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25

<da dove vuoi che cominci?>

Dopo quella domanda, Jungkook, sospirò prima di sedersi affianco all'uomo che gli aveva appositamente fatto un po' di spazio sulla panchina. Guardò per qualche attimo le sue scarpe bianche aderire perfettamente alla terra battuta, mentre un leggero venticello lo fece rabbrividire.
<sono così evidente?> chiese con un mezzo sorriso.
<un po' - mugugnò il verde con ancora la sigaretta tra le labbra piene e rosee - allora, dimmi, che vuoi sapere?> chiese nuovamente con del leggero fastidio nella voce, sebbene non avesse realmente qualcosa contro di lui, diffidava solamente nel parlare con il ragazzo che sua sorella forse amava, sopratutto perché la gelosia si faceva ancora sentire.
Jungkook percepì perfettamente quel suo stato d'animo e non poté fare altro che sbuffare, neppure lui avrebbe voluto avere qualcosa a che fare con lui, non lo aveva preso in simpatia, sopratutto per quello che lo aveva legato in passato a Minjee, ma era l'unico che gli avrebbe potuto dare le risposte alle domande che gli frullavano in testa.
Così, dopo qualche attimo in cui cercò di placare quella seccatura che lo stava importunando, proseguì nel parlare.
<mi ha raccontato alcune cose, so di voi due - disse, facendo comparire una smorfia irritata sul volto di Namjoon che non aveva ben accolto quella sua intromissione nel passato, chi era lui per intromettersi in cose di quel calibro? - ma so anche che mi ha tenuto nascoste alcune questioni importanti> concluse infine, mentre il suo sguardo si fece più cupo.
<e non ti sei chiesto il perché?> domandò ovvio il verde, riducendo la sigaretta tra le sue dita al minimo, dopodiché la spense sulla panchina buttandola nel portaceneri sopra al cestino distante qualche centimetro da loro.
<si, molte volte, ma sono preoccupato...dimostra fin troppo spesso di essere forte, ma, in realtà, è più fragile di quanto non sembri> raccontò Jungkook vedendo l'uomo affianco a sé annuire consapevole.
<mh, Minjee è davvero un bel mistero, difficilmente capisci cosa passa per quella mente contorta e, con altrettanta fatica, percepisci quando sta male e quando sta bene, è brava a mentire, l'ha fatto per talmente tanto tempo che ormai è una sciocchezza per lei> espose Namjoon, mordicchiandosi il labbro inferiore con nervosismo, non amava parlare del passato, su questo punto di vista assomigliava molto a Minjee.
Lui aveva sempre fatto molta fatica a capirla, era sempre stata così chiusa e nascosta da quella barriera di sarcasmo che, poche volte, aveva percepito le sue vere emozioni, tranne durante il suo periodo buio, quello era stato tremendamente doloroso e Minjee non era riuscita a nasconderlo del tutto.
Jungkook non disse nulla, era vero, la ragazza era complicata, ma sapeva riconoscere la bugia sulle sue labbra, aveva imparato questa sua arte con Yoongi, che era sempre stato un racconta balle con i fiocchi che, pur di non far preoccupare gli altri, inventava questioni su questioni.

