★highschool sweethearts
Non sai bene come, ma è successo. È bastato dirlo ad una persona di troppo ed il disastro non ha fatto che verificarsi naturalmente, come una calamità, un incendio.
Fidarsi delle persone è difficile a volte, ma quando si è stanchi e si trattengono all'interno di sé tutte quelle parole e quelle sensazioni, la bocca sembra aprirsi da sola e parlare per conto proprio, senza che tu faccia niente per fermarla.
«Davvero?! Ma Dario del quinto B? Quel Dario?»
«Già, quel Dario.»
È stupido, sono cose da adolescenti. Ti piace una persona, un ragazzo e sembra la cosa più orribile del mondo; però vuoi solo vederlo, parlargli. Ma non sai come.
E quando lo dici alle persone (il minor numero possibile), ti senti stupida.
Perché nonostante tu lo veda spesso, frequenti la tua scuola, più o meno i tuoi stessi ambienti, sembra così lontano, irraggiungibile. E non sai se ti piace perché non sai praticamente nulla di lui, o se è solo attrazione fisica.
Stamattina eri in autobus, leggevi. Il libro tra le tue mani riusciva a donarti un senso di stabilità necessaria, quando è venerdì mattina e la stanchezza della settimana comincia a farsi sentire sulle spalle, spinge il corpo ad abbandonarsi nel vuoto.
Poi si è avvicinata una ragazza, non l'avevi mai vista prima; era bionda, alta, poteva avere un paio d'anni in più di te.
«È vero che ti piace Dario?» forse una sua compagna di classe.
Ti si è gelato il sangue nelle vene per un secondo. Come faceva a saperlo?
Ed il fatto che una ragazza mai vista prima conoscesse questo "segreto" non poteva implicare che molta più gente lo sapesse?
«Che?»
E lei continuava a guardarti maliziosa.
«Sì dai, quello della B!»
Per fortuna, dovevi scendere. Anche lei doveva, ma una volta sul marciapiede vi siete divise: lei con il suo gruppo, tu da sola. Il libro stretto nella mano destra, le dita quasi bianche. Sei arrabbiata. Con te stessa.
Non hai saputo scegliere le persone di cui fidarti, e con molta probabilità adesso Dario avrebbe saputo della tua "cotta".
Dentro al cancello, sembrava che tutti si girassero verso di te.
"È impossibile," pensi "la maggior parte di loro non sa chi io sia."
C'è una sorta di arroganza nel pensare che tutta la scuola sappia della tua cotta, così allontani il pensiero. È una cotta. Cosa c'è di tanto strano?
Certo, tu la vivi in modo amplificato, ma è perché quelle sensazioni le provi tu. Che interesse poteva avere la ragazza bionda? Era un'informazione poco rilevante, nella sua vita, che alimenta la curiosità per qualche istante.
Sembra impossibile, a volte non si può fare a meno di pensare di essere costantemente nella testa degli altri. Giudicano come ti vesti, cosa studi, che cosa pensi e fanno il confronto con loro stessi. Lo fai anche tu, per quanto ti dispiaccia.
Ma sei una persona razionale, lo capisci da sola, a loro non interessa chi o cosa ti piace, e se hai un fremito quando vedi Dario del quinto B o se il tuo cuore palpita per Francesco del quarto F, a loro cosa cambia? Niente.
Smetti immediatamente di pensare agli altri. Cosa importa se lo sanno? Domani non si ricorderanno più nemmeno il tuo nome, figuriamoci da chi sei attratta.
Ma se proprio Dario lo venisse a sapere? Certo questo ti dispiacerebbe.
La campanella è suonata da un po', sei già in ritardo, non è il momento di pensare a questo, adesso.
Non lo sai che il mondo gira lo stesso, senza che tu ti preoccupi di cosa gli altri pensano o non pensano di te?
Entri nell'edificio, attraversi l'atrio e sali le scale.
-
A ricreazione eviti di uscire dalla classe se non è necessario; vai in bagno e torni, con lo sguardo perso. Il quinto B è al piano di sopra, ma spesso i ragazzi scendono perché il bar è pieno e si rifugiano nella sicurezza dei distributori automatici, che i più giovani tendono a non usare. Chissà perché.
Di solito aspetti un attimo quando passi davanti alle scale; un gesto incondizionato, inconsapevole, non ti rendi conto di aver indugiato finché non hai ricominciato a camminare, e ti senti stupida. Ma oggi no, vai dritta verso la tua aula, non guardi nessuno.
Non è che tu sia in imbarazzo o impaurita, o in ansia. Sei solo stanca.
In effetti, se tutti sapessero il motivo per cui a volte smetti di ascoltare e ti perdi a guardare fisso qualcosa o rallenti il passo impercettibilmente, come se fossi in attesa, magari avresti l'occasione di parlarne. Magari riusciresti a parlarne addirittura con Dario.
"Ciao."
Hai sentito male?
Alzi gli occhi velocemente.
No, no; in effetti Dario è proprio lì davanti a te e ti ha appena detto "ciao" sorridendo.
Così adesso non ci sono più dubbi, lui lo sa. Bene. Cioè, male.
Non puoi fare a meno di alzare un sopracciglio e abbandonare leggermente le palpebre con ironia, come a dire che te lo aspettavi.
Però è solo. E ti guarda.
"Ciao." cerchi anche tu di sorridere. Non è che abbia bisogno di sforzarti, quando lo vedi sorridere è quasi automatico.
"Ho saputo una cosa.". Chissà che cosa.
Non capisci se ha intenzione di prenderti in giro o se parla sul serio.
Ti sembra di condurre una conversazione leggermente infantile, non sai bene come rispondere.
"Le notizie volano." stai al suo gioco, sorridendo appena.
Ogni tanto qualcuno si gira a guardarvi, dimenticandovi l'istante dopo avervi visti. La ricreazione non durava un quarto d'ora? Ti sembra di essere lì, davanti a lui, da almeno mezz'ora.
Se Dario avesse avuto l'intenzione di prenderti in giro, probabilmente lo avrebbe già fatto. Allora cosa aspetta, lì, in piedi, osservandoti con quel sorriso?
Poi si avvicina, basta qualche passo per esserti a pochi centimetri di distanza, adesso devi alzare leggermente la testa per guardarlo in faccia. È alto. Più di quanto immaginassi.
"Avrei preferito saperlo da te."
"Anche io." non puoi fare a meno di dire. Quello che avresti preferito, a dire il vero, coincide un po' con quello che sta succedendo adesso.
Nonostante ciò che abbia detto avesse una certa nota di riprovero, Dario si avvicina ancora di più e, con una dolcezza disarmante, ti da un bacio sulla fronte. In quel momento suona la campanella: è finita la ricreazione.
"Chiamami." e ti ritrovi un foglietto in tasca.
Più tardi, in classe, scopri un numero di telefono scritto sul biglietto, presumibilmente il suo.
Sorridi; e chi la ascolta la professoressa di matematica, adesso?
sono viva;
scusate la prolungata assenza, ero triste e ho avuto molto da studiare.
spero comunque che il capitolo, anche se un po' diverso dal solito, vi sia piaciuto :)
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