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II

Il lituano corse via dalla stanza, lasciando il piccolo con il grande Russia.
Eh, ora Lettonia non si sentiva più al sicuro, e quasi ricominciava a tremare.
《Lettonia...》Ora si che trema, sentendo la sua voce. 《Lettonia mio, calmati... buono...》
Raivis abbassò la testa, non sapendo che fare. Russia lo stava consolando? Per cosa? Non capiva e si sentiva strano. Era immerso nei suoi pensieri, tremante, con i gomiti appoggiati sul tavolo e le deboli mani a sorreggere la testa.
Gli occhi persi nel vuoto. Russia si soffermò su quegli occhi rassegnati, che gli parevano ipnotici.

Lituania corse di nuovo a chiamare Polonia, ma no, non rispondeva neanche ora. Ecco, Toris era di nuovo preoccupato al massimo e in paranoia. Se continuava a non rispondere alla fine l'avrebbe sentito solo al meeting. Quanto mancava? Era mercoledì... cinque giorni a lunedì.
Questa era una pugnalata vera e propria.
Stava per riattaccare, quando l'amico rispose.
《P-Polska!》Gridò Lituania, senza accorgersene.
《Oh mio Dio Liet, scusami, stavo ragionando.》
《Ah... su questa... situazione?》
《Esatto... qui siamo tutti in un casino!》
《Lo so, lo so, ma per fortuna lunedì ci sarà un meeting.》
《Davvero? Oh sia ringraziato il cielo. Qui rischio di diventare totalmente pazzo, io non esco più di casa.》
《Ma nemmeno io sappilo.》
E continuarono a parlare, fin quando Lituania non fu chiamato da Estonia, per la cena.
《Devo andare a cena Polska... ti prego... non fare stupidaggini...》
Sospira il polacco. 《Va bene... stai tranquillo.》Come se si potesse star tranquilli, quando si parla di Polonia.
《Mi fido eh... ti voglio bene...》
《Anche io... buona cena.》
《Altrettanto, sveiki.》
《Ciao!》
E Lituania riattaccò.
Gli aveva detto che non avrebbe fatto nulla, ma non ne era sicuro.
《Su Lietuva vieni.》 La voce di Estonia lo richiamò.
《Eccomi Estija! Scusami se ti ho fatto aspettare.》Toris raggiunse Eduard ed insieme si avviarono verso la sala da pranzo, dove gli altri li stavano aspettando.

Polonia era confuso, e non sapeva che fare. A questo punto era davvero meglio stare fermi e buoni, poi Lituania si fidava, non poteva "tradirlo". Si buttò sul letto, stanco. Non voleva neanche cenare, non aveva fame, nonostante non abbia toccato cibo per due giorni a causa della "bellissima" situazione. Era così nervoso che secondo lui, se mangiava, vomitava anche l'anima.
Com'era potuto succedere? Proprio non lo capiva. Pensava, il giorno dopo, di andare a casa di Austria e Ungheria, per parlarne. Però aveva paura di uscire. "Tipo, credo che anche le altre nazioni abbiano paura di uscire, ora come ora." Pensava.
Ebbene era così, più o meno.
Preso dal bipolarismo agguantò un cuscino e lo scaraventò fuori dalla stanza. Beh, almeno si è controllato, ha lanciato solo un cuscino.
Buttò la faccia sull'altro cuscino, quello che rimaneva sul letto, cercando di non urlare. Di lì a poco, se continuava, si sarebbe fatto male da solo; forse era anche per questo che Lituania si preoccupava, sa benissimo com'è fatto l'amico e ha paura di quello che potrebbe fare.
Ma stranamente si calmò. Si calmò addormentandosi stringendo forte la coperta, come se volesse strozzarla.

