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Capitolo quattro

«Heali vestiti! Siamo in ritardo.» Urlai alzando la testa verso il soffitto, nella speranza che la voce le arrivasse più chiara «Come sempre.» Aggiunsi con un filo di voce, mentre mi allacciavo l'orologio al polso.

Sentii il suono familiare dei passi di Heali percorrere le scale, avevo messo la merenda dentro il suo zaino, appuntato le matite, assicurandomi di lasciarne almeno due spuntate... non si sa mai.
«Dammi la mano e usciamo.» Allungai il braccio dietro la schiena e aspettai che mi stringesse la mano, quando mi accorsi che non aveva nessuna intenzione di afferrare le mie dita.
Mi voltai di scatto e la vidi in piedi sulla soglia, con la testa china, i capelli scompigliati, il pigiama troppo lungo che pestava ogni volta che faceva un passo e la sua bambola preferita stretta fra le braccia.

«Heali! Siamo già in ritardo e ancora non sei pronta?» Indossai il giubbotto di pelle e feci scivolare fuori i capelli, poi avanzai verso di lei e la presi in braccio e l'accompagnai nella sua camera al piano di sopra.

«Che maglietta vuoi mettere oggi? Quella di Elsa, oppure preferisci... mhh vediamo...» Spostai tutto il peso del suo corpo esile su un solo braccio e fasciai la mano lungo le sue gambe per sostenerla, con l'altra cercai nei cassetti e tirai fuori una felpa di Masha e l'Orso.

«Oh questa è bellissima!» Pronunciai con voce amorevole, tenendo in alto la felpa per farla vedere bene a Heali.
La bambina fra le mie braccia si nascose nell'incavo del mio collo e farfugliò qualcosa di incomprensibile. Non capii ciò che disse, ma mi percepii nel suo tono una certa rimostranza.

«Heali ti prego. Non posso perdere il lavoro, altrimenti lo sai che succede?» L'allontanai un po' dal mio petto per guardarla negli occhi, ma le sue manine rimasero aggrappate alla lana del mio cardigan e si limitò ad annuire piano strofinando il suo naso contro la mia pelle.

«Se non vado a lavorare ci toglieranno questa casa. E noi vogliamo restare qui, giusto?» Di nuovo un segno di assenso fatto con la testa.
Stavo perdendo la pazienza. Heali non era solita a fare capricci, ma quando si impuntava su qualcosa restava aggrappata alle sue convinzioni fino a quando non cedevo.

«Okay guardami. Heali, guardami.» Il mio tono suonò più serio di quanto volessi farlo sembrare, ma ottenni la sua attenzione. Le scostai i capelli dagli occhi in maniera dolce, facendole capire che non ero arrabbiata, solo un po' infastidita dal suo inusuale comportamento. Aveva solo sette anni, a volte lo dimenticavo.

«Che succede?» Chiesi in tono affettuoso, notando la sua espressione arcigna.
«Ho mal di pancia... Forse, forse non dovrei andare a scuola.» La sua voce apparì lievemente colpevole. La sua bambola era scivolata fra i nostri corpi ed era rimasta premuta contro il mio bacino, con una mano la cercò e io l'aiutai a recuperarla.

«Heali, quante volte ti ho detto che non si dicono le bugie?» Piegai leggermente le ginocchia, iniziando a faticare per sostenere il suo peso a lungo. Era scivolata leggermente in basso, la risollevai sul braccio in un gesto rapido e ora il suo sguardo era al pari del mio.

«Scusa.» Mormorò con voce rotta. Le alzai il mento con un dito e vidi delle lacrime rendere i suoi occhi estremamente lucidi.

«Non vuoi andare a scuola?» Domandai in un sospiro. Lei scosse la testa immediatamente e abbassò lo sguardo sulla sua bambola, la quale stava pettinando con le manine.

«Vuoi venire con me a lavoro?» Il mio tono si era placato. La mia proposta era uscita piuttosto come un'affermazione e Heali la colse al volo, infatti il suo viso si illuminò e le lacrime sparirono in un secondo.

«Si, per favore, per favore.» Mi canzonò sorridente e non riuscii a dirle di no. La appoggiai sul pavimento, ma prima di darle il tempo di vestirsi mi accoccolai davanti a lei.

