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I

《Rispondi... rispondi... rispondi...》 Niente, Polonia non voleva rispondere. Forse era già stato avvisato, ma Lituania continuava a volerlo chiamare, per dirglielo lui. Ma era inutile. Toris pensò al peggio, -come sempre- magari l'amico aveva fatto qualche cazzata, come al suo solito, ma sperava nel profondo del cuore che non avesse sentito il telefono squillare, e non altro. Ma era ansioso comunque, d'altronde, Lituania pensa quasi sempre prima al peggio che ad altre soluzioni.
Senza speranze, riattaccò, sospirando sonoramente. Aveva paura, per tutti. Questa cosa riguardava tutte le nazioni ed era anche grave.
Lettonia si avvicinò tremante a Lituania. 《T-Toris... n-non risponde...?》Disse quasi in un sussurro morto il piccolo lettone.
《No... spero solo che non l'abbia avvertito qualcun altro o...》
Estonia lo interruppe.
《O... o farà qualche altra cavolata come al suo solito?》
《È di questo che ho paura. Però ora pensiamoci, questo riguarda tutti, non solo noi! Tutti noi siamo in "pericolo"... tutte noi nazioni... non avrei mai pensato che potesse succedere una cosa del genere...》Tremava la voce del lituano, cercava di essere calma, ma non lo era per niente.
《Ho... paura...》Il lettone si buttò sul più grande dei Baltici, abbracciandolo e cominciando a piangere.
《Raivis...》Era un sussurro spezzato quello degli altri due, che avevano parlato all'unisono.
Estonia e Lituania si guardarono negli occhi per qualche secondo, per poi posare gli sguardi preoccupati sul più piccolo, che continuava a stringere Toris piangendo.
Quest'ultimo gli passò una mano nei capelli ricci, cercando di consolarlo con quell'impotente carezza.
Non potevano fare niente, per ora.
Raivis si staccò dal "fratello" e ricominciò a respirare regolarmente, tra un singhiozzo e l'altro.
《Ragazzi... troveremo una soluzione, tutti quanti.》Mentono le parole di Estonia, mentono cercando di rassicurare gli altri, ma anche lo stesso pronunciatore.
《Eduard...》Sospira il più grande. 《Lo spero... è l'unica cosa che posso dire...》
E poi silenzio, per cinque minuti strazianti.
Dei passi riportarono il suono in quel vuoto, passi veloci e pesanti, come preoccupati.
Una figura alta e imponente entrò nella stanza dove i Baltici stavano parlando.
Russia li fissò, con occhi stremati, come se fosse stato tutto il tempo a ragionare per una soluzione.
Poi prese parola: 《Lituania, Estonia, Lettonia... qui una soluzione non si trova... però devo informarvi di una cosa che ci farà riflettere tutti. Lunedì prossimo, ci sarà un meeting mondiale, e discuteremo di questa tragedia. Magari tutti insieme riusciremo a pensare a qualcosa che possa risolvere almeno un piccolo pezzo di questo casino.》
Gli occhi di Lituania brillarono, di una luce che persero anni fa, ora ritrovata come una piccola speranza.
Un meeting... potrebbero risolvere qualcosa!
Sperava di non illudersi il lituano, con le parole pronunciate dal russo. Sperava davvero che con quel meeting le cose si rimettessero a posto, che tutte le nazioni prendessero una decisione e attivassero una specie di rivoluzione.
"Tutto tornerà come prima..." Pensava. Ma la luce si spense subito dopo lasciando spazio alla preoccupazione.
Lettonia ed Estonia sorrisero. Un meeting era quello che ci voleva. Continuando a sorridere si girarono insiesieme verso il moro, ma notando la sua espressione il loro sorriso morì.
Ora non si capiva se Lituania era felice o no, dal suo volto.
I due si voltarono velocemente verso il russo.
《Grazie Russia-San.》Disse l'estone tutto d'un fiato.
Russia accennò un sorriso e lasciò la stanza, presumibilmente per andare ad avvertire le sorelle.
Raivis si girò subito verso Lituania.
《L-Lietuva...? Tutto bene...?》
《Sì... sì... va tutto bene! Tutto si aggiusterà! Andrà tutto... per il meglio!》Tutte le sue parole furono dette con un tono rotto, insicuro.
Ecco cos'era Lituania in quel momento, insicuro. Non sapeva se credere a quello che aveva detto o no.
《Toris... dobbiamo...》Eduard gli posò una mano sulla spalla. 《Dobbiamo crederci.》Sorrise al maggiore, convinto che tutto tornerà alla normalità.
Lituania si rilassò ed annuì, andandosi a sedere sulla poltrona vicino al camino, abbandonandosi ad ella completamente.

