Capitolo otto
Era arrivato il giorno del compleanno di Camila.
Le avevo dato il giorno libero, così avevo chiesto un permesso a scuola ed ero rimasta a casa insieme a Trevor.
Avrei dovuto comprarle qualcosa, ma avevo già scelto e incartato il suo regalo. Non era una cosa materiale, o meglio, sì lo era, ma era molto di più. Non avevo mai donato a qualcuno un oggetto a me così prezioso, era come condividere una parte di me e non ero mai stata pronta a farlo con nessuno, nemmeno con Trevor. In un primo momento avevo vacillato. Ci avevo ripensato più volte, trovandomi nel cuore della notte a mordermi nervosamente le unghie e a rigirarmi nel letto pensando se fosse una buona idea, o forse era troppo avventato.
Poi un giorno, alle quattro della mattina, avevo abbandonato ogni dubbio. Mi ero alzata in fretta e furia da letto, aveva preso l'oggetto che avevo lasciato incustodito dentro il comodino e l'avevo incartato.
Quella notte finalmente riuscii a dormire.
Sembrava passata un'eternità da quando avevamo fissato questa serata, ma invece erano trascorsi solo otto giorni. Mi ero ritrovata a fare il conto alla rovescia. Ero elettrizzata all'idea di passare una serata a casa di Camila.
Fino ad adesso ci eravamo viste di sfuggita a casa mia e una volta al parco, però adesso era come se mi stesse autorizzando a varcare un limite che fino ad ora avevamo solo sfiorato. Stavo per entrare nella sua vita privata, mi stavo avvicinando alla sua famiglia e questa era molto di più che un giro al parco.
Eravamo diventate confidenti e l'idea di poterle essere amica mi rallegrava e rattristava allo stesso tempo. Non so perché, avrei dovuto esserne felice e basta, ma era come se quella parola (amica) tracciasse un perimetro, mi imponesse dei limiti, delle regole da seguire e io invece volevo infrangerle tutte.
Trevor aveva espresso il desiderio di non essere lasciato da solo con Karla. Mi ero trovata un po' alla perse, non sapendo bene a chi potessi chiedere di passare l'intera giornata con lui. Aveva scorso la rubrica su e giù in cerca di qualcuno disponibile, ma finivo sempre per arrivare all ultimo nome e ricominciare da capo, come se avessi tralasciato qualcuno, o se un nuovo nominativo potesse sbucare dal nulla.
«Non preoccuparti.» Il familiare rumore della gomma che strusciava contro il parquet arrivò alle mie orecchie. Girai la testa per incontrare Trevor, il quale mi aveva avvicinato notevolmente senza che me ne rendessi conto.
Teneva la mano sulla manopola manuale e giocava con essa, alcune volte metteva troppa forza e la carrozzina si muoveva in avanti o di lato, così si era fermato.
«Ho chiamato Aaron, un vecchio amico di basket. Ha detto che gli farebbe piacere passare una giornata con il vecchio Magic.» Enfatizzò la parola con una tristezza assoluta. Il suo sguardo si era posato in basso e annuiva leggermente, come se stesse ricordando qualcosa che gli portava nostalgia.
Magic era il nome che gli avevano attribuito i suoi compagni di gioco. Era un portento nel basket, quello che faceva più canestri di tutti. Da quando la malattia aveva iniziato il suo logorante decorso, per i primi tempi la squadra aveva smesso di vincere, poi avevano ritrovato un certo equilibrio, ma non erano forti come prima.
«Ah. Fantastico.» Bloccai lo schermo del telefono, felice di poter finalmente lasciar perdere l'inutile ricerca.
«Si. Fantastico.» Concluse con voce più bassa e amaramente ironica. Stavo per chiedergli se andasse tutto bene, se fosse d'accordo sul fatto che non ci sarei stata per tutta la giornata, avendo da lavorare la mattina e il compleanno di Camila la sera.
Ero talmente euforica di passare una giornata intera con Camila e la sua famiglia che mi ero completamente scordata di chiedere il permesso a Trevor. Non fraintendetemi.
Non dovevo avere il suo ok per fare qualsiasi cosa, ma di solito, quando mi assentavo per questioni lavorative o personali, prima ne discutevo con lui e decidevamo se fosse opportuno che me ne andassi, o se avesse preferito che restassi.
Il più delle volte aveva insistito per farmi uscire, a parte una sera quando stava veramente male e non voleva farsi vedere in quelle condizioni da nessun altro.
Però stavolta era stato diverso. Camila mi aveva inviato al suo compleanno e io non gli avevo chiesto se per lui andasse bene o meno, l'avevo invitato ad unirsi -offerta che aveva chiaramente declinato- facendogli così capire che io sarei andata comunque. Con o senza di lui.
«Trevor.» Poggiai le mani sulle sue spalle, lui alzò le testa all'indietro, per quanto gli fosse possibile.
«Per te va bene se vado da Camila, vero?» Mi sporsi in avanti per incontrare il suo sguardo.
Uno sbuffo lasciò le sue narici prima che riabbassasse la testa.
«Certo.» Rispose con sufficienza e successivamente mi indicò un libro poggiato sul tavolino. Lo presi, lo aprii al punto dove era stato posizionato il segnalibro e lo misi sul suo grembo, poi mi sedetti sul divano vicino a lui.
«Ne sei sicuro?» Inclinai la testa per raggiungere i suoi occhi, i quali erano puntati irremovibilmente sulla pagina del libro.
«Certo.»
«No perché a me non sembra. Se è un problema posso disdire.» Scrollai le spalle pretendendo che non fosse niente di che, ma la sola idea di tornare a casa invece che stare con Camila nel giorno del suo compleanno, mi fece cadere il cuore nel petto.
«Penso sia un po' troppo tardi per disdire e anche per chiedere il mio permesso.» Si voltò verso di me, il sarcasmo era chiaro nelle sue parole e leggibile nel sorriso tirato che mi stava rivolgendo.
«Pensavo fossi d'accordo...» Mi interruppe bruscamente.
«E come facevi ad esserne sicura? Me l'hai chiesto?» Alzò il tono della voce evidentemente irritato. Lasciai cadere le sue accuse e feci un bel respiro per evitare di scatenare una litigata per niente.
«Scusami. Hai ragione, avrei dovuto farlo. L'ho dimenticato... Però lo sto facendo adesso. Quindi se potessi dimostrarti comprensivo, te ne sarei grata.» Unii le mani in grembo e aspettai una risposta che tardò ad arrivare.
Si girò verso di me intenzionato a dire qualcosa, ma poi richiuse le labbra e sospirò rumorosamente.
«Certo che va bene Lauren. Non preoccuparti. Ora posso leggere il libro per favore?» Riportò l'attenzione sulla copia poggiata sulle sue gambe e compresi che era il caso di lasciar perdere. Comunque lo ringraziai e mi diressi verso il bagno per farmi una doccia rilassante.
Restai per un'ora immersa nell'acqua e nel sapone, lasciai la porta aperta cosicché se Trevor avesse avuto bisogno avrei potuto udire la sua voce.
Dopo aver finito il bagno indossai un vestito che avevo comprato per l'occasione. Mi guardai allo specchio e decisi di cambiarmi. Era troppo formale per una semplice festa in casa.
Non sapevo bene come mi dovessi vestire, alla fine optai per dei jeans leggermente sdruciti, una camicia attillata che sbottonai per lasciar vedere il collo e degli stivali bassi neri.
Mi truccai il giusto. Un po' di fondotinta per nascondere un odioso brufolo che era apparso sulla fronte, un leggero strato di lucida labbra rosa e infine del mascara.
Ondulai i capelli sulle punte e gli lasciai ondeggiare sulle spalle.
Aspettai l'arrivo di Aaron. Lo salutai appropriatamente, poi lasciai i ragazzi da soli. Chissà forse avrebbe fatto bene a Trevor passare un po' di tempo con un amico di vecchia data.
Gli lasciai scritto le istruzioni più importanti. Gli dissi dove si trovavano le schifezze che ero sicura avrebbero mangiato anche se le avessi nascoste. Gli insegnai qualche mossa semplice da attuare se avesse sentito il bisogno di andare in bagno, una cosa che non piacque per niente. Trevor, ma si rassegnò all'idea.
