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12

<Oddio! Sto per vomitare!>

Esclamò Minjee appoggiando una mano sullo stomaco, l'altra sul bordo di una ringhiera che delimitava una colorata aiuola. Il suo viso si era fatto molto pallido mentre la testa le girava come una trottola.
Stava per abbellire la piazzetta verde quando la sua ragione riuscì a trattenere i conati.
Jungkook, che si trovava al suo fianco, appoggiò la schiena alla ringhiera mentre il suo palmo destro andò a coprire l'intero volto che era tra il divertito e lo stordito.
<forse ho esagerato> ammise il corvino ricordando di come, una volta saliti sull'attrazione delle tazzine, aveva iniziato a far roteare la loro postazione azzurrina sempre più velocemente. All'inizio per scherzo poi per competizione, visto che Minjee lo aveva stuzzicato dicendogli che non sarebbe mai riuscito a farla andare più veloce di quella di un gruppo di adolescenti poco più lontani di loro.
<tu dici?> domandò lei ironica tirandosi ritta e ciondolando un po' sui suoi piedi.
<è stata colpa tua! Non mi dovevi instigare> si lamentò Jungkook come un bambino offeso come se gli avessero addossato colpe non sue.
<non fare lo scarica barile - borbottò lei infilando l'indice destro nel fianco del giovane uomo che si contorse buffamente facendola ridacchiare - ma guarda te, a quanto pare potresti essere più efficace del cancro nell'uccidermi> sbuffò Minjee infine facendo alzare gli occhi al cielo al corvino.
<come sei melodrammatica> la burlò lui massaggiandosi il fianco dolorante.

Si aspettò una risposta sprezzante che però non arrivò, curioso e sorpreso si voltò a guardare la bionda trovandola intenta ad osservare una piccola famigliola.
La madre, bassa e snella con lunghi capelli neri, teneva per mano una bambina che non avrà avuto più di otto anni, mentre il padre, più alto della donna con indosso un paio di occhiali tondi, teneva sulle spalle un bambino di cinque anni che continuava a tamburellargli il capo con le goffe e cicciotto manine che si ritrovava.
Una scena a dir poco meravigliosa e dolce, pensò Jungkook con un tenero sorriso sulle labbra.
Anche Minjee ebbe lo stesso pensiero, solo che, al contrario del corvino, ciò le causò una dolorosa stretta al petto mentre dell'amaro le si fece spazio nella bocca, facendo contrarre le sottili labbra in una morsa sofferente.
Gli occhi iniziarono a pizzicare mentre in gola le si formò un nodo soffocante.
Quella scena l'aveva già vista all'interno della sua famiglia, l'unica pecca era che lei non ne aveva fatto parte.
Tutto intorno a lei scomparve per qualche attimo, mentre un'invidia spaventosa, aumentata dal dolore dei ricordi, iniziò a logorarla e divorarla.
Jungkook vide il volto di lei mutare da dolore a rabbia, una rabbia furiosa ed incontenibile.
Molteplici domande si accumularono ed ammassarono nella sua testa, ma decise di ammutolirle.
<Minjee va tutto bene?> le chiese lui con tono preoccupato vedendola riscuotersi dopo aver sbattuto più e più volte le palpebre.
La ragazza guardò per terra per qualche attimo passandosi una mano tra i capelli biondi tinti, dopodiché rialzò lo sguardo sul corvino come se nulla fosse successo, cosa che, da una parte, rattristì Jungkook.
<si, non ti preoccupare> sussurrò lei facendolo sospirare rumorosamente.
Si guardarono intensamente a lungo finché lui non scrollò le spalle ed appoggiò una mano sulla testa di lei scuotendole ed aggrovigliandole i capelli, causando così delle lamentele che lo fecero ridacchiare.
<andiamo a mangiare qualcosa piccola cozza maleducata, si è fatto tardi> affermò lui causando prima in lei una smorfia, a causa del nomignolo che le aveva assegnato dopo che, sulle montagne russe, si era appiccicata al suo braccio urlando a perdifiato, maledicendolo poi ogni volta a fine giro, dopodiché annuì in accordo.

~~~~~

Dopo aver cenato in uno dei fast food all'interno del grande parco divertimenti i due si diressero su un'attrazione panoramica che faceva l'intero giro del parco nella più totale calma e tranquillità.
