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3- Sono la persona meno matematica che ci sia a questo mondo

Ero seduta su una poltroncina rossa della caffetteria con il portatile sulle gambe, la mia agenda sul tavolino, davanti a me, ed il caffè bollente fra le mani.
Mancavano dieci minuti alle quattro e non avevo fatto altro che osservare l'entrata del bar, aspettandomi di vedere due occhi grigi magnetici, nonostante all'inizio non volessi nemmeno presentarmi.
Non amavo quel tipo di pressione, non ero più abituata a quelle sensazioni che ti stringevano lo stomaco, ma allo stesso tempo mi allettavano, tanto che avevo deciso di uscire di casa. In più un po' di aria nuova nella mia vita non faceva certo male.
Ero un fiume di contraddizioni che non potevo controllare, ma dovevo provare a ridurne i danni, anche se cominciavo a sentirmi ridicola.

Lasciai che il caffè bollente mi distrasse dai miei stupidi pensieri e riprovai a leggere quelle poche righe che avevo scritto.

" L'anno nuovo è la porta che non vediamo l'ora di aprire per permetterci di creare i nuovi propositi. È un nuovo inizio. Una nuova pagina da cominciare.
Sarà comunque un fallimento...perché devo scrivere una sciocchezza del genere"

Ero ferma davanti a quelle tre parole da un'ora, senza sapere come uscirne. Cancellai tutto, sull'orlo di una crisi di nervi.
L'idea del "nuovo anno" non era delle migliori.

Cercai su internet la parola "Young" per vedere se ci fosse qualcosa che avrebbe potuto ispirarmi.
La prima foto che comparve fu quella di due ragazzi che si baciavano davanti al tramonto. Una foto dai colori un po' cupi, con una punta di fucsia, per dare una nota più romantica. Lui sovrastava la ragazza dai capelli lunghi e la stringeva avidamente a sé.

Proseguii con la ricerca cercando di non fermarmi a pensare a quelle emozioni che non mi concedevo da tempo.
Sorrisi davanti alla seconda foto, trovandovici un giovane Leonardo Di Caprio nel suo ruolo da Romeo.

<<Pensavo che non ti saresti presentata>>. Alzai gli occhi per notare quel bel sorrisetto e lo sguardo compiaciuto di Massimiliano.

<<Non capisco propio cosa te lo possa aver fatto pensare>> risposi facendolo ridere. Chiusi il portatile e gli feci spazio sul tavolino, mentre si sedette di fronte a me, cominciando a togliersi il cappotto scuro e la sciarpa bordeaux.

<<Vado a ordinare e arrivo, vuoi qualcosa?>> chiese.
<<Per ora sono a posto grazie>> risposi.
Lo osservai allontanarsi, con passo deciso ma aggraziato. Aveva degli atteggiamenti così eleganti.

Indossava una camicia indaco, infilata nei pantaloni blu scuro, legati da una cintura non molto spessa in cuoio. Lo vidi sorridere alla commessa, scambiarci qualche parola e poi tornare da me, con un piattino in mano.
<<Ho preso un paio di muffin al cioccolato, pensando che ti avrebbe fatto piacere mangiarne uno>> mi sorrise, tornando a sedersi.

<<Grazie>> risposi, facendo caso ad un certo languirono che provai nel vederli. Lo guardai allungarmi il piatto, sembrava così tranquillo. Io al contrario cominciavo ad agitarmi.

<<Come mi hai trovata?>> gli chiesi.
Sorrise. <<Istinto>>.
<< E io ti dovrei credere..>> sbuffai.

<<In parte sì in realtà>> esclamò. <<Anche se sono andato più a logica, è il bar più vicino alla sede della rivista per cui lavori e dato che non hai mai tempo per nulla se non per un caffè, ho pensato che fosse il più plausibile>>.

<<Ammirevole professore>> mi complimentai.

La cameriera lo bloccò prima che potesse rispondere. <<Il suo tè verde>>.
<<Grazie, molto gentile>> le sorrise avvicinandosi poi al tavolo per zuccherare la sua bevanda.

<< Insegni matematica? Logica o cose così?>> chiesi una volta che la cameriera ci lascio da soli.
Prese un morso di quell'invitante muffin al cioccolato che ancora non avevo toccato. Scosse animatamente la testa, muovendo un morbido ciuffo castano che gli finí sulla fronte. << Sono la persona meno matematica che ci sia a questo modo, uso ancora le dita per fare i calcoli>> scoppiammo a ridere, nel farlo lui si portò il tovagliolo sulla bocca.

<<Sfondi una porta aperta, se non avessi la calcolatrice sul telefono non so come sopravvivrei>> scherzai.
<<Il mio collega di Matematica ci disprezzerebbe di sicuro>> mi osservò divertito, prima che la sua mano spostasse quel ciuffo di capelli dalla fronte alla massa scompigliata. <<Comunque sono un appassionato folle di quella noiosissima materia chiamata Storia e mi diletto nell'insegnare anche Filosofia>>.

<<Affascinante>> esclamai, ed ero sincera, cosa che notò subito. <<Mi sono sempre piaciute le ore di Storia, non le trovavo affatto noiose>>.

