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CAPITOLO 1

"Papà!"- urlai, sbalordita. -"Credo di averne trovato un altro."- mormorai, ancora incredula.

Un uomo molto più alto di me entrò nella stanza correndo. Aveva dei capelli neri arruffati e due occhi verdi, molto simili ai miei.
"Sai che non devi scherzare su queste cose, vero?"- chiese, corrugando la fronte e fissandomi ipnotico.

Sbuffai, esasperata. -"Lo so!"- dissi, tagliando corto. -"Sono seria!"- aggiunsi, spalancando le braccia, come se fosse una cosa ovvia. Non amavo scherzare.

L'uomo spalancò gli occhi e si avvicinò per guardare lo schermo del dispositivo che avevo sulle ginocchia.
Su di esso vi era rappresentata una mappa con un punto rosso più o meno al centro che lampeggiava ripetutamente.

"Cavolo! Allora eri seria quando dicevi di essere seria!"- disse lui, con un sorriso sbalordito sul viso.

Scossi la testa, tenendomi una mano sulla fronte. Non riuscivo a credere che lui fosse l'adulto della situazione.

"Bene!"- mio padre si avviò verso un armadio piuttosto malandato e lo spalancò. Era pieno di oggetti argentati, simili a delle armi.
Ne prese due e ne lanciò una verso di me. Io posai il dispositivo nel mio zaino e presi l'oggetto al volo.

"Pronta?"- mi chiese, guardandomi penetrante. Ora era serio anche lui.

Annuii senza esitare. Aspettavo questo momento da quando avevo 7 anni. Ero più che pronta.

Uscimmo dall'edificio e seguimmo la strada indicataci prima dal dispositivo.
Camminammo per un po', io dietro papà, con l'oggetto argentato tra le mani sudate.
Sarebbero arrivati da un momento all'altro, ne ero sicura. Dovevo essere pronta. Non si sarebbe ripetuta la scena dell'ultima volta. Erano passati più di 9 anni ormai.. però continuavano a terrorizzarmi.
Eravamo quasi arrivati al punto rosso quando sentii un rumore alle nostre spalle. Come di qualcosa che si spezzava.

"Hai sentito?"- sussurrai a mio padre.

"No. Cosa?"- chiese, girandosi di scatto. L'arma puntata davanti a lui.

Io ero più brava a sentire i suoni. Era una delle mie abilità. Avevo il senso dell'udito molto più acuto del normale.

All'improvviso lo sentii di nuovo. Questa volta più forte. Più vicino.
Uno di loro spuntò all'improvviso alle nostre spalle. Mi girai di scatto, puntandogli contro l'arma e indietreggiando lentamente.
Aveva l'aspetto di un normale uomo, senza capelli e con gli occhi di un nero così scuro che l'iride si mimetizzava con la pupilla.
Però, se mi concentravo, riuscivo a vedere com'era realmente.

Aveva il viso pieno di crepe e di tagli, i denti erano affilati e di un colore tra il giallo e il verde, la pelle era di un rosso sangue inquietante e le mani erano costituite da cinque artigli ciascuna.
Un altro comparve dietro il primo, con un ghigno soddisfatto sul viso. Era pronto ad attaccarci.
Rabbrividii alla loro vista, ricordandomi il mio primo incontro con loro...

Continuavo a seguire quello strano signore, allontanandomi sempre più da casa; quando all'improvviso vidi l'uomo scomparire. Man mano stava diventando invisibile. La testa, il torace, il braccio, la mano. Poi iniziai a scomparire insieme a lui. Non vedevo più il mio braccio. L'uomo era scomparso del tutto. Urlai dall'orrore prima che mi scomparisse anche la bocca..

Avevo gli occhi chiusi e il fiato pesante, ma sentivo il pavimento sotto i miei piedi. Quando il mio respiro riprese ad essere regolare, mi decisi ad aprire gli occhi.
Ero in una stanza, tutta d'acciaio. C'era un tavolo con delle sedie proprio al centro, sempre d'acciaio e un grande armadio dello stesso materiale attaccato ad una parete.
L'uomo entrò nella stanza, si sedette su una sedia e iniziò a fissarmi con quei suoi strani occhi verdi.

"Che... che cosa è successo?"- mi azzardai a chiedere al quel tizio.
"Dove siamo? E chi sei tu?"- non riuscii a fermarmi e chiesi tutto quello a cui non riuscivo a dare una risposta.

