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CAPITOLO 2

Alaska
Percy fissava sconvolto quell'uomo che si era proclamato Caos. Talia, cauta, intervenne. "Un ruolo? Di cosa sta parlando, Lord Caos?"
L'uomo sorrise, e Percy si sentì più tranquillo, rilassato. Anche Talia e Nico sentivano la stessa cosa: una pace profonda, un calore che si diffondeva dal petto in tutto il corpo.
Caos rispose. "Il ruolo di Cavalieri di Caos." Percy lo fissò, nervosamente. "Cavalieri di Caos? Una specie di Cavalieri dello Zodiaco?" Caos sorrise, bonario. "No. I Cavalieri di Caos sono un ordine creato da me. Devo proteggere il cosmo dalle entità che cercano di scambiare l'equità con la tirannia, la giustizia con l'anarchia. L'ordine con il disordine. Essendo il creatore dell'universo, non mi è permesso interferire di persona. Così, ho creato i Cavalieri per proteggere l'universo. Anche se è molto grande, è così fragile. Come un castello di cristallo."
Percy lo fissava, incantato da quei discorsi sulla giustizia. L'idea di diventare un Cavaliere di Caos, di proteggere l'universo, gli sembrava un buon modo per superare quanto avvenuto sulla Terra. Disse. "Ci stiamo."
Nico, però, intervenne. "A una condizione. Non dobbiamo più mettere piede qui, sulla Terra. Prometteteci questo, Lord Caos, e saremo i migliori Cavalieri che avreste potuto desiderare."
Caos li guardò intensamente. "Sfuggire dal proprio passato non è mai una cosa saggia. Tuttavia, se volete questa assicurazione, non ho alcun problema nel promettervelo. Non metterete mai più piede qui." Talia sorrise. "Perfetto, siamo dei vostri, allora."

Base di Miraval, fuori dal cosmo e dal tempo
"Mi scuso per il trasferimento improvviso. Avrei dovuto avvertirvi." Percy si teneva lo stomaco con le mani. "Avreste dovuto avvertirci? Però, che occhio."
Talia e Nico erano troppo impegnati dal non vomitare per rimproverare Percy, che aveva usato un tono estremamente sarcastico.
Caos, però, rise. "Devo ammettere che avete una tempra decisamente forte. Gli altri sei hanno vomitato, dopo che li avevo trasportati qui." "Gli altri sei? Saremo in nove?"
Caos annuì. "Lo vedrete domani, quando comincerete l'addestramento. Il vostro allenatore sarà Lord Miraval. Vi spiegherà anche come comportarvi nei vari pianeti. Ognuno di loro ha delle tradizioni proprie e voi, come degli ambasciatori, dovrete rispettarle." Percy annuì, seriamente. "Quando potremo incontrare Lord Miraval?" Caos sorrise. "Stasera, a cena. Immagino che sia da un po' che non mangiate decentemente." Nico, arrossendo, annuì. "Da una settimana circa, signore."
Caos annuì nuovamente. Li condusse in una stanza, dove vi erano posti nove letti e degli armadi molto grandi. "Riposerete qui. Insieme agli altri sei Cavalieri, ma potete star tranquilli. Troverete la loro compagnia sicuramente piacevole." Talia lo fissò, scettica. "Trovo a malapena la loro piacevole." "Sono sicuro che sarai soddisfatta degli altri membri. Se proprio non riusciste a sopportarli, però, potrò fornirvi un'altra stanza." Percy interruppe Talia dal rispondere. "Sono sicuro che andrà come avete previsto voi, Lord Caos. E sono anche sicuro che, chiunque siano questi sei Cavalieri, saranno delle persone meravigliose. Per aver accettato un ruolo come questo, devono aver a cuore la sorte di persone che non conoscono. Non penso ci sia niente di più onorevole. Una persona del genere non può che piacere." Caos sorrise. "Non avrei mai detto che eri tu quello razionale. Avrei scommesso su Nico."
Caos si avviò verso la porta. Nico lo fermò. "Lord Caos, in che senso avrebbe scommesso su di me? Ci conosceva prima di oggi?" Caos annuì.  "Seguo i vostri progressi da quando siete nati. E, tra i tre, quello più razionale mi sembravi tu." Caos uscì, lasciando i tre semidei a confrontarsi con quella che sarebbe stata la loro vita.

