.10.
Quando mi svegliai una fitta di dolori mi invase tutto il corpo, tra lo scontro della sera precedente e l'aver dormito sul divano ero stremata.
Decisi di andare a fare una doccia, giusto per rilassarmi un po' i muscoli; uscita dalla doccia vidi il mio riflesso sullo specchio e quasi mi venne un colpo, ero messa peggio del giorno prima: i lividi si erano fatti più intensi e i graffi si erano arrossati molto. Cercai di darmi una sistemata alla svelta; mi infilai un paio di pantaloncini e la mia felpa preferita: era nera, di circa tre taglie più grandi, ma era molto comoda e soprattutto teneva caldo.
Andai in cucina, mi feci un'enorme tazza di caffè, recuperai il pacchetto quasi vuoto di sigarette e andai in terrazza.
Non era una delle migliori giornate; una pioggia fine cadeva creando un dolce suono tra le fronde degli alberi, faceva abbastanza fresco nonostante la felpa fosse abbastanza pesante. Rimasi lì non so esattamente per quanto tempo, a perdermi tra la tazza di caffè fumante, le poche sigarette rimaste e quel dolce suono che mi cullava l'anima.
Una codina nera sbucò in mezzo ai miei piedi e iniziò a farmi le feste, Hunter si era svegliato e ora –com'era giusto- voleva anche lui la sua colazione: gli diedi la sua scatoletta e poi tornai in terrazza portandomi però il misterioso libro che ancora non ero riuscita ad abbandonare in qualche angolo perduto della mia libreria.
Mi misi sul tavolino e iniziai a sfogliare il libro, volevo sapere se trovavo qualcosa sulla strana creatura di ieri sera.
Media mostra: I media mostra, chiamati più semplicemente mezzi mostri: erano delle persone che, dopo la loro morte, si erano messe al servizio di Lucifero come suoi sudditi o detta meglio come suoi schiavi-
Oltrepassavano il mondo dei morti solo su ordine e, molto raramente, mostravano la loro vera natura.
Possedevano il corpo di un uomo ma la testa era di un animale che rappresentava i peccati del deceduto durante la sua vita.
Vi erano un'infinita di queste specie: chi con la testa da maiale o da serpente, chi con la testa di un cane oppure di un avvoltoio.
Il media monstra con la testa da lupo rappresentava una persona che, prima di morire, si fingeva una persona di cuore nobile solo per poter derubare gli altri e trarne un profitto personale.
Ero totalmente rapita dalla lettura che ci misi un po' a capire che qualcuno stava suonando al mio citofono; lasciai lì il libro e corsi alla porta; mi si mozzò il fiato in gola quando venni investita in pieno dalla bellezza della ragazza davanti a me: i capelli neri sciolti le arrivavano fino a metà schiena, gli occhi chiari come il mare d'inverno sembrava mi trapassassero fin dentro l'anima, la pelle di porcellana e le labbra carnose la rendevano praticamente perfetta; indossava dei semplici jeans chiari, una maglia a maniche corte bianca e una giacchetta di pelle.
"Ciao, io sono Nina, piacere di conoscert..." non finì la frase perché mi squadrò da capo a piedi, come se solo in quel momento avesse messo a fuoco il mio pessimo stato.
"Ciao sono Ginevra, piacere mio." Senza nemmeno rispondere alla mia domanda si lanciò su di me
"Che diavolo hai combinato?"
"Emmmmmm.... è una lunga storia." Le dissi mentre tentavo in vano di coprire quasi tutti i segni.
La vivi guardarmi di sottecchi ma, almeno, non mi disse più niente.
"Siediti pure eh... Scusa il disordine. Non sono abituata ad avere ospiti... " Le mie guance stavano andando a fuoco, ne ero sicura, ero in un imbarazzo micidiale.
"Ginevra calmati, stai tranquilla." Mi sorrise, inutile dire che anche il suo sorriso era talmente bello da sembrare dipinto.
"Lo vuoi un caffè?"
"Molto volentieri. Che dici ce ne andiamo in terrazza? Si sta bene oggi e poi devo fumare assolutamente." Rise e il mondo sembrò farsi più luminoso; non sono lesbica ma questa ragazza era di una bellezza indescrivibile!
Preparai il caffè e ci dirigemmo verso la terrazza; quando Nina vide il libro sul tavolo sbiancò ma si diede un contegno subito, probabilmente avevo solamente visto male.
