.3.
Era appena scattata la mezzanotte e Morfeo pareva non volersi avvicinare nemmeno per errore, accesi lo stereo e lasciai che la musica dei Nickelback prendesse il posto del silenzio.
Appena riconobbi la canzone una lacrima pizzicò l'angolo dell'occhio, presi le sigarette e mi sdraiai sull'amaca nel terrazzo senza preoccuparmi di fermare il pianto silenzioso che sembrava non voler finire, ogni tanto piangere faceva bene, o per lo meno mia nonna diceva sempre così.
Please let me take you out of the darkness and into the light
(Ti prego lascia che ti porti fuori dal'oscurità, dentro la luce)
'cause I have faith in you but you're gonna make it through another night
(Perchè ho fede in te, che riuscirai a passare un'altra notte)
stop thinking about the easy way out, there's no need to go and blow the candle out
(smettila di pensare all'uscita più facile, non c'è bisogno di spegnere la candela)
because you're not done,
(perchè non è finita per te)
you're far too young and the best is yet to come
(sei decisamente troppo giovane e il meglio deve ancora venire)
So just give it one more try to a lullaby
(allora dai soltanto un'altra possibilità ad una ninna nanna)
Ogni tanto capitava che quella strana tristezza incontrollabile prendeva il controllo di me, ero sola e triste; non avevo amici, un ragazzo, un futuro... Nulla di tutto ciò.
C'ero solo io con le mie alte mura che mi ero costruita negli anni e che mai nessuno era riuscito a buttare giù, o per dirla meglio, nessuno ci aveva mai nemmeno provato.
Ero sola da anni ormai, i miei erano separati ed entrambi troppo occupati per ricordarsi di avere una figlia, avevo vissuto con mia nonna fino all'età dei diciott'anni, il giorno del mio compleanno lei morì.
Sono rimasta a casa sua facendola solo un po' più mia; un divano nuovo, un letto più comodo e nulla più quasi; camera della nonna era diventata la mia biblioteca privata, l'amore per i libri me lo aveva insegnato lei, io l'avevo solo fatto crescere fino a farlo diventare un lavoro.
Artemide la strega, così la chiamavano: era una donna all'antica con una forte credenza verso tutto ciò che riguardava il paranormale, leggeva le carte e creava amuleti per vivere, nonostante i soldi per lei non fossero mai stati un problema. Mi diceva sempre che i sogni non erano mai solo sogni, erano la tua vita nella terra di mezzo, un luogo dove le creature di altre dimensioni potevano comunicare coi mortali, ma solo se essi li sapevano ascoltare; se una persona non sognava o non ricordava i suoi sogni significava che aveva chiuso le porte con "l'altro mondo" e dunque non erano degne di sapere.
Lei mi aveva insegnato tutto ciò che sapevo, dal cuocere la pasta al curare le ferite solo con delle erbe particolari.
Era stata lei a salvarmi in una gelida notte d'inverno quando il mondo aveva deciso che non potevo più farne parte.
In un gesto automatico mi portai le dita al polso, lì anni prima avevo inciso la disperazione che non ero riuscita a controllare, tutto il mio dolore era racchiuso in quella linea verticale leggermente più chiara rispetto alla mia carnagione; quel taglio anni indietro mi aveva portato al limitare del precipizio che divideva il mondo dei vivi da quello dei morti. In ricordo di tutto ciò mi ero tatuata sulla cicatrice una semplice calendula, simbolo di dolore e sofferenza.
Mi addormentai con le lacrime agli occhi e le guance rigate, ed eccolo lì, bellissimo e silenzioso come al solito.
Ecco qua, questo capitolo spiega molte cose sulla nostra protagonista (anche se alcune possono sembrare pressochè inutili)
Cosa ne pensate?
Troppo deprimente? Forse si, forse no
Aspetto i vostri pareri!!
Fate bei sogni, Lucrezia. 🌊🌊
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