Scese le scale, andò in cucina e si preparò il quinto caffè della giornata.
Non ce la faceva più, era in preda al nervosismo e solo bere il caffè lo faceva calmare. Prese la tazza fumante e si sedette al tavolo della sala da pranzo, a sorseggiare il liquido quasi nero.
《Nor... è il quinto oggi, basta, ti fa male.》Sospirò Islanda, sedendosi vicino al fratello.
《Non m'importa.》
《No, ha ragione Ice.》Danimarca entrò nella stanza, solare come al solito, ma preoccupato per il norvegese.
《Se continui così finisci male.》
《Den... Den io lo faccio per sfogo.》 Continua a bere, fregandosene. 《O ci sclero.》
《Qui stiamo impazzendo tutti... non solo noi Nordici, ma anche tutte le altre nazioni...》Intervenì l'islandese esasperato.
《Appunto! Questo è un guaio enorme, per fortuna che ci sarà un meeting lunedì... ma prevedo sarà un disastro...》S'intromise Finlandia, appena rientrato a casa con Svezia.
《Non ne usciremo vivi.》Rispose Lukas a Tino in proposito del meeting, mescolando il caffè giocosamente con il cucchiaino.
《Dai Nor, Fin, un po' ottimismo!》
《Qui solo tu la pensi così, Danimarca.》Parlò freddo Svezia, come per rimproverarlo. 《Sei sempre così euforico... anche ora?》Continuò non cambiando il tono di voce.
《Ma io sono sempre così!》
《NO, DANIMARCA!》Tutti si girarono sbigottiti verso Norvegia, che si era alzato gridando e sbattendo le mani sul tavolo.《APRI GLI OCCHI, GUARDA LA REALTÀ, SIAMO IN UN GUAIO IRREPARABILE!》Scostò la sedia ed uscì dalla stanza, salendo le scale per andare in camera sua. Era arrabbiato, nervoso, angosciato e molto altro. Entrò in camera sbattendosi la porta dietro alle spalle, ora voleva rilassarsi, e suonare il violino era la cosa migliore da fare. Gli dava un senso di sicurezza, di calma, di nostalgia... grande nostalgia dei vecchi tempi passati.
Gli altri quattro Nordici erano rimasti spiazzati, soprattutto Danimarca; il suo migliore amico non gli aveva mai urlato così, e il suo tono pareva anche un po' cattivo.
Islanda si alzò sbuffando.《Ha ragione mio fratello...》E se ne andò anche lui, nella rispettiva camera.
Svezia tornò subito serio, avviandosi verso il salotto. Erano rimasti solo Finlandia e Danimarca in quella stanza. Si scambiarono degli sguardi preoccupati prima di iniziare a parlare della fantomatica situazione, di cui Danimarca cominciava a capire la gravità, come capiva ora il nervosismo di Norvegia.

-----Giovedì------

Il biondo si svegliò affamato, dopo tre giorni di digiuno. Si vestì e corse in cucina a fare colazione con la prima cosa che trovava. In quel caso, qualche biscotto. Poco, ma non ci vuole tanto per mettere a bada il suo stomaco.
Si pettinò i capelli velocemente e prese un giaccone nero di una taglia più grande della sua.
Aveva paura di uscire, ma doveva, voleva parlare con Austria e Ungheria.
S'infilò il giaccone, chiudendosi letteralmente dentro, così nessuno avrebbe potuto riconoscerlo.
Uscì di casa e si mise a correre, pensando a qualche modo per arrivare a Vienna.