In ultimo gli lasciai il mio numero di telefono e gli dissi di non farsi scrupoli a chiamarmi se avesse avuto bisogno di qualsiasi cosa.
Dopo aver salutato entrambi mi immersi nel traffico.
Erano appena le cinque del pomeriggio quando arrivai a casa di Camila. Mi aveva mandato un messaggio con le indicazioni stradali. Ovviamente aveva il mio recapito dal primo giorno di lavoro, in caso fosse successo qualcosa a Trevor.
Stringevo il regalo fra le mani, con le dita giocavo con la carta da regalo nervosamente e da quanta pressione avevo effettuato si era un po' rotta su un lato e ora appariva leggermente sgualcita.
Salii le scale a poco a poco e bussai alla porta. Sentii dei passi avvicinarsi e quando la porta si aprì feci un bel respiro credendo di trovarmi davanti Camila, ma invece apparve una figura a me sconosciuta.
«Oh. Tu devi essere Lauren.» Ipotizzò con affermata sicurezza. Fece scorrere il suo sguardo su di me e mi scannerizzò da capo a piedi «Sì. Tu sei definitivamente Lauren.» Concluse con un sorriso malizioso, poi mi afferrò per il braccio e mi trascinò dentro la casa.
«È arrivata Lauren!» Urlò a gran voce rivolta verso quella che sembrava la cucina. Approfittai per guardarmi attorno.
Era proprio come l'avevo immaginata.
Accogliente, calda, aulente, colma di fotografie sulle pareti e sui mobili. Un camino riscaldava l'ambiente rustico. Tutto ispirava accoglienza e familiarità. Era una casa vera e propria, una di quelle case nelle quali vuoi ritornare subito dopo essertene andato, un posto che sei sicuro abbia ospitato tanti momenti e sia ancora impregnato di ricordi.
«È un piacere conoscerti Lauren. Io sono Ally.» Disse la ragazza spigliatamente. Riportai l'attenzione su di lei e notai che aveva teso la mano verso di me. La strinsi cordialmente e sorrisi nella sua direzione.
«Ho sentito parlare molto di te Ally.»
«Oh! Sapessi quanto io ho sentito parlare di te Lauren.» Lasciò cadere la testa all'indietro in maniera esasperata e divertita.
La sua affermazione mi lasciò interdetta. Quindi Camila le aveva parlato di me? Che cosa le avrebbe mai potuto dire?
Avrei voluto chiederle come la ragazza aveva parlato di te, avevo tante domande, ma decisi che era meglio tenerle per me.
Proprio in quel momento Camila sbucò dalla porta della cucina. Sembrava in affanno, come se avesse appena fatto una corsa. Notai che si stava sistemando la felpa sulle spalle e nello stesso tempo sfregava le mani l'una contro l'altra e una polverina bianca cadeva dai suoi palmi spargendosi attorno a lei.
«Ally ho lasciato Heali a preparare i muffin, puoi per favore andare a vedere cosa combina?» Le fece un cenno con la testa invitandola a lasciare la stanza. Lo sguardo di Ally si soffermò su di me, poi su Camila e di nuovo su di me.
«Ceeerto.» Rispose strascicando la parola per enfatizzare la sua sottintesa allusione maliziosa.
Mentre camminava verso la cucina si fermò per sussurrare qualcosa all'orecchio dell'amica che non riuscii a cogliere, ma Camila le lanciò un'occhiata truce e a denti stretti le disse qualcosa che non sembrava avere un tono amichevole, ma più che altro guardingo.
Quando Ally lasciò la stanza Camila venne verso di me con un sorriso disinvolto sul volto e tese le braccia verso di me per invitarmi a togliermi il cappotto.
Mi aiutò gentilmente a sfilarlo.
Si posizionò alle mie spalle e poggiò le mani sulle mie spalle.
«Mi dispiace per qualsiasi cosa abbia detto Ally. Ha il brutto vizio di mettere in mostra il suo umorismo.» Fece scivolare lungo il braccio una manica e poi l'altra e attaccò il mio cappotto dietro la porta.
«Oh no, no. È molto simpatica.» La rassicurai sorridendo. Anche lei ricambiò con un sorriso. Il suo respiro uscii in uno sbuffo che riscaldò il lato del mio collo. Chiusi gli occhi lasciando che la sensazione calda e inebriante si diramasse lungo il mio corpo.
Poggiai il palmo sul punto in cui il suo respiro aveva sfiorato con mano timida il mio collo e potei sentire l'umido lasciato dall'esalazione infondersi sulla mia pelle.
Camila poggiò lo sguardo sulla mia mano e credo che si rese conto di quello che avevo appena fatto, ma fraintese il mio gesto perché si spostò velocemente di fronte a me per assottigliare l'imbarazzo che presumeva di avermi trasmesso involontariamente.
«Ah... Questo è per te.» Dissi rompendo il silenzio che si era creato fra di noi dopo quell'episodio. Allungai il braccio verso di lei e le porsi il regalo. Camila lo guardò per un attimo sorridendo e poi lo strinse nella sua mano girandolo da una parte all'altra per capire cosa fosse.
«Grazie.» Rispose timidamente e appoggiò l'oggetto su un mobile dietro di lei, per poi girarsi verso di me e aprire impacciatamente le braccia.
Pensai che volesse abbracciarmi e l'idea del suo corpo avvolto nel mio mandò la mia mente in subbuglio e il cuore mancò un battito. Ecco perché non riuscii a ricambiare il gesto e rimasi immobile farfugliando parole incomprensibili.
Camila allora aveva posato le mani sulle mie spalle, invece di avvinghiarle attorno a me e aveva sorriso imbarazzata, credendo di essere stata fraintesa di nuovo.
«Gr-grazie. Grazie.» Ripeté balbettando e mi scosse leggermente, poi lasciò cadere le mani lungo i fianchi.
Stupida Lauren!
Sei un'idiota. Lei stava per abbracciarti e tu sei rimasta paralizzata dandole l'idea di non voler essere stretta tra le sue braccia. Sei una cretina.
Ecco cosa pensai per il resto della serata.
Fortunatamente Heali arrivò correndo e mi saltò addosso, spezzando l'equilibrio instabile che si era venuto a creare.
Camila guardò la sorella aggrappata alle mie spalle e sostenuta contro il mio petto. Si morse il labbro inferiore con forza, un luccichio abbagliò i suoi occhi e pensai che per la prima volta in vita sua stesse provando invidia verso la bambina che aveva avuto l'occasione di abbracciami con slancio, mentre a lei era stata apparentemente negata.
«Ti piacciono i palloncini? Ho deciso io dove metterli.» Disse sorridente Heali indicando con una manina gli addobbi posizionati in casa.
Mi girai a guardare i punti che additava e ogni volta mi faceva la stessa domanda e io rispondevo che mi piacevano molto.
«Sono contenta che sei venuta.» Ammise Heali timidamente, abbassando lo sguardo sulla mia spalla per nascondere le sue guance arrossate per la recente confessione.
«Ne sono contenta anch'io.» Portai una mano sotto il suo mento e delicatamente lo alzai portando il suo sguardo all'altezza del mio e afferrai il dorso del suo naso fra il medio e l'indice giocosamente.
«Tanto per la cronaca...» Si intromise Camila nella conversazione prendendo la bambina dalle mie braccia per portarla nelle sue.
«Sono contenta anch'io.» Lo disse rivolta verso la sorella stretta nelle sue braccia, come se non riuscisse a dirlo guardandomi negli occhi.
Solo al fine spostò lo sguardo su di me e sorrise flebilmente, io reciprocai allo stesso modo.
Ally venne a chiamarci per avvertirci che la cena era pronta. Ci sedemmo a tavola. Heali volle per forza sedersi a capo tavola, sulla destra Camila, io di fronte a lei sulla sinistra e Ally in cima al tavolo dall'altra parte.
Fu una delle ceni migliori della mia vita.
