PROLOGO
Avevo sette anni quando cominciò tutto.
Come al solito, la mamma era a lavoro e non tornava fino a tardi.
La mamma. Ricordo che faceva di tutto per permettermi di andare a scuola. Era sempre indaffarata e quando tornava a casa non aveva nemmeno il tempo di salutarmi che crollava sul letto, esausta. Io le rimboccavo le coperte e passavo la serata ad osservarla. Mi piaceva guardarla dormire. Riuscivo a notare tutte le sue più piccole caratteristiche che, guardandola di sfuggita, non avrei notato.
Mancavano pochi giorni al mio ottavo compleanno.
Quella mattina la mamma si era comportata in modo davvero strano.
Mi aveva abbracciato più forte del solito e aveva continuato a ripetere che tra poco avrei compiuto otto anni, che era un gran traguardo e che mi voleva bene.
Io l'avevo assecondata, senza capire che lei sapeva qualcosa che non voleva dirmi.
Avevo appena finito di ripetere le tabelline e stavo guardando la Tv in una poltrona di pelle nera, troppo grande per me.
All'improvviso suonò il campanello e ricordo che rimasi per qualche minuto impietrita a guardare un angolo impreciso della Tv pensando che forse me l'ero immaginato.
Non bussava mai nessuno. A parte il ragazzo che consegnava il latte la mattina.
Poi sentii di nuovo il campanello. Più insistente. Così mi decisi ad alzarmi.
Non arrivavo alla maniglia; quindi dovetti alzarmi sulle punte per aprire la porta.
Mi ritrovai davanti agli occhi un uomo che non avevo mai visto. Aveva una barba scura, poco curata e dei folti capelli neri. Ma quello che mi stupì erano i suoi occhi. Di un normale color verde... ma avevano qualcosa che ti attirava a loro e non riuscivi più a distogliere lo sguardo.
Ci fissammo per un bel po' di tempo, prima che lui si decidesse a spiccicare parola.
"Devi venire con me."- disse, deciso. Aveva una voce rassicurante, come se non avesse mai detto una bugia, e solo allora notai che aveva il fiatone.
Io continuai a fissarlo, confusa. Sapevo di non averlo mai visto, ma aveva lo stesso un'aria familiare.
Lui, vedendo che non mi muovevo, mi prese per il polso e uscì senza mollare la presa.
Io non capivo che cosa stesse succedendo. Dove stavamo andando? E la mamma sarebbe venuta con noi?
Girai lo sguardo verso casa. Era di un bianco sporco, si vedeva che non era curata; ma manteneva la sua eleganza con le grandi finestre e le balconate. La porta era rimasta aperta e riuscivo a intravedere una parte della cucina con il pavimento a piastrelle e il tavolo centrale troppo grande per sole due persone.
Tornai con lo sguardo davanti a me e continuai a seguire quell'uomo, senza sapere dove fosse diretto.
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