Specchio delle Brame
Questa è la prima fanfiction che ho scritto, ormai quasi un anno fa (da molto dormiva fra le note del mio cellulare...). Rileggendola ora, mi fa quasi tenerezza vedere come sia cambiato il mio modo di scrivere.
Ci sono comunque troppo affezionata per eliminarla, perciò eccola qua.
Le note originali sono alla fine del capitolo :)
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Non avrebbe saputo spiegare come fosse finito in quella situazione, eppure, eccolo lì: seduto in cerchio con Ron, Hermione e... beh, niente di meno che Pansy Parkinson e Draco Malfoy. La cosa incredibile, se non proprio impossibile, è che si stava pure divertendo. Tutto era successo in fretta, in modo inverosimile. Semplicemente, la Serpe li aveva avvicinati e gli aveva proposto un gioco. Conscia della probabile risposta dei suoi amici sconsiderati, Hermione aveva provato a fermarli con un'occhiataccia critica, cosa risultata quanto vana quanto già aveva previsto... Così si era ritrovato nella Stanza Delle Necessità, Harry, le gambe incrociate, i gomiti puntellati sulle ginocchia e la testa racchiusa fra le mani abbronzate. Lo Specchio delle Brame era finito lì quasi per caso. Tutto era iniziato con una rivisitazione del gioco della bottiglia firmata Parkinson: chi viene scelto dalla bottiglia, dovrà baciare il prossimo sorteggiato; l'alternativa è bere un sorso del Rum contenuto nella bottiglia stessa. Inutile dire che, sedici giri dopo, erano tutti e quattro alquanto brilli. La bottiglia era ora vuota e giaceva inerme in un angolo, dimenticata. Poi Ron aveva avuto l'illuminazione: perché non divertirsi un pò con lo Specchio Delle Brame? La proposta era stata accolta con fischi e risatine brille. Harry si prese un momento per osservare i propri compagni: Ron aveva il naso rosso e dondolava da destra a sinistra con aria gioiosa e soddisfatta; come un bambino che, dopo aver fatto un pò di bizze, viene accontentato dalla mamma. Hermione fissava lo specchio con occhi sgranati e luccicanti, le guance rese rosse dall'alcol; un sorrisino incredulo le increspò le labbra fini. Pansy osservava il vuoto davanti a sé con aria maliziosa, quasi avesse in mente una qualche prepotenza e non vedesse l'ora di praticarla. Harry valutò che sarebbe stato meglio tenere alta la guardia...
E poi, c'era Draco. Anche lui, come Hermione, guardava il vetro. Gli occhi azzurri, chiari come il ghiaccio, erano socchiusi, le labbra leggermente aperte. Poi, all'improvviso, rise beatamente: una risata non sguaiata, nemmeno timida, casomai leggiadra, quasi aristocratica (quasi, era pur sempre brillo). E poi... ecco che Pansy Carlino Parkinson svelò il suo losco pensiero; il sorriso malizioso prepotentemente stanziato sulle labbra, lo sguardo coronato da un luccichio malandrino -Idea!- gridò, così bruscamente che Ron smise di dondolare, Hermione sobbalzò e Draco bloccò la propria risata. Harry salltellò sul posto e la testa gli sfuggì dalle mani, sbattendo contro un ginocchio. Draco scoppiò in una risata, 'sta volta brusca ed esagerata: le serpi rimangono pur sempre serpi... Pansy soppesò le parole, lasciando muti pochi secondi di suspense. Poi, improvvisamente, puntò la bacchetta verso lo specchio e strillò parole che Harry, confuso dal Rum (un ottimo Rum, ammettiamolo), decifrò come un qualche incantesimo. -ECCO! Ora le brame più segrete di ognuno di noi... saranno visibili a tutti gli altri!- sfoderò ancora quel suo tipico sorrisetto smorfioso -Chi parte?- Hermione, in un impeto di coraggio, si posizionò davanti allo specchio. Pansy, basita, la indicò e scoppiò a ridere cafonamente -Wow! La nostra coniglietta- e mimò con le dita sulla bocca due incisivi sproporzionati -È intraprendente stasera!- Hermione rispose con un sopracciglio alzato, lo sguardo deciso. Si sedette davanti al vetro, gli altri posizionati ai lati. Harry osservò il riflesso dell'amica mutare... ed eccola lì, sembrava più grande, almeno trentenne, circondata da uno stuolo di persone dall'aria molto importante. Stava parlando, (Harry non perse tempo ad ascoltare cosa dicesse, immaginandosi già una moina su l'importanza di aiutare gli elfi domestici) e sembrava molto fiera delle sue parole -come sempre, d'altronde. Poi si stoppò, forse aveva terminato di parlare, e la folla iniziò ad applaudire animatamente. Una piccola elfa domestica, agghindata con gioielli e abiti eccessivi, le chiese persino l'autografo, confermando le supposizioni di Harry. L'immagine svanì e il vetro riprodusse i torbidi riflessi dei ragazzi (Ron spiccava particolarmente, col suo naso rosso). Tutti tacquero un istante, poi -Bah... Nati Babbani... beati loro e chi capisce le loro idee scellerate!- intervenne Draco, serio in principio e terminando ridendo senza controllo, brillo.