"Dev'essere stanco..." Pensò il piccolo Lettonia.
Infatti in pochissimi attimi, Lituania s'era bello che addormentato.
Estonia ridacchiando prese una coperta e la posò sul moro, che sembrava dormire senza preoccupazioni, quando in realtà, ce n'erano troppe.
Lettonia si sdraiò sul divano, anche lui stanco per la giornata di lavoro.
Stava per assopirsi, ma le parole di Estonia lo risvegliarono un po'.
《Raivis... secondo te... come andrà?》
《I-io... beh... spero bene... spero che tutto questo finisca... non voglio pensarci più...》Detto questo il lettone chiuse le palpebre, fin troppo stanche per lasciare gli occhi aperti.
E anche Lettonia si era addormentato.
Estonia prese un'altra coperta e stavolta la posò sul minore.
Guardò i due dormienti con dolcezza, per poi uscire dalla stanza, dirigendosi in giardino.
Uscito all'aperto l'estone fissò il cielo, senza nessuna nuvola che ingombrava la visuale azzurra.
Il sole picchiava debole, ma si faceva comunque sentire.
L'estate stava arrivando anche a Mosca.
Eduard guardandosi intorno, sentì un vuoto nel suo cuore.
Non sapeva nemmeno perché, anzi; non aveva un perché. Si sentiva vuoto e basta.
Si sedette sull'erba fresca, ad osservare il vento che giocava con i ciuffi verdi, accarezzandoli e facendoli ondeggiare.
Sorrise debolmente, mentre una lacrima scivolava per la sua guancia destra.
Dopo questa ne seguirono altre, più veloci. Entrambi gli occhi cominciarono a pizzicare, ad essere umidi. Scoppiò in un pianto silenzioso ma disperato. Il vento soffiava più forte, accarezzando il suo volto, facendo bruciare ancora di più le lacrime.
Perché stava piangendo? Non per quella situazione, non poteva.
Anche se era una possibilità.
Estonia si sentiva vuoto e triste, forse piangeva per tutto quello passato nella sua vita, che in quel momento gli era schizzata tutta davanti agli occhi.
Gli occhiali si erano appannati, dovette toglierli e pulirli con la manica della maglia.
Si portò le mani sul volto, stropicciandosi gli occhi, come se fosse una supplica per farli smettere di lacrimare. Ma niente poteva fermare quel pianto ora.

Sentì una mano sulla spalla, che lo fece rabbrividire. Non voleva girarsi, aveva paura, e questa paura non aveva senso. Non aveva senso nemmeno aver paura di Russia o Bielorussia in questi momenti.
《Estonia caro, perché piangi?》Sentendo la voce si calmò, capendo di aver vicino Ucraina.
La ragazza si accovacciò accanto a lui, accarezzandogli la spalla.
《Non lo so nemmeno io...》
《Oh su con la vita, non pensare nemmeno a "quella" storia, tutto andrà per il meglio!》
Ancora quelle parole. No, Estonia non ci sperava quasi più, non capiva più come poteva andare per il meglio, data la gravità della situazione.
Ucraina lo abbracciò di scatto, ma a lui non diede fastidio quell'abbraccio; quando se ne rese conto ricambiò anche.
E restarono lì i due, a parlare. Tra il prato e il vento che giocava ancora col verde, stavolta più prepotentemente.

Bielorussia camminava per la villa, con una voglia omicida pazzesca. Avrebbe voluto prendere ogni singolo umano e squartarlo, anche del suo Paese.
Non poteva crederci e non lo accettava.
Beh, penso che nessuna nazione l'abbia accettato.
Ora si sarebbe chiusa dentro casa a tramare qualcosa contro la povera umanità. Stavolta l'avevano fatta grossa.
Ma come ci sono riusciti? Come hanno fatto a scoprirlo? Chi glielo aveva detto?
Tirò un coltello lungo il corridoio, per poco non ammazza Lettonia -risvegliato da qualche minuto- che era sguizzato via per non farsi prendere in testa.
La sua furia ora era indomabile, doveva sfogarsi.
Così si diresse nel seminterrato, a torturare qualche povero uccellino malcapitato che poco prima riposava nel prato.

Bielorussia nel seminterrato, Estonia con Ucraina a parlare, Lettonia schizzava come una lepre per le stanze e Lituania dormiva profondamente.
Russia?
Beh Russia era infuriato ma non si notava ancora. Corse a prendere il telefono, per digitare il numero di America.
... ... ...
《Pronto?》
《E mi rispondi così, America?》
《C-cos... Russia?!》
《Senti carissimo, qui sai anche tu quel che è successo... no?》
《S-si...》
《Beh ho pensato, chi potrebbe aver contribuito se non il nostro America?》
Il sangue di America raggelò.
《E...eh?! Ma sei pazzo?! Non lo avrei mai fatto!》
《Senti caro qui le cose non vanno bene per tutto il mondo, chiaro? E quelle stupide organizzazioni che lo sono venute a sapere per prime si trovano nel tuo Paese, e l'idiota che poteva aver detto qualcosa sei tu, dato il tuo comportamento da imbecille.》
Un colpo al cuore la voce fredda di Russia, l'americano non se l'aspettava proprio.
《E quindi.》 Continuò senza farlo parlare.《Penso che più nazioni abbiano pensato che questo sia colpa tua!》 Rabbrividisce ancora Alfred, sentendo la voce del russo cambiare, diventare più cupa e fredda.
《N-no... davvero...》
《Ne parleremo al meeting, ma vedi di farti un esame di coscienza, so che altri la pensano come me.》
Riattaccò freddo, tornandosene in giro per la casa, non sapendo in che stanza fermarsi, incontrando Lettonia che correva senza un apparente motivo.

