Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

s e t t e m b r e

Se lo Shinso Hitoshi di un anno prima avesse saputo cosa gli sarebbe successo da lì ad un anno avrebbe pensato ad uno scherzo: lo Shinso Hitoshi di 17 anni era un ragazzo solitario, che passava i pomeriggi a studiare, leggere o fare i cazzi propri, evitava i compagni di classe come la peste e che non faceva altro che piangersi addosso perché la sua anima gemella era morta. Ma lo Shinso Hitoshi di 18 anni aveva un ragazzo, un gruppo di amici con cui usciva spesso e una migliore amica con cui andava al bar due mattine a settimana da un mese a quella parte. Chiunque sarebbe riuscito a capire che il motivo era del ragazzo biondo che stava sempre con lui e con il quale sembrava cambiare completamente il suo umore, qualunque esso fosse, proprio come lo spot delle gocciole: da così, a così.

Era il secondo lunedì di settembre, il primo giorno di scuola. Hitoshi e Kodai erano andati al bar in fondo alla strada, a prendere un caffè insieme prima di andare a scuola, ma Hitoshi era solo al secondo e se avesse ordinato anche il terzo avrebbero fatto tardi.

-Solo due caffè non mi terranno sveglio, Kodai.-

-Lo farò io a forza di sberle, dai, sbrighiamoci!-

Quindi, Kodai aveva pagato per entrambi e lo aveva trascinato fuori di corsa, per andare a prendere le bici. Mentre attraversarono la strada, Kodai se n'era uscita con la domanda che sperava di fargli sin da quando aveva suonato al suo campanello quella mattina:

-Allora, sei pronto a rivedere tutti i nostri amati compagni di classe?-

Hitoshi alzò le spalle, mentre si fermavano per slegare le biciclette. In verità non è che fosse chissà quanto entusiasta, ma non gli dispiaceva in fin dei conti. Dopotutto, da quando stava con Denki, aveva iniziato a parlare con buona parte dei ragazzi della A (in gruppi da tre al massimo, ovviamente) e sembrava che la sua ansia sociale stesse migliorando. Forse quell'anno sarebbe riuscito addirittura a parlare con qualcuno della sua classe che non fosse Kodai.

-Ti dirò, non sono poi così disgustato all'idea.-

Ammise, mentre saliva in sella e partiva verso la scuola. Kodai rimase qualche millisecondo immobile, stupita, ma poi si affrettò a partire a sua volta, pedalando abbastanza veloce da raggiungerlo:

-Chi sei tu? Che ne hai fatto del mio migliore amico?-

-Non sei divertente.-

Sbuffò Hitoshi, ma senza l'indifferenza e il distacco che avrebbe usato tranquillamente fino a qualche mese prima.
Mentre si fermavano al semaforo, Kodai sorrise allegra:

-Cazzo però, Denki ha fatto un vero miracolo.-

-Ma che stai dicendo?-

-Ti ha fatto tornare la voglia di vivere! Sempre che tu ce l'abbia mai avuta.-

-Ah, ah, ah.-

Finse di ridere Hitoshi, alzando gli occhi al cielo, nello stesso momento in cui tornava il verde. Partirono in assoluto silenzio, ognuno perso nei propri pensieri.
Anche se cercava di negarlo, Kodai aveva ragione: Denki aveva fatto un miracolo. Aveva riempito quel vuoto che l'abbandono di Tenshi aveva lasciato, addirittura dando di più. Hitoshi non l'avrebbe mai ringraziato abbastanza.

Quando arrivarono al parcheggio delle bici, Kodai si fermò a salutare qualcuno, e solo dopo aver frenato Hitoshi si rese conto che la ragazza in questione era Jirou:

-Hey, Jirou! Buongiorno!-

Jirou era appoggia al muretto davanti a scuola, faceva scivolare il pollice sul telefono come se stesse scorrendo una chat. Quando Kodai la salutò, però, si mise il telefono in tasca e li salutò entrambi con un cenno e un sorriso poco convinto.

-Uh? Oh, ciao Kodai. Shinso.-

Shinso rimase stupito dalla poca formalità di entrambe in quel saluto, forse perché Kodai aveva sempre avuto un rapporto strano con Jirou: all'inizio del primo anno, per qualche motivo, erano arrivate a odiarsi, poi erano diventate amiche al secondo, poi avevano smesso di parlarsi per qualche mese... Eppure ora si stavano salutando tranquillamente, e Hitoshi già sapeva che sarebbero stati cinque minuti di conversazioni imbarazzanti e a senso unico. Dopotutto, senza contare il rapporto che avevano quelle due, Hitoshi era abbastanza sicuro che Jirou lo odiasse:  gli aveva praticamente rubato l'anima gemella da sotto il naso.

