33- Cosa provi adesso Sibyl?
Daniela stappò la bottiglia, facendo imprecare sonoramente Erico per lo spavento. <<Gesù santo!>> urlò. <<Avverti prima>>.
Mi sdraiai sul letto della camera assegnata a Greta, allungando il mio calice vuoto verso Pippi, per farglielo riempire. <<Sempre a lamentarti stai>> scherzai.
<<Faccio finta di non averti sentito>> lo sentii commentare.
Greta si abbandonò di fianco a me, con un sospiro malinconico. <<Vi voglio così bene>> annunciò. <<Sul serio io non saprei che altro dirvi, siete la mia famiglia, siete tutto per me>>.
<<Chi è che l'ha fatta bere così>> domandò Henry, prendendosi una gomitata da Daniela. <<Perché devi sempre rovinare i bei momenti tu?>> gli domandò, raggiungendoci sul letto con il suo calice in mano.
Enrico prese la bottiglia che Daniela aveva appoggiato sul comodino e se la portò dall'altra parte del letto, occupando l'ultimo angolo rimanente. <<Perché mi mettono a disagio>> alzò le spalle. <<Ma lo pensiamo anche noi Grigri>> continuò riviolto alla promessa sposa. << Che per te siamo tutto, intendo>>.
Greta ed io scoppiammo a ridere, mentre la rossa si tratteneva dal strozzarlo. <<Come ho fatto ad innamorarmi di te, non riesco proprio a spiegarmelo>> sospirò Daniela, osservandola.
<<Decisamente per il suo fascino>> risposi prima che Enrico potesse aprire bocca. <<Quello sguardo azzurro che incanta, in netto contrasto con i cappelli riccioli e scuri>>.
<<Per non parlare degli zigomi alti, e dei suoi modi altezzosi>> si aggiunse Greta, facendo sospirare il povero Henry. <<Ma vi ricordate quando io e Bibi, vi organizzammo una cena, per la vostra prima uscita?>> ci chiese la promessa sposa, cambiando improvvisamente discorso, portandosi una mano sulla fronte, ancora imbarazzata dall'accaduto.
<<Oh no, non farlo, non iniziamo a parlare di cose che dovrebbero rimanere sepolte sotto metri e metri di ricordi>> cercò i protestare Enrico. <<Soprattutto perché quello fu l'appuntamento più brutto della mia vita, e non lo dico perché l'ho passato con una donna, ma per colpa di voi due>> indicò me e Greta. Osservai affettuosamente la mia migliore amica sghignazzare di gusto.
<<Ricordo ancora il sapore di quella poltiglia giallastra che avevano creato>> rabbrividì Daniela, rannicchiandosi sul materasso. <<Concordo con il mio ex ragazzo, è stato il peggior appuntamento della storia>>.
<<É così che ringraziate le vostre migliori amiche?>> domandai ironica. <<Insomma non vi abbiamo mica uccisi, e poi senza di noi non vi saresti mai messi insieme>>.
<<Esatto, non mi sembra il modo>> Greta a stento tratteneva le risa. <<Due ore di cottura..>> si asciugò una lacrima che sfuggì al suo occhio lucido.
La seguii a ruota, ricordando il disastro che avevamo cambiato in cucina, pur di far "mettere insieme" i nostri due amici. <<Quello fu il giorno dove capii di non essere portata per la cucina>> dichiarai, facendo annuire animatamente Enrico.
<<Se vogliamo parlare di ricordi...>> cercò di cambiare discorso Henry. <<Parliamo della volta in cui Sibyl ha lanciato la sua torta di compleanno addosso a Greta?>>.
<<Oh cielo>> borbottai nascondendomi dietro il calice ancora pieno. Nessuno aveva ancora bevuto, non senza un brindisi. <<Credo che mia madre mi stia ancora rincorrendo per tutta casa>> aggiunsi.
<<Maledetta!>> esclamò Greta, ricordandosene. <<Era uno dei miei vestiti preferiti, ricordo persino il giorno in cui mia madre me lo comprò>>.
<<Ecco, forse tu hai un problema>> sussurrò Enrico, facendo sogghignare Daniela. <<Solo uno?>> stette al gioco la rossa.
<<Ne ho tre direi>> ci zittì Grigri, osservandoci. <<Uno peggio di quell'altro anche>>.
<<Non avevi appena detto che eravamo il tuo tutto?>> fece finta di offendersi Enrico.
Greta scosse la testa, distogliendo lo sguardo. <<Cosa avrei detto? No, non credo proprio>>.
<<Beh lo dirò io!>> affermai, cercando di alzarmi sul materasso senza tirare la gonna del vestito che indossavo, sotto lo sguardo sorpreso di tutti. <<Propongo un brindisi a noi, alle tre moschettiere e al malcapitato Enrico>> sorrisi rivolta al povero e unico uomo del gruppo. <<Propongo un brindisi a Greta, che è finalmente riuscita a toglierci di mezzo quella piaga di relazione tira e molla, finendo per sposarsi il famoso "amico biondino di Henry che mi piace tanto">> inizia la voce di una Greta di molti anni prima, innamorata persa di un ragazzo che ancora non l'aveva notata.
<<Oh mio dio!>> esclamò Enrico ricordandosi di quel periodo. <<Quanto mi stressavi, "dammi il numero", "parlagli di me", "usciamoci insieme">> la fulminò con lo sguardo.
<<Ho saputo riconoscere il mio compagno di vita con un solo sguardo, non è mica da tutti>> alzò le spalle Greta, con fierezza.
<<Dai concludi il brindisi che beviamo>> mi incitò Daniela, alzandosi accanto a me. <<E voi, alzatevi dai..>>.
Greta saltò in piedi con entusiasmo, richiedo di far cadere tutti, al contrario di Enrico che si mise in piedi seguito da un sonoro sospiro.
<<Un brindisi alle mie donne preferite>> iniziò a dire Henry, sorprendendoci tutte. <<Che mi sopportano e che mi vogliono bene, o almeno questo è quello che continuate a dire>> sorrise. <<Oh e un brindisi a me, che sopporto voi e i vostri casini>>.
<<Ovvio>> sussurrai.
<<Ma soprattutto un brindisi al matrimonio di domani, che sicuramente sarà il migliore mai visto prima>> sussurrò il nostro miglior amico, accarezzando la schiena di Greta. Le riservò uno sguardo affettuoso, prima di far scontrare il suo calice con quello della sposa.
<<Alla sposa>> sorrisi, unendomi al brindisi.
<<Alla più bella fra le spose>> precisò Daniela, non volendo essere da meno.
-
Scesi l'ultima rampa di scale che mi dividevano dalla mia stanza, con le scarpe in mano. Il tacco a spillo mi avevano distrutta, oltre al fatto che la stanchezza accumulata durante la giornata, mi avrebbe potuto far perdere una caviglia, mentre ponevo poca attenzione agli scalini che stavo scendendo.
Ad interrompere la piccola riunione in camera di Greta era stato il futuro promesso sposo, che ce l'aveva rubata facilmente, con la scusa di volerla vedere un ultima volta, da non sposati. La loro era decisamente una relazione troppo smielata, per i miei standard, ma d'altronde ero anche l'ultima anima sulla faccia della Terra, che poteva permettersi di giudicare i rapporti di coppia.
Anche se lo sguardo innamorato che Riccardo aveva rivolto alla mia migliore amica, non appena aveva varcato la soglia della sua camera, era stato una tra le cose più sincere a cui avevo assistito nella mia vita.
Strinsi i tacchi nella mano, mentre con le dita libere cercavo la chiave della mia stanza nella pochette, senza accorgermi che un meraviglioso gentiluomo mi stava attendendo alla porta. <<Professore>> esclamai notandolo. <<Spero che non siate passato per importunarmi, sono una donna per bene io>> mi avvicinai a lui, osservando il suo meraviglioso sorriso colorargli il viso.
<<Per chi mi avete preso? Sono solo passato a darvi la buonanotte>> stette al gioco, avvicinandomi a lui, facendo scivolare la sue mani sui miei fianchi.
<<Se la mettete così, il mio nome non avrà nulla da temere>> mi appoggiai al muro accanto alla porta della mia camera, portandomi dietro Massimiliano.
<<Assolutamente>> abbassò il suo viso sul mio corpo, sfiorandomi il collo con il naso. <<Non mi permetterei mai di recarvi danno, non senza il vostro consenso>> continuò, sussurrando le parole sulla mia pelle.
Intrecciai le braccia dietro al suo collo, immergendo le dita fra i suoi capelli morbidi. <<No di certo>> gli sorrisi, avvicinandomi al suo viso.
Non lo baciai subito, mi lasciai inebriare dall'intensità dei nostri respiri pesanti, percependo i battiti del mio cuore fino alla punta delle dita. Non mi ero nemmeno accorta di aver chiuso gli occhi, e forse nemmeno lui. La mia mano scivolò dalla sua nuca fino alla mandibola, mentre le mie labbra giocavano a sfiorare le sue, maliziosamente, senza mai toccarsi veramente.
Lui prese la mia mano, che era rimasta ferma ad accarezzargli il mento, e la strinse alla sua, facendo intrecciare le nostre dita. Anche lui sentiva i battiti del mio cuore fino lì?.
<<Credo che siate voi ad importunarmi>> sussurrò Massimiliano, appoggiando la mano libera al muro, di fianco alla mia testa, per tenersi in piedi.
<<Ho solo imparato a rilassarmi, Spider-Man>> aprii lentamente gli occhi, per ammirare quelle adorabili rughe di espressione che gli contornarono il sorriso che mi stava rivolgendo. <<Oppure ho solo avuto un buon insegnante>>.
<<La prima notte insieme>> ridacchiò, appoggiandosi con il suo corpo al mio, riaprendo anche lui gli occhi. <<Ero nervosissimo quella sera>> mi rivelò. <<Tu eri, stupenda ovviamente, ed io quello sciocco che non ti aveva richiamata>>.
<<Scusa, sono rimasta alla storia del nervosismo>> risi, portando una mano sul suo petto. <<Tu mi dicesti di lasciarmi andare, ma a chi era riferito veramente?>> lo presi in giro.
<<Decisamente a me>> rise. <<Ma credo di essere stato bravo a mascherare il mio stato d'animo>> sospirò divertito. <<Mai quanto te>> mi scrutò con interesse, incatenando il mio sguardo di ghiaccio alle sue pupille grigie. Poi riavvicinò il suo viso al mio, sfiorando con le labbra il mio zigomo. <<L'indecifrabile "consigliera degli dei">> sussurrò. <<È il significato del tuo nome>> mi spiegò, davanti o al mio sguardo confuso.
<<Non mi avevi definita indecifrabile però, alla nostra prima uscita>> il suo viso si allontanò leggermente dal mio. <<Anzi se non ricordo male mi definisti una persona sensibile>>.
<<Ricordo che non la prendesti bene, sembrava che ti avessi in qualche modo offesa>> ridacchiò, portandomi una ciocca di capelli dietro all'orecchio.
<<Probabile, la vecchia Sibyl non amava mostrarsi vulnerabile>>.
<<La vecchia Sibyl?>> domandò. <<Quando è cambiata?>>.
Distolsi lo sguardo osservando la mia mano ferma sul suo petto, che poteva benissimo sentire il suo cuore battere all'impazzata, quasi quanto il mio. I suoi sentimenti erano rimasti immutati, lo aveva detto lui stesso, non potevo essermelo inventato.
La vecchia Sibyl sarebbe sfuggita a qualsiasi sentimento che Massimiliano le potesse mai far provare. La nuova, tuttavia, aveva i piedi ben saldi al terreno, perché da lì non se ne sarà a mai più voluta andare.
Alzai lo sguardo incontrando il suo, era curioso, curioso di sapere cosa mi frullasse nella testa, e di certo non lo biasimavo. Quanto ancora l'avrei tenuto all'oscuro? Quando sarebbe stato il momento giusto?.
Gli passabile dita sulle labbra, disegnandone i contorni. Aveva ancora il corpo addosso al mio. <<Cosa provi ora Sibyl?>> mi chiese, come se mi avesse appena letto nella mente.
Smisi di accarezzargli le labbra, cercando di contenere l'agitazione che provavo in quel momento. Lo baciai, cercando di placare quello strano stato d'animo che il suo sguardo mi stava facendo provare. Lo strinsi a me, con tutta la forza che mi rimaneva, e Massimiliano non si fece mica pregare quando i sui baci divennero più intensi, ed insistenti.
