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-Come va con l'auditorio?- chiedo a Giulia sedute nel bar vicino alla nostra scuola.
-Manchi tu che ordini alla gente e mancano uomini per i lavori pesanti- dice appoggiando il viso tra le mani. I capelli biondi le ricadono sugli occhi e lei sbuffa per toglierseli. Mi dispiace tantissimo non poterla aiutare.
-Dai, però alla festa ci vieni, no? Mi sono ispirata a te!- dice prendendo le mie mani tra le sue.
-Che vuoi dire?-
-Hai presente quella neon dove avevi la parrucca? Quella con la tua amica del mare, capito no?- mi spiega gesticolando con la mano. Per poco non mi strozzo col caffè, ma rido per distogliere l'attenzione dal mio viso rosso.
-Tutto bene?- mi chiede preoccupata accendendosi una sigaretta. Io annuisco e scaccio il pensiero delle mie labbra su quelle di Tommaso. Che casino.
-Comunque ci vieni no?- ritorna al discorso precedente e io vorrei scomparire.
-Lo sai che non faccio queste cose...- dico lamentandomi.
-Quali cose?- dice Lorenzo raggiungendoci con Tommaso. Ormai sono amici del cuore, sfortunatamente. Lorenzo lo trova simpaticissimo e sono continuamente insieme: tra gli allenamenti di calcio e le serate di squadra in giro per la città.
-La festa!- risponde Giulia fumando ancora.
-Posso?- chiede Tommaso prendendo il pacchetto di sigarette in mano, lei annuisce e lui ne prendendone una e se l'accende.
-Neon giusto?- è Lorenzo a parlare e mi immobilizzo un attimo.
-Raga, basta, vi prego- dico sbuffando e alzandomi in piedi.
-Ma che hai?- sbotta Giulia.
-Non mi piacciono le feste- mi lamento.
-Ah no?- sento sibilare Tommaso. Le mie mani iniziano a sudare e lentamente mi volto verso di lui con le guance rosse.
-No, lei è una noia- ridacchia Giulia.
-Studia e si lamenta- scherza Lorenzo accarezzandomi la spalla. Antipatici che non siete altro...
L'affermazione di Tommaso mi ha spiazzato. Sono due ore che cerco di capire la duplicazione del DNA, ma tutto quello a cui penso è che tra poco verrò scoperta. Il soffitto di camera mia tinteggiato di blu con le costellazioni è diventato incredibilmente interessante.
-Vitto, stai studiando?- controlla mia madre entrando nella mia camera con un cesto di panni sporchi. Io annuisco facendo un giro di 360 gradi sulla mia sedia girevole. Non posso continuare con tutto questo disordine mentale. Ho bisogno di parlargli e di chiarire. Sembra una persona ragionevole e sembra essere amico di Lorenzo.
-Sembri distratta- dice lei ancora sulla porta. Rifilo la scusa della stanchezza e mi volto verso il libro che sembra avere le parole confuse e in movimento. Sembro "distratta" e non "triste" o "turbata", mia madre ha una grande sensibilità. Complimenti mamma, fai attenzione, sei in lizza per il premio "genitore dell'anno".
So che la squadra di calcio oggi ha gli allenamenti, ma Lorenzo è a ripetizioni di matematica, quindi posso andare lì, parlare con Tommaso e chiarire, o meglio pregarlo in ginocchio di non fare lo stronzo e rovinarmi la vita. Ma doveva trasferirsi proprio qui? Sbuffo ed esco di casa senza avvertire mia madre che inizierebbe a fare storie ricordandomi che, se non impegno il mio tempo nello studio e nel lavoro, sto buttando il mio futuro.
La felpa che ho distrattamente afferrato prima di uscire è di mia sorella. Non dovrebbe essere così larga, mi arriva a metà coscia ed è azzurra, sembro un Puffo su una torre di jeans.
Il campo sportivo è poco lontano dalla quarta fermata della metro, linea gialla. Cammino a passo svelto e sposto le ciocche che si scagliano contro il viso. Ora che riesco a vedere il campo di calcio ho come la sensazione che andrà tutto male. Intravedo subito Tommaso, è uno dei più alti e quello che corre più veloce. Cade a terra, ma si rialza immediatamente ridendo. L'allenatore poi fischia la fine della partita e si affrettano tutti ad andare negli spogliatoi. Aspetto che escano e mi mordicchio le unghie con l'ansia a fior di pelle. Esce quasi per ultimo, con una felpa nera e le cuffiette nelle orecchie. Come fa ad essere così bello dopo una partita di calcio?
-Ehi- dico mettendomi davanti a lui. Tommaso è confuso nel vedermi lì davanti e si sfila un'auricolare come risposta.
-Possiamo parlare?- gli chiedo. Lui è ancora più confuso. Annuisce e si dirige verso gli spalti, lo seguo con l'orlo della felpa tra le dita.
-Cos'è? Hai cambiato idea? Cadi ai miei piedi?-ridacchia sedendosi sull'ultimo spalto. Alzo gli occhi al cielo e mi sistemo accanto a lui. Rimango in silenzio e ora vorrei scappare.
-Ci siamo già visti...- inizio a dire e lui si volta verso di me.
-Lo so. Mi ricordo di te- dice non curante di avermi fatto perdere quasi dieci anni. Il mio cuore inizia a battere all'impazzata. Sembro una tredicenne con le mani sudate e il rospo in gola.
-Stavi già con Lorenzo immagino- dice sogghignando.
-Togliti quella faccia- sbotto.
-Non gli racconto nulla- dice, poi mi squadra ancora -Beh, forse- conclude. Lo guardo con gli occhi stretti e lui non fa altro che ridere.
-Non ridere di me- farfuglio. Lui mi accarezza la guancia come aveva fatto quella sera e mi asciuga una lacrima.
-Dai, che noia che sei, da ubriaca sei meglio- dice cercando di farmi sorridere. Un po' ci riesce.
-Ti sei divertita con me almeno?- mi chiede alzandosi.
-Non ricordo nulla- ammetto affondando la testa tra le mani.
-Non ti racconto la mia versione- dice con un sorriso furbo e non faccio altro che sbuffare ridendo.
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