Qualcuno bussò alla porta.
《Cara puoi aprire per favore?》
Ungheria ubbidì ad Austria e si ritrovò davanti alla porta d'ingresso. Non sapeva se aprire o no, e se fossero stati i giornalisti o cose così? Esitando aprì di poco la porta, ritrovandosi un ragazzo con un giaccone nero addosso. Spaventata stava per chiuderla, ma il ragazzo parlò, e Ungheria divenne felicissima nel riconoscere la sua voce.
《Ely sono io!》E si tolse il cappotto.
Sorridendo Ungheria aprì del tutto la porta ed abbracciò carica d'affetto l'amico, che ricambiò subito.
《Entra Po~》Lo invitò ad entrare con la sua voce dolce.
Polonia entrò entusiasta, nulla era cambiato in quella casa dove aveva vissuto anni prima.
La ragazza chiuse la porta e prese parola:《Allora Fe', come mai sei qui? E soprattutto perché quel cappotto?》
《Mi serviva per non farmi riconoscere.》Ridacchiò, ma subito dopo assunse un aria seria, che non si intonava per niente con la sua frizzante personalità.《Sai... ora... con questa situazione noi nazioni non possiamo nemmeno uscire di casa... e se ci riconoscono?》
《Hai ragione... infatti io avevo anche paura di aprire.》
《Comunque, sono venuto qui, tipo, per parlare di quest'assurda faccenda... per vedere che intenzioni avevate voi.》
《Beh... dobbiamo decidere... fortuna che ieri Germania ci ha avvertiti del meeting.》
Andarono nella sala dei ricevimenti, sedendosi sul divano.
Austria sentita la voce di Polonia, lasciò la sala del piano e si precipitò dove i due stavano parlando.
Appena i ragazzi si videro si abbracciarono, era da tanto tempo che non s'incontravano.
I tre parlarono e parlarono, di come se l'erano passata in quegli anni che non si vedevano e poi della critica situazione.
Finché un bussare non li interruppe.《Vado io, come ai vecchi tempi.》E sorridendo il biondo si avviò all'ingresso. Aprì la porta e quello che vide lo fece sentire al settimo cielo, stessa cosa per il ragazzo fuori dalla porta.
Il castano gli piombò addosso abbracciandolo.
《Feliciano! Da quanto tempo!》Disse ricambiando l'abbraccio.
《VEEEEEEE~ FELIKS MI SEI MANCATOOOOOOO!》
-I due sono molto amici, si vogliono davvero bene.-
Erano entrambi euforici di aversi vicino, come quando vivevano insieme a casa dell'austriaco.
L'italiano entrò spedito e si precipitò da Austria ed Ungheria, che lo accolsero con un affettuoso abbraccio.
Polonia restò sulla porta, notando la presenza di Germania.
No, non poteva abbassare la testa e ricordare. Quei tempi erano finiti, Germania si era scusato, giurando di non fare mai più una cosa del genere.
Doveva essere forte. Guardò Germania negli occhi e istintivamente sorrise.
Quel sorriso beffardo che non gli mancava quasi mai. Germania di forza ricambiò il sorriso, sentendosi in colpa avendo davanti la nazione più martoriata in quegli anni passati. Polonia si spostò, facendo cenno a Germania di entrare. Annuendo il tedesco entrò, guardando Polonia con uno sguardo da cane bastonato.
Al cuore del polacco però, faceva pena Germania in quel momento, gli occhi azzurri erano tristi, sembravano implorare un perdono che avevano già ricevuto. Feliks era ed è troppo buono, era normale per lui perdonare, anche le peggio atrocità... contro di lui, certo, non contro il popolo, contro le persone innocenti, quello non lo avrebbe mai accettato e mai l'avrebbe perdonato, la morte non si dimentica, le uccisioni non si perdonano. La vita è il dono più importante e strapparla alla gente senza un motivo logico è l'atto più sporco e spregevole che esista. Togliere la vita... a milioni e milioni di persone... questo non glielo perdonerà mai, e non lo farà nessun altro. Nessuno gli perdonerà mai un atto così crudele.
Polonia chiuse la porta avviandosi dagli altri accompagnato dal generale tedesco.
《Doitsu! Doitsuuuuu! Doitsu! Ungheria ha fatto i biscotti!》
Rise il polacco, seguito dalla risata spensierata di Feliciano.
Povero Germania, non sapeva più che fare con Italia.
Ludwig salutò gli sposi con una stretta di mano, e poi si sedette.
Tornata la tranquillità, con l'italiano che addentava i biscotti al burro dell'ungherese, tutti -eccetto Italia- ripresero a parlare della SITUAZIONE.
《Dobbiamo prendere provvedimenti, ieri ho chiamato America per dirgliene quattro, ma mi ha risposto il povero Canada. Secondo me è colpa di America, stessa cosa secondo Russia.》
《Però non possiamo dire che l'ha fatto apposta, Lud.》
《Non sto dicendo questo, Austria, intendo solo che... insomma, s'è fatto scoprire. E così ha messo in pericolo tutti noi.》
《Se lo prendo gli do una di quelle padellate...》
《Veee~ Padelleeeee~》
《Cioè, no. Va bene, però non capisco, come si è fatto scoprire? Non può parlarne con nessuno. E se lo avessero spiato si saprebbe tutto già da tempo, quindi escludo anche questa opzione. Però non credo sia così cretino da dire qualcosa... che ne so, magari uno della C.I.A si è travestito dal suo capo e l'ha scoperto-》
《Strano ma ha senso, tutto è possibile!》
《Si Ungheria, ma perché avrebbero dovuto farlo?》Il tedesco si girò verso Polonia per capire che ne pensava lui, dato che la teoria era la sua.
《Eh... tipo, ci sono tanti motivi, intuiscili da solo.》
《Oh.》
La stanza cadde in un silenzio tombale per qualche minuto.
《OHHH CHE È 'STO STARE MUTI? VITA! PASTAAAAAAA!》
A Germania per poco non venne un colpo, mentre gli altri scoppiarono in una viva risata.
Passarono ore a parlare senza trovare un apparente causa della tragedia.