Non ero sicura di riuscire a percepire le mie gambe, e forse era lui a tenermi su, schiacciandomi con delicatezza al muro, mentre ero aggrappata al suo collo. Sentivo un vuoto incolmabile all'altezza dello stomaco, quella sensazione con la quale mi ero dovuta abituare a convivere in presenza di Massimiliano, sensazione della quale non potevo più fare a meno.
Non potevo più rimanere ad aspettare, dovevo essere io quella che si buttava, lui lo aveva fatto così tante volte per me, che dovevo essere io a farlo quella volta.
<<Max..>> lo allontanai, riprendendo il respiro.
<<Mh?>> non mi diede il tempo di continuare a parlare, che mi zittì con un altro lungo bacio, finendo per lasciarmene una scia fino alla scollatura dell'abito che indossavo. <<Massimiliano>> ripetei quindi, riacquistando un briciolo di lucidità.
<<Cosa?>> mi sorrise, tornando davanti a me, staccando di malavoglia le sue labbra dal mio collo.
Chiusi gli occhi, cercando il coraggio necessario per dirglielo, per dargli la conferma che il mio cuore era suo, che tutto di me era suo. Quando li riaprii mi stava osservando con uno sguardo dolce, simile a quello che Riccardo riservava a Greta.
Portai di nuovo la mano sul suo petto, percependo il battito del suo cuore. <<Mi hai chiesto cosa provo..>> sussurrai, alzando lo sguardo verso il suo, intimidita. <<E non credo ci siano altri modi per dirti che sono innamorata di te, completamente e perdutamente>> affermai con decisone, lasciandolo senza parole.
<<Sibyl Zanetti, ti stai forse dichiarando?>> mi domandò, con gli occhi che luccicavano, o forse erano i mei.
Gli presi il viso con le mani, accarezzandogli delicatamente gli zigomi con i pollici. <<Direi di sì, professore>> gli sorrisi. <<Ti amo Massimiliano>> riuscii finalmente a dire, liberandomi di quel peso che non aveva fatto altro che assillarmi per tutto quel tempo.
<<Credo di non aver capito..>> continuò a scherzare, felice come un bambino, cercando di trattenere le risa.
<<Ti amo sbruffone che non sei altro, quante volte dovrò ripeterlo?>> domandai, roteando gli occhi.
Lui mi baciò dolcemente, con la stessa delicatezza che ci mise per allontanarmi dal muro e stringere a lui. <<Tutte le volte che serviranno per farmene rendere conto>> bisbigliò sulle mia labbra. <<Tutte le volte che vorrai, tutte le volte che te lo ripeterò io, perché ti amo Sibyl, ti amo e ti amo>> continuò baciandomi le labbra, le guance, il naso e persino la fronte.
Ridacchiai soddisfatta della piega che aveva preso quella serata, almeno fino a quando non mi caricò di peso sulle spalle, facendomi urlare. <<Massimiliano!>> lo rimproverai, prima che recuperasse la chiave della mia stanza, e mi ci portasse di peso dentro.
Dopo essersi richiuso la porta alle spalle, mi appoggiò sul letto, tornando a baciarmi ogni centimetro di pelle che non fosse coperta dal vestito.
Si liberò della giacca e lo aiutai a slegarsi la cravatta, mentre ridacchiavamo come due ragazzini innamorati.
I nostri vestiti finirono presto sul pavimento della camera, lasciando la libertà ai nostri corpi di riunirsi, finalmente, mentre le nostre anime tornavano ad appartenersi nuovamente, com'era giusto che fosse.
Le risate si affievolirono e i respiri si mescolarono. Fu tutto diverso da come lo ricordavo, lui era diverso, io ero diversa. Fu tutto molto più intenso, tanto da lasciarci senza fiato reciprocamente, più volte. Fino a che non tornammo a sussurrarci quanto ci amassimo.
• nota
Salve a tutti. Intanto vorrei scusarmi per il ritardo, purtroppo non ho molto tempo per revisionare i capitoli che mancano (che sono davvero pochi), in più questo non mi soddisfaceva al 100% e ho dovuto cambiare un po' di cose.
Detto questo vi auguro delle buone vacanze a voi e alle vostre famiglie 🥰🐣.
A presto,
elena.
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