L'uomo sorrise e si raddrizzò sulla sedia.
"Siamo dove potrai essere al sicuro"- rispose lui, con la sua solita voce decisa. -"...Alice."- aggiunse, poi. Come sapeva il mio nome?

Aprii la bocca, pronta per l'ennesima domanda, ma lui mi bloccò.

"Sono Will."- disse semplicemente. Stranamente quel nome mi era familiare.
Lo guardai confusa, aspettandomi delle spiegazioni, ma lui continuò a sostenere il mio sguardo, senza parlare.

"E... riguardo a cosa è successo prima.. credo che per spiegartelo dovremmo farci una passeggiata."- continuò, alzandosi e uscendo dalla stanza.

Presa dalla curiosità, seguii l'uomo e mi ritrovai in altre stanze simili alla prima. Era un edificio piuttosto grande. Dopo varie svolte, ci ritrovammo nella stanza d'ingresso.
L'uomo, Will, aprì la porta e uscì dall'edifico con passo svelto, guardandosi intorno con... ansia?
Uscii anch'io e mi chiusi la porta alle spalle.

"Sembra che non ci siano."- sentii Will mormorare.

"Allora... dove andiamo?"- chiesi, facendo finta di non aver sentito.

"Dove non importa. Devo spiegarti delle cose... e credo ci vorrà molto."- mi rispose lui, continuando a guardarsi intorno.
Poi iniziò a camminare e, svelta, lo raggiunsi.

"Allora..."- disse lui, guardando dovunque tranne me. Poi sospirò. -"Non so da dove cominciare."- concluse.

Sbuffai. "Comincia dicendomi come siamo scomparsi... o perché mi hai portato via di casa... o perché ho bisogno di stare al sicuro..."- dissi, quasi urlando.

"Okay okay"- mi interruppe lui. -"D'accordo. Ehm..."- continuava a guardarsi intorno e non aveva più l'aria sicura di prima.

"Andiamo!!"- urlai, spalancando le braccia e battendo i piedi per terra.
Poi sentii un rumore alle mie spalle.

"Ci sto arrivando!"- disse Will. Ora stava urlando anche lui.

"Shh!"- lo zittii. Mi girai e iniziai a guardarmi intorno. Sentii quel rumore di nuovo.

"Cosa c'è?"- mi disse Will, girandosi a sua volta.

"Non lo senti?"- chiesi, sentendolo un'altra volta.

"No. Che cosa?"- domandò, insistente.

"Questo rumore."- dissi, e notai che stavo bisbigliando.
Poi comparii un uomo da dietro un muretto e mi rilassai.

"Era solo quel signore!"- esclamai, sollevata.

"Alice... scappa!"- Will si mise davanti a me ed estrasse un oggetto argentato da sotto la maglia, puntandola contro quel tizio.

Io non capivo. Guardai meglio il nuovo arrivato e, dopo qualche minuto, capii che in realtà non era un uomo.
Urlai dallo spavento e mi nascosi dietro le gambe di Will.

Lui chiuse gli occhi e premette un pulsante rosso che si trovava su quell'oggetto argentato. Da esso uscì una rete, che intrappolò quell'essere inquietante.
Il mostro iniziò a dimenarsi e a ringhiare e dopo qualche minuto, la rete cedette ai suoi artigli. Si liberò dalla trappola e iniziò a correre verso di noi. Will sparò di nuovo, questa volta un oggetto tagliente che però venne schivato dall'essere inquietante.
Quel mostro era sempre più vicino e sembrava davvero agile, infatti schivò di nuovo un colpo di Will.
Poi, con abilità, mi afferrò e mi portò lontano da Will.

Iniziai ad urlare e a dimenarmi, ma quel mostro aveva una presa troppo salda e non riuscivo a liberarmi.

"Will!"- urlai, terrorizzata.

Lui stava correndo verso di noi, con l'arma in mano; senza poter sparare perché avrebbe rischiato di colpire anche me.
Si avvicinò e il mostro allungò un braccio per graffiarlo, ma Will riuscì a schivarlo e sferrò un calcio contro il suo ginocchio.
L'essere si piegò in due per il dolore e mollò la presa su di me.
Io colsi l'occasione e scappai verso Will, più velocemente che potevo.
Il mostro si accorse di me e allungò un braccio per afferrarmi, ma riuscì soltanto a graffiarmi.
Era un graffio profondo e bruciava molto, ma continuai a correre con Will al mio fianco.
Dopo una decina di minuti, arrivammo davanti l'edificio d'acciaio.
Will spalancò la porta e ci fiondammo all'interno, entrambi con il fiatone.

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