4- Le tre moschettiere ed Enrico
Entrai nella lussuosa sala del palazzo della Gran Guardia provando a non farmi notare più del dovuto, mentre stringevo fra le mani un calice di spumante.
Ero in tremendo ritardo, mi guardai attorno alla ricerca dei miei migliori amici che mi avrebbero sicuramente rimproverata.
<<Alla buon'ora>> esclamarono dietro di me. Enrico mi affiancò con un ghigno furbo in viso. <<Greta non te la farà passare liscia>> continuò divertito.
<<Lo so>> sussurrai, finendo in un sorso il liquido ambrato nel mio bicchiere. <<Ma questa volata il lavoro non c'entra>>.
Mi voltai ad osservare il ragazzo alto e snello. I suoi occhi azzurri stavano studiando diligentemente la folla, di modo da evitare persone con il quale non avrebbe avuto piacere conversare, che nel suo caso rappresentava quasi tutta la sala, esclusa la sottoscritta e qualche altro invitato.
Infilò la mano nella tasca dei pantaloni neri dello smoking. <<Non ti aspetterai che ci creda>> continuò in tono piatto.
<<É la verità>> affermai. <<Persino io fatico a crederci in realtà, ma sono in ferie, perciò il lavoro non centra>> spiegai.
Annuì muovendo i suoi ricci neri. <<Dan mi aveva accennato qualcosa>> mi guardò. <<Ora me ne ricordo>>.
Aveva il viso lungo, mentre le spalle erano strette, come i fianchi. Dava l'idea di essere gracile, se non fosse che il suo egocentrismo e la sua apatia verso l'umanità lo gonfiassero più del dovuto. Poche persone gli stavano veramente a cuore e dopo sua sorella, venivano le sue tre amiche d'infanzia: io, Daniela e Greta. Senza contare il suo più caro amico dell'università, Riccardo.
<<Comunque come stai Bibi?>> mi chiese usando il mio nomignolo. <<Potrei persino dire che è un piacere rivederti, soprattutto in occasioni come queste>> precisò. Gli portai una mano sulla spalla e mi appoggiai al suo avambraccio.
<<Oh Henry mi sei mancato anche tu>> sussurrai usando il suo soprannome. <<Tutto sommato sto bene>> risposi. <<Tu? A proposito come va il lavoro? Trovato il nuovo assistente?>>.
Sbuffò. <<Ne ho una in prova dalla settimana scorsa>> dichiarò. <<Era la meno peggio selezionata dai colloqui, ti assicuro che trovare personale non è semplice come sembra...>> mi osservò serio. <<O non hanno voglia di lavorare fin da subito, o si ritrovano a prendere il lavoro sottogamba dicendo "tanto devo solo segnare gli appuntamenti">> scosse la testa contrariato. <<Poi si lamentano perché vogliono arrivare dove sono io, ma senza alcuna voglia di imparare, io non so proprio dove andremo a finire>>.
<<Sei melodrammatico>> affermai. <<Per ora questa come ti sembra a parte tutto?>>.
<<Professionale>> rispose. <<E speriamo che rimanga tale>>.
<<Sperando che il fascino del socio a capo dell'azienda non la faccia sciogliere in un brodo di giuggiole in meno di qualche settimana>> scherzai, facendolo sorridere.
<<Peccato che non mi interessi quella cosa che ha fra le gambe, dato che preferisco altro>> alzò gli occhi al cielo. <<E spero lo capisca presto e non ne faccia una tragedia come l'ultima che si è licenziata>>.
<<Dovresti avere più tatto Henry, tutto qua>> lo presi in giro. Sapevo perfettamente come Enrico fosse bravissimo nel suo lavoro; diligente, puntuale e molto professionale. Nonostante la sua freddezza con le persone, verso i dipendenti poteva apparire persino cordiale.
<<Dimmi che devo essere come mio padre e quel calice te lo rompo in testa>> dichiarò in tono freddo senza guardarmi. Risi scuotendo la testa, posando lo stesso il bicchiere su un tavolino lì vicino, giusto per precauzione.
Tornai ad osservare la sala illuminata da grandi lampadari in cristallo.
Ero stata invitata ad un evento di beneficenza di un ente a cui la mia famiglia donava da molti anni, per aiutarlo nella causa. Oltre che per una questione morale ero andata per riuscire a vedere i miei migliori amici che non rivedevo, tutti insieme, da molto tempo. Eravamo presi con i nostri lavori e riuscire a far coincidere gli impegni era diventato sempre più difficile durante gli anni, ma a questo genere di serate riuscivamo quasi sempre ad esserci tutti.