Entrambi avevano silenziosamente pensato alla ruota panoramica come ultima attrazione, ma alla fine, chi per imbarazzo, chi per paura di un rifiuto, erano rimasti in silenzio optando per quell'innocuo giro su un aeroplanino arancione con una faccia che doveva passare per simpatica, ma che, in realtà, risultò piuttosto inquietante a tutti e due.
Infatti non persero l'occasione per scherzarci sopra una volta rimasti soli su quella piccola scatola meccanica aperta sulle loro teste e ai loro lati.
Tra di loro lasciarono una discreta distanza sedendo agli estremi dei cuscini con la scusa del stare vicino al bordo per osservare il ciò che stava intorno a loro.

L'inizio fu molto silenzioso, Jungkook osservava il panorama impacciato e con un leggero rossore sulle goti, mentre Minjee fingeva di giocare con le sue mani per lanciare poi, ogni tanto, un'occhiata al ragazzo.
Il suo sguardo continuava a cadere sul petto di lui ricoperto solo da una leggera maglietta bianca.
Quel pomeriggio, grazie alla calda giornata che si era venuta a creare, erano saliti anche su qualche attrazione d'acqua ed inutile dire che, sebbene i cartelli dicevano che si sarebbero bagnati poco, se non qualche schizzo, i due erano saliti asciutti ed erano scesi completamente fradici.
Minjee, naturalmente, aveva imprecato per almeno cinque minuti, mentre Jungkook aveva riso ininterrottamente nel vederla strizzare i calzini, scuotendo poi i suoi capelli come un cane fa con la sua pelliccia appena uscito dal mare.
Terribilmente adorabile.
Ma non fu quello ad attirare l'attenzione della ragazza, ma, bensì, la maglietta bianca del giovane uomo che si era stretta intorno al petto imponente di lui rivelando dettagli scottanti, come pettorali ben definiti e tartaruga accennata molto sexy, che avevano lasciato di stucco e con la gola secca la bionda.

"Mio Dio, smettila di pensarci!"

Si rimproverò lei cercando di distogliere lo sguardo da quel punto che la faceva avvampare ogni volta come una sedicenne con gli ormoni a mille.
Si diede uno schiaffo mentalmente non appena lo vide voltarsi verso di lei, come se avesse sentito il suo sguardo bruciargli sulla pelle.
Per tentare un'approccio e non fargli pensare male, Minjee tentò un argomento di cui già era sempre stata molto curiosa.
<come ti sei fatto la cicatrice?> chiese lei dopo essersi schiarita la gola indicando lo zigomo.
Quella domanda sembrò sorprenderlo, nessuno gliela aveva mai posta, sopratutto perché nessuno faceva mai caso a lui, come persona, se non qualche sua collega vogliosa di avventure notturne non interessata a conoscerlo in modo sincero.
Quindi si, fu preso molto alla sprovvista.
<dici questa? - domandò retorico tracciando il piccolo taglio ormai rimarginato con la punta del medio destro, tastandone con il polpastrello ogni singola sfaccettatura - me la sono fatta quando avevo cinque anni, stavo giocando con Yoongi ad uno strano gioco che aveva inventato lui, su un muretto, al un parco del quartiere, quando lui mi ha spinto giù da esso non sapendo che c'era incastonato un vetro in una fessura. Ci ho sfregato contro lo zigomo ed eccola qua> raccontò lui mentre un piccolo sospiro divertito uscì fuori dalle sue labbra al ricordo.
<ah, lo sapevo che quello lì era cattivo dentro> ammise Minjee facendo ridere di cuore Jungkook che scosse la testa esasperato.
<sembra, ma in realtà è un tenerone - sorrise il corvino - quando ha visto che mi ero fatto male si è preoccupato tantissimo ed è stato lui medicarmi la ferita> disse Jungkook facendole inarcare un sopracciglio.
<così nel caso tu avessi voluto raccontare la verità ti avrebbe potuto uccidere seppellendoti dietro ad un albero in quel parchetto pieno di pedofili ed anziani. Astuto il bambino> affermò lei facendo aumentare le risate dell'altro.
