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Rivelazioni

Guardai mia madre negli occhi, ero confusa e stordita dalla presenza di quegli uomini e del tono con cui mi aveva ordinato di sedermi. Era un tono autoritario, superiore, duro, che non ammetteva repliche.
"Mamma, cosa sta succedendo? Mi stai facendo preoccupare. E chi sono questi due signori?"
"Camilla, sta calma e non preoccuparti. Adesso siediti e ti spiegherò tutto."
Guardai incerta mia madre e i due uomini dietro di lei, dopodiché mi sedetti,  con un sospiro, al grande tavolo del soggiorno. Mia madre si sedette di fronte a me, mentre i due uomini rimasero in piedi, posizionandosi ai lati della sedia. Era tutto così strano. In testa continuavano a frullarmi domande su chi fossero quegli uomini, da dove venissero e perché mia madre li aveva portati in casa nostra. Mentre ero persa nei miei pensieri mia madre si schiarì la voce e incominciò a parlare:
"Camilla, vedi, quello che sto per dirti non sarà facile da accettare, almeno in un primo momento, però lascia che ti spieghi tutto fino alla fine. Va bene?"
"Va bene,mamma, ma cosa c'è di così tremendo da non poter accettare? Mi stai facendo preoccupare." Le dissi continuando a lanciare delle occhiate, ogni tanto, ai due uomini vestiti di nero.
"Tu promettimelo e basta, d'accordo?"
La guardai negli occhi per alcuni secondi, cercando di scorgere qualche emozione, ma nulla. Così mi arresi e le dissi:
"Va bene mamma, te lo prometto."
"Bene." Prese un profondo respiro e chiuse gli occhi, probabilmente per calmarsi e riordinare i pensieri. Dopodiché li riaprì e fissando il suo sguardo nel mio disse:
"Andrò dritta al sodo. So quanto odi i giri di parole inutili. Ebbene tu sai come io e tuo padre ci siamo conosciuti, no?"
Io annui, ricordando che da piccola, la mamma, per farmi addormentare, mi raccontava sempre la storia del suo incontro con papà.
"Bene, la storia che ti raccontavo è vera, però le circostanze non erano proprio, come dire, identiche a quelle della storia."
"Mamma non capisco, cosa vuoi dire? Tu e papà non vi siete conosciuti scontrandovi in una gelateria e rovesciando il tuo gelato sulla sua camicia nuova?" Le chiesi curiosa e sorpresa da quella affermazione.
"Ci siamo scontrati, certo, ma il luogo e le circostanze erano, beh, un po diverse da quelle che ti ho raccontato. Io e lui eravamo delle spie, facevamo parte della CIA e ci siamo scontrati per caso la prima volta, perché io ero in ritardo per la riunione per la missione che dovevo svolgere. Solo dopo scoprii che lui mi avrebbe accompagnato in missione e, come si sa, da cosa nasce cosa, ci innamorammo e dopo tre anni di fidanzamento tra pericoli, missioni suicide e mille peripezie, alla fine riuscimmo a sposarci e dopo un anno ad avere te, mia piccola splendida bambina." Non capivo. Spie? Missioni suicide? Pericoli? La CIA? Ero sconvolta, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.
"Mamma, cosa stai cercando di dirmi?"
"Il fatto è che,piccola mia, tu sei figlia di due agenti della CIA che per sedici anni hanno vissuto in incognito. Quindi, adesso, è il momento di tornare allo scoperto. Questi due signori, sono agenti mandati in missione di recupero, la CIA ha bisogno di noi. Perciò tu frequenterai una scuola di spie."






Spazio autrice
Ciao a tutti gente! Questa è la prima storia che pubblico in vita mia. In più l'ho scritta di getto, senza pensare. Ho pubblicato il primo capitolo pensando "Okay, fallo e basta, senza pensare." Perciò eccomi qui ad aggiornare una storia scritta di botto, senza ripensamenti. Spero che vi piaccia. Ah e dimenticavo, BUON NATALE A TUTTI VOI❤

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