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24

-Hai davvero un aspetto terribile- dice Tommaso con la scopa in mano. Il bar è chiuso e noi stiamo pulendo prima di poter tornare a casa. 

-Grazie mille, sempre molto gentile- dico ironica sbuffando. Ha ragione, non riesco a dormire bene o semplicemente a dormire. Ho mille pensieri che si accalcano in testa e movimentano le mie notti. Mia sorella a breve farà l'annuncio ufficiale e non ci voglio neanche pensare a quello che diranno i miei genitori. Lorenzo mi guarda in una maniera strana e tutte le volte che poggia gli occhi sulla mia pelle, mi sento sporca. Per lo meno l'audio ha creato davvero tanti dubbi sulla figura di Santissimo Lorenzo. Ma non ho ancora notizie sulla mia borsa di studio e sulla possibilità di andare a studiare in una facoltà che non potrei mai permettermi. È già buono che non abbiano pensato bene di espellermi. 

-Ma mi senti?- mi richiama Tommaso con le sopracciglia alzate. È lì in piedi con la felpa leggera nera indosso. Le maniche sono sollevate fino al gomito e i muscoli si tendono sotto la manica.

-Che hai detto?- gli chiedo dopo averlo completamente ignorato per non so quanto tempo esattamente. 

-Stai bene?- mi chiede. Mi fa arrabbiare una domanda del genere posta da lui. E tutte le volte che glielo ho chiesto io? Preoccupata da morire, avrei voluto solo sapere la verità. Che mi sta facendo Tommaso? 

-E tu come stai? Che cazzo- sbotto lanciando lo straccio a terra e mi chiudo nel retro del bar. Sembro l'unica tormentata dai ragazzi di una scuola che prima mi accettava. Sembro l'unica stanca di mostrarsi felice e cordiale con tutti. Sembro l'unica a stare male e che sia giusto così. 

-Ma che ti prende?- dice entrando con la faccia confusa. Non lo so, non so cosa mi stia succedendo. 

-Vuoi che ti risponda che sto bene? Che non mi sento soffocare quasi tutti gli istanti del giorno?- dico scuotendo il capo.

-Voglio la verità- 

-Ma anche io voglio sapere come stai. Voglio sapere perchè ogni due per tre scompari. Voglio...- poi sospiro e porto una mano sulla fronte -Lascia stare, non mi devi nulla- dico prima di prendere il mio zaino e portarmelo in spalle. Non so perchè me la stia prendendo così tanto con lui, oggettivamente Tommaso mi ha sempre aiutato. Tommaso c'è sempre, anche se non glielo chiedo, anche se gli ho rovinato la tranquillità.

-Dove vai?- mi chiede guardando il punto in cui ero seduta prima.

-Faccio due passi- dico. 

-Vengo con te- 

-No- sbotto. 

-Vittoria- dice e mi prende il polso per ottenere la mia attenzione. Mi volto e lo guardo.

-Vieni a cena da me, inizio a raccontarti la verità- sussurra con il viso basso. 

-Non devi farlo perchè te l'ho chiesto- 

-Te l'ho chiesto prima, quando non mi stavi ad ascoltare- ridacchia. Respiro profondamente e non so se sia una buona idea, ma ho bisogno di passare un po' di tempo con Tommaso e di non tornare a casa da mia madre che mi assilla per l'università. 

-D'accordo- dico. 

Siamo arrivati a piedi davanti al suo palazzo e inizio ad essere tesa. Afferra le chiavi dalla tasca del cappotto e apre il portone. Chiamiamo l'ascensore e lui digita il numero 4.

-Vittoria, non fare quella faccia, non sarai tu la cena- ridacchia accarezzandomi la guancia distrattamente. Quando si accorge di averlo fatto per davvero, distoglie lo sguardo da me. Per fortuna l'ascensore si apre ed esce per primo, apre la porta di casa e mi vergogno da morire. 

Le sue due sorelle sono sedute sul divano con una signora che credo sia la mamma di Tommaso. Tutte e tre mi guardano sorprese e sorridono. 

-Ciao- dice la mamma di Tommaso con un'espressione strana in viso. 

-Sono Rita- e mi stringe la mano. 

-Mamma, lei è Vittoria, mangia qualcosa insieme a noi, okay?- dice tagliando corto. Non so perchè abbia davvero detto di si a tutto questo, mi vergogno da morire: sono sfatta, vestita male e di cattivo umore, che brutta impressione. 

-Certo, preparo la pasta allora- e si allontana dirigendosi verso la cucina. 

Saluto Giorgia e Sofia che mi guardano con un sorriso largo. Tommaso mi indica camera sua con la testa e lo seguo quando si chiude dentro. Sento anche ridacchiare le sue sorella dalla stanza accanto e lui sorride scuotendo la testa. Si sveste e lancia la felpa nera a terra. È a petto nudo e non avevo mai notato avesse un tatuaggio, una "S". A parte che Tommaso, così, è bello da morire. Ma non per il fisico atletico, ma per il viso imbarazzato e i capelli in disordine. 

-Scusale, sono tre donne che spettegolano su di me, l'unico maschio fisso e commendabile in questa casa- mi dice aprendo l'armadio. Mi avvicino distrattamente alle foto e sorrido inconsciamente quando incontro la nostra del Neon Party. La sfioro con un dito come se potessi toccare quei Noi del passato. E le altre che circondano quelle sono lui con altri ragazzi, con una ragazza in particolare. Capelli rosa chiaro e piercing al naso. 

-Sono vecchi ricordi- dice. E poi si sposta verso di me e raggiunge la parete. 

-Spero di aggiungerne altri- conclude e mi guarda. Poi fa un passo verso al muro libero e si appoggia distrattamente a quello.

-Sono stato tanto incasinato prima- 

Io a queste parole mi volto verso di lui e mi siedo sul letto lasciandogli tutto lo spazio che gli serve.

-Mentalmente dico- poi apre un cassetto dalla scrivania accanto a lui ed estrae due flaconi di pillole. 

-Adesso sto meglio, ma per la società sono un depresso con disturbi d'umore e d'ansia- dice sedendosi accanto a me. Non so che dire, sono così dispiaciuta. Dio, non avrei mai dovuto impicciarmi in fatti suoi. La sua notizia rende tutto più chiaro: le sue assenze e la sua capacità nel gestire l'attacco di panico. 

-Tommaso, io...-

-Non lo dire-

-Cosa?-

-Che ti dispiace. Fa solo più male- dice alzando gli occhi al cielo. Io mi avvicino e appoggio la testa alla sua spalla. Ho come l'impressione che possa pensare che ora che lo so, mi alzerò e lo pianterò in asso.Per cosa? Paura? Ma lui ha fatto un enorme passo in avanti e io resto al suo fianco.

-Da quanto?- gli chiedo. Lui ridacchia e sbuffa.

-Sono stato in cura per un annetto, poi le cose sono precipitate e sono finito in una clinica riabilitativa- poi poggia la sua testa alla mia e continua: -Ma ora sono qui, spero di uscirci presto-. 

Sembra così fragile e piccolo. 

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