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3

Guidare una macchina del genere è sempre stato un mio sogno, ma possederla non era nei miei piani.

Tutti a scuola mi guardano straniti, anche un po' incazzati e forse anche invidiosi e così non posso andare avanti: vivevo nell'ombra e ora vivo nella luce per quel grosso bolide che un certo William, aka figo della scuola, mi ha gentilmente regalato.

Così mi faccio forza e parcheggio la macchina, sotto gli occhi di tutti, che giuro urlerei a squarcia gola di smetterla di guardarmi ma no, non lo faccio per la mia sanità mentale, che già poco a poco sta andando a farsi fottere.

Mi avvicino con sicurezza a Chris e William, appoggiati ai loro armadietti che ridono e scherzano, ma non appena Chris mi vede fa segno a Will e si voltano entrambi verso di me, diventando seri.

Esco dalla tasca le chiavi della Porsche e le allungo verso Will, in attesa che se le prenda.
Cosa che ovviamente non succede, ovvio no?

Aveva ragione Regina: non si sarebbe ripreso le chiavi della macchina. La campanella suona e io rimango sola difronte a lui, con ancora le chiavi a mezz'aria, tra lo spazio che c'è tra me e lui.

-Non puoi comprarmi con una macchina- ripeto, più a me che a lui.

Chiude gli occhi e sbuffa sonoramente, levando le mani dalle tasche del pantalone rosso che indossa.

-Non ho intenzione di comprarti, Jessy- l'abbreviazione del mio nome non mi è mai piaciuta, però sentirla uscire dalle sue labbra con quel tantino di rabbia, fa comparire un sorrisino sul mio volto, vedendolo fare lo stesso appena se ne accorge.

Mi faccio seria e con tutta la forza rimasta, continuo a guardarlo negli occhi, indicando le chiavi più volte. Lui scuote la testa.

-Non le prendo- mi dice, incamminandosi verso l'aula.

-Be vorrà dire che la venderò!- urlai più che potevo per farmi sentire da lui. Fece un cenno con la mano e chiuse dietro di sé la porta della sua classe.

Quel giorno non incontrai più Will in giro per la scuola, fortunatamente.

Ritornai a casa e mi chiusi nel garage con la macchina.
Scattai qualche foto pronta a metterla su qualche sito e venderla, ma poi le cancellai velocemente.

Il telefono suonò e vidi un messaggio di uno sconosciuto.

-Non hai più venduto la macchina, ne sono felice. Raggiungimi fuori- e quella non era un'opzione.

Qualcosa per certo, mi diceva che era William. Schiacciai il pulsante del garage e la grata iniziò ad alzarsi, anche troppo lentamente per me.

Difronte, sul marciapiede in corrispondenza di dove fossi io, c'era lui, appoggiato alla sua macchina, con le braccia conserte e quel suo irritante sorriso sulle labbra.

Lo raggiunsi e con le braccia conserte alzai un sopracciglio.

-Devo uscire, cosa vuoi?- chiesi acidamente, sforzandomi come non mai di sembrare seria.

-Bugiarda- risponde insieme ad una risata divertita, beffeggiandomi.

Posa una mano sul mio fianco scoperto dalla maglietta relativamente corta che indosso, che mi lascia una striscia di fianco scoperta, facendomi rabbrividire a quel tocco.

Purtroppo la mia faccia non riesce a mascherare le mie emozioni e lui sorride ancora di più, vedendo la mia reazione alla sua mano sul mio fianco, mostrando il suo sorriso perfetto.

Mi attira contro il suo petto, inspirando poi il mio profumo nell'incavo del mio collo, facendomi sospirare sconfitta.

-Perché giochi con le persone William?- gli chiedo, posando le mie mani sulle sue spalle, alle quali arrivo, se lui rimane in quella posizione, con la spalla curva, perché sia chiaro io sono una nana in confronto a lui.

-Non sto giocando, faccio solo la parte di chi è innamorato follemente di te.-

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