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31 - Bam!

L'aria di quella notte era frizzante, tanto da pizzicarmi la pelle accaldata.
La risata di Greta era la grande protagonista della serata, insieme al voluminoso velo da pochi soldi che le avevamo fatto indossare.
Era arrivato il momento di valutare le capacità della testimone, il famigerato addio al nubilato, che mi ero premurata di organizzare per bene, in onore della più felice fra le spose.

Alla cena tranquilla era seguita una serie di momenti imbarazzanti per Greta, una serie di scuse che io e Daniela ci eravamo inventate di usare per farla bere e sciogliere un po'. Il mese di maggio la stava sfinendo, e in meno di una settimana si sarebbe potuta definire una donna sposata.

Greta sposata. Ancora non riuscivo a crederci, la mia migliore amica, la bambina che sognava di diventare una principessa, stava per compiere uno dei passi più importanti della sua vita, amare Riccardo fino alla fine dei suoi giorni.

Aprii la strada al gruppo di donne allegre al mio seguito, per entrare nel locale dove avremmo concluso la serata. Era una delle discoteche più famose, vicino al Lago di Garda, dove il divertimento era sempre assicurato, a qualsiasi età.
Trascinammo una Greta più che brilla al tavolo riservato, imbottigliandoci fra la musica e una folla di persone pronte a ballare e non pensare ad altro.
Un uomo travestito da donna si avvicinò a noi. <<Buonasera e benvenute, belle donne>> ci accolse con un lungo sorriso, contornato da un rossetto accesso. <<Vi faccio subito portare qualcosa da bere dai miei camerieri>> si voltò verso Greta, portandosi dietro la sua voluminosa parrucca biondo platino. <<Ci sono tanti bei giovanotti in giro, spero tu voglia divertirti>> le fece l'occhiolino. <<É la tua ultima notte di libertà stella...e non guardarmi così, animo!>> esclamò dandole un colpetto sulla spalla.

Daniela tirò un urlo. <<Vogliamo uno spogliarello!>> si alzò per guardarsi attorno. <<Ne ho già visti un paio che potrebbero togliersi la camicia>> continuò.

<<Questo è lo spirito, bambolina>> si complimentò la donna, lasciandoci poi sole.

<<Nessuna novità dal tuo bel manzone?>> fu una collega di Greta a interpellare Daniela, riferendosi chiaramente a Marco e alla presunta pausa.

<<Hanno una relazione segreta>> bisbigliò Greta, coprendosi subito la bocca.
La sua collega Alessia guardò Daniela scioccata. <<Hai una relazione segreta con il tuo ex?>> domandò con un tono della voce decisamente troppo alto per i miei standard.

<<Che cosa eccitante>> aggiunse, trattenendosi dall'applaudire alla rossa.
Alessia era una donna particolare, amante dei gioielli e dei bei "manzi", come li chiamava lei. Da quello che mi raccontava Greta era solita a passare i weekend su una barca di qualche banchiere o in loft lussuosissimi sperduti per l'Italia e l'Europa, riuscendo a spezzare con facilità più cuori di qualsiasi play boy esistente.

Daniela si accomodò di fianco a me, mentre aspettavamo che ci portassero da bere. <<Non è il mio ex>> precisò. <<Ci eravamo presi una pausa, non so adesso se siamo tornati insieme o meno, ma..>>.

<<Ma vanno a letto insieme>> le parlò sopra Greta, portandosi di nuovo la mano davanti alla bocca. Forse non era solo allegra.

<<Ti sembra il caso?>> la riproverai scherzosamente. <<Spiattellare così i fatti della tua amica>>.

<<Non che Alessia si faccia i fatti suoi>> mi rispose un'altra collega di Greta, Francesca.
Occhi grandi e verdi, pelle chiarissima e una lunga chioma corvina.

<<É vero, adoro impicciarmi delle storie degli altri>> alzò le spalle Alessia, osservandomi divertita. <<Per esempio, credo che tu possa intrattenermi con facilità, raccontandomi della fantastica vita della giovane direttrice di Young Adult >> mi indicò.

A salvarmi fu il bel cameriere che ci portò un paio di bottiglie da stappare. L'onore ovviamente venne lasciato alla futura sposa, che un po' barcollante riuscì ad aprire lo champagne.

<<Il segreto è distrarla>> mi parlò qualcuno all'orecchio. Mi voltai verso la terza collega di Greta, Beatrice. Mi sorrise gentilmente. <<Alessia intendo, credimi ne so qualcosa>> alzò gli occhi al cielo.

Beatrice era una ragazza dal fascino comune, capelli mossi e occhi grandi color cioccolato fondente. Aveva però un sorriso contagioso, contornato da labbra invidiabilmente carnose. Greta me l'aveva fatta conoscere al primo anno di università, era una sua compagna di corso, da allora erano diventate grandi amiche. Gentile e paziente, sarebbero stati i primi aggettivi che avrei usato per Beatrice, mi dava l'idea di essere una donna in grado di sopportare tutto, e se non era vero, non lo dava di certo a vedere.

<<Mi affiderò a te>> le risposi, mentre Greta si accingeva a riempire i bicchieri.
Beatrice mi fece l'occhiolino. <<Guarda e impara>> si voltò verso Alessia, che stava aiutando la futura sposa a preparare i bicchieri. <<Ale, come si chiama l'uomo con cui ti trovi domani?>> le domandò.

Alessia afferrò un bicchiere, pronta a scolarselo senza nemmeno prendere fiato. <<Giulio, credo..>> si portò una mano al mento per provare a ricordare il nome.

<<Potresti provare a metterci un po' più d'impegno però>> scherzò Francesca.

<<Quanto sei acida>> si lamentò Alessia. <<Con tutta la carne fresca che c'è qua in giro, proprio me devi stressare?>>.
Scossi la testa ridendo, la mossa di Beatrice sembrò funzionare davvero.

<<Alla sposa>> urlò Daniela allungando il suo bicchiere verso il centro del tavolino, cercando di sovrastare con la sua voce il volume altissimo della musica.

<<Alla sposa>> urlammo in coro, finendo per applaudire a Greta, che fu spinta a salire sul tavolino.

<<Discorso!>> urlai, dopo aver preso un po' di champagne.

<<Va bene>> ridacchiò Greta. <<Grazie per essere qui, grazie per essere nella mia vita, in qualsiasi momento..>> si voltò verso di me e Daniela, facendo una breve pausa. <<..davvero in qualsiasi momento>> ci sorrise con gli occhi lucidi. <<Dopo aver sopportato gli alti e bassi della mia relazione con Riccardo, per anni, sì troppi anni forse..>> commentò tornando a ridere. <<Finalmente lo sposo, finalmente mi sposo!>> urlò, prima di scolarsi il bicchiere di alcol. <<E ora è meglio mi venga versato altro champagne e vi risparmi le lacrime per il giorno del matrimonio>>. L'aiutammo a scendere dal tavolo prima che Daniela e Alessia ci costringessero a scatenarci.

Da quel momento la serata diventò una nube sfuocata di risate, balli e parecchi petti nudi di cui non mi sarei mai ricordata i volti.

Alessia aveva avvicinato al tavolo un gruppetto di giovani uomini più che felici di ballare con giovani donne brille. E stavo ballando anche io, con uno di loro, tenendo d'occhio Greta che si era precipitata con Daniela a scatenarsi come due ragazzine.

<<Lilli>> urlò il bell'uomo davanti a me. Molto probabilmente non aveva nemmeno provato a capire il mio nome. <<Sei della zona?>> indagò con un marcato accento bresciano, abbassando le mani che aveva sui miei fianchi.

Bloccai la sua discesa, divertita dal misero tentativo. <<No, direi di no>> scossi la testa, sentendola pesante.

Avvicinò in fretta il viso al mio, voleva rubarmi un bacio, e forse non solo quello. Il suo naso scivolò sul mio collo accaldato, facendomi venire la pelle d'oca.
Riuscii a reagire, leggermente in ritardo, ma mi allontanai. Le mie gambe erano molli e avevo perso la sensibilità delle labbra. Provai a mordicchiarle, non sentendo nulla. Forse ero più ubriaca di quel che credessi.