Sembravamo una vera e propria famiglia, riunite a tavola per un compleanno di un parente lontano. Sorrisi più di una volta, anche senza motivo, ma solo per il semplice fatto di trovarmi lì con loro.
Dopo cena Camila spense la candeline, ma prima che potesse soffiarci sopra Ally la fermò.
«Esprimi un desiderio.» Disse.
Camila guardò nella mia direzione, i suoi occhi rimasero fissi su di me per diversi secondi.
«Fatto.» Mormorò con un sorriso stampato sul volto, senza distogliere lo sguardo da me e spense le candeline.
«Okay.» Commentò imbarazzata Ally spostando la sua attenzione fra noi due, poi prese la torta e la tagliò in quattro pezzi.
Heali l'aiutò a servire i piatti e notai che diede il pezzo più grosso a Camila, la quale guardò la fetta con gli occhi in fuori e sono sicura che si stesse domandando come avrebbe fatto a mangiarla tutta, ma la finì senza problemi.
«Okay adesso i regali!» Dissi Heali applaudendo e saltellando emozionata, come se avesse aspettato fin dall'inizio questo momento.
Camila andò a prendere i regali che aveva ricevuto e ritornò al suo posto per scartarli.
Ally le aveva regalato un cardigan di lana bianco, con un arcobaleno disegnato al centro. Camila lo indossò subito. Fece il giro a braccia aperte per chiedere il parare altrui.
Era un po' troppo grande per la sua figura esile, le maniche erano un po' lunghe e nascondevano metà della sua mano, ma lei sembrava molto contenta del regalo.
Le stava davvero bene, ma ai miei occhi sarebbe riuscita a far risaltare anche un sacchetto della spazzatura.
Heali le aveva confezionato un portachiavi a forma di sole. Ammise di essere stata aiutata dall'insegnante, ma ci tenne a specificare che l'aveva cucito da sola e che aveva scelto lei i bottoni per fare gli occhi.
Camila la ringraziò con un abbraccio più materno che fraterno e le lasciò un bacio sulla fronte.
Era rimasto solo il mio regalo.
Camila indugiò per qualche secondo prima di scartarlo.
Si ritrovò fra le mani il mio libro preferito, che poi era anche il suo.
Feci un bel respiro e le spiegai perché quello era un regalo speciale.
«So che l'avrai già letto un trilione di volte, ma copia è diversa.» Appoggiai il braccio sul tavolo e mi allungai in avanti, ritrovandomi più vicina a lei di quanto pensassi. Con un dito sfogliai le pagine e fin dalla prima risaltarono alcune frasi scritte a penna lungo i bordi sbiaditi.
«Ah... Ho raccolto in questo libro tutti i miei pensieri e le frasi che preferisco. Sono sottolineati i passaggi più belli e in alcune pagine troverai anche degli appunti su ciò che penso dei personaggi e delle azioni che compiono. Insomma è... personale, ma spero che ti piaccia.» Avevo incespicato più di una volta e il discorso non era uscito limpido e sciolto come avrei voluto, ma la vicinanza al suo viso aveva mandato un cortocircuito il mio sistema nervoso e trovare il modo di connettere i pensieri alle parole era diventato più difficile del previsto.
«Oh Lauren questo è...» Scosse la testa stupita, mentre con una mano sosteneva il libro e con l'altra sfogliava le pagine soffermandosi ogni volta che trovava una nota scritta a penna.
«È bellissimo. Grazie.» Si alzò con decisione, il libro ancora stretto nella mano destra, ma le braccia allungate verso di me.
Questa volta non pensai a niente. Mi alzai anch'io e l'avvolsi spontaneamente a me.
Le sue mani scivolarono lungo la mia schiena, i bordi del libro mi punsero più di una volta, ma non ci prestai attenzione. Lei appoggiò il mento sulla mia spalla e un secondo dopo immerse la testa dentro i miei capelli. Con il palmo aperto accarezzò tutta la mia schiena, la fece scivolare sotto la chioma e quando raggiunse la base del collo mi strinse più forte a se.