-Come va? Felice di tornare a scuola?-

-Mh, insomma.-

-Sapete già che professori avrete quest'anno?-

-No.-

La conversazione/monologo continuò così per tutto il tempo in cui Hitoshi cercò invano di chiudere le due bici insieme, con un catenaccio rotto. Quando si rese conto che avrebbe avuto bisogno del lucchetto di Kodai si voltò nel momento stesso in cui Jirou stava rispondendo con l'ennesimo monosillabo, poco prima che Kodai fingesse di spazientirsi:

-Accidenti Jirou, sembra di parlare con Shin... Siete proprio uguali.-

Shinso e Jirou si guardarono nello stesso istante, poi entrambi si voltarono verso Kodai, e poi di nuovo l'uno verso l'altra. Infine, scoppiarono in una risata lieve, poco convinta. Kodai pensò che fosse perché non le credevano:

-Non ci credete? Capelli viola, espressione depressa, pessimi gusti in fatto di musica-

-Non sono pessimi.-

Esclamarono Jirou e Hitoshi nello stesso istante o con lo stesso tono pacato. Quando se ne resero conto, tornarono a guardarsi ridacchiando: per diverso tempo, Hitoshi aveva creduto che Jirou lo odiasse, e avrebbe anche avuto ragione. Hitoshi sentì l'amaro in bocca mentre si ritrovava ad instaurare una conversazione abbastanza cordiale con quella che credeva fosse l'anima gemella del suo ragazzo: ma hey, Sero aveva negato quella possibilità, no? Non poterono parlare molto, però, perché apparve una ragazza alta e dalla coda di cavallo nera che le sorrise e le fece cenno di raggiungerla.

-Oh? È Momo, devo andare. Ehm, ci vediamo all'intervallo, immagino.-

Jirou alzò un braccio per salutarli e la raggiunse velocemente.
Ma a Hitoshi non sfuggì quella scritta blu sul polso.

🌙🌙🌙🌙🌙

Hitoshi non riusciva a dormire.
Il pensiero di quello che aveva visto due settimane prima, sul polso di Jirou, non gli dava pace. Quel giorno aveva pensato di parlarne con Denki, ma non aveva mai trovato un momento adatto, ed ora erano già passate due settimane e c'era qualcosa che lo teneva sveglio da allora, logorandolo da dentro.

Era senso di colpa.

Nei confronti di Jirou, alla quale, ormai senza alcun dubbio, stava rubando una persona come Denki, che tra l'altro era anche destinata a lei.

E nei confronti di Denki, al quale stava invece rubando oltre a Jirou anche una vita di felicità con la sua unica e vera anima gemella.

Non sapeva perché Denki avesse deciso di non considerarla tale, ma non si poteva più negare che fosse lei: non poteva essere una coincidenza.

E  Hitoshi non poteva fargli questo.

-Hey Toshi, ti ricordi quando ieri mi hai detto "ti amo"?-

Hitoshi mise in pausa il videogioco e si voltò a guardarlo, stupito ma non imbarazzato. Fece un mezzo sorriso mentre Denki si girava a sua volta.

-Si, certo, c'ero anch'io.-

Rispose ironicamente, e Denki rise. Poi appoggiò il controller a terra e si avvicinò ulteriormente ad Hitoshi, per baciarlo.

-Ieri ero fuori di me e non sono riuscito a rispondenti, ma credo che tu lo sappia.-

Denki lo baciò di nuovo, ma Hitoshi si spostò subito, sorridendo arrogantemente alla sua espressione delusa:

-Che cos'è che dovrei sapere?-

-Pff, e poi sarei io quello infantile?-

Sbuffò Denki. Hitoshi lo baciò di nuovo, stringendo le braccia attorno alla figura esile di Denki.

-Toshi?-

-Mh?-

-Ti amo.-

Hitoshi riaprì gli occhi a fatica: aveva le palpebre incollate, perciò faticò ad aprirle. Si sfiorò le guance umide: aveva pianto.

Hitoshi si porto una mano al viso, si asciugò gli occhi.

Lui e Denki dovevano parlarne, e subito.

Il telefono emise un suono: una notifica, da Denki.

Hitoshi si voltò verso il cellulare e lo sbloccò, poi rilesse la chat prima del'ultimo messaggio:

Denki:
ehiiiii, domani dopo scuola vieni da me?
22:43

Tu:
tua madre non c'è e non si fida a lasciarti solo, vero?
22:43

Denki:
non è per questo!
22:44

okay, è anche per questo, ma non solo!
22:44

Tu:
certo, certo... comunque va bene, buonanotte :)
22:44

1 messaggio non letto

Denki
buonanotte, ti amo!
22:56

Hitoshi si strinse il cellulare al petto, chiuse gli occhi, ma non riuscì ad addormentarsi. Sapeva già che non ce l'avrebbe fatta: non sarebbe mai riuscito a lasciare Denki, non ora che era suo.

Anche io Denki.








it's time for angst

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro