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I'll be a dreamer 'till the day I died.

Era scesa dalle scale  in punta di piedi sperando di fare il minimo rumore possibile e ora era seduta sul prato ben coltivato della casa, a gelarsi il sedere e a guardare il cielo mentre fumava.

Erano le due di notte e, probabilmente, tutti stavano dormendo e lei aveva avuto la brillante idea di uscire fuori a fumarsi una bella sigaretta, per osservare le stelle e sentire l'aria fresca di fine ottobre cospargerle la pelle di brividi.

Si strinse nella felpa nera, ignorando il freddo e aspirando un'altra volta dalla sigaretta, soffiando il fumo verso l'alto.

Talia Grace aveva diciassette anni, un paio di occhi blu che tradivano i sorrisi che, ancora, si ostinava a far passare per veri e i capelli neri lunghi fino le spalle.

Aveva il nome della mamma che era dovuta morire, lasciandola sola con un padre che non c'era mai, tatuato sulla spalla sinistra e la scritta "Stay Strong" sul polso destro.

Aveva i CD dei Queen e dei Nirvana e i bracciali neri ai polsi.

Aveva i jeans strappati e gli anfibi rovinati che non aveva intenzione di cambiare e aveva un peercing all' ombelico fatto per fare un dispetto al padre.

Aveva le sigarette e l'eyeliner troppo spesso, aveva un passato che non le piaceva e un futuro che stava provando a salvare.

E quella ragazza, aveva le galassie negli occhi e un universo nella mente.

Soffiò il fumo verso l'alto un'ultima  volta prima di buttare la sigaretta con ancora tre tiri da godere  lontana da sé.

Alzò il capo osservando le stelle che, bellissime, illuminavano il cielo quella notte.

I been looking at the stars tonight. And I think oh, how I miss that bright sun.

E poi aveva paura.

Aveva paura perché era caduta tante di quelle volte che, il pensiero di farlo di nuovo, la terrorizzava.

Aveva paura perché non aveva voglia di vivere, ma aveva una voglia tremenda di farlo.

E lei sognava, sognava e aveva giurato che lo avrebbe fatto fino al momento della sua morte.

Sognava perché era quello che la mamma le aveva detto di fare, e sognava perché era giusto cosí.

I'll be a dreamer 'till the day I died.

Sussultò quando sentì qualcuno sedersi accanto a lei e si voltò nel tentativo di distinguere i lineamenti del volto e capire chi fosse, rilassando si quando capí fosse Annabeth.

-Che ci fai qui? -

Talia sorrise e raccolse le gambe al petto. Non smise di guardare su neanche per un secondo mentre rispondeva ad Annabeth -Potrei farti la stessa domanda, non credi?-

La bionda alzò un sopracciglio e si voltò verso Talia.
Non rispose, si limitò a fissarle il profilo lentigginoso e poi poggiò la testa sulla spalla della mora.

-Senti Talia, se hai bisogno di parlare... io ci sono. Okay?
Ci sono davvero. Se hai bisogno di sfogarti o di qualunque altra cosa, va bene? -

La ragazza annuì è si lasciò cadere a terra, facendo cadere anche Annabeth che imprecò mentre sbatteva la testa sul prato.

Risero entrambe per quelle che parvero ore e, quando smisero restarono nel silenzio piú totale.

-Ah sí bionda- Talia interruppe la quiete che si era creata e aggiunse subito dopo -Ti rendi conto che sbavi dietro a Percy, no? -

Annabeth avvampò sbarrando gli occhi - TALIA! - urlò, forse un po' troppo forte, coprendosi il volto con le mani.

-E poi, anche tu sembri sbavare dietro Luke. -

Talia si voltò di scatto, dando un pugno alla spalla di Annebeth, alzandosi e iniziando a solleticare la pancia dell'amica.

-Ma smettila- disse, mentre continuava a fare il solletico ad Annabeth che, dimenandosi, chiedeva pietà.

E si conoscevano da poco tempo, Talia e Annabeth.
Si conoscevano da poco tempo eppure riuscivano già a leggersi dentro.

Si conoscevano da poco tempo e avevano già incredibilmente legato e Talia si chiese come sarebbe stata la sua vita se Annabeth fosse entrata a farne parte prima.

-Vuoi essere la mia persona?-

Annabeth si mise a sedere raccogliendo le gambe al petto e corrugando la fronte. - Che vuol dire?-

La mora sorrise, guardandola negli occhi.
-Non hai mai visto Grey's Anatomy? -

La bionda scosse la testa in senso di rinnego e Talia sorrise un' altra volta.