Io tenevo le mie mani attorno alla sua vita, con le dita percorsi accuratamente i contorni del suo corpo. Lei sussultò quando sfiorai involontariamente il lato del suo seno. Fu un tocco effimero, ma abbastanza consistente da scatenare in entrambe calore insostenibile.
Feci un passo indietro e anche lei si distaccò allo stesso tempo. Le sue guance erano accaldate e rosse, ma mai quanto le mie.
«Grazie ancora.» Terminò abbassando lo sguardo sul libro. Feci un leggero cenno con il capo, infilai le mani nelle tasche posteriori e spostai il peso dalle punte sui talloni e viceversa, ancora attorcigliata da quella sensazione di calore e imbarazzo.
Ally posò il bicchiere di vino che stava bevendo, prese fra le braccia Heali e ci fece segno di seguirla. Le due si guardavano con fare complice, come se avessero ideato qualcosa di cui solo loro due erano consapevoli.
Io e Camila restammo indietro mentre loro si dirigevano con sicurezza verso il salotto.
Quando fummo tutte riunite al centro della stanza, Heali spostò faticosamente il tavolino e Ally fece partire la musica.
«Abbiamo fatto una playlist di tutte le tue canzoni preferite. Quindi è obbligatorio ballare.» Disse con fare minaccioso Ally puntando il dito prima sull'amica e poi su di me.
Heali stava già saltellando sul tappeto da una parte all'altra sorreggendo in aria la sua bambola. Io fui la seconda ad unirmi a lei.
Sapevo muovermi abbastanza bene, non ero troppo brava, ma riuscivo a seguire il ritmo e coordinare delle mosse.
Alzai le braccia in aria e saltellai insieme ad Heali da una parte all'altra, muovendo i fianchi in maniera abbastanza sensuale.
Non ero solita a mettermi in mostra, anzi durante le feste preferivo restare seduta che scendere in pista, ma sapevo che Camila mi stava guardando, potevo sentire i suoi occhi bruciare sulla mia pelle ed è per questo che cercai di muovermi il più sexy possibile.
Ally afferrò le mani di Camila e la portò in pista. Adesso stavamo ballando tutte assieme sulle note di qualche vecchia canzone.
Ballai con Heali per quasi tutto il tempo, quando improvvisamente la musica si fece più calma e riconobbi immediatamente la voce melodica di Adele.
«Zia Ally voglio ballare con te questa!» Disse Heali avvicinandosi alla donna e tendendo le mani in alto per essere presa in collo.
Io mi girai per trovare una Camila impacciata, che volteggiava insicura nella stanza. Avanzai a passo incerto verso di lei fino a ritrovarmi di fronte a lei.
Mostrai i palmi delle mani, come per invitarla a ballare. Lei in un primo momento intrecciò le dita alle mie, poi solleticò i palmi dolcemente e fece scorrere le mani lungo le mie braccia osservando quel gesto estasiata, infine le avvinghiò al mio collo e io feci lo stesso.
«Grazie ancora per il regalo. Mi è piaciuto davvero tanto.» Le sue labbra si muovevano e vibravano al suono di ogni parola, era inconcepibile per me non soffermarmi a guardarle.
«È stato un piacere.» Mi strinsi nelle palle, attirandola così più vicina a me «A dire il vero non avevo mai fatto una cosa del genere per nessuno d'ora.» Mi costrinsi a guardarla negli occhi, perché sospettavo avesse colto la mia predisposizione inopportuna a fissare le sue labbra.
«Beh ne sono onorata.» Si vantò scherzosamente. La colpì con una gamba per gioco e lei di conseguenza si imbronciò abbassando il labbro inferiore in avanti.
Era la cosa più tenera che avessi mai visto. Avrei fatto di tutto per eliminare la sua faccia triste e rimpiazzarla con il solito sorriso caldo.
Le scostai una ciocca di capelli che le era ricaduta sugli oggi e l'appuntai dietro il suo orecchio.
Camila rimase interdetta da quel gesto tanto affettuoso quanto inaspettato, ma ebbe un riflesso istintivo quando si accorse che indugia per riportarla dietro il collo. Inclinò leggermente la testa su un lato e la sua guancia si appoggiò contro il palmo della mia mano.