《AMERICA! IO TI UCCIDO! IDIOT!》
《Iggy... calmati...》
《CALMARMI UN PAR DE PALLE, RENDITENE CONTO! IT'S YOUR FAULT!》
《Mine?! Che ho fatto?! Non capisco come può essere colpa mia!》
《Io vengo lì e ti strangolo.》
《No restatene a Londra.》
《Ok, ora vengo davvero!》
《NOOOOOOOOOOO!》
《TI UCCIDO AMERICA! QUESTA È LA COSA PIÙ GRAVE CHE TU ABBIA MAI FATTO!》
America riattaccò, terrorizzato dall'amato, che in quel momento pareva un mostro assetato di sangue, che non aspettava altro di pugnalarlo alle spalle, uccidendolo. Magari una volta morto s'impadroniva anche del suo territorio, pensava, ma questo Inghilterra non l'avrebbe fatto mai.
America adesso, tremando, si sarebbe aspettato una telefonata da Francia, da Cina, da Giappone, da tutti gli stati che non l'avevano chiamato. Boh, magari pure da Sealand.
Il telefono di America squillò ancora. Spaventato l'americano, guardò il nome. Nemmeno rispose, non capendo perché lo chiamava.
《Canada! Ma che cosa mi chiami se siamo a due piani di distanza?!》
Il fratello non rispose, quindi Alfred accettò la chiamata.
《Ti ho sentito eh. Urla di meno.》
《Ma che... no! Tu urla, sei al piano di sopra, perché mi chiami?!》
《Non ho voce lo sai... vieni qui.》
L'americano stranito, salì le scale. Canada voleva fargli un discorso serio, sicuro.

" Расцветали яблони и груши
Поплыли туманы над рекой-"

Russia non si vedeva da tutto il giorno e il ragazzo non poteva lasciar squillare il telefono, così rispose lui, sperando di aver fatto la cosa giusta.
Nemmeno aveva controllato il nome scritto sul display, tanto che era agitato.
《P-pronto?》
《Russ- no aspetta, Lituania?!》
《S-si... oh! Inghilterra!》Il lituano emise un lungo sospiro di sollievo, se fosse stato un russo all'altro capo del telefono, sarebbe letteralmente morto. Poi se fosse stato il capo di Russia... beh... addio vita nazionale.
《Come mai rispondi tu?》
《Russia-San non c'è da stamattina... comunque quando torna se vuoi gli dico che l'hai cercato.》
《Si grazie... Comunque... ti dico perché lo cerco...》

Angolino dell'autrice
Ciao polpette mie, io ho qualche problema, da come avete potuto notare :D
Boh io oggi non c'ho niente da dire (?)
Non stressate Norvegia o vi lancia una maledizione che diventate pinguini per una settimana... Islanda ne sa qualcosa XD
AH NO ASPETTATE- La canzone che ha Russia come suoneria del telefono è una canzone russa -ovviamente- molto popolare, Katyusha~
Se la sentite, beh, di sicuro la conoscete c:
Boh, vado a rintanarmi sotto il letto perché lì si sta freschi.
Ciaoh polpett-
Nian <3

-Scrivo troppo lo so uccidetemi-

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