Quando tentò di avvicinarsi di nuovo lo bloccai. <<Oggi siamo chiusi>> risi del mio stesso gioco di parole. <<Mi dispiace, provi da qualche altra parte bel manzo>> usai il linguaggio di Alessia.
<<Non spezzarmi il cuore così Lilli>> provò lui, facendo scivolare le dita sulle mie braccia nude. Ancora la pelle d'oca. <<Devo>> mi ritrovai a dire, pensando a Massimiliano.

La mia testa vagò al ricordo che avevo di lui, al ricordo lontano che avevo della nostra intimità. In due mesi la nostra era diventata a tutti gli effetti una relazione, ma il suo lavoro era in un'altra città e il mio mi teneva chiusa in ufficio fino ad ore spropositate. Passavano anche due settimane prima che riuscissi a vederlo, e a passare del tempo sola con lui, ma anche durante quei preziosi momenti, eravamo troppo stanchi per poter alimentare i nostri desideri.

Per il suo trentesimo compleanno potevamo benissimo approfondire il rapporto, ma lui mi aveva allontanata, senza una scusa valida. Io non avevo insistito, e forse era perché una parte di me non se la sentiva di fare passi falsi. Avrei aspettato che lui si facesse avanti, ma la cosa si stava decisamente prolungando.

Il bel manzone si allontanò, dopo avermi lasciato un sonoro bacio sulla guancia. Tornai al tavolo, cercando di non cadere, raggiungendo le colleghe di Greta.
Francesca stava provando a far star buone Beatrice e Alessia, che sembravano intente a voler spogliare uno dei giovani uomini che ci avevano raggiunte.
Mi sedetti di fianco a loro, tenendomi la testa fra le mani. Non avevo più l'età per bere così tanto.

<<Ehi dov'è il biondino?>> mi chiese Francesca, ricordandomi il colore di capelli del giovane, a cui non avevo fatto minimamente caso.
<<A divertirsi, spero>> mi avvicinai a lei, con la testa che girava.

<<Hai già concluso?>> Alessia si precipitò fra me e Francesca. <<Effettivamente ti è capitato il più bello>>.

<<Nulla del genere>> scossi la testa, cercando di non ridere. Cosa ci fosse di così divertente poi, non riuscivo a capirlo. Tentai di mordermi di nuovo le labbra, ma ancora non sentivo niente. <<Anche se..>> sospirai ripensando a quei muscoli.

<<L'hai rifiutato?>> urlò Alessia. Storsi il naso davanti al suo tono di voce, ma riuscii a non rimproverarla. <<Sì, ho un ragazzo>> si diceva ancora così?.

<<Ah un'altra sposina>> alzò gli occhi al cielo Francesca.

<<È gelosa>> mi spiegò Alessia. <<Tutte le sue coetanee hanno trovato l'amore e lei ancora no>>.

<<Allora divertiti, perché poi diventa tutto un casino>> mi uscirono le parole senza che potessi controllare. E poi risi, ancora senza motivo.

<<Ti sta andando male?>> mi chiese Francesca.
<<No>> scossi la testa con decisione. <<Assolutamente no, solo che la mia è una situazione fragile, per colpa mia, e ora...>> alzai gli occhi al cielo. <<Vi dico solo che se il mio senso di colpa mi abbandonasse, insieme ai miei principi e all'amore che provo per Max, di punto in bianco, potrei farmi chiunque in questo posto>>.

<<Ormoni?>> scherzò Alessia, cogliendo al volo la situazione.
<<Ormoni>> ammisi sorridendole. Era davvero brava ad impicciarsi, anche se in quel momento ero io che stavo spiattellando tutto. <<Il fatto è che...insomma vorrei...ma non posso>>.

Francesca mi guardò perplessa, mentre Alessia annuiva comprensiva. <<Posso capire..>> aggiunse.
<<Ma cosa?>> domandò Francesca allibita. <<Io non ho capito niente>>.

