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Sposami, dannazione!

Ogni nazione temeva Ivan.
Probabilmente perché appariva come un enorme peluche tenero e innocuo, ma aveva un lato sadico che lo tramutava nel mostro per eccellenza.
Non si lasciava mettere i piedi in testa da nessuno, girava qua e là con un enorme tubo arruginito in mano e continuava a ripetere: "Prima o poi diventerete tutti una cosa sola con il sottoscritto. KOLKOLKOLKOLKOL!~"
Tuttavia, anche lui aveva un punto debole: Bielorussia, la sua adorata sorellina.
Anche quel giorno, l'ossessiva bionda aveva intezione di chiedergli la mano.
Si presentò ad una delle ennesime assemblee mondiali e si servì di un'ascia per sfondare l'entrata.

"IVAN, DOVE TI SEI CACCIATO?! MI AVEVI PROMESSO CHE SAREMMO DIVENTATI UNA COSA SOLA!~"

"M-MA QUANDO?!"

Il russo cominciò a fuggire via, terrorizzato. A rendere il tutto più comico era il fatto che in quella stanza c'erano proprio tutti: Inghilterra, Francia, America, Prussia, Austria, Ungheria, Germania, Italia, Giappone... e chi più ne ha, più ne metta!

"What the hell?"

Commentò l'inglese, confuso, sorseggiando elegantemente una tazza di thé in mezzo a quella confusione appena creatasi.

"E se ti inseguissi anche io in quel modo, Igirisu?~"

"WHAT THE FUCK?! N-NON PENSARCI NEMMENO, YOU DAMNED FROG FACE!"

"I'M THE HERO!~"

Tanto per rendere il tutto più caotico, l'americano schizzò via dal suo sedile e si appolipò ad Arthur esibendo la sua solita ed adorabile espressione allegra.

"...W-What are you fucking doing, man?"

"Tasukemasu..."

"I'M AWEZOM--! AHI--!"

"STA' ZITTO, DEFICIENTE!"

"M-MA PERCHÉ L'HAI FATTO?!"

Mugolò il povero albino, massaggiandosi il punto dolente che l'ungherese aveva appena colpito con la padella.

"Perché ti detesto."

"Ah. Adesso mi è tutto più chiaro."

(È sicuramente pazza di me. Anzi, no. Lei ama quello schifoso pianosessuale austriaco).

"Forse era meglio se me ne rimanevo a casa a suonare Chopin. Non apprezzo tutta questa confusione."

"PASTAAAAAA!~"

"ITARIA! ALMENO TU, FA' SILENZO!"

"M-Ma Doitsu...!"

Veneziano, sentendosi rimproverare da Ludwig, tirò fuori un tenero labbruccio e una voce piagnucolosa.

"Aaaah, ho capito."

Roteò gli occhi.
Niente da fare: il tedesco non riusciva affatto a prendersela con lui.
Si sollevò in piedi, minaccioso, pronto a sbattere una mano sul tavolino e a gridare come un ossesso per riportare ordine... ma non prima di essersi chinato per stampare un bacio sulla guancia dell'italiano, rosso come un pomodoro maturo sulle guance.
Inutile dire che quel gesto lasciò Feli spiazzato e confuso.

"V-Ve...?"

"Entschuldigung. V-Vuol dire scusa.
Comunque...
ORDINE, VËRWÜNSCHT!"

La sua voce squillante e potente servì a far mettere tutti a tacere per un istante, finché Antonio decise di aprir bocca.

"Madre de dios... c'era bisogno di urlare en quel modo?"

"Il tedesco dimmerda ha detto di tacere, bastardo."

"Aiai, Romano, non ti permetto de hablarme en este camino!"

"Altrimenti cosa fai, pomodorello?"

"HO DETTO ORDINE, MALEDIZIONE!
SIAMO NAZIONI, COME PRETENDIAMO DI FAR FUNZIONARE I NOSTRI SISTEMI GOVERNATIVI SE NON RIUSCIAMO NEMMENO A SVOLGERE UN'ASSEMBLEA IN ASSOLUTO SILENZIO?!
...
Oh.
Dove eravamo rimasti?"

[E niente, spero che questa minchiata partorita dalla mia mente sia di vostro gradimento, lol.
Commentate e lasciate una stellina se vi va, gradisco molto ricevere pareri altrui!
Alla prossima.~]

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