<sai, mi sorprende il fatto che ti abbia raccontato del suo passato, ha sempre odiato farlo, con i suoi vecchi "amici" ha sempre evitato questo discorso come la peste> raccontò Namjoon, ricordando come all'epoca, quando i suoi compari del liceo gli avessero chiesto di raccontare qualcosa sulla sua infanzia, lei, li avesse liquidati con un "non sono fatti vostri".
<ha cercato di evitarlo anche con me> ammise Jungkook, rimembrando quanto fosse stato complicato anche solo sapere quanti fratelli e sorelle avesse. Sorrise, avevano fatto passi da gigante.
<già, immagino, ma sembra che tu abbia avuto la meglio...a quanto pare hai sciolto e conquistato il suo cuore di ghiaccio> lo squadrò da capo a piedi, osservando il suo viso che, a quelle parole, divenne rosso quanto un pomodoro, per poi passare ai tratti forti e decisi di quest'ultimo che lasciavano intravedere, dietro gli occhiali rotondi, della dolcezza, poi c'erano gli occhi grandi da cerbiatto, scuri e profondi come un pozzo al chiaro di luna, il corpo era forte e slanciato, ma sopratutto affascinante, il carattere invece gli era parso piuttosto pacifico, tranquillo e a tratti deciso, non di sicuro come ricordava piacesse a Minjee. Namjoon, infatti, rimembrava come la sorella avesse sempre amato i cattivi ragazzi, ma, a quanto pareva, Jungkook era l'esatto opposto. Aveva notato in quei giorni, in cui li aveva spiati da lontano, quanta dolcezza e premura le riservasse, calibrata, naturalmente, da una buona quantità di divertimento che sembrava non mancare mai ogni qualvolta fossero assieme.
C'era sempre un qualcosa di magico quando erano insieme, un qualcosa che era sempre mancato nella sua vecchia relazione con Minjee.

"Non mi ha mai amato così tanto"

<Namjoon?> lo richiamò più e più volte il corvino facendolo risvegliare dai suoi attenti e malinconici pensieri, scosse la testa come a volersi riprendere, risposando poi la sua attenzione sul più giovane.
<scusami, comunque, all'incirca, cosa ti ha raccontato lei?> domandò poi goffamente cercando di tornare in sé e di non dare troppo peso al dolore che stava percuotendo il suo povero cuore.
Jungkook gli raccontò a grandi linee cosa la minore gli aveva concesso di sapere, l'espressione di Namjoon non mutò nel corso del racconto, rimase impassibile, mentre la sua mente fu scossa dai ricordi.
A fine racconto un amaro sorriso sorse sulle sue labbra.
<come al solito tralascia fin troppi particolari, - borbottò tra sé scuotendo il capo come rassegnato, difficilmente sarebbe cambiata, dopodiché lo rialzò in direzione del corvino - comunque, mi sembra che una parte della storia tu la conosca. Sai che i suoi genitori non l'hanno amata più di tanto, oserei dire mai. Suo padre, una volta separati, fuggì con una giovane vent'enne non facendosi più ne vedere né sentire, scaricò Minjee sulle spalle della sua ex moglie che, in fondo, non avrebbe mai voluto prendersi carico di quella piccola bimba di sette anni. Ma questo tu lo sai - Namjoon elencò cose che Jungkook all'incirca già sapeva ed in fatti si scambiarono uno sguardo consapevole - sai anche che, non appena nacquero Wendy e Daehwi, entrambi fummo messi da parte, sopratutto lei, allo sbando più totale affrontammo la nostra adolescenza e ci innamorammo - il corvino notò quanto quell'ultima parola parve, alle sue orecchie, fastidiosa e disturbante, era inevitabile per lui non rimanere neutrale ed impassibile - sai abbastanza, anzi fin troppe cose, è vero, ci sono episodi caratteristici che ti sei perso, ma sono solo vecchie storie tra il divertente ed il drammatico, il reale problema è che non capisco dove tu voglia andare a parare> ammise infine il verde, ammettendo con preoccupazione che non avesse capito quali particolari in più, il giovane davanti a lui, volesse sapere.
Aveva una mezza idea nella sua testa, ma sperò vivamente non fosse quella, perché, in tal caso, non sapeva come avrebbe potuto reagire.
Odiava parlare di quell'argomento, odiava ricordarlo o semplicemente sentirne la minima presenza nella sua mente.
Osservò gli atteggiamenti del più giovane farsi più insicuri e titubanti, mentre un brutto presentimento crebbe in lui.