<<Mamma mia Franci, non stai attenta però>> si lamentò Alessia. <<Hanno problemi di intimità, lei vuole e lui sembra di no>> le spiegò.

<<Da cosa l'avrei dovuto capire? Farfugliava!>> si lamentò.

<<Non è che lui non voglia, cioè forse sì..>> cercai di spiegarmi. <<Io non voglio rovinare tutto>>.

<<Non è che ha un altra?>> domandò Francesca.

Mi comparì nella mente il volto di Vittoria e a quello che poteva o meno esserci stato fra di loro. <<No! Lui non lo farebbe mai>> lo diversi senza nemmeno aver bisogno di pensarci.

<<Ascoltami a me>> mi fermò Alessia.
<<Allora siamo messi bene>> commentò Francesca, con un ghigno divertito sul volto.
<<La prossima volta che lo vedi lo metti alle strette, non gli dai il tempo di decidere e bam!>> mi spaventai quando batté un pugno sul palmo dell'altra mano, ma le annuii concordando con lei.

<<È il peggior consiglio che tu le possa dare>> si lamentò Francesca. <<Sibyl, parlagli e cerca di capire cosa pensa, non c'è nulla di male a non seguire l'istinto qualche volta>>.

Il problema era che l'istinto non l'avevo mai seguito, vivevo di ragione, il mio cervello aveva sempre prevalso sul cuore. Fu per quello che ignorai completamente il consiglio di Francesca concentrandomi sulle parole di Alessia.
<<Quindi dici che lo devo proprio...bam>> cercai di capire, rivolgendomi alla collega più istintiva.

<<Bam!>> urlò Alessia, come se potesse così rendere tutto più chiaro.
Prima che potessimo proseguire con il discorso ci raggiunse Beatrice, che cadde come un peso morto su Francesca. <<Ho bevuto troppo>> disse ridendo.

-

Scesi dal taxi con quanta più eleganza e dignità mi fossero rimaste dopo quella serata interminabile. Tutto attorno a me era ovattato e forse era a causa delle pessime doti canore di Greta che ci avevano accompagnato per tutto il viaggio di ritorno.

<<Dormi bene Bibi>> urlarono le donne dal taxi, salutandomi. In realtà non avevo la più pallida idea di chi fosse rimasta sul veicolo.
Le salutai con la mano, senza smettere di sorridere fra me e me. Non ricordavo già più niente della serata che avevo appena passato, ma doveva essere stata decisamente divertente.

Recuperai le chiavi facendole tintinnare fra le mie mani, e senza accorgermene andai addosso alla porta d'ingresso.
Mi portai una mano sulla testa, ricordando il legno molto più duro della superficie a cui ero andata contro. Infatti non ero andata a sbattere contro la porta, ma quando alzai lo sguardo non mi spaventai. <<Oh, ciao> salutai Massimiliano con un enorme sorriso.

<<Pensavo mi avessi visto, stavi ridendo>> sussurrò divertito.

<<No è che...>> sospirai, cominciando a sentiere la stanchezza. <<Come facevi a sapere che sarei arrivata?>> bisbigliai, mangiandomi le parole.

La risata di Massimiliano fece ridere anche me, forse era ubriaco anche lui. Mi circondò la vita dolcemente. <<Mi hai scritto un messaggio>> mi ricordò. <<Io ti ho detto che stavo tornando dall'addio al celibato di Riccardo e tu mi hai chiesto di raggiungerti>>.

Anche lui era stato a bere e divertirsi quella sera, era vero. <<Perché io sembro messa peggio di te?>> gli chiesi facendo cadere le chiavi a terra.
Si affrettò a raccoglierle, inserendole poi nella serratura. <<Perché io mi so dare chiaramente una regolata>> mi prese in giro.

Mi aiutò a raggiungere il mio appartamento, cosa che non gli resi per nulla semplice, attratta com'ero dalle sue labbra. Il suo sorriso era diventato improvvisamente la cosa più bella del mondo.

Una volta in casa lasciai cadere la giacca e la borsa a terra, osservandolo con malizia. Il mio stomaco prese a storcersi in modo strano, facendomi salire una lieve nausea che ignorai, era il momento del mio "bam".