-Essere la persona di qualcuno non vuol dire essere anime gemelle.
Si parla di una persona che arriva e ti sconvolge, e ti fa respirare, e ti cambia la vita. Si parla di qualcuno che é la tua forza e che ti fa un pó paura. È una persona con qui litighi. È una persona che non se ne fregherà mai  una beata minchia se in passato é stata  allontanata o maltrattata da te e che, alla fine, tornerà sempre al tuo fianco.
È una persona che ti legge dentro, ti capisce. Perché é la tua persona e, se salvi lei, salvi te stessa.-

Le ragazze rimasero in silenzio.
Forse erano le tre, o magari le quattro eppure, a loro non importava nulla.
Non si preoccuparono di scoprire che ore fossero, forse neanche le importava.

Poi, la bionda si voltò e sorridendo a Talia mormorò - Sei la mia persona-

La colazione quella mattina era piú movimentata del solito.

Sally correva da una parte all'altra della cucina, informando dolci, entusiasta dell'imminente ritorno di suo marito Paul e la piccola Estelle di cui le avevano parlato tanto.

Quando suonarono al campanello, Sally si affrettò ad urlare - Ragazzi non aprite! Potrebbe essere un criminale-

I ragazzi si guardarono straniti e Percy aggiunse -Hai ragione mamma, deve andare ad aprire qualcuno che potrebbe stendere quel criminale con un solo pugno-

Piper annuì concordate, intrecciando le dita di Jason sul tavolo.

-Hai ragione Percy. Annabeth, vai tu.-

La sala da pranzo si riempì di risate e Percy fissò Piper indignato, mostrandole il dito medio mentre la ragazza gli mandava un bacio strafottente da lontano.

Annabeth rise buttando la testa all'indietro. - Ti ha spento eh? -

Il ragazzo non fece in tempo a rispondere che il campanello trillò un'altra volta e Sally corse ad aprire.

Tornò pochi minuti dopo, questa volta accompagnata da un uomo che, senza dubbio, doveva essere Paul e una bambina di circa quattro anni.

Percy si alzò di colpo dal tavolo e allungò le braccia verso la sorellina
-Estelle!-

Fu abbastanza divertente vedere la bambina che, ignorando il fratello, gridava un - Annabeth! -  saltando subito dopo al collo della ragazza.

Talia rise di gusto osservando l'espressione del ragazzo che puntò gli occhi verdi in quelli grigi di Annabeth.

-Ti sto odiando.-

Luke Castellan aveva diciotto anni, capelli biondi, occhi azzurri, corpo tonico e una cicatrice che incuriosiva sempre tutti.

Aveva un sorriso furbo e malandrino.

Aveva la foto della mamma, May, nel primo cassetto del comodino e, ogni tanto, si soffermata ad accarezzarle la guancia con il pollice.

Luke Castellan era il classico ragazzo da copertina che faceva cadere ai suoi piedi un sacco di ragazze che lui, usava solo per una scopata.

Era in quella casa da ben nove anni.
Aveva conosciuto Percy che, tenendo con la mano destra la mano della mamma Sally, gli aveva offerto le sue caramelle blu che aveva nella mano sinistra.

Erano diventati migliori amici da subito e, l'anno successivo, era arrivata Annabeth.
Luke Castellan era forte e no, non si parla di forza fisica.

Luke Castellan era le sigarette che, esattamente come Talia, si portava un pó troppo spesso alle labbra e il ragazzo aspirò un'altra volta dalla sua Marlboro mentre osservava il cielo luminoso.

Si alzò e si voltò per rientrare nella casa.
Fece la rampa di scale e, mentre camminava nel corridoio, qualcuno
gli saltò sulla schiena facendolo barcollare e il ragazzo sorrise, ascoltando la risata di Annabeth.

-Ciao scricciolo-

Annabeth si sistemò meglio sulla sua schiena e gli diede uno scappellotto sulla nuca, facendo borbottare Luke.

-Quando smetterai di essere così manesca? -

La bionda tornò a posare i piedi per terra e si posizionò davanti a lui, incrociando le braccia sotto il seno e alzando un sopracciglio.

-Quando smetterai di chiamarmi "scricciolo", io prenderò in considerazione l'idea di smettere di essere manesca-

Annabeth era la sua migliore amica da tanti anni, troppi a dire il vero.

Erano cresciuti insieme, si erano dati forza a vicenda.
Luke era diventato la spalla su cui piangere per Annabeth.
E, di conseguenza, Annabeth era diventata l'unica persona che il ragazzo avesse voglia di vedere quando era giú e " l'unica ragazza della casa che non mi porterei mai a letto".

-Dove andavi, comunque?- le chiese il ragazzo, passandosi una mano tra i capelli.

-Genio, abbiamo lezione-

E quello, per Luke, fu abbastanza per farlo sbuffare sonoramente.

Sally aveva già spiegato a Talia che, due volte a settimana, sarebbe venuto  un tutor per due ore.

Non si sarebbe aspettata però, che le lezioni si sarebbero svolte in una stanza della casa, fornita di banchi, cattedra e lavagna.