Jungkook tentennò a quell'osservazione, aveva paura di fare il passo più lungo della gamba per poi cadere in un limbo senza precedenti, aveva paura di chiedere perché ricordava benissimo come si era fatta cupa e inquieta Minjee quando gliene aveva solo accennato.
Aveva paura che il suo subconscio l'avrebbe guardata in modo differente...
No, non avrebbe mai potuto, Minjee sarebbe rimasta sempre la stessa ai suoi occhi, forse con qualche ferita e livido di più, ma pur sempre la stessa ragazza che aveva conquistato il suo cuore con il suo atteggiamento da dura che tralasciava sempre della dolcezza e della fragilità, che lui, con il tempo, avrebbe solo accolto e custodito.
Non era lì per giudicarla, voleva solo trovare un modo per conoscerla meglio, affrontare i suoi stati d'animo con più consapevolezza, ma sopratutto voleva solamente farle da spalla ogni qualvolta ne avesse sentito la necessità.
Voleva mostrarle cosa significava essere amati, ma prima di tutto doveva permetterglielo facendosi un po' scoprire e capire.
Immerse nuovamente lo sguardo, che qualche attimo prima si era abbassato di poco, in quello di Namjoon, guardandolo poi con decisione e sicurezza.
<mi ha detto che ha toccato il fondo innumerevoli volte e che senza di te, probabilmente, i suoi problemi l'avrebbero uccisa - il cuore del verde sussultò nel suo petto causandogli un dolore atroce - c-che significa?> tutta la sicurezza di poco prima, si perse in un battito di ciglia nel porre quella domanda tanto sofferta.
Namjoon rimase per qualche secondo a fissare il vuoto con occhi spenti e sgranati, le labbra tirate in una sottile linea orizzontale e le mani strette in due pugni lungo i fianchi.

"Come pensavo"