Hermione fu seguita da Pansy, che mostrò, fiera di sé, come lo specchio mostrasse l'immagine di Pansy stessa. Ma osservando meglio, era possibile notare che la ragazza si desiderava non solo più bella (gli occhi più grandi e brillanti, le labbra piene e un fisico più snello) ma anche più matura, forse qualche anno più grande. Harry osservò la scena con sguardo perplesso: beh, se quella era la sua più potente brama...
Pansy passò il turno a Ron, che, col naso rosso e lo sguardo tanto incerto quanto tonto, si posizionò frontalmente al proprio riflesso. Presto le immagini cambiarono, e Ron parve più grande, caposcuola, capitano della squadra di quidditch... i suoi sogni erano rimasti gli infantili ricordi che Harry serbava da quella volta in cui l'amico glieli aveva raccontati, al primo anno.
Draco e Pansy risero in modo derisorio, Hermione si intenerì, Harry sorrise nostalgico. Il caro vecchio Ron...
Il Prescelto si fece piccolo piccolo, cercando di non farsi notare, consapevole del suo futuro turno...
-Fifa, Potter?- domandò allora la serpe, un sorriso reso sghembo dall'alcol. Il moretto divenne tutto rosso e, con un broncio montato in viso, si alzò e prese posto al centro della stanza. L'immagine sfumò, variando velocemente... Lo specchio restituì un Harry... identico ad Harry. Il grifondoro si fece rosso come mai prima, in imbarazzo. Sì, esattamente: lui desiderava rimanere così come era. Mai si sarebbe fatto condizionare dalla fama, dalla ricchezza, dal passato... Harry sarebbe voluto sempre essere Harry, nessun altro. Ancora imbarazzato, il ragazzo tornò a sedersi, lo sguardo basso. Le sue scarpe logore erano così interessanti...
Draco proruppe nell'ennesima risata, battendo pure una mano sul suo ginocchio, per enfatizzare la scena.
-Sei così fottutamente ingenuo... Tanto da credere che sia impossibile!- e si batté ancora le mani sulle ginocchia.
-Beh... Vai te, allora, no? Se sei tanto sicuro di te stesso.-
Malfoy si alzò lentamente, i passi ponderati, e, col solito sorriso sbarazzino, si sistemò davanti allo specchio, munito di estrema sicurezza.
Senza esitazione, apparve la visione di Draco, seduto su una panca di legno, in un parco. Era dietro ad un tavolo, con altre persone viste di spalle. Forse, perché neanche Draco sapeva bene con chi avrebbe voluto essere. Lo specchio rimandava l'immagine di un Malfoy solare, un sorriso sincero, che Harry raramente gli aveva visto addosso. Rideva e chiacchierava, gesticolava animatamente. Era felice, come mai prima.
Draco voleva questo, allora, più di ogni altra cosa al mondo.
Il biondo mantenne l'aria orgogliosa per pura ostinazione, un velo di tristezza era però visibile sotto di essa. Si levò dalla postazione davanti allo specchio, e uscì dalla porta. L'immagine idilliaca nel vetro svanì con lui.
Harry non esitò un istante: si alzò fulmineo e lo seguì. Lo vide appoggiato ad un muro, nel corridoio appena fuori dalla stanza. Non piangeva, non rideva, non faceva niente, se non fissare la parete in pietra davanti a sé con inespressività.
Harry gli si parò davanti -Non eri costretto a mostrarcelo-
-Pensi per caso- cominciò l'altro -Che io sia tanto sciocco e debole? Sono io. Sono i miei desideri. Ciò che mi compone.-
Harry lo fissò qualche momento, e capì: Draco voleva essere, in un futuro più o meno prossimo, vicino a degli amici. Pochi, ma veri amici. E il fatto che nessuno dei ragazzi nella visione fosse una persona conosciuta, lo portò a dedurre che la serpe non sentisse di avere intorno a sé nessun amico sincero.
Il gesto che seguì, venne spontaneo, ad Harry: tese il braccio, la mano aperta, e sfidò Draco con un sorriso sbarazzino e naturale.
Il biondo esitò un istante, poi ricambiò il sorriso e strinse forte la presa sulla mano del moro.
Il grifondoro rise, inclinando la testa all'indietro -Che ne dici, cosa direbbe tuo padre se lo venisse a sapere?-
NOTE DELL'AUTRICE
Ciao ragazze (e ragazzi?), sono Laura e questa è la mia prima fanfiction :) E sì, ho deciso di dedicarla al magnifico mondo di Harry Potter. Come avrete capito, adoro Draco Malfoy ^3^
Se lasciaste un commento mi fareste un grande favore, le critiche sono ben accette!
Un saluto <3
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