<<Che stai facendo?>> lo sguardo chiaro di Massimiliano era quasi imbarazzato, seppur non riuscisse a trattenersi dal ridacchiare.
Mi avvicinai a lui, immaginandomi di essere una pantera, e mi resi conto di essere già senza maglietta. Doveva essere stato un riflesso incontrollato.

Lo baciai, senza percepire le mie labbra, e lui mi strinse a sé con dolcezza. Ma io della dolcezza non me ne facevo niente, non in quel momento almeno.
Giocai con le sue labbra impaziente, facendo scivolare le mie mani alla cintura dei suoi pantaloni. La nausea si stava facendo sempre più intensa, ma la ricacciai indietro, concentrandomi su di lui. Lo volevo, era arrivato il momento di farglielo capire, di essere chiari. BAM!
Ero stufa di aspettare, aspettare cosa poi?.

<<Sibyl>> sussurrò il professore cercando di liberarsi dalla mia presa insistente. Mi prese con facilità i polsi, allontanandomi da lui. Era sempre stato così sfuocato?.
<<Non credo sia il momento>> mi informò, lasciandomi allibita.

<<Perché?>> gli chiesi avvicinandomi di nuovo a lui. Non mi voleva ancora?.
Mi allontanai, forse troppo velocemente ed andai addosso al divano. Strinsi lo schienale morbido, sperando che la stanza smettesse di girare.

Chiusi gli occhi e sentii la voce di Massimiliano farsi più vicina, da quanto mi stava parlando?. Il bel viso di Vittoria si ripresentò alla mia memoria, labbra rosse, occhi profondi e...lui che la baciava. <<Vuoi Vittoria vero?>> mi ritrovai a dire. Mi voltai a guardarlo, era di fianco a me e nemmeno me ne ero accorta.

<<Cosa?>> la mia domanda lo divertí parecchio.
<<C'è stato qualcosa fra voi due, e tu la vuoi ancora, se no perché continuare a rifiutarmi così?>> gli colpii il petto, senza riuscire a spostarlo nemmeno di un millimetro.

<<Sibyl non è vero>> non lo volevo ascoltare. Nella mia testa si ripeteva l'immagine di Vittoria con lui. E io lo amavo, non poteva averlo Vittoria.
<<Si che è vero, non mentirmi Massimiliano!>> alzai la voce osservandolo. Il mio stomaco intanto si contorceva in posizioni assurde, che non facevano altro che aumentare la mia nausea.

<<Non puoi davvero pensare questa assurdità>> era stupito, e forse anche io. Si avvicinò, cingendomi la vita. <<Non prendermi per scemo, ma non voglio partire di nuovo con il piede sbagliato>> affermò cercando i miei occhi. <<Non questa volta>>.
Nella penombra riuscii anche a vederlo, quel sentimento sincero, quella paura che entrambi condividevamo. Il timore di perderci di nuovo, senza che ci ritrovassimo più. La sua carezza sul mio viso fece più male di qualsiasi lama. <<I miei sentimenti per te sono rimasti immutati>> sussurrò in un tono così' basso che forse me lo ero immaginato. Perché dubitare di lui? Da quando dubitavo di lui?.

Poi Massimiliano diventò sempre più sfuocato e la nausea prese il sopravvento. <<Stai girando tu o..?>> non conclusi la frase che dovetti portarmi una mano alla bocca, trattenendo il vomito.
Corsi in bagno rigettando tutto l'alcol che avevo assunto. E il professore fu subito lì, mi allontanò i capelli dal viso e mi accarezzò la schiena, cercando di farmi smettere di tremare.
Anche quella sera avevo rovinato tutto.
Non ero proprio fatta per l'amore.




nota
Vi è piaciuto il piccolo assaggio dei nuovi personaggi? E sì lettori, Beatrice è proprio quella Beatrice.
Per i più sentimentali, tranquilli, fra poco tornerò ad accontentare anche voi, anche perché la prossima settimana parteciperemo ad un matrimonio! 🥳

A presto,
elena.

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