Pensò tremando nel ricordare di quel periodo in cui aveva afferrato con tutte le sue forze Minjee cercando di non farla cadere nel più oscuro degli oblii.
Sbatté più e più volte le palpebre, mentre, ben presto, il viso si contorse in un'espressione di atroce dolore. Le mani andarono frettolosamente nelle tasche del suo camice bianco alla ricerca del pacchetto di sigarette che, appena fu trovato, fu tirato fuori con forza e una, delle molti lì presenti, fu afferrata ed accesa con le dita tremanti e il cuore pesante.
Con gesti veloci, bruschi e disconnessi si portò la sigaretta tra le labbra carnose, fino a poco prima torturate dai denti bianchi, ed inspirò con forza quella sua unica fonte di sfogo e relax per i nervi.
Jungkook, che lo aveva osservato in tutte le sue fasi, si allarmò molto, non voleva nemmeno immaginare cosa avrebbe sentito da lì a qualche attimo.
Si susseguirono diversi lassi di tempo che sebbene durarono poco, fecero salire tensione ed ansia tra i due uomini che non sapevano come agire.
Dopo l'ennesimo tiro, Namjoon, capendo di essersi calmato quanto bastava provò a rispondere alla domanda che aveva temuto fin dal principio, arginandola inizialmente.
<l'adolescenza di Minjee è stato il periodo che l'ha fatta più soffrire e che ha portato più cambiamenti nella sua triste vita. Con Wendy e Daehwi che crescevano sempre più, i nostri genitori vollero iniziare a costruire una nuova famiglia che però non avrebbe incluso ne me né tantomeno Minjee. Ci misero dei paletti ben precisi da non superare, potevamo fare tutto quello che volevamo al di fuori del mettere in cattiva luce il nome della famiglia e disturbare o influenzare la crescita dei più piccoli con cattivi insegnamenti. In poche parole, non volevano che noi interagissimo con Wendy e Daehwi. Con me, però, furono molto più clementi, mio padre ebbe più riguardo nei miei confronti e volle comunque che seguissi gli sviluppi della sua azienda e che partecipassi alle cene di lavoro che organizzavano a casa nostra, mentre Minjee se ne stava chiusa in camera sua, tutta sola, per intere serate - raccontò Namjoon rimembrando quei tempi ormai lontani, mentre in Jungkook incredulità e disgusto crebbero sempre di più nel suo animo, come potevano due persona arrivare a tanto con i propri figli? - per i primi tempi Minjee sembrò accettare il tutto, ma, ben presto, si stufò di quella sua emarginazione, non capendone realmente il significato, dopo aver sperato che qualcosa cambiasse, che sua madre per almeno una volta nella vita iniziasse a prendersi cura di lei, ricevendo però solo porte in faccia, cambiò. Cambiò drasticamente iniziando ad essere arrabbiata con tutto e tutti, iniziò a comportarsi ed atteggiarsi nel modo in cui credo tu l'abbia conosciuta la prima volta, ovvero come se se ne fregasse di tutto e tutti e come se nulla la toccasse, velando le sue emozioni con una spessa maschera di pungente sarcasmo - in effetti Jungkook ricordava come le prime volte Minjee fosse sembrata molto seccata da tutto e tutti, come fosse sembrasse indifferente e annoiata da ciò che la circondava. Forse, ora, ne aveva compreso il motivo - Scaricò tutto l'odio accumulato negli anni verso sua madre, su quest'ultima, nei modi in cui l'avrebbero fatta più arrabbiare. Ovvero, semplicemente, trasgredì gli ordini. Quando c'erano le cene di lavoro a casa nostra, circa a metà serata usciva dalla sua camera e sfilava davanti agli ospiti, che neanche sapevano della sua esistenza, tranquillamente si serviva in un piatto le pietanze in tavola e dopo aver sbadigliato ampiamente ed aver fatto "accidentalmente" cadere un bicchiere di cristallo per terra se ne andava, non prima, naturalmente, di aver lanciato un occhiolino all'ospite maschio di turno. A quel tempo aveva i capelli tinti di un verde evidenziatore molto brillante, ti lascio solo immaginare le espressioni sconcertate di quei vecchi bigotti - Namjoon sorrise leggermente, quelle scenette erano sempre state piuttosto epiche, sopratutto perché Minjee svolgeva il tutto, lasciandosi a volte scappare qualche rutto, come se nulla fosse, come se sua madre non fosse lì, presente, e volesse incenerirla con lo sguardo. Anche Jungkook sorrise, immaginò che fosse proprio da Minjee agire così e che, sicuramente, l'avrebbe fatto anche in quel momento senza alcuna vergogna - Oppure, ad esempio, fumava canne nella cabina armadio di sua madre odorando i suoi vestiti di quel terribile odore che difficilmente scompariva dopo qualche giorno. A volte invece li strappava, in momenti di grande furore, e bucava le scarpe marca Gucci. Era davvero terribile a quei tempi. Più le ordinavi di non immischiarsi e più lei faceva il contrario, più cercavi di allontanarla dalla famiglia e più lei cercava di starle vicino in modo tale da rendere terribile la loro vita, ma mai quanto lo era stata la sua, non penso ci sarebbe mai riuscita> disse, infine, Namjoon, con dell'amaro in bocca, nonostante la ragazza avesse vissuto nella più totale mancanza d'affetto, nella vergogna di non essere voluta e nell'odio che subiva ogni volta, mai sarebbe riuscita a far provare a qualcun altro quel suo dolore.
Dopotutto anche lei era umana.
<e sua madre allora? Cosa faceva quando lei trasgrediva?> domandò timoroso il corvino, che non faceva altro che immaginare la giovane sedicenne, con dei luminosi capelli fluorescenti e il viso annoiato, a tratti triste, mentre si divertiva a ricambiare ciò che le avevano sempre servito, ovvero dolore e disprezzo.
<semplice, le tirava qualche schiaffo, ma di sicuro ciò non placò la sua ira, la alimentò soltanto - spiegò il verde facendo crescere un nodo nella gola del più giovane che abbassò semplicemente il capo, mentre il desiderio di vedere la ragazza crebbe nel suo cuore - mi ricordo che una volta, Minjee, aveva alzato troppo il gomito in un locale nel centro di Ilsan e la voce si era sparsa abbastanza velocemente, tanto che era arrivata a sua madre, la quale, infuriata, mi mandò a prenderla. Quando tornammo a casa l'aspettò in salotto dove oltre ad averle gridato dietro per oltre mezz'ora le gonfiò la faccia a suon di schiaffi. Morale della storia, quella stessa sera, con la poca lucidità che le era rimasta in corpo, Minjee, scaricò la sua sbornia nella borsa di Chanel di sua madre> sospirò Namjoon scuotendo la testa, in qualunque caso, sua sorella riusciva ad avere la sua rivincita, seppur piccola ed insignificante.

