Capitolo cinquantadue
Cinque mesi dopo
«Camila! Muoviti!» Urlai mentre tentavo di indossare l'orecchino.
Una risposta sommersa provenne dal piano di sopra, non riuscii a decifrarla bene, ma l'interpreterai come un "arrivo", ma poteva benissimo essere anche un "non trovo la scarpa".
Io e Camila avevamo riportato ordine nelle nostre vite, certo una riorganizzazione precaria...
Suo padre adesso viveva nella casa accanto alla nostra. Inizialmente mi era dispiaciuto lasciargli la mia proprietà, ma poi ne ero stata contenta perché mi aveva permesso di restare a vivere con Camila e mi aveva aiutata a conoscere meglio la mia fidanzata e a legare maggiormente con Heali.
Suo padre seguiva delle cure specifiche che a Camila costavano care. George, fortunatamente, le aveva dato un aumento e le permetteva di fare gli straordinari anche quando non ce ne era bisogno. Io l'aiutavo con la mia paga ed insieme riuscivamo a pagare le cure di cui aveva bisogno, anche se poi dovevamo pur rinunciare a qualcosa, ma questo non importava perché Camila era contenta di poter stabilire un rapporto con lui, di poterlo aiutare, adesso che si trovava negli ultimi mesi della sua vita.
«Ci sono. Andiamo.» Disse la corvina alle mie spalle, allungando la mano verso la mia.
Era bellissima.
Voglio dire, lo era sempre ai miei occhi, ma quel vestito nero aderente metteva in risalto la sua morbida sinuosità. I tacchi le slanciavano le gambe, (anche se erano perfette persino con un paio di converse) azzerando la scarsa differenza d'altezza fra di noi.
Aveva indossato un po' di trucco, il che era un enorme novità. Camila non era avvezza a truccarsi, sosteneva che le uniche persone che dovevano vederla eravamo io, George ed Heali e che tutte e tre la ritenevamo già bellissima al naturale. Aveva ragione.
«Heali?» Domandai, reclinando leggermente la schiena all'indietro per scovare la bambina nascosta dietro le gambe di Camila.
«Non mi piaccio! Questo vestito è terribile!» Si lamentò, tirando le gale delle gonna. Camila lanciò gli occhi al cielo e mimò un "ci ho provato".
Aggirai la corvina di fronte a me e mi inginocchiai raggiungendo l'altezza della bambina. La presi fra le braccia. Il primo tentativo, di cercarle di farle apprezzare il suo vestito asserendo commenti gentili, fallì. Ricorsi al piano B.
Presi la spilla di Peppa Pig e la appuntai sul suo petto. Heali sembrò dimenticare la rigorosità dell'abito: tutto ciò che vedeva era quella spilla. Non le importava più cosa indossasse.
«Ti amo.» Mormorò Camila alle mie spalle mentre la bambina correva verso la macchina.
«Lo dici solo quando riesco a interrompere i capricci di tua figlia?» Chiesi maliziosamente, voltando parzialmente il volto per poterla guardare di sottecchi.
«Lo dico quando ti dimostri una madre migliore di me.» Scivolò di fronte a me, poggiando le mani sulle mie spalle e le sue labbra sulle mie.
«Questo non è vero.» Le spostai una ciocca, che era ricaduta sul volto, dietro l'orecchio. Avvicinai la fronte alla sua e sussurrai
«Ho imparato dalla migliore.»
Camila lasciò cadere la testa all'indietro ridendo e scuotendola allo stesso tempo, poi mi colpì sul giocosamente sul braccio.
«Che scema.»
Salimmo in auto e, per tutto il tragitto, guidai cantando le colonne sonore dei cartoni animati che piacevano a Heali. Camila, invece, entrava nei personaggi e a seconda dei quali trasmettevano alla radio lei li interpretava.
Magari la sua imitazione poteva sembrare pietosa, però a me piaceva.
«Wow.» Pronunciò Heali, attaccandosi al finestrino per guardare meglio «È qui che si sposano le zie?» Domandò a bocca aperta, strappando una risata a me e a Camila.
Il matrimonio di Dinah.
Chi l'avrebbe mai detto. Lo stavano facendo per davvero e non erano per niente intenzionata a ripensarci anzi, giorno dopo giorno la loro voglia di arrivare all'altare era solo cresciuta.
Camila aveva scommesso che si sarebbe sposate, io credevo che Dinah avrebbe detto di no all'ultimo, ma venni smentita.
La chiesa era adornata con corone bianche e nastri dello stesso colore. Avevano predisposto dei petali rossi su tutta la navata e quando l'organo intonò la marcia nuziale la prima ad entrare fu Normani, accompagnata da suo padre. Era davvero bella. Il suo vestito mi piaceva moltissimo, pomposo al punto giusto, senza luccichii. Semplice.
Poi ci fu l'entrata di Dinah, la quale aveva scelto un vestito più particolare. Sempre bianco, ma abbellito da qualche ricamo e un diadema che sorreggeva il velo.
Ammetto che vedendola entrare mi emozionai, ma mi ero ripromessa di non piangere e così non lo feci.
Dopo la cerimonia ci dirigemmo al resort dove avevamo organizzato il rinfresco. Dinah e Normani aprirono le danze. Quest'ultima inciampava spesso, ma la sua compagna le faceva sempre riprendere il passo giusto.
«Vuoi ballare?» Chiese Camila quando anche gli altri invitati entrarono in pista. Le tesi la mano e annuii.