《Chi era?》
《R-Russia...》
Canada rise quasi in un sussurro, non facendosi sentire.
《Pensa che è colpa tua, eh? Beh... lo penso anch'io.》
《Eh?!》
《Si, perché in effetti è colpa tua!》
Non poteva crederci, aveva sentito bene? Anche suo fratello gliel'aveva detto.
《E se arrivano altre telefonate come questa, io non mi sorprenderei.》
Se ne torna in cucina il canadese, prendendo una padella e osservandola come se fosse una gemma.
《M-Matthew...》
《No, vattene, vattene a riflettere. Smamma immediatamente.》 Lo diceva con voce calma, ma era visibilmente arrabbiato. Poggiò la padella sui fornelli e prese gli ingredienti per preparare i suoi amati pancake.《Sei ancora qui?》Sibilò senza voltarsi. A queste parole America scappò in camera, in lacrime. Forse era davvero colpa sua, come per molte altre cose. Si sentiva un cretino e lo era.
Il telefono squillò di nuovo e Canada imbronciato si precipitò nella stanza accanto per rispondere.
《Pronto?》Disse con voce secca.
《Americ-》
《No, sono Canada. Dica, Germania, chiami per rimproverare mio fratello?》
《In un certo senso sì.》
《Non ce n'è bisogno, faccio io, gli porto i dovuti rimproveri da parte tua, grazie Germania.》
《Ma aspett-》
Riattaccò tornando spazientito in cucina.

《...Beh... allora devo solo aspettare quel Santo meeting.》Germania si lasciò andare sul divano. Non ne poteva più. Forse era una delle nazioni più stressate per questo problema, ma non poteva dirlo non sapendo la situazione degli altri. Era anche solo in casa, l'italiano non c'era oggi, probabilmente si trovava a casa con suo fratello tra i suoi pianti e le imprecazioni dell'altro. Sbuffò e senza rendersene conto erano già le 19.
Decise di alzarsi e andarsi a preparare qualcosa, a malavoglia.

《Dove corri, piccolo Lettonia?》 Il diretto interessato si bloccò con quelle parole, come impaurito.
Ivan si avvicinò a lui, e gli accarezzò la spalla. Lettonia non sapeva se essere spaventato o meno. Ma un briciolo di coraggio brillava nel Baltico, e quindi cercò di rilassarsi.
《Non so Russia-San... sono scombussolato.》
《Vieni con me.》 Ok, ora non era per niente rilassato. La paura lo aveva assalito, non sapeva che intenzioni aveva Russia e sperava che non volesse torturarlo.
Dei passi dietro di loro li fecero voltare.
《Oh, Lituania!~》Pronunciò con la solita voce da bambino il nome della nazione Baltica, svegliata da poco e tremante di nuovo, sentendosi chiamata in causa.
《Vieni anche tu visto che ci sei!~》
Lituania preoccupato annuì. Lettonia ora si sentiva un po' più al sicuro, avere uno dei fratelli vicino, soprattutto Lituania, lo faceva sentire meglio.
Russia li condusse nella sala dei ricevimenti, forse non sapeva nemmeno lui dove andare.
I tre una volta seduti al tavolo cominciarono a parlare, come prevedibile di questa dannata situazione.
A Lituania passò un lampo negli occhi. "Polonia" Si ricordò, ricominciando a preoccuparsi e ad essere angosciato.
《T-Toris cos'hai?》Lettonia precedette Ivan, che stava per fargli la stessa domanda.
《N-Niente!》Rapidamente si alzò.《Ma devo sbrigare una cosa... con permesso-》
《Vai caro.》Rimbombò nella stanza la voce di Russia, con un tono paterno.

Angolino dell'autrice
Boh io sono pazza lo so. Mi andava :D
Ps: Non ce l'ho con America ma... deve soffrire un pochino... povero ;-;
Ok cazzate a parte, la "situazione" di cui tanto si preoccupano è graaaaaave ma NON sono questioni politiche, guerre o cose così.
Poi la storia è ambientata nel 2016-
Vabbè, non so che dire, fine primo capitolo, spero vi sia piaciuto C:
Miao miao e alla prossima gattini miei (?)

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