Dopo qualche ora, la porta della stanza si aprì e un uomo apparve alla soglia.
Era molto alto, quasi due metri. Teneva i capelli castani corti, e i suoi occhi azzurri, simili al ghiaccio, scrutavano i tre semidei senza sembrare interessato a loro.
"Salve. Voi siete i tre nuovi Cavalieri. Mancavate solo voi tre. Cominciavo a temere che Lord Caos si fosse confuso."
Percy si alzò dalla sedia. "Salve, Lord Miraval. Mi chiamo Percy. Loro sono Talia e Nico."
L'espressione di Miraval si addolcì impercettibilmente. "È un piacere conoscervi. Se le storie raccontate da Lord Caos circa le vostre imprese sono simili alla realtà, diventerete presto i migliori Cavalieri di Caos mai esistiti."
"Mai esistiti?" Nico fissò confuso l'uomo. "Siete la terza generazione di Cavalieri. Ma racconterò la storia delle prime due in un altro momento. Domani, nella parte teorica dell'allenamento. Seguitemi, adesso. Dopo una settimana di vagabondaggi, dovrete essere affamati." Talia annuì, ringraziando l'uomo, imitata subito dopo dai due cugini.
L'ombra di un sorriso attraversò il volto dell'uomo.
"Andiamo, Cavalieri."

Dopo la cena, consumata in una sala enorme, con delle tavolate lunghe disposte ordinatamente in essa, i tre cugini erano stati ricondotti nella stanza loro assegnata, con la promessa di un incontro imminente con gli altri sei Cavalieri.
Talia, mentre si infilava in un letto, disse. "Wow, mi sento... bene." Nico annuì. "Io sono grato che non torneremo più sulla Terra. Mi basta questo, per essere felice." Percy osservava le stelle, dalla finestra. "Percy?" "Pensavo. Dev'essere bello essere un Cavaliere. Mi sembra di aver trovato un posto per me." Guardò i due cugini, sorridendo. "Una casa per noi." Talia e Nico ricambiarono il sorriso. "Hai ragione, Percy. Abbiamo trovato una casa." Talia allungò una mano, per incontrare quella di Percy, abbandonata sul lenzuolo. Nico disse. "Io una casa l'ho trovata una settimana fa. Non può essere un luogo, no. Eravate voi. Siete voi. Se penso a casa, mi venite in mente voi due." Percy sorrise. "È una delle cose più dolci che tu abbia mai detto, Nico." Nico grugnì. "Non abituatevi troppo."
La mattina successiva, i tre cugini furono svegliati dal chiacchiericcio proveniente dal corridoio.
"Fate silenzio, li sveglieremo facendo così." "Ma cosa parli a fare, tanto non ti ascoltano." "Sono maschi, dopotutto." "Ehy! Anche se sono un maschio ho dei sentiment! Tu, tieni in riga la tua donna." "Al massimo, è lei che tiene in riga lui."
Percy aprì gli occhi, infastidito. "Ero finalmente riuscito ad addormentarmi. Senza sogni." Si girò verso i due cugini. "Io li uccido." Nico rise. "Partiamo male, mi sa."
Percy, all'ennesimo scoppio di urla sussurrate, si alzò dal letto, coprendosi gli occhi per via della luce del sole proveniente dalla finestra, e si diresse verso la porta, spalancandola. "Ci avete già svegliati, grazie tante." Poi, spalancò la bocca vedendo chi li aveva svegliati.
"Che c'è, Perce, ti hanno mangiato la lingua?"