<certo che hai davvero molta fantasia, comunque, - riprese schiarendosi la gola - anche se non sembra, è molto sensibile e fragile - "come te d'altronde" avrebbe voluto aggiungere, ma alla fine tenne questo pensiero per sé - quando eravamo piccoli avevamo una gatta, Minnie, a cui Yoongi si era legato particolarmente, dove c'era uno c'era sempre anche l'altra.
L'anno prima della sua morte, tre anni fa, fece una cucciolata, tre gattini, uno lo presi io, Momo, uno andò ai miei genitori e il terzo sarebbe dovuto essere di Yoongi, ma appena Minnie morì non lo volle più, pianse per giorni come un bambino> raccontò Jungkook allungando il braccio sinistro sullo schienale girando di poco il busto verso Minjee.
<mi dispiace> disse con sincero dispiacere lei vedendolo fare spallucce sussurrando un "fa niente".

Per qualche attimo calò un leggero silenzio che fece pensare entrambi, ormai a nessuno dei due interessava più quel giro panoramico.
Sapevano benissimo che quella era stata solo una scusa per passare un po' di tempo da soli, fuori da tutto quell'ammasso di gente che li aveva circondati per tutto il giorno.
Entrambi erano consapevoli che qualcosa stava cambiando, ma cercavano in tutti i modi di non darci peso.
<alla fine si parla sempre di me - dopo un po' di tempo Jungkook prese parola, voltandosi interamente verso Minjee diminuendo di poco la distanza che si trovava tra di loro - perché non mi parli un po' di te?> propose lui vedendola sorridere con una dolcezza e delicatezza che gli fece battere il cuore sempre più velocemente.
Ormai quelle reazioni così forti erano all'ordine del giorno.
<e che cosa vorresti sapere?> gli chiese lei sbattendo più e più volte le palpebre portandosi innocentemente una ciocca bionda dietro l'orecchio destro vedendolo seguire ogni suo movimento con occhi profondi e famelici.
<boh, non lo so...hai fratelli o sorelle?> domandò lui optando per la prima domanda che gli passò per la mente.
Notò il volto di lei contrarsi in fastidio e ribrezzo, in una smorfia divertita ed amara.
<deang! Domanda sbagliata> disse tra i denti lei cercando di reprimere i sentimenti che stavano nascendo in lei, non voleva trattare nuovamente male Jungkook.
Perciò sperò che lui cambiasse richiesta o persino discorso, ma ormai aveva ben capito com'era fatto il ragazzo ed infatti, come immaginato, insistette con una ragione genuina nel suo cuore che però creava parecchi disturbi e disagi a Minjee.
<ammettiamolo, con te tutte le domande sono sbagliate> le rispose lui con un tono che nascondeva della delusione che fece male alla bionda, che, però, rimase inflessibile e di ferro come al solito.
<se lo sai, perché le poni allora?> domandò lei ovvia corrucciando le sopracciglia, cercando in lui una risposta valida, una a cui finalmente nella sua vita potesse dare il giusto peso, una che non lasciava alcun dubbio.
Jungkook abbassò per qualche attimo lo sguardo, strinse le mani sulle sue ginocchia con forza cercando di infondersi quel poco di coraggio che gli era sempre mancato per dire quello che realmente pensava.
Per lui era solito perdere occasioni, ma, almeno quella volta, non se la sarebbe lasciata scappare.
<perché non farle sarebbe come lasciarti nel mare che ti sta inghiottendo - disse lui rialzando lo sguardo su di lei facendole pesare ogni parola che corrispondeva alla realtà che l'aveva logorata per anni - non voglio che tu affoghi> concluse con una sincerità e delicatezza che fecero stringere il petto di Minjee che iniziò a sentirsi in difetto e in una dolorosa situazione di apnea.

Già, trattenne il fiato sentendo l'acqua alla gola crescere ad ogni minuto di più.
L'ossigeno iniziava a mancare già da tempo, ma la ricerca di un salvagente, di un'ancora di salvezza, sembrava sempre un'impresa ardua, sia perché cercava continuamente di allontanare chiunque tentasse di avvicinarsi, sia perché, in fondo, non aveva ancora trovato una ragione per cui salvarsi.
Come può continuare ad andare avanti una persona in questo stato?