"Che libro è?" mi chiese
"Oh niente di che, un libro di leggende." Mentii spudoratamente ma non se ne accorse –o almeno credo-
"Comunque grazie ancora per l'altro giorno, so che non è stata una bella scena da vedere, ma ogni tanto mi succede. Solitamente riesco a controllarli..."
"Nessun problema. Per un po' ne ho sofferto anche io." Mi sorrise incoraggiante.
Mi dava una strana sensazione quella ragazza, un misto di tranquillità e di forza.
Parlammo del più e del meno; mi disse che aveva origine rumene da parte di mamma ma che i suoi si erano trasferiti definitivamente in Romania qualche anno fa e che lei divideva un appartamento in città con il suo migliore amico e altri due ragazzi.
Mi raccontò, anche, che lei aveva visitato tutto e, a quella frase mi si illuminarono gli occhi; quante volte avevo sognato di poterlo fare anche io: Firenze e poi Roma, Venezia con le sue gondole e la caotica Milano, Pompei e i caldi paesi del sud.
Mi persi talmente tanto nei miei pensieri che Nina fu costretta a richiamare la mia attenzione.
"Hei Gin, mi hai sentita?"
"No scusa... Mi ero distratta, dimmi pure."
"Volevo chiederti se ti andava di andare a mangiare qualcosa, ormai è ora di pranzo." Mi sorrise
"Emmm... Si va bene. Se vuoi possiamo mangiare anche qua, ho il frigo pieno."
"Certamente" fu strana la sua risposta, come se volesse arrivare proprio a quello.
Mi misi ai fornelli mentre continuavamo a chiaccherare tranquille con la radio accesa in sottofondo; cantavamo e parlavamo; mi sentivo una ragazza normale finalmente.
Ad un tratto il telefono di Nina squillò e lei, scusandosi, si allontanò; non sono una che origlia solitamente ma un dettaglio attirò la mia attenzione.
"...Si, lo ha lei. L'ho visto ora Dante! Dannazione."
Di cosa parlavano? Che cosa avevo io che interessava a loro? Non riuscivo a capire.
Nina tornò in cucina come nulla fosse e io non dissi niente; mangiammo il pranzo con calma e poi dovetti litigarci per non farla sparecchiare.
Tornammo in terrazza, aveva smesso di piovere ormai e nell'aria persisteva quell'intenso profumo di bosco e pioggia.
"Come hai fatto a sapere dove abitavo l'altro giorno?" a quella domanda la vidi impallidire leggermente.
"Abbiamo chiesto in segreteria il tuo indirizzo." Non mi guardava negli occhi mentre parlava e mi sembrava strano.
"Ieri sera non siete arrivati alla fine" lo avevo detto davvero, maledizione.
"Cosa stai dicendo?" si mordicchiava le unghie nervosa.
"Ti ho sognata, mi hai detto che mi saresti venuta a aiutare con l'uomo lupo. Lo so chi sei Papessa, l'ho letto nel libro"
A quelle parole la vidi sbiancare del tutto, aprì la bocca come a dire qualcosa ma poi la richiuse subito.
"Ti...ti ricordi tutto?" balbettò
"No, ricordo ben poco in realtà, ho solo letto il libro e ho cercato di collegare le cose.
Il Media Monstra di ieri sera, tu che combinazione arrivi a salvarmi nei bagni, il tuo tatuaggio sul braccio con tutte le fasi lunari; la Papessa nei tarocchi prende forza dalla luna se non ho letto male e poi, quando ti sei avvicinata al libro, il tatuaggio ha dato l'impressione di illuminarsi tipo."
Non mi rispose ma non distolsi gli occhi da lei, non ero pazza, ero sicura di cosa avevo visto e di cosa stavo dicendo.
"Forse è meglio se facciamo arrivare anche un'altra persona Gin."
"Si, voglio delle risposte."
Senza allontanarsi da me digitò un numero sul cellulare e, dall'altra parte della cornetta risposero al secondo squillo.
"Si Dante, si, sono io. Devi venire qua. Lei sa."
Baaaam!
Finalmente Ginevra si è svegliata!
I tasselli iniziano piano piano a sistemarsi, ma tranquilli che non sarà tutto così facile (Si, sono cattiva con loro)
Spero, come sempre, nei vostri pareri sul capitolo.
Fate bei sogni, Lucrezia 🌊🌊
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