«Heali, prima e ultima volta chiaro?» Le dissi in un monito che non ammetteva repliche. Lei annuì e poi mi sfilò dalle mani la felpa che ancora stringevo.

«Voglio mettere la felpa di Masha e l'Orso.»

Insistette per portarsi anche la sua bambola, mi disse che non potevano lasciarla da sola a casa mentre lei andava a divertirsi.
La sua indicibile innocenza mi toccava ogni volta.

Avevo la patente, ma non ero mai riuscita a mettere da parte abbastanza denaro per potermi comprare un'auto, così raggiungemmo la casa a piedi. Noi abitavamo vicino al centro, mentre loro avevano una splendida villetta sulla spiaggia che si trovava a circa venti minuti dalla nostra.

«Heali ricordati di comportarti bene. Presentati e ti prego se ti scappa un ruttino chiudi la bocca.» L'avvertì a bassa voce mentre bussavo alla porta.

Aspettai qualche secondo e poi Lauren venne ad aprire. Indossava un abito nero che le metteva in risalto i punti giusti, lasciava scoperti solo i polpacci, sui quali si intravedevano delle calze color carne che si confondevano al colorito naturale della sua pelle.
Mi costrinsi a guardare altrove, per non fissarmi sul suo corpo.

«Mi scusi per il ritardo. Ho avuto un piccolo... contrattempo.» Puntai lo sguardo in basso, dove trovai Heali nascosta dietro le mie gambe, che stringeva il tessuto dei miei jeans e si atteggiava in maniera imbarazzata.
Lo sguardo di Lauren percorse la traiettoria del mio e si soffermò sulla testolina che faceva capolino da dietro la mia schiena.

«Ciao. Io sono Lauren.» Si piegò sulle ginocchia e tesa la mano verso Heali, che non aveva nessuna intenzione di uscire dal suo confortevole nascondiglio.
«Non fare la maleducata.» La rimproverai dandole un piccolo colpetto sulla schiena, per spronarla a fare un passo avanti.
Finalmente si decise ad uscire allo scoperto, tenne lo sguardo basso e si dondolò avanti e indietro, stringendo al petto la sua bambola.

«Ci-ciao. Mi chiamo Heali. E lei è Ginger.» Alzò la bambola sotto gli occhi di Lauren, la quale si lasciò sfuggire un sorriso affettuoso. Sorrisi ammirando la sua temerarietà. Solitamente era molto timida con gli estranei e soprattutto era gelosissima della sua bambola preferita, ma adesso che Lauren aveva allungato il braccio verso l'oggetto di pezza e l'aveva preso fra le mani per guardarlo meglio, Heali non aveva corrugato la fronte e non si era sporta per riprenderla, anzi aveva lasciato che Lauren la girasse fra le mani e un sorriso genuino si era fatto strada sulle labbra della piccola.

«È bellissima. Mi piace molto.» Ammise Lauren e il suo tono era analogo al mio quando mi rivolgevo a Heali.
Le restituì la bambola e tornò in posizione eretta. Avevo osservato tutta la scena sorridendo con gratitudine alla donna e ora continuavo a guardala con riconoscenza, un atteggiamento che lei intuì perché mi fece un leggero cenno con il capo.

«Mi dispiace di averla portata, ma la signorina si è svegliata con un mal di pancia.» Guardai Lauren complice, facendole capire che era una scusa che aveva inventato la bambina di sua spontaneità.
«Huh.» Minimizzò la donna, rivolgendo uno sguardo inquisitorio alla piccola. Sembrava che la stesse studiando, come se volesse capire le reali ragioni della sua riluttanza verso l'ambiente scolastico.

Ci invitò ad entrare. Strattonai la manina di Heali stretta nella mia e la esortai a procedere.

Trevor era seduto davanti alla televisione, ma lo schermo era spento e lui era immerso nella lettura. Lo salutai dandogli il buongiorno, ma lui a malapena si accorse della mia presenza e mi ricambiò con un cenno della mano.

«Beh io ho ancora qualche minuto prima di andare a lavoro. Ti va un succo Heali?» Domandò Lauren rivolta verso la bambina che aveva abbandonato del tutto la sua timidezza e ora sembrava guardarsi attorno attentamente.

«Mi andrebbe, sì.» Sorrise e compì un gesto che mi sorprese molto. Allungò la mano verso Lauren come avrebbe fatto con me, o al massimo con Ally, ma non con qualcuno che conosceva da così poco tempo.