Poggiai le mani sui suoi fianchi, lei avvinghiò le braccia al mio collo e riposò la testa sulla mia spalla, mentre canticchiava al mio orecchio la canzone che ondeggiava nell'aria.
«È stato fantastico, non credi?» Chiesi mentre oscillavamo da una parte all'altra seguendo la musica lenta.
«Sì, anche se mi dispiace che Ally non sia presente. Mi manca.» Ammise, giocherellando con il fiocco che leggeva il mio vestito al collo.
«La rivedrai presto.» Dissi, cingendole più stretta la vita per avvicinarla a me.
Ally era rimasta a Miami. Con Troy le cose si erano fatte decisamente serie e lei non se l'era più sentita di tornare, dicendo che aveva trovato la sua casa. Aveva trovato il suo posto.
Camila era stata male all'inizio, soffriva della mancanza dell'unica amica che aveva sempre avuto in vita sua, ma era comunque felice per Ally e l'unica cosa che si augurava era di rivederla presto.
Normani prese il microfono e interruppe la musica per fare un discorso che, ovviamente, fece piangere Dinah. L'altra ragazza, invece, aveva pensato ad un discorso più simpatico che rallegrò gli animi in sala.
«Se adesso mi inginocchiassi e chiedessi la tua mano, tu cosa diresti?» La domanda di Camila mi paralizzò. Sapevo che scherzava, ma c'era sempre del vero nelle sue parole seppur ironiche.
«Probabilmente sverrei.» Ammisi senza vergogna, rivolgendole un sorriso indotto a smorzare la tensione.
Camila si accigliò, scosse la testa come se non capisse se la mia risposta fosse positiva o negativa. In realtà non era nessuna delle due.
«Non vorresti sposarmi?» Chiese a voce bassa, forse un po' ferita.
«Non è che non voglio. Mi sembra prematuro. Durante questo anno ne abbiamo affrontate tante Camila, forse troppe. Abbiamo bisogno di rilassarci e pensare ad un matrimonio non è l'ideale.» Poggiai le mani sulle sue spalle e fissai il mio sguardo dentro al suo cercando di infonderle il messaggio con estrema gentilezza.
Non ero pronta a sposarmi, non perché non l'amassi, ma perché stavamo bene così, non c'era bisogno di sigillare il nostro amore con un foglio di carta; era solo stress in più.
«Hai ragione.» Tagliò corto lei, allontanando il discorso con un vago cenno della mano «Non pensiamoci. Era una stupidaggine.» Eppure il modo in cui lo disse mi portò una tristezza infinita. Come quelle giornate d'estate che non puoi goderti perché, inopinatamente, ha iniziato a piovere.
L'attirai a me, stringendola in un abbraccio sincero improntato a supplire la fenditura che si era aperta dentro di lei. La potevo vedere chiaramente.
«Eccole qua!» Esclamò Dinah, aprendo le braccia per accoglierci in un abbraccio di gruppo.
«Congratulazioni.» Dissi, dandole due pacche sulla spalla. Camila le lasciò un bacio sulla guancia e sorrise nella sua direzione.
«Abbiamo molto apprezzato il vostro regalo.» Mormorò Normani al mio orecchio, ammiccando.
Risi, seguita da Camila, la quale non era molto propensa ad aderire alla mia proposta, ma infine si era lasciata convincere e il regalo che avevamo scelto aveva aggradato molto le due spose.
«Anche il colore mi piace molto.» Continuò Normani, fornendo una descrizione dettagliata che avrei preferito non udire.
«Non vedo l'ora di usarlo per il nostro viaggio di nozze.» Completò, cingendo la vita di Dinah con il braccio e sussurrandole qualcosa all'orecchio che la fece arrossire.
«Non ci importa davvero come userete il vostro strap-on.» Dissi, facendo una smorfia disgustata al pensiero. Camila rise e si sporse verso Normani dicendo che avrebbe voluto tutti i dettagli in seguito.
«Io no!» Mi affrettai ad aggiungere velocemente e tutte risero, sorprese del mio improvviso senso del pudore.
Dinah e Normani si diressero verso le loro famiglie, le quali avevano preso parte al matrimonio regalando loro una grande gioia.
Rimaste sole io e Camila, mentre Heali giocava con gli altri bambini nel parco adiacente, la corvina mi confessò di avere una gran voglia di rispolverare la cassetta dove avevamo riposto lo strap-on.
Deglutii faticosamente, percependo quella familiare scarica elettrica percorrere la spina dorsale e fermarsi sulla nuca per diramarsi sul corpo sotto forma di pelle d'oca.
«Non dovresti dirmi queste cose adesso.» Farfugliai, incapace di mantenere il controllo.
«Mi piace metterti in difficoltà.» Mormorò, lasciando un bacio sul mio collo mirato a camuffare il morso che poco dopo diede al mio lobo.
«Potremo andare a casa e...» Non terminò la frase perché il suo telefono prese a vibrare.
Lo aveva infilato nel reggicalze, così la vibrazione si propagò lungo la mia gamba e non potei fare a meno di lasciarmi sfuggire un gemito che sperai i presenti non avessero udito.
Camila ridacchiò, sfilando lentamente il telefono per rispondere alla chiamata.
In un attimo la sua espressione cambiò.
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Ciao a tutti! Scusate il ritardo con il quale pubblico il capitolo. Spero comunque vi sia piaciuto e vi aspetto nel prossimo, che sarà l'ultimo.
Intanto vi ricordo di andare a leggere anche l'altra storia, se ne avete voglia. Un bacio❤️
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