Terra, Manhattan, Upper East Side
Poseidone, spalleggiato da Ade e Zeus, era davanti a un portone.
Ade lo fissava. "Sei sicuro di volerlo fare? Non sei obbligato, infondo." "Chirone ha ragione." Rispose Poseidone. "Sally deve essere informata della scomparsa di Percy." Zeus annuì. "Questo lo sappiamo anche noi, ma... sei sicuro di volerlo fare tu? Potevamo mandare qualcun altro, o far chiamare Chirone." "No. Non posso avvertirla così. Sally merita di guardare in faccia il suo interlocutore." Poi, fattosi coraggio, suonò il campanello Jackson-Stockfis.
"Chi è?" Una voce maschile parlò dal microfono. "Sono il padre di Percy. Sally è in casa?" "Sì. Sali pure. Settimo piano." "Grazie."
Il cancello venne aperto.
I tre dei, una volta entrati nel portone, presero l'ascensore fino al settimo piano.
Lì, un uomo li attendeva alla porta.
"Entrate, prego." Guardò Zeus ed Ade. "Piacere, sono Paul Stockfis." "Zeus ed Ade." Paul li fissò, incuriosito. Poi, si rivolse a Poseidone. "Quando Percy mi aveva detto di essere un semidio, sinceramente, non gli avevo creduto. Però, è davvero in gamba. L'ho visto l'anno scorso, quando ha accettato la possibilità di morire senza esitare. Sally sta arrivando, comunque. Sedetevi, mentre la vado a chiamare."
I tre dei accolsero l'invito, sedendosi sul divano.
Paul sparì nel corridoio.
Pochi minuti dopo, Sally apparve e fissò gelidamente Poseidone.
"Cosa posso fare per voi?"
Poseidone sospirò, guardando negli occhi la donna. "Sally... Percy è scomparso una settimana fa. Non sappiamo cosa gli sia successo, ma..." "Non lo sai? Ne sei sicuro, Poseidone?" Gli dei si fermarono, stupiti. "In che senso, Sally?" "Sei responsabile della sua scomparsa. Avevi ragione, essere tuo figlio è una maledizione! Da quando è nato, Percy ha sofferto perchè era diverso. Ma nonostante tutto, nonostante tutta la sofferenza che ha subito per colpa tua, continuava a volerti rendere fiero di lui. E tu, lo ripaghi preferendo uno appena spuntato, che non conosci nemmeno? Vattene da questa casa e non tornare mai più. Non ti ho cacciato due anni fa perché c'era Percy e, nonostante tutto, pensavo che fossi una brava persona. Non lo sei, perciò vai fuori da qui."
Poseidone si alzò, tremante. Ade e Zeus lo imitarono subito.
Zeus disse. "Abbiamo mandato delle squadre a cercare Percy, Sally." "Anche per Talia e Nico, suppongo. Non illudetevi. Li troverete solo se loro lo vorranno. E dubito che riuscirete a trovarli troppo in fretta. Fuori da casa mia. Subito."
I tre dei si avviarono verso la porta. Poseidone si girò. "Mi dispiace, Sally. Per tutta quella sofferenza che dici di aver attraversato. Non avrei mai voluto farti soffrire." Sally emise un verso di scherno. "Non ho sofferto io, Poseidone. Ma Percy. E non si è mai lamentato." Poseidone incassò il colpo, ed uscì.
Non appena i tre dei furono usciti, Sally si accasciò sul pavimento.
Venne subito raggiunta da Paul. "Percy è in gamba. Non c'è niente che non possa fare. Soprattutto con Nico e Talia al suo fianco. Ti aveva parlato di loro no, in questi ultimi tempi. Lo rivedrai, Sally. Ed offrirai a lui, Nico e Talia un po' di tranquillità. Se la meritano tutti e tre." Sally annuì, stringendosi all'uomo di cui si era innamorata.

I tre dei, sconvolti, si materializzarono al Campo, ordinando a Chirone di mandare un'altra compagnia di semidei.
Chirone, cautamente, disse. "Non mi sembra utile, divini. Abbiamo già inviato numerose squadre, e le Cacciatrici stanno perlustrando tutta l'America." "Mandate un'altra squadra. Soprattutto in California, vicino all'Alaska. Negli ultimi tempi, si sono verificate numerose aggressioni ad aquile. Potrebbero essere i grifoni. Vogliamo saperne di più. Manda un'altra compagnia." Chirone, di fronte agli sguardi disperati dei tre dei, annuì. "Come desiderate. Partiranno subito." Zeus annuì. "Noi saremo sull'Olimpo."
Poco dopo, infatti, assunsero le loro forme divine, trasferendosi nei giardini dell'Olimpo.
"Dovreste davvero smetterla. So che siete stati da Sally Jackson." Poseidone ringhiò. "Stanne fuori, Era. Sono cose che non ti riguardano." "Penso solo che sia inutile. E voi vi stiate disperando per niente. Era solo questione di tempo, lo sapevate. Non sopportavano gli altri tre, se ne sarebbero andati." "Non è stato per quello... Noi, abbiamo detto loro delle cose orribili, e loro se ne sono andati." "Allora non li troverete mai. Se se ne sono andati, non li troverete. Perchè dovrebbero farsi ritrovare? Nonostante la pessima opinione che ho su di loro, so che non si nutrono delle attenzioni altrui. Non importa loro. Questa sparizione non è un tentativo di attirare l'attenzione, ma di liberarsi di voi. Direi che si sono riusciti."
Ade, guardando male Era, disse. "Torno da Persefone. Voleva sapere se fossimo riusciti a parlare con Sally. Sperava sapesse qualcosa. Avvisatemi se Chirone vi dice qualcosa."

La mattina successiva, Zeus e Poseidone erano seduti sotto un pesco, nel giardino vicino alla sala del trono, dove anni prima Percy aveva chiamato la madre, dopo aver salvato Annabeth.
All'improvviso, un messaggio Iride apparve loro.
"Divini. Dovete venire qui. Ho delle pessime notizie."
Temendo per i loro figli, Zeus, Poseidone ed Ade (avvertito da Chirone poco prima) si smaterializzarono al Campo.

Angolo autrice
Alla prossima
By rowhiteblack

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