«Fantastico allora.» La donna tese la sua mano verso quella di Heali e l'accompagnò in cucina, ma prima di sparire dietro l'angolo si voltò verso di me e mi fece l'occhiolino, come se il suo invito a bere un succo avesse un altro scopo. Impiegai qualche secondo per capire, ma poi mi ricordai delle parole di Trevor. Lauren lavorava a stretto contatto con i bambini e credo che stesse cercando di aiutare, a capire il motivo per cui Heali non era voluta andare a scuola.

Mi sedetti sul divano vicino a Trevor, il quale non mi degnò nemmeno di uno sguardo e mi lasciò da sola con i miei pensieri.
La dolcezza di Lauren mi aveva colta alla sprovvista. Era stata così premurosa nei confronti di mia sorella che aveva lasciato dentro di me un senso di protezione e di fiducia. In più apprezzavo che fosse in apprensione per la situazione scolastica di Heali, anche se non la conosceva minimamente, si era subito preoccupata.
Potevo solo immaginare quanto buono fosse il suo animo.

Passarono alcuni minuti e vedendo che né Lauren né Heali tornavano e Trevor era completamente assorto nella sua lettura, mi alzai dal divano e raggiunsi la cucina.

Mia sorella sedeva a capotavola, impugnava una matita nella mano e scarabocchiava su un libro colorato, mente nell'altra sorreggeva un bicchiere di plastica arancione e ogni tanto lo portava alle labbra. Lauren era seduta accanto a lei, con le gambe accavallate e le mani giunte sul tavolo, la sua testa leggermente inclinata per eguagliare l'altezza dello sguardo della bambina e i gli angoli della bocca alzati in un flebile sorriso.

«Ehi Camz!» Appena Heali mi vide scostò la sedia all'indietro producendo un rumore gracchiante contro il pavimento e mi corse incontro con le braccia aperte. Mi piegai sulle ginocchia e la sollevai da terra, tenendola in braccio.

«Io e Lauren abbiamo colorato le farfalle.» Mi indicò il foglio abbandonato sulla superficie di legno, sul quale Lauren aveva fatto scivolare la mano e con le dita stava percorrendo i contorni neri del disegno.
Virò la testa verso di me. I suoi occhi erano grandi e accoglienti, catturai la luce riflessa nell'iride, che mischiandosi al verde smeraldo della pupilla mi illudeva di poter vedere sconfinati orizzonti dentro i suoi occhi.

«E poi Camz...» Heali mi tirò il colletto del cardigan, le sue dita restarono impigliate nella lana, ma il suo sguardo era fisso sul volto di Lauren «Ho deciso che domani voglio tornare a scuola, ma solo ad una condizione. Voglio che venga anche Lauren a prendermi e che andiamo tutti insieme al parco.» Alzai gli occhi sulla donna, che ora si era alzata e si stava versando un bicchiere d'acqua.
Restai con le labbra schiuse, interdetta su cosa dire, ma ci pensò lei a tirarmi fuori da quella situazione.

«Certo.» Disse ammiccando verso Heali, eppure le mie gambe ebbero un cedimento.

Successivamente tirai un sospiro di sollievo. Evidentemente il problema era più futile di quanto pensassi.
Le scostai i capelli dalla fronte e le diedi un bacio al centro, poi mentre era impegnata a giocare con Ginger  rivolsi un'occhiata a Lauren e le mimai un "grazie" con le labbra.

«Vado a giocare sulla spiaggia.» Disse Heali scalciando appena per essere messa a terra. L'appoggiai lentamente sul pavimento e, mentre correva verso l'uscita le urlai
«Non ti allontanare!»

La guardai uscire e percorrere dei passi incerti sulla sabbia, mentre sembrava intenta a parlare con la bambola come se fosse un'amica.

«Sei fortunata. È una bambina allegra.» La voce rauca di Lauren mi costrinse a spostare lo sguardo su di lei. La donna si era avvicinata e ora era in piedi di fronte a me. Si teneva a distanza, ma anche qualche centimetro di troppo non riuscii a non farmi innervosire.

I miei occhi caddero inevitabilmente sul suo corpo. Le curve del suo bacino scendevano così morbide sotto il tessuto, che per un istante desiderai di poggiare le mani sui suoi fianchi e attirarla a me.
Elusi quel pensiero scuotendo la testa e attenendomi all'argomento che aveva intavolato.