Minjee dovette ammettere che nei suoi ventitré anni di vita aveva solo arrancato, strisciato per terra in cerca di un'affetto che le era sempre stato negato, in cerca di un qualcosa che l'avrebbe fatta sentire a casa.
Ma, allo stesso tempo, quando si presentava l'occasione ne aveva così paura che la cacciava spaventata poiché quando non si conosce una cosa il nostro primo impatto è sempre dettato da curiosità, entusiasmo, ma sopratutto paura.

"E se questa cosa mi facesse male?"

Lei non sapeva cosa sarebbe significato fare quel passo con Jungkook, passo che con Hoseok e Lisa non era mai riuscita a fare.
Fidarsi.
Fidarsi nel raccontare qualcosa di sé che aveva condizionato l'intera sua esistenza, che le aveva fatto così male da lasciarle una grande cicatrice in tutto il suo animo.
Sembra stupido, ma, per Minjee, quelle piccole ed insignificanti domande erano ostacoli enormi da scavalcare.
Non aveva mai raccontato nulla di sé e la trovava una cosa alquanto complicata e dolorosa.
Ma tentare non ha mai fatto male a nessuno, no?
Puoi cadere e sbucciarti le ginocchia, ma almeno ci hai provato.

"Almeno potrò dire di averci tentato. Tanto, ormai, non ho più nulla da perdere, il cancro avrà fatto il suo corso prima che io mi sia potuta pentire"

<ho tre fratelli, o per meglio dire, fratellastri> disse spezzando il silenzio che si era venuto a creare.
Dopo un lungo e profondo respiro si voltò interamente verso Jungkook, dando la schiena al bordo e al panorama, diminuendo sempre di più la distanza tra di loro.
Piegò la gamba destra sullo spazio libero tra sé e il corvino, toccando involontariamente il ginocchio di lui, anch'esso posizionato nello stesso modo.
I loro sguardi si incontrarono, quello di Minjee si fece tagliente come una lama mentre incrociò le braccia al petto, quello di Jungkook, invece, si addolcì.
<quando avevo sette anni, i miei genitori si separarono e, dopo neanche un mese, io e mia madre andammo a vivere dal nuovo compagno di lei che aveva già un figlio, Namjoon. Nove mesi dopo nacque Wendy e tre anni dopo Daehwi> raccontò con fastidio la bionda, ricordando quanto il più piccolo fosse irritante come sua madre.
Dalla ripugnanza con cui gli aveva comunicato quelle cose, Jungkook, intuì che non dovesse essere in buoni rapporti con loro, ma, nonostante tutto, fu lieto del piccolo passettino che lei aveva appena compiuto.
Avere genitori separati non è facile, il corvino, in passato, aveva avuto diversi amici in quella condizione, ma era certo che nel caso di Minjee ci fosse dell'altro.
Solo quello non poteva giustificare la ripugnanza con cui parlava della sua famiglia, oppure la fredda corazza che si era costruita intorno a sé.
C'era dell'altro, ne era certo.
<loro non sanno nulla della malattia?> chiese in un sussurro il giovane uomo vedendola scuotere il capo debolmente.
<no, con Namjoon non mi sento più da anni, con Daehwi ci avrò parlato all'incirca cinque volte in tutta la mia vita, mentre con Wendy non ne ho ancora avuto l'occasione - al nome della sorella Minjee si intristì, particolare che il suo vicino notò - se la conoscessi sono sicura che ti piacerebbe molto, è sensazionale> ammise infine la bionda con un lieve e malinconico sorriso a dipingerle le labbra.

Jungkook sorrise dolcemente a sua volta, stava per aprire bocca quando sentì il suo telefono, immerso nella tasca esterna del suo zainetto nero, iniziare a suonare, segno che era in arrivo una chiamata.
Dopo una fugace occhiata con Minjee, il corvino si sbilanciò in avanti per prendere l'oggettino suonante nel suo zaino posto nell'incavo davanti al sedile su cui era seduta la ragazza.
Spostò metà del suo peso sulla mano sinistra che andò ad appoggiarsi appena oltre la magra gamba della bionda che, al sentire di quella vicinanza, iniziò a trattenere il fiato.
Sporse il suo busto in direzione dell'incavo sovrastando per qualche attimo il corpo di Minjee che si fece sempre più irrequieta ed ansiosa, cercando di infossarsi nel suo sedile.