Jungkook si passò le mani tra i capelli neri, che scosse leggermente.
Non poteva credere che le fosse accaduto tutto quello, ed anche se non era di sicuro poco, era certo che mancasse un pezzo della storia, il punto focale, la vera risposta alla sua domanda.
Sistemò goffamente gli occhiali tondi sul suo naso, prima di rivolgere uno sguardo preoccupato al chirurgo, che percepì perfettamente il messaggio.
<immagino tu abbia compreso che la reale risposta alla tua domanda stia per arrivare> sussurrò con tono grave l'uomo, ottenendo un debole segno con il capo da parte dell'interessato, che notò quel suo improvviso stato d'animo che si fece, man mano più cupo, incerto e triste.
<bene, passarono quattro anni in questo modo, non successe molto se non che il suo astio verso Daehwi crebbe sempre di più a causa del fatto che continuava a fare la spia ogni volta che la vedeva fumare qualcosa che non assomigliasse ad una sigaretta. Non è mai scorso buon sangue tra di loro, sopratutto perchè sua madre aveva cresciuto Daehwi con l'idea che lui valesse più di ogni altra persona, sopratutto di Minjee. Ma questi sono dettagli - mugugnò Namjoon, iniziando a muovere freneticamente la gamba, quasi fosse stato un tic. Questo particolare fece intuire a Jungkook che si stavano addentrando nella parte più oscura del passato della minore che, nel mentre, si trovava in compagnia del dolce Taehyung - Con sua madre che continuava a ripeterglielo, Minjee, crebbe con la consapevolezza di essere lei quella sbagliata, di essere lei l'errore che nessuno mai avrebbe voluto ed accettato, e si sa quanto un adolescente possa essere fragile nell'identificazione del proprio valore e autostima. Sebbene dimostrasse che stesse bene e che potesse gestire perfettamente i suoi sentimenti, ogni volta frantumati dalla figura materna, lentamente, la sua persona, iniziò a sgretolarsi e a consumarsi e, con il passare del tempo, la situazione peggiorò solamente> Namjoon fece una pausa cercando di mandare giù il groppo che lo stava opprimendo e che stava modificando sempre più la sua voce rendendola spezzata a volte, tremante in altre.
Jungkook lo guardò con occhi incerti e dispiaciuti, aveva ben compreso a cosa si fosse riferito con l'ultima affermazione.
<v-vuoi dire che...> balbettò il giovane non riuscendo a completare la frase sulla punta della sua lingua.
<si, Jungkook, Minjee cadde in una terribile depressione - spiegò Namjoon al suo posto, facendo incombere sul corvino un grande peso. Ogni volta che sentiva quella parola, i suoi ricordi lo riportavano a quando era un liceale e a quando un ragazzo, poco più grande di lui, cercò di buttarsi dal tetto della loro scuola, un mese dopo la morte dei suoi genitori. Si diceva fosse caduto in depressione e che l'unico cosa che gli avrebbe potuto dare sollievo sarebbe stata la morte. Rabbrividì a quel ricordo, preoccupandosi ulteriormente per Minjee, quella povera ragazza che, nel momento più delicato della sua vita, era stata lasciata sola ad affrontare un qualcosa più grande di lei, che l'aveva spinta al limite del sopportabile - era diventata fragilissima, sia di testa che di fisico, ricordo fosse dimagrita di molto. Prendeva farmaci su farmaci, cercò di curarsi meglio che poté, ma vedendo che non davano risultati iniziò ad abusare di marijuana, che a volte le alleviava il dolore, altre invece l'alimentava e basta> Jungkook vide con quanta difficoltà, Namjoon, stesse cercando di raccontare ciò che aveva vissuto Minjee e di come l'aveva vista sgretolarsi davanti a sé.
Un pensiero però passò nella mente del corvino, un pensiero che non andava proprio ad elogiare l'uomo di fianco a sé, più che altro ad accusarlo.
<e tu dov'eri? Perché le hai permesso di arrivare fino a quel punto?> sibilò a denti stretti, non riuscendo a togliersi dalla mente l'immagine della ragazza in condizioni pietose, pronta a compiere pazzie a causa di un vuoto che colmava il suo petto causandole solo dolore e dannazione.
Vide il volto di Namjoon contrarsi in una smorfia sofferente e dispiaciuta, gli occhi farsi sempre più lucidi, mentre le mani andarono a cercare, nuovamente, un'altra sigaretta nel pacchetto della sua tasca destra.
Era vero lui glielo aveva permesso in parte.
<credi davvero che fosse stata mia intenzione?! I-Io non ho mai capito se stesse bene o male, aveva sempre quell'espressione neutrale che non lasciava trasparire nulla, mi diceva sempre di non preoccuparmi e-e io cos'altro avrei potuto fare?! Ero anch'io un giovane stolto - cercò di difendersi lui, ammettendo di non essere mai riuscito a comprenderla appieno e di essere stato piuttosto cieco - sai, lei non versò mai una lacrima, nemmeno un lamento o un verso di dolore, nemmeno quando la trovai in procinto di... - non riuscì concludere la frase, non c'è la fece, preferì continuare con altre parole - l'unica mia consolazione è che sono riuscito a prenderla in tempo, sono riuscito a strapparla dalla sua malata volontà. Se fossi arrivato qualche secondo più tardi, sicuramente, mi sarebbe scivolata dalle dita> concluse infine, rendendosi conto, solo in quel momento, di aver allungato una mano in avanti quasi a voler riprodurre un vecchio movimento, quasi a voler ricordare cosa fosse successo.

