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.9.

Ero nel bosco davanti a casa mia, camminavo da un paio di ore ormai, cercavo di scordare quello che era successo a scuola e le allucinazioni che mi avevano colpito concentrandomi a osservare gli alberi secolari che facevano da padroni in quel piccolo mondo a sé; era tutto immobile, dalle imponenti fronde delle piante arrivava solo un flebile riflesso della luna che si era alzata da poco nel cielo.
Uno strano verso ruppe la quiete di quel luogo, lo sentivo sempre più forte, sempre più vicino; presa dal panico iniziai a correre zigzagando tra gli imponenti arbusti.
Scappavo da qualcosa che mi era totalmente sconosciuto, qualcosa di veramente silenzioso e di molto, molto cattivo; a un tratto inciampai nella radice sporgente di un albero ormai morto e battei violentemente la testa.
Con molta fatica cercai di tirarmi su: la testa sembrava pesante, la vista era appannata e un liquido denso colava dalla mia tempia sinistra; non feci in tempo ad alzarmi che qualcosa mi afferrò la caviglia facendomi nuovamente cadere a terra. Tentai in tutti i modi di divincolarmi ma quella cosa era più forte di me; cercai di voltarmi per capire chi fosse il mio aggressore e un urlo si fermò nella mia gola.
Era umano, o quasi; il corpo era di un uomo ma la testa era quella di lupo, un enorme lupo con le fauci spalancate che mi riempivano il viso di bava.
Iniziai a dimenarmi come una disperata ma la bestia era molto più forte di me; stavo sognando oppure quello davanti a me era un pazzo maniaco con indosso una maschera sicuramente molto realistica.
Il mostro mi prese per le spalle e iniziò a sbattermi violentemente la testa al suolo, in quel momento capì che era tutto reale, il dolore era lancinante e lentamente il mondo iniziò a farsi più scuro fin quando non diventò solo tutto nero.

Ero nello stesso luogo, dove avevo incontrato mia nonna, stavolta stavo sognando, ne ero sicura; la testa mi faceva male, era l'unico segno che mi riportava ai fatti accaduti pochi istanti prima.
Crollai a terra e iniziai a piangere, non volevo morire, non così per lo meno.
"Qualcuno mi aiuti." Rantolai, le lacrime mi rigavano le guance, la gola bruciava a causa dello sforzo che facevo per trattenere un urlo.
Un rumore mi fece voltare e vidi una ragazza corrermi in contro: gli occhi le uscivano quasi dalle orbite, le gote erano tinte di rosso; si avvicinò a me e si accovacciò per essere alla mia altezza.
"Ginevra devi dirmi dove sei."
La guardai ma non risposi, non riuscivo a parlare, facevo anche fatica a capire con esattezza cosa mi stesse dicendo.
"Ginevra concentrati! Devi dirmi dove sei, dove ti trovavi prima di addormentarti?" Mi scosse per le spalle e quel gesto mi portò alla bestia di prima, iniziai a urlare e a dimenarmi senza un senso, la paura mi aveva preso di colpo ed era scoppiata tutta assieme.
"Ero nel bosco a casa mia, lui... Era solo metà umano... Un lupo..." La ragazza mi avvolse tra le sue braccia e un profumo di pesche mi invase le narici; restammo così fin quando non mi calmai poi lentamente lei si scostò da me.
"Ginevra ora devi svegliarti e combattere. Sei una soldatessa e sai benissimo cosa devi fare."
"No no no! Io sono solo una bibliotecaria, non ho la minima idea di cosa devo fare! Sei pazza anche tu? Lasciami dormire e morire! Non voglio svegliarmi!" Urlavo e gesticolavo in maniera isterica ma sul viso della ragazza si formò un tenero sorriso.

"Hai detto così anche la prima volta *dragă. Ora svegliati e combatti, sarò al tuo fianco."
Prima che potessi ribattere la ragazza mi lanciò sul viso una polverina viola scuro e il sogno iniziò a svanire, lasciandomi dentro una strana sensazione.