Intravidi la mia più cara amica Greta che, appena mi notò, iniziò a marciare verso di me, nel suo elegantissimo abito porpora, lungo. <<Mi avevi promesso che saresti stata in orario Zanetti>> sbraitò a denti stretti minacciosa, evitando così di dare nell'occhio.
<<Il suo capo l'ha trattenuta>> rispose Enrico. Lo colpii subito all'addome, facendogli emette un gemito di dolore. <<Idiota>> aggiunsi.
Greta mi stava osservando a braccia incrociate, i suoi occhi scuri mi stavano fulminando. <<Ti giuro che il lavoro non c'entra>> alzai le mani. <<Stavo aiutando Camilla con un progetto e abbiamo fatto tardi>> cercai di spiegarle. <<Se non mi credi chiedilo ad Aurora, dovrebbe esserci anche lei da qualche parte>>.
<<Ah ma allora sei viva!>> esclamò Daniela raggiungendoci. <<L'avevo detto io a Grigri che non avrebbe dovuto preoccuparsi>> si avvicinò a me. <<Credeva che non ti saresti presentata>>.
<<Mi stavo arrabbiando e molto, ma sembravi sincera, quindi cercherò di calmarmi>> dichiarò Greta. <<E dove diavolo sono i camerieri con i vassoi stracolmi di alcol?>> domandò prima di sparire dietro ad Enrico. La osservammo allontanarsi velocemente.
<<É preoccupata che qualcosa possa andare storto>> ci informò Dan. <<Come se avesse organizzato tutto da sola>> alzò i grandi occhi verdi al cielo, mantenendo un lieve sorriso.
<<Trovatele un uomo per la notte allora>> commentò il mio amico.
Se Henry era la notte, Daniela era il giorno, aveva i capelli corti color castano ramato e una spruzzata di lentiggini che le addolcivano ancora di più il viso, nonostante i lineamenti morbidi. Era sempre sorridente ed aveva una scorta di felicità per tutti, persino per l'uomo arrogante del gruppo.
<<Meglio che vada ad assicurarmi che stia bene>> affermai.
<<Vuoi lasciami con Pippi?>> domandò Enrico, riferendosi chiaramente a Daniela. Da piccoli l'avevamo soprannominata Pippi calzelunghe e lo era rimasta da allora.
<<Che c'è brontolo, ha paura di farmi un sorriso?>> lo punzecchiò Dan.
Enrico sbuffò e l'altra gli prese le guance, come se fosse un bambino. Li lasciai scuotendo la testa, ripensando a quanto i due fossero attaccati.
In realtà Daniela era stata la prima e unica ragazza di Enrico, prima che lui scoprisse la sua omosessualità. Si erano persino amati, ma con l'andare degli anni avevano capito che il loro era più un amore fraterno, per nulla carnale o passionale.
Non ci misi molto a trovare Greta, era seduta al bancone del bar, mentre cercava di allontanare un paio di uomini ben vestiti. Da quando il suo fisico aveva cominciato ad assumere delle forme generose nei punti giusti, sembrava essere diventata una calamita per il genere maschile, specialmente ad eventi come questi, dove ricchi uomini esageravano con gli amari.
Mi sbrigai quindi a raggiungerla, sorridendo ai due sconosciuti.
<<Spero vogliate scusarmi se vi interrompo signori>> mi voltai verso Greta. <<Il tuo futuro maritino ti sta cercando>> mentii.
<<Oh grazie Sibyl>> rispose.
<<Digli che aspetti un po' bambolina>> disse uno dei due, studiandomi da cima a fondo. <<Unisciti a noi, ti possiamo offrire qualcosa?>>.
<<Direi che per ora sto bene così>>.
<<Scusatemi, è stato molto..interessante conoscervi, ma appunto devo tornare dal mio Luca>> la mora scese dallo sgabello con eleganza e si sbrigò ad allontanarsi, afferrando la mia mano.
<<Luca?>> le chiesi sorridendo. <<Non era Giulio l'ultima volta?>> la presi in giro.
<<Giulio non mi andava più>> alzò le spalle.
La storia del finto marito andava avanti da un bel po' di anni fra noi due, e secondo lei dare un nome al presunto fidanzato, rendeva più veritiera la scenetta.
Greta mi allontanò dalla sala, facendomi salire per un paio di rampe delle maestose scale del palazzo. Sembrava alla ricerca di un po' di pace, dal momento che la maggior parte delle persone stava cominciando a prendere posto per l'inizio della cena.
<<Cosa ti preoccupa?>> le chiesi osservando come si stesse guardando attorno.
<<Sto evitando tua madre>> dichiarò.
<<Benvenuta nel club allora>> affermai. <<Ma come mai?>> chiesi. <<Mi avevi detto che questa volta non avrebbe partecipato all'organizzazione dell'evento>>.
<<Ed è stato così>> rispose. <<Ma sai che deve comunque trovare l'ago nel pagliaio e non sono pronta ad affrontarla>> mi confidò. <<É da quando mi hanno detto che è arrivata che mi circondo di persone, per sembrare occupata e meno attaccabile>>.
<<Credimi che se non le fosse piaciuto qualcosa fino ad adesso, avrebbe trovato il modo di fartelo sapere, anche se avrebbe dovuto interrompere il discorso della regina>> la feci sorridere. <<Ma c'è dell'altro, non è vero?>> domandai osservando il suo viso.
<<In realtà sì>> scosse la testa, malinconica. <<Riccardo>> dichiarò.
Riccardo era il migliore amico di Enrico, avevano stretto una solida amicizia fra i banchi dell'università. Appena ce lo aveva presentato per Greta era stato amore a prima vista, ma lo stesso non si poteva dire di lui.
Per i primi anni quindi cercò di dimenticarlo, frequentando anche altri ragazzi, ma nemmeno questo bastò a dissuaderla dall'affascinante biondo dagli occhi verdi. Io ne ero stata tirata in ballo, come Daniela e persino Enrico qualche volta, trovandoci a consolarla dopo che il povero Riccardo la definiva una buona amica con la quale passare le serate.
Quando sembrò che Greta finalmente avesse trovato un buon partito, disposto a renderla davvero felice, Riccardo si accorse che la ragazza che aveva sempre cercato era proprio sotto il suo naso, pronta a donargli anima e corpo.
Fra i due nacque qualcosa, di intenso e profondo, ma non durò molto, perché lui venne mandato a lavorare negli Stati Uniti per due mesi, che diventarono dieci, durante i quali si allontanò da Greta, distruggendola definitivamente, nonostante il suo carattere forte.
Avevo dimenticato che fosse tornato in città e cominciai subito a capire il reale stato d'animo della ragazza. <<Lo hai incontrato?>> chiesi.
<<L'ho visto e basta>> sussurrò. <<Era con i suoi due migliori amici..>> cercò di spiegarmi.
<<Ti aspettavi che venisse?>> .
<<No>> esclamò. <<Anche se in realtà lo immaginavo, insomma sapevamo tutti che fosse tornato in città, ma Enrico avrebbe potuto avvertirmi che sarebbe venuto questa sera>>.
<<Magari non lo sapeva nemmeno lui>> ipotizzai. <<Insomma te lo avrebbe detto, o almeno lo avrebbe avvertito me o Dan>>.
Sospirò, guardandosi attorno. <<Cosa diavolo pensa di fare?>> sussurrò, iniziando a camminare avanti ed indietro. <<Presentarsi qui e poi? Lo sa che faccio parte del comitato di organizzazione>>.
Le presi le spalle. <<Grigri>> la chiamai addolcendo il tono. <<Vedrai che andrà tutto bene, se dovrai affrontarlo lo farai.. e con grande classe, come fai sempre>>.
Mi osservò perplessa, ma notai come si tranquillizzò subito. <<Hai fatto bene a fare la giornalista, scegli le parole giuste per calmarmi>>.
<<Coraggio allora>> esclamai, prendendola sotto braccio. <<Sei pronta ad affrontare la serata?>>.
<<No, ma devo, quindi..>> si aggrappò a me. <<Ma sì andiamo, il peggio che mi può capitare è tua madre>>.
<<Oh ma a quella ci penso io>>.
<<A proposito>> si riprese subito Greta. <<Il professore?>> mi domandò.
Sospirai. Avevo parlato solo a lei dell'incontro con il professore al supermercato e di come mi avesse invitata a prendere un caffè, senza entrare troppo nei dettagli.
Era passata una settimana e Massimiliano non si era fatto vivo.
<<Non mi ha chiamata, non che mi importi davvero..>> le risposi.
<<Sicura?>>.
Le avevo accennato a malapena dell'accaduto, non capivo perché stava insistendo. <<Sì, ovvio, insomma peggio per lui no?>> sorrisi.
<<Sarà>> sussurrò. <<Magari ti faccio conoscere qualcuno io più tardi>>.
Alzai gli occhi al cielo. <<Come vuoi tu>>.
In realtà non volevo conoscere nessuno che volesse impegnarsi in una relazione. Non sentivo proprio il bisogno di legarmi sentimentalmente a qualcuno, solo il pensiero mi faceva sentire soffocata. Forse era per quello che non avevo risentito della completa noncuranza di Massimiliano nei miei confronti.
Anche se, ripensandoci, l'idea di poterci riuscire mi aveva allettato.
―
Senza che me ne resi conto arrivammo al dolce, il tempo era volato, forse perché mi trovavo seduta fra Enrico e Daniela. La rossa aveva intrattenuto tutte le otto persone del tavolo, riuscendo a far conversare anche i pochi che non conoscevamo. Inoltre avevo perso il conto delle smorfie che Henry le regalò, facendomi quasi andare di traverso il vino.
Per quanto mi riguardò cercai di parlare il meno possibile, lasciando spazio alla voce di Daniela, che non era mai di troppo, sapeva cogliere il momento adatto per dire tutto quello che le passasse per la mente.
Quanto a Grata, era dall'altra parte della sala, seduta allo stesso tavolo di mia sorella Aurora e i fondatori dell'ente di beneficenza.
Avevo persino provato a far scorrere gli occhi per la sala, alla ricerca di Riccardo, ma ci avevo rinunciato quasi subito, data la quantità di tavoli e persone presenti.
Enrico comunque non pensava che sarebbe riuscito ad esserci, lo credeva ancora alle prese con il jet-lag, e fu per quello mi lasciò da sola al bar, partendo alla ricerca dell'amico.
Cercai subito qualcosa da fare, non volendo essere preda di qualche conversazione non voluta o, peggio, di mia madre.
Intravidi mio padre poco distante da me, che dialogava serenamente con il suo migliore amico Nicola Castellani e altri loro coetanei. Recuperai dell'altro spumante e lo raggiunsi.
<<Spero che non stiate parlando di affari a queste ore>> mi intromisi facendoli voltare.
<<Guarda chi è riuscita ad uscire dal suo ufficio, donando un po' di luce a questa città>> esclamò mio padre, lasciando un sonoro bacio sulla mia guancia. <<Che splendore che sei bambina mia>>.
<<Devo ammetterlo Giorgio hai fatto centro con entrambe le tue figlie>> affermò uno dei suoi amici. <<Si potrebbe dire che siano le più belle della serata>>.
<<Basti guardare il padre>> risposi, facendoli ridere.
<<L'importante è che non abbiate preso anche la sua parte peggiore> scherzò Nicola rivolgendomi un caloroso sorriso.
<<Sibyl è l'incarnazione della determinazione dei Zanetti>> rispose fiero mio padre. <<Quanto a bellezza, cedo tutti i meriti alla mia bellissima moglie>>.
Scossi la testa. <<Ama essere modesto>>.
Gli uomini risero ancora, iniziando poi a chiacchierare fra di loro.
<<Tua madre mi ha detto che ti hanno un periodo di riposo al lavoro>> si voltò verso di me, dando leggermente le spalle ai suoi amici.
<<Sì, vogliono che scriva un articolo da copertina>> alzai le spalle. <<E credono che troppe responsabilità offuschino la mia vena artistica>>.
<<Devi solamente imparare a trovare un equilibrio fra la scrittura e i nuovi incarichi, vedrai che ce la farai>> appoggiò una mano sulla mia spalla sorridendomi calorosamente.
<<Lo spero>> sussurrai. <<Bene>> esclamai, cercando di non cadere in un mare di pensieri. <<Ti lascio chiacchierare con i tuoi amici, io vado a cercare i miei>> gli baciai le guance.
<<Vienici a trovare qualche volta>> mi rimproverò. <<Non sembra, ma a tua madre fa piacere se passi>> aggiunse, osservandomi con le stesso sguardo accusatorio di Aurora, caratterizzato dai simili occhi grigi.
Gli sorrisi. <<Vedrò di farlo, ciao papà>>.
<<Ciao cara>>.
