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CAPITOLO 19

"Ci passavo sempre quando facevo le passeggiate con papà, e lui mi diceva sempre di starne alla larga. Non mi ha mai detto esplicitamente che è il loro rifugio, ma ne sono comunque sicura."- spiegai a Aiden, mentre camminavamo.

"Sì, ma che cos'è??"- mi chiese lui per la milionesima volta.

Trattenni una risata -"Se te lo dico, non è più divertente!"- esclamai.

Poi all'improvviso inciampai su qualcosa... che si rivelò essere la gamba di Aiden.

"Mi hai fatto lo sgambetto?!"- mi alzai da terra, mentre lui rideva.
"Ma... vieni qui!"- iniziai a rincorrerlo, ma lui era molto più veloce di me.

Dopo un po', mi fermai esausta e, alzando lo sguardo, notai che eravamo arrivati.

Restai impalata a guardare ammirata quell'enorme struttura.

Aiden notò che mi ero fermata e tornò indietro, preoccupato.
"Che cosa c'è?"- chiese, fissandomi.

"Girati, idiota!"- lo spinsi.

Aiden si girò, dandomi le spalle, e rimase a bocca aperta alla vista di quella struttura.
"Ma è..."

"Uno stadio."- conclusi per lui.

Un vecchio stadio abbandonato si ergeva davanti a noi. Mi aveva sempre affascinato quella struttura. Vecchia e arrugginita, ma sempre in piedi.

"Alice, non mi sembra il posto migliore per un rifugio."- disse Aiden, poco convinto.

Sbuffai -"Sta' zitto!"- borbottai e mi incamminai verso l'edificio.

"Cavolo, aspetta!"- Aiden mi raggiunse e non riuscii a trattenere un sorriso: nonostante non fosse d'accordo, mi seguiva comunque. Si fidava davvero di me.

Entrammo nello stadio e ci adentrammo nelle impalcature.

Più mi guardavo intorno e più mi sembrava un rifugio ideale: al chiuso, abbastanza illuminato, spazioso e inoltre nessuno avrebbe mai pensato che potesse essere un rifugio.

"Hei!"- urlò Aiden, seguito da un forte eco.
"C'è nessuno?"- continuò lui, e tanti mini-Aiden ripetereno la frase.

All'improvviso sentii un fievole ringhio e un Proditor comparve alle mie spalle.

Mi girai di scatto e annunciai: -"Siamo qui per consegnarci."

Il Proditor fece una smorfia raccapricciante, che credo dovesse essere un sorriso, poi mi legò le braccia dietro la schiena.

"Lasciala sta...!"- un altro Proditor tappò la bocca ad Aiden e lo legò.

Non riuscii a dire niente che poco dopo anche la mia bocca era tappata.

I Proditor iniziarono a spingerci attraverso le impalcature, addentrandoci sempre di più.
All'improvviso, il corridoio iniziò ad allargarsi e ci ritrovammo in una grande stanza piena di Proditor e con un trono al centro.
Il mio sogno...
Sul trono c'era qualcuno nascosto nel buio.

"Bene, bene"- disse quel tizio e un brivido freddo mi salì lungo la schiena: quella voce mi era fastidiosamente familiare -"Vedo che ci siete cascati."- scoppiò a ridere.
"Oh, Alice"- come conosceva il mio nome?! -"così altruista da sacrificarti subito quando vedi innocenti in pericolo. Davvero prevedibile."- rise di nuovo.

Iniziai a dimenarmi furiosa, allentando la presa della corda. Sferrai una gomitata al Proditor e mi avvicinai ad Aiden, ma un altro mostro mi bloccò all'istante.

"Però..."- continuò il tipo, ignorando il mio comportamento -"vedo che ne mancano tre..."- si girò verso i Proditor -"Prendeteli. E se opporranno resistenza... Uccideteli. Tutti tranne Will, ovviamente."- aggiunse sorridendo.

Perché voleva risparmiare Will? Cosa aveva in serbo per lui?

I Proditor si allontanarono e noi fummo spinti verso un altro corridoio più buio, che scendeva in profondità.
Entrammo in una stanza piena di celle e i Proditor ci spinsero, con la loro solita delicatezza, all'interno di una di esse.
Ci liberarono mani e bocca e se ne andarono.

"Aiden..."- mi avvicinai a lui -"m-mi dispiace. È tutta colpa mia. Non avrei dovuto credere a quel biglietto. Dovevamo restare con Will..."

"No."- mi interruppe -"Non è colpa tua. Anch'io la pensavo come te. Siamo entrambi responsabili di questa situazione. Ma..."- mi strinse la mano -"siamo insieme. Andrà tutto bene fin quando restiamo insieme."

E lì, in quella cella buia, in quella maledetta situazione, imprigionati nelle grinfie di un pazzo assassino, lì capii perché lui, Aiden, mi faceva quello strano effetto.

Ero innamorata di lui. Ero maledettamente innamorata di lui.

A quel pensiero, nonostante la situazione, non riuscii a trattenere un sorriso.

Con il po' di coraggio che mi restava, azzerai i centimetri che ci separavano.
Le mie labbra incontrarono le sue e una scarica di energia mi percorse il corpo.

Le mie mani si attorcigliarono nei suoi ricci e le sue mi circondarono la vita, e tutte le preoccupazioni e i pericoli si dissolsero all'istante.
In quel momento, nient'altro importava.

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