Era evidente che le uniche persone che stessero davvero ascoltando la lezione fossero Annabeth e Jason.

La tutor che si era presentata come "La signorina Smith" era una donna di mezz'età. Aveva i capelli lunghi e lisci, un paio di occhiali quadrati sul naso e un completo elegante blu.

Si era presentata a Talia con un sorriso gentile e la ragazza si chiese se, per la prima volta in vita sua, avesse finalmente incontrato una professoressa decente.

Fece una domanda e la  mano di Annabeth scattò in aria. La professoressa le diede il permesso di parlare solo quando non vide altre mani tese.

La donna sorrise quando Annabeth finí di parlare e, ovviamente, aveva detto tutto correttamente.

-Allora Talia, come stai? -

La ragazza alzò gli occhi dal libro e li puntò in quelli castani della professoressa.

Sorrise e - bene- rispose.

Sarebbe stato evidente anche a un palo che non era così.
Di certo, le occhiaie profonde non passavano inosservate.

Ed lo sapeva anche lei stessa, che non stava bene. Che non era felice.
La donna si avvicinò al suo orecchio in modo che solo Talia potesse sentirla.

-So cosa vuol dire essere te perché lo sono stata anch'io. E ti posso dire soltanto di tenere duro.-
Si allontanò dall'orecchio della ragazza prima che questa potesse risponderle e si voltò verso il resto dei ragazzi.

-Io ho scelto questo luogo perché voi siete ragazzi veri, e se un giorno qualcuno si prenderà gioco di voi, voi sorridete e basta.
Voi per me siete vip, ragazzi.
Gli altri potranno anche dirvi di valere zero, ma per me siete vip. -

Finita la lezione, Talia, Annabeth e Piper erano stese sui propri letti, a fissare il vuoto.

Mancava poco per la cena e, quella di quel giorno, era stata una giornata così movimentata che erano tutte esauste.

-Oddio - esclamó Annabeth quando le casse del telefono di Piper sparano a tutto volume Who Says di Selena Gomez.

- You made me insecure, told me I wasn't good enough.
But who are you to judge
when you're a diamond in the rough - inizió a cantare Annabeth mentre si alzava dal letto e allungava le braccia verso le amiche che la guardavano perplesse.

-I'm sure you got some things,
you'd like to change about yourself.
But when it comes to me,
I wouldn't want to be anybody else- continuò la bionda, prendendo una bottiglietta d'acqua e portandosela alla bocca come se fosse un microfono.

Talia scoppiò a ridere nello stesso istante in cui Annabeth la prendeva per i polsi, facendola alzare dal letto.

-I'm not a beauty queen, I'm just beautiful me! - urlò Piper, salendo sul letto e buttando la testa all'indietro, lasciando che i capelli lunghi potessero sfiorarle il sedere.

Talia si alzò, prendendo una spazzola e portandola alla bocca e - You've got every right,
To have a beautiful life. Come on! - continuò, ridendo l'istante dopo

-Who says, who says you're not perfect. Who says you're not worth it,
who says you're the only one that's hurting- Cantarono insieme, muovendo i fianchi e le braccia, sovrastando la voce di Selena Gomez con le risate forti.

Talia rise ancora più forte quando Piper rotoló giú dal letto, sbattendo il sedere a terra e imprecando.

Si alzò con un colpo di reni e andò verso le amiche continuando a ridere.

E risero, risero così tanto che presero a fargli male gli stomaci.

-Who says you're not beautiful?-
terminarono il ritornello assieme

Ed era questo che voleva dire essere irreversibilmente felici?

E forse, quelle tre ragazze, erano un po' rotte.
E forse, quelle tre ragazze, ci stavano lavorando su.
Forse qualcuno stava già cercando in tutti i modi di aiutarle.
Forse, quelle tre ragazze, erano molto più simili di quanto pensassero e sì , quelle tre ragazze si sarebbero ricomposte i pezzi a vicenda.

Spazio autrice:

Ma ciaoo

Avrei voluto aggiornare molto piú tempo fa ma, tra scuola, mamma in ospedale e una gara importante di danza alle porte, non ho mai trovato il tempo per scrivere qualcosa di decente.
In questo capitolo si scopre un po' di piú di Talia e Luke e, anche questo, é un capitolo di passaggio hahaha.
Quello che ha detto la professoressa Smith, nella realtà, é quello che mi ha detto la mia professoressa di inglese.
Che io amo.
Per quanto riguarda la canzone che cantano le ragazze, é "Who Says" di Selena Gomez, nonché una delle mie canzoni preferite.
In questi capitoli non c'é granché hahaha ma non posso di certo far accoppiare i ragazzi già nel terzo capitolo.
Vi chiedo solo di avere pazienza e vi ringrazio mille per i voti a i capitoli precedenti.
Ci vediamo al prossimo capitolo!

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