<<Ciao Nicola, vi auguro una buona serata>> salutai i suoi amici.
L'amico di mio padre si voltò verso di me distratto, sistemandosi gli occhiali da vista sul viso e sorridendomi dolcemente. <<Buona serata anche a te, è stato un piacere rivederti Sibyl>> rispose.
Lo ringraziai e mi allontanai. Finii in pochi sorsi lo spumante e mi diressi verso la scalinata per andare verso l'entrata del palazzo dove vi era uno spazio semiaperto, dove poter respirare un po' d'aria. La gonna del mio vestito color petrolio svolazzò a contatto con l'aria fredda di Verona. Portai la pochette sullo scollo, per evitare l'impatto dello sbalzo di temperature, di certo non sarei andata a recuperare il cappotto, avevo giusto bisogno di qualche secondo di aria fresca.
<<Sibyl!>> mi chiamarono. Un giovane uomo stava fumando a qualche passo da me, alzai lo sguardo per trovarvi gli occhi verdi e il sorriso inconfondibile di Riccardo. <<Che piacere rivederti>> esclamò fermandosi ad osservarmi.
<<Riccardo>> abbassai leggermente il capo in segno di saluto. <<Ben tornato>> risposi in tono piatto, osservando i ciuffi dorati dei suoi capelli muoversi leggermente a causa del venticello. Chissà dove diavolo fosse andato a cercarlo Enrico.
<<Tieni, ti prenderai un malanno>> continuò passandomi il suo cappotto.
<<Oh non serve>> mi affrettai a rifiutarlo, cercando di bloccarlo con la mano.
<<Insisto Sibyl>> si liberò della sigaretta e poggiò il suo cappotto scuro sulle mie spalle. Era nella sua natura essere un galantuomo. Lo ringraziai, prima di avvicinarmi ad una delle arcate che componevano quell'ingresso.
<<Allora>> cominciai. <<Come sono andati questi due, che poi sono stati dieci, mesi?>>.
Sorrise, aspettandosi un commento del genere da me. <<Interessanti, anche se un po' difficili>> mi confidò. <<Ma molto proficui per la mia carriera lavorativa, su questo non ho nulla da dire>> si infilò le mani nelle tasche del suo completo grigio scuro.
<<Ora rimarrai qui?>> gli chiesi, incrociando le braccia.
<<Chi lo sa>> sospirò. <<Lo spero, almeno per un po', dato che devo sistemare un paio di cose a livello personale>> si voltò a guardarmi. Chiaramente con "livello personale" intendeva Greta, ma aveva intenzione di risolvere? O magari volveva chiuderla li?.
<<Come..>> si schiarì la voce, quasi imbarazzato. <<Come sta?>>.
<<Indaffarata>> risposi, pensando al suo lavoro e all'organizzazione di eventi come questi. <<E se devo essere sincera, poteva stare meglio>> il mio tono non era stato per nulla cordiale.
Mi guardò malinconico, sapeva cosa le avesse fatto, glielo si poteva leggere sul viso.
<<L'ho gestita male, lo so>> sospirò, osservando la città.
<<Decisamente>> risi. <<Ma presumo che parlarne farà bene ad entrambi>> mi permisi di aggiungere.
Annuì sorridendomi.
<<Figlio di una buona donna>> riconobbi la voce di Enrico, mentre circondò le spalle dell'amico.<<Quando avevi intenzione di salutarmi?>>.
Sorrisi osservandoli, prima che la pochette mi sfuggisse dalle mani. Mi affrettai a raccoglierla, ma qualcuno fu più veloce di me.
<<Almeno non è una mela>> riconobbi subito la sua voce calda, ma mi sorpresi comunque nel trovare gli occhi inconfondibili di Massimiliano.
La mia mente offuscò la voce di Enrico e Riccardo, mentre il mio sguardo si fermò ad osservare il professore che mi aveva più o meno salutata, senza ricevere risposta.
Indossava un completo blu zaffiro, abbinato ad una camicia bianca ed una cravatta bordeaux. Aveva sistemato all'indietro i capelli castani, mentre i suoi occhi grigi si fermarono ad osservarmi. Sembrava divertito dalla mia reazione.
<<Dire che ti ho sorpresa è poco>> esclamò, affiancandomi.
<<Sì, non mi aspettavo di trovarti qui>> spiegai. <<In realtà non credevo ti avrei più rivisto>>alzai le spalle.