La tensione, caratterizzata dalla suoneria del telefono, il cuore incontrollato di Jungkook ed il corpo teso di Minjee, era fin troppo palpabile.
La mano sinistra di lui andò a stringere, a pochi centimetri dal viso della ragazza, lo schienale dei posti a sedere mentre la destra afferrò il suo zainetto.
Stava per arretrare quando l'intera vettura, su cui stavano viaggiando, fu agitata da un forte scossone che fece perdere l'equilibrio a Jungkook che finì addosso a Minjee, la quale sentì di star per morire.
Il fine olfatto della ragazza fu invaso dal virile ed accattivante profumo dell'uomo che si trovava ancorato sopra di lei con la testa infossata nei suoi morbidi capelli biondi e il petto forte contro il suo viso paonazzo.
Quando Jungkook abbassò il suo volto su quello di Minjee, sentì il suo cuore quasi uscirgli dal petto mentre un forte calore si propagò in tutto il suo corpo, le sue goti si accesero di un forte rosso ciliegia per quella stretta vicinanza e per la morbidezza del corpo della giovane.

Rimasero lì, immobili, in quella bolla di sapone creata dai loro sguardi incastonati l'uno nell'altro.
I loro cuori galoppavano impazziti, le mani si fecero sempre più sudate, la testa non riusciva più ad elaborare pensieri sensati, i loro corpi erano accesi da una emozione già conosciuta che sapevano non avrebbe portato nulla di buono.
Entrambi deglutirono rumorosamente, la situazione iniziava a degenerare.
Stavano per agire quando, nuovamente, la suoneria del telefono di Jungkook li interruppe bruscamente facendoli allontanare di scatto.
Il corvino bofonchiò delle scuse mentre cercava impacciato il suo telefono.
Minjee, invece, si raddrizzò sul suo sedile guardando con occhi imbarazzati tutto al di fuori di Jungkook, maledicendosi per quel suo comportamento.

"Idiota, ma che combini?!"

~~~~~

Dopo un interminabile viaggio di ritorno, i due, arrivarono al loro piano evitando accuratamente l'ascensore per una ragione a loro sconosciuta.
Si guardarono impacciati per qualche attimo, prima di dirigersi nelle rispettive direzioni opposte.
Entrambi infilarono le chiavi nella toppa aprendo le porte di casa.
Fecero un passo pensando, a malincuore, che quella giornata sarebbe finita così, ma si sbagliavano.
Le parole fluirono fuori dalla bocca di Minjee come un fiume in piena impossibile da arginare.
<grazie per tutto...per la giornata, per avermi sopportato ed a-aiutato> balbettò lei continuando a guardare fisso nel suo appartamento avvolto nell'oscurità della sera, mentre la sua mano stringeva convulsamente la maniglia dorata della porta in legno.
Jungkook che, al contrario, si era voltato, si sorprese per quelle parole così sincere quanto imbarazzate.
Sorrise semplicemente vedendo le punte delle sue orecchie divenire rosse, splendendo tra quel groviglio di capelli biondi.
<dovere di un buon compagno di viaggio> rispose lui facendo scaturire in lei una piccola risata.
Minjee voltò leggermente la testa verso di lui augurandogli una buona notte prima di scomparire nel suo buio e silenzioso appartamento.

Jungkook si ritrovò solo sul pianerottolo, scrollò la tensione dal suo corpo, lasciò andare un lungo respiro e sorrise.
<buona notte Minjee>

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Ciao a tutti!
Spero che anche questo capitolo vi sia piaciuto e non vi abbia annoiato.
Sono nuovamente in ritardo sulla tabella di marcia e niente, in estate divento piuttosto pigra🌚.
Finalmente è comparso anche Nam!!
Sappiate che avrà un ruolo davvero intrigante in questa storia, molto sbrilluccicoso, cit. Katherine_Kookie , ahahah lo sai che ti lovvo🙈❤️
Spero davvero che la storia vi stia piacendo e che ogni sua sfaccettatura risulti ai vostri occhi coerente e sensata, a volte mi lascio prendere dal mio lato poetico quindi potrei, in un certo senso, sbandare nel corso della strada.
Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e se volete anche un commento, sono sempre ben accetti😉
Alla prossima
nanaa02

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