La sua pelle era morbida, soffice e leggermente accaldata. Lasciai che riempisse interamente la mia mano e quando tutta la sua gota si fu poggiata sul palmo rilasciai il respiro che solo adesso mi accorsi di aver trattenuto.
Camila teneva gli occhi chiusi, le labbra schiuse in un'espressione soddisfatta e il respiro usciva spezzato, interrotto talvolta da desideri repressi.
«Lauren...» Sussurrò in un filo di voce colmo di pensieri peccaminosi che nessuno delle due era in grado di vocalizzare. La sua voce lieve mi trasse più vicina, a un passo dalle sue labbra.
Per un secondo pensai di farlo, di baciarla.
Sentii una scossa impossessarsi del mio basso ventre, trascinarsi lungo la schiena e diversi brividi mi percorsero interamente scuotendo ogni fibra del mio corpo.
Di colpo la musica si fermò, Heali e Ally applaudirono divertite l'una rivolta verso l'altra. Non credo che nessuna delle due si fosse accorta di quello che era successo fra me e Camila.
Abbassai immediatamente lo sguardo e mi allontanai pretendendo che non fosse mai successo nulla.
Lei fece lo stesso, ma con più riluttanza.
«Si-si è fatto tardi.» Balbettai fingendo di guardare l'orologio al polso.
«Oh no Lauren. Non voglio che vai via.» Si lamentò la bambina con voce dolce e gli occhi lucidi, forse per il dispiacere, o forse per la stanchezza. I bambini quando sono stanchi iniziano a fare i capricci per attirare l'attenzione, ma lei sembrava essere davvero rincresciuta.
Mi accovacciai per eguagliare l'altezza della bambina. Presi il suo naso fra le mie dita e scherzai dicendo che glielo avevo portato via, ma lei continuava a toccarsi la faccia e sosteneva che fosse ancora lì.
Dopo che ebbi giocato un po' con lei il suo rammarico sembrò svanire a poco a poco e si addormentò fra le mie braccia sul divano.
Ally la portò al piano di sopra. Ne approfittai per salutarla, perché anch'io ero in procinto di andarmene.
Andai a prendere il cappotto e quando mi girai verso Camila per ringraziarla e salutarla.
«Sono stata davvero bene stasera.» Feci scivolare i capelli fuori dal colletto e gli ravvivai.
«Sono contenta che tu mi abbia invitato.» Sorrisi avvicinandomi a lei lentamente, nascondendo le mani dentro le tasche del cappotto.
«Ah no grazie a te, per essere venuta e per il regalo.» Chiuse gli occhi e alzò la testa all'indietro, come per rimproverarsi di averlo già detto. Sorrisi vedendo la sua reazione, perché se ai suoi occhi appariva petulante e ripetitiva, io lo vedevo solo come un gesto dolce e affettuoso. Ero contenta che ribadisse il fatto di aver apprezzato il regalo, data la
mia pretendere insicurezza.
«Balli bene Camila.» Nella mia testa suonava meglio. Questa volta fui io a mordermi il labbro per la scemenza che avevo appena detto.
«Grazie. Magari un giorno possiamo uscire e ballare... da sole.» Il tono malizioso con cui lo disse scatenò in me di nuovo quella sensazione ardente, che mi travolse con tale veemenza da farmi vacillare.
«Magari.» Risposi catturando il labbro fra i denti, mentre nella mia mente ripercorrevo il momento in cui le sue labbra erano state così vicine da non saper distinguere il mio respiro dal suo.
Le diedi un rapido abbraccio, le augurai nuovamente buon compleanno e scappai dalla porta d'ingresso per chiudermi in auto.
Restai chiusa in macchina per diverso tempo. Respirai profondamente, appoggiai la testa contro il volante e recuperai il senso del pudore prima di avviarmi verso casa.
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Ciao! Questo è uno dei miei capitoli preferito finora, quindi spero che piaccia allo stesso modo anche a voi. Domani uscirà il prossimo.
Vi ringrazio ancora di tutto ragazzi, davvero. Un bacio❤
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