<< A tal proposito..>> il suo viso mutò in un espressione dispiaciuta, ma alzai la mano per fermarlo. <<Non serve che tu dica nulla, sul serio>>.
Avevo passato già l'adolescenza a sentire le scuse delle mancate chiamate da parte dei ragazzi, ormai avevo superato quella fase della mia vita.
Sorrisi davanti al suo sguardo perplesso. <<Dimmi invece che ci fa un professore ad una serata del genere>>.
Raddrizzò la schiena, tornando a rappresentare al meglio l'aggettivo "elegante" che gli avevo designato. E fu proprio in quel momento che ricordai quello che mi avesse accennato riguardo la sua educazione.
<<Un professore non può fare beneficenza?>> chiese, ridacchiando.
<<Non è quello che intendevo>> scossi la testa. <<Conosco un paio delle organizzatrici e..>> mi fermai, cercando un modo per non concludere la frase in modo offensivo.
<<E di certo non risultano invitati degli insegnanti di liceo, a meno che non facciano parte una famiglia rispettabile>> continuò Massimiliano, divertito. Sembrava che gli piacesse mettermi in difficoltà.
<<Avanti quel'è la tua vera identità Spider-Man?>>.
Lui abbassò la testa, lasciandosi sfuggire una risata rassegnata.<<Perché proprio Spider-Man? Non dirmi che sei Team Marvel>>.
Risi. <<Decisamente>> dichiarai. <<E me ne vanto>>.
<<Non credo che rivelerebbe la sua identità comunque, no?>>.
<<Te ne vergogni così tanto?>>.
<<No, affatto>> affermò. <<Ma mi divertiva l'idea di conoscerti, senza che il mio cognome possa influenzare il tuo giudizio>>.
Lo osservai perplessa. Ero pur sempre la figlia minore di uno dei più influenti avvocati e giudici della città, eppure non mi era mai passato per la mente che il mio cognome potesse influenzare il pensiero di qualcuno sul mio conto.
<<Perché ti spaventa il mio giudizio?>> domandai quindi.
Infilò la mano nella tasca dei pantaloni, inumidendosi le labbra, senza staccare gli occhi dal mio viso. <<Non mi spaventa, solo non voglio risultarti un uomo spocchioso>>.
Abbassai la testa, nascondendogli un sorriso.
Aveva davvero paura di risultare spocchioso?.
<<Ah scusa Sibyl>> si intromise improvvisamente Riccardo, appoggiando una mano sul mio braccio. <<Lui è l'altro mio migliore amico, Massimiliano>> lo presentò. <<Siamo cresciuti insieme, condividendo anche i pannolini quasi>>.
Osservai il professore compiaciuta, mentre lui faceva lo stesso, quasi in imbarazzo.
<<Max>> si rivolse poi al suo migliore amico, affiancandolo. <<Lei è Sibyl>> mi presentò. <<Lei invece condivideva gli stessi pannolini di Enrico>>.
<<Ci sono delle foto che lo provano, vero Bibi?>> affermò il mio migliore amico, affiancandomi.
<<Non sta mentendo>> precisai. <<I nostri padri le conservano avidamente>>.
<<É un piacere Sibyl>> allungò la mano Massimiliano, facendomi sorridere. Gliela strinsi, mentre ci scambiammo degli sguardi complici. <<Il piacere è mio>>.
Notai subito l'espressione confusa di Enrico, ma prima che potessimo spiegarci Daniela attirò la mia attenzione dalla porta che portava alle scale, non sembrando per nulla intenzionata a raggiungerci.
<<Sibyl, Enrico!>> ci chiamò.
<<Cos'è successo?>> provai a chiederle.
<<Greta sta per fare il suo discorso>>.
<<Arriviamo>> le rispose Enrico. <<Meglio sbrigarci anche, se non ci vede lì siamo finiti>> brontolò.
<<Scusateci>> dissi rivolta ai due giovani uomini. Consegnai il cappotto a Riccardo, ringraziandolo ancora e ci avviammo verso l'interno, sotto lo sguardo languido di Massimiliano.
<<Cos'erano quegli sguardi tra te e Max?>> mi chiese in un sussurro il mio migliore amico, aprendomi la portafinestra, per farmi passare.
<<Nulla>>.
<<Indagherei di più, ma non voglio perdermi i commenti di tua madre, quindi è meglio andare>> dichiarò. <<Sappi solo che non sei credibile>>.
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