torso con le mani – anche io ti amo, ma in questo modo potremmo vivere entrambi... -

- Io non voglio una vita senza di te, Avery. Cosa me ne farei? Tornerei non solo ad uccidere, ma anche a tentare il suicidio. Lo sai questo, vero? –

- Non lo farai. Non ricorderemo l'uno dell'altro, per cui non proveremmo dolore dovuto a ricordi della nostra vita insieme. Io ti amo, con tutta me stessa. Ma... credo che questo sia l'unico modo che abbiamo per sopravvivere entrambi. E credimi, preferirei sapere che sei vivo e non ricordarmi di te piuttosto che vivere una vita senza di te o sapere che tu stia soffrendo per la mia morte e possa farti del male – gli accarezzò una guancia, lasciando che le lacrime scorressero libere sulle proprie.

Il ragazzo appoggiò la fronte su quella della ragazza.

- Okay – sussurrò flebilmente.

- Okay – rispose lei, sorridendo amaramente.

Poi, il nulla.

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