Le dita sferzarono dolcemente l'aria, mentre i polpastrelli quasi percepirono nuovamente la stoffa di quella sottile maglietta nera, la stretta forte e salda che voleva tenerla ancora legata alla vita.
Ricordò di quella sera e di come per poco, entrambi, non caddero nel vuoto.

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Ecco qui un nuovo capitolo!
Volevo assolutamente aggiungere questo pezzo, che ritengo molto importante per questa storia, in quanto una buona parte della gente che sta leggendo questa storia, come me, è nella fase più delicata della sua vita, l'adolescenza. Credo che sia importante parlare non solo dei primi amori e di tutte le cose belle che portano i quindici e i sedici anni, che molto spesso riscontriamo in moltissimi libri, ma anche di temi come depressione, isolamento e bassa autostima che spesso ci fanno crollare come castelli di sabbia (non escludendo comunque le altre fasce di età). Noi ragazzi siamo così fragili ed in preda alle emozioni che spesso finiamo per fare cavolate su cavolate, arrivando a volte ad agire senza prima aver ragionato a fondo, ma lasciandoci cullare da un mare di sentimenti che rischia di inghiottirci.
Non crediate che io voglia fare la morale a qualcuno, volevo solo portare un po' della realtà che vivo, subisco e vedo nelle mie storie, volevo solo farvi notare che sebbene siano storie inventate c'è molto di ciò attorno a noi, sopratutto nelle persone che crediamo stiano bene e siano felici.

Quindi volevo solo variare un pochino e spero abbiate apprezzato e che il tutto non vi sia sembrato troppo pesante.
Nel caso contrario non disperatevi, per il momento le scene tristi e tortuose sono finite, per il momento...
Dal prossimo capitolo ci sarà un po' più di allegria, grinta e dolcezza (ormai lo sapete che nelle mie storie non manca mai ahahahah, sono una tenerona).
Detto ciò se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e se volete anche un commento, ne sarei davvero felice, sopratutto per sapere una vostra opinione a riguardo.
Alla prossima
nanaa02

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