Quando aprii gli occhi feci fatica a mettere a fuoco, ero appoggiata sulla spalla di qualcuno e quel dondolare continuo mischiato alla puzza di marcio che emanava la bestia mi stava facendo venire la nausea; rimasi ferma ancora qualche minuto cercando di capire esattamente dove fossi ma era troppo buio per vedere qualcosa.
"Buonasera mia Signora, finalmente si è svegliata." Non trapelava nessuna emozione dalla sua voce, il tono era basso e ruvido, grattava sulla pelle come carta vetro, facendomi venire i brividi.
"Lasciami andare, hai sbagliato persona, io non sono la signora di nessuno!" La sua risata trasudava pura cattiveria e la sua presa si fece più forte.
"Non ricordi nulla vero? Ah, fammelo dire, quella strega di tua nonna ha fatto proprio un pessimo lavoro."
"Non osare nominare mia nonna!" iniziai a dimenarmi cercando di allentare la sua presa su di me ma fu uno sforzo inutile.
"Oh piccola, ti da fastidio se parlo della tua amata nonnina? Quella lurida puttana ha rovinato la vita alla maggior parte di noi, mi è dispiaciuto sapere che era morta, avrei voluto farlo io!"
A quel punto non ci vidi più, tirai una gomitata più forte che potevo al centro della schiena del mostro e, nel momento in cui allentò la presa, mi buttai giù, cadendo in malo modo a terra.
"Questo non dovevi farlo piccola stron..." non gli feci finire la frase, gli tirai un pugno su quel muso da lupo e lui indietreggiò; non avevo la minima idea di dove avessi preso tutta quella forza, ma in quel momento lasciai stare.
Iniziai a correre più veloce che potevo, avevo l'impressione che i rami si aprissero al mio passaggio per poi richiudersi subito dopo; sentivo il mezzo lupo imprecare dietro di me, dovevo fare qualcosa e in fretta, ero quasi sicura che se mi avesse ripresa non avrei avuto la fortuna di svegliarmi una seconda volta.
Correvo senza una meta precisa, non avevo la minima idea di dove stavo andando o di cosa dovevo fare; il fiato iniziava a mancarmi e la paura prendeva lentamente il possesso di me quando a un tratto una voce si insinuò nella mia testa.
"Devi ricordare Ginevra o non ne uscirai viva. Noi stiamo arrivando ma devi prendere tempo. Tira fuori la tua essenza, è ancora lì, è solo offuscata."
Senza essermene resa conto mi ero fermata nel centro di una piccola radura, sentivo i passi pesanti della bestia avvicinarsi ma decisi di concentrarmi solo su di me; chiusi gli occhi e strinsi forte tra le mani il talismano di mia nonna che portavo sempre al collo perché, diceva lei, mi avrebbe protetto sempre da ogni tipo di male; quando li riaprì, davanti a me c'era il lupo, sul muso aveva dipinto una specie di ghigno vittorioso.
"Pensavi di scappare? Ti vogliono viva, ma se dicessi che sei morta per un piccolo incidente non sarebbe la fine del mondo." Rise di nuovo e quel suono mi fece voltare lo stomaco.
"Ut ego creavi vos ego disperdam te. Nunc adoret in conspectu tuo, Domina, et mori.*"
Non so da dove tirai fuori quella frase ne perché la dissi, non conoscevo nemmeno il latino io!
Il mostro sgranò gli occhi e mi guardò incredulo, il suo corpo venne scosso da fortissimi spasmi finchè non si inginocchiò davanti a me per poi esalare l'ultimo respiro e cadere al suolo morto.
Per un tempo non definito rimasi immobile a fissare il corpo morto del mezzo lupo, non riuscivo a spiegarmi nulla di ciò che era successo, era tutto dannatamente irreale.

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Nel tragitto verso casa avevo l'impressione di essere in un corpo che non era il mio, camminavo come un automa verso casa mia mentre una serie d'immagini mi scorrevano nella testa veloci e disconnesse, come fossero sprazzi di ricordi di molti anni addietro.
Mi resi conto di essere arrivata solo quando, aperta la porta, trovai Hunter a scodinzolarmi felice; gli riempii la ciotola di cibo e andai verso la doccia. Lasciai che il getto d'acqua calda lambisse ogni mio centimetro di pelle facendomi rilassare i muscoli tesi come corde di violino.
Rimasi sotto il getto della doccia non so per quanto tempo, ero completamente apatica, mi sentivo svuotata da ogni tipo di emozione a me conosciuta; intorno a me il silenzio era in netto contrasto con il delirio che invadeva la mia mente.
Quando mi guardai allo specchio constatai quanto fossi messa male: un grosso livido si estendeva dal mio zigomo fino all'occhio mentre un taglio ampio si era creato sulla mia tempia; il corpo era coperto da graffi e lividi violacei, due profonde occhiaie mi segnavano lo sguardo e la pelle era più bianca del solito.

Mi lasciai cadere stanca sul divano e Hunter si accoccolò di fianco a me, presi il telefono e mandai un messaggio al numero scritto sul biglietto.
Ciao, volevo ringraziarti per avermi aiutato oggi a scuola.
Se vuoi passa da casa mia domani che ti offro un caffè.
Baci, Ginevra.
Inviai il messaggio e lasciai il telefono in silenzioso, accesi la tv su un programma a caso e caddi in un sonno profondo senza sogni.

Eccomi qua, finalmente ho aggiornato.
Spero che il capitolo vi piaccia, è stato molto "sudato".
La storia inizia a prendere forma finalmente, aspetto le vostre critiche e i vostri pareri!
*Come io vi ho creato io posso distruggervi. Ora inchinati davanti alla tua Signora e muori.

Anche questo capitolo voglio dedicarlo a ilmarecalmissimo perché...perché tu lo sai ❤
Passate a leggere la sua storia Segezia, giuro che non ve ne pentirete.

Fate bei sogni, Lucrezia🌊🌊

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