«Non lo è sempre stata.» Dissi in tono avvilito, ricordando il periodo di solitudine che passò dopo la morte di nostra madre. Si nascondeva sotto le coperte, le tirava gin sopra la testa e piangeva così forte da frantumare il mio cuore.
Restavo vicino a lei, stringendola fra le mia braccia finché non si addormentava e per un momento sembrava ritrovare la pace. Pensavo che quei giorni non sarebbero mai passati, invece gli affrontammo insieme e un passo dopo l'altro riuscimmo a ricostruire tutto quello che ci era stato portato via.

«Beh in questo caso...» Avanzò un passo verso di me, il rumore dei suoi passi spezzò i miei ricordi.
Venni scossa da un brivido improvviso.
Non mi ero resa conto che la sua mano era scivolata sulla mia spalla e l'accarezzava in un movimento lento e gentile.
«Hai fatto un ottimo lavoro con lei. Si vede che è amata.» Le sue dolci parole e il gesto confortante che le accompagnò, furono di conforto più di qualsiasi altra cosa.

Ally mi era sempre rimasta vicina, era stata un punto di riferimento costante e non avrei mai potuto ringraziarla abbastanza, ma quell'atto spontaneo e rassicurante racchiuse tutte le parole e i gesti incoraggianti che qualcun altro avrebbe potuto darmi.

«Ah... l-la ringrazio.» Balbettai incespicando malamente nelle parole. Il calore della sua mano mi diffondeva lungo il mio corpo velocemente, un fuoco che desideravo poter fermare, ma troppo ardente per poter essere spento.

«Dammi del tu. Mi fa sentire vecchia essere appellata con il lei.» Mi fece l'occhiolino e le sue labbra si trovarono decisamente troppo vicine al mio lobo e mandarono impulsi improvvisi al mio sistema nervoso.

«Come vuole.» Farfugliai e lei mi guardò subito con aria di rimprovero e alzò l'indice in segno di dissenso.

«Come vuoi, Lauren.» Mi corressi. Lei era ancora affiancata a me, la sua mano poggiata sulla mia spalla, le sue labbra talmente vicine al mio lobo da poter percepire il suo respiro contro il mio collo.
Pronunciare il suo nome produsse un effetto strano in me. La rendeva reale e non so perché fino a quel momento l'avevo vista solo come un'ombra onirica. Era talmente perfetta che credere fosse umana appariva impossibile agli occhi di chiunque.

«Bene.» Stavo fissando davanti a me, con la scusa di osservare Heali giocare sulla spiaggia, ma con la coda dell'occhio notai un sorriso soddisfatto nascere sul suo volto.
«Stasera ci organizziamo meglio per domani pomeriggio.» Tutte quelle sensazioni mi avevano inibita e avevo dimenticato del pomeriggio in cui Heali ci aveva incastrato.

«Lauren.» Di nuovo un brivido mi percosse mentre pronunciavo il suo nome ad alta voce. Suonava così melodico.
«Non sei costretta a farlo. Heali è intelligente e capirebbe se tu rifiutassi il suo invito.» A quel punto fui costretta a girarmi di novanta gradi per guardarla negli occhi. Mi sembrava maleducazione rivolgerle la parola e nel contempo guardare da tutt'altra parte.

«No mi fa piacere davvero. Sarà divertente.» Mi diede due pacche sulla spalla e poi lanciò una rapida occhiata all'orologio.
«Sono in ritardo, perdonami. Devo scappare.» Fece ciondolare il braccio lungo il fianco e subito sentii la mancanza della sua mano contro la mia spalla. Mi ero abituata a quel tepore quasi familiare oserei dire.

L'osservai allontanarsi, chinarsi davanti alla carrozzina di Trevor e lasciargli un bacio sulla guancia, poi si avviò a passo svelto verso la porta e prima di chiuderla mi rivolse un ultimo sorriso che custodii per tutta la giornata gelosamente.
Mi piacque l'idea che lo dedicò solo a me.

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Come sempre vi ringrazio per essere costantemente presenti e mi auguro che il capitolo vi piaccia, ma soprattutto che stiate apprezzando lo svolgersi della storia. Domani uscirà il nuovo capitolo e io come sempre vi aspetto! Un bacio😘

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