Mi osservò, socchiudendo leggermente gli occhi. << Sembreresti pure sincera>>.
<< Lo sono>> sorrisi, sotto il suo sguardo attento.
<< E come va?>> gli chiesi, dopo alcuni attimi di silenzio. <<Con i ragazzi intendo>>.

<<Molto bene, la maggior parte delle volte mi diverto con loro, cerco di non far pesare troppo la materia, data la loro età si distraggono con poco>>.

<<Soprattutto perché hanno così tante distrazioni attorno a loro>> osservai, concordando con la sua affermazione.
Non sapevo se fosse il tono della voce, o le parole che sceglieva, ma avrei voluto passare un intera giornata ad ascoltarlo parlare.

Accavallò la lunga gamba mettendosi più comodo, mentre si portò la tazza fumante vicino alle labbra. <<Così tante che spesso ne sono sopraffatti, risultando adolescenti più infelici di quelli della nostra generazione>> sorseggiò del tè. <<Correggimi se sbaglio e non voglio offenderti, ma ho dato per scontato che fossimo coetanei>>.

<<Non preoccuparti, nessun offesa, in più non credo che ti stia sbagliando>> sorrisi davanti alla sua squisita galanteria. <<Sei stato sopraffatto anche tu da queste distrazioni? Dato il vicino contatto>> indagai.

<<Ti dirò la verità Sibyl>> sorrise avvicinandosi al tavolo. <<All'inizio ne ero terrorizzato>> abbassò la voce. << I primi giorni da insegnante sono stati i peggiori, credevo di non riuscire a coinvolgere i ragazzi e diventai come loro, un adolescente che faceva di tutta l'erba un fascio>>.

Sorrisi. <<Scommetto che scrivevi post pieni di odio verso la vita, su Twitter>> ironizzai.
Scoppiò a ridere, indietreggiando. << Mi hai beccato>> risi anche io.

Afferrai quel muffin invitante, ancora con il sorriso stampato sul volto. Notai che tamburellò le dita affusolate sul tavolino, prima di riprendere a parlare, mentre cercai di non fare figuracce con il cioccolato.

<<E tu? >> chiese. << Perché Young Adult? Se non erro è indirizzata ad un pubblico giovane no? O almeno è quello che ho immaginato dal nome della rivista, non ho mai avuto il piacere di leggerla>>.

Annuii, prima di mandare giù il boccone. Mi portai comunque una mano sulla bocca. << Sí la fascia di età dei nostri clienti è più ampia di quello che ci aspettavamo, partendo da ragazzine che lo leggono incuriosite dal mondo che ci circonda, fino alle trentenni che vogliono rivivere qualche memoria del passato>> improvvisamente ebbi un'idea. <<Scusa un secondo>> sussurrai afferrando la mia agenda e una penna.

"Adolescenti incuriosite, trentenni rivivono ricordi piacevoli" annotai su una pagina bianca, dove segnavo pensieri, o anche la lista della spesa.
Potevo usarla come idea per l'articolo.

<<Ho appena assistito ad un colpo di genio di una giornalista>> esclamò osservandomi.

<< Si scusami, ho dovuto annotarmelo, se no rischio che vada perso e addio articolo>> spiegai tornando a sedermi comoda.
<<Stai lavorando a qualcosa?>> chiese.
<<Sí>> non volevo mentirgli. <<Più o meno, ho il blocco dello scrittore>> sorrisi, per mascherare il mio reale e disperato stato d'animo.

<<Mi era successo anche a me all'università>> disse. <<Sai quando bisognava consegnare temi o comunque lavori scritti>> giocherellò con la cartina del muffin. <<Se ti può aiutare, la soluzione migliore fu non pensarci troppo, non assillare la mente, così che potessi scrivere qualcosa di genuino e non studiato>>.

Non era affatto una cattiva idea, se non fosse che in ballo non c'era un voto, ma la mia carriera. << Non ci riuscirei, non sono brava a rilassarmi>> affermai.
<<Non ci credo>> sorrise.

<< È vero>> ribattei. <<Sono una caso patologico, insomma il mio capo mi a costretto ad andare in ferie>>.
Scoppiò a ridere e non sapevo per quale motivo, ma ne venni contagiata. Osservai le adorabili rughe d'espressione intorno alle sue labbra morbide. E la sua risata, mi incantò quasi di più della sua parlata.

<<Non prendermi in giro>> cercai di difendere il mio onore.
<<Perdonami>> rispose ancora divertito. <<È che sei la prima persona che conosco che viene costretta ad andare in ferie>>.

<<Te l'ho detto è una cosa patologica>> alzai le spalle.
<<Ammetto che può sembrare una cosa positiva>> disse portando le mani avanti. <<Ami il tuo lavoro>>.

<<Sì>> annuii. <<Su quello non ci sono dubbi>>.

<<Che articolo devi scrivere?>> domandò. <<Sempre se mi è permesso saperlo, magari posso esserti d'aiuto>> si propose.
<<In realtà non ho una strada precisa da seguire>> gli confidai. <<E non so nemmeno perché te lo stia dicendo>> lo osservai confusa. Era un estraneo, non avevo la più pallida idea di chi fosse, com'era possibile che gli stessi raccontando dei miei problemi.

Mi sorrise e si avvicinò al tavolo. <<Dicono che sia una persona dall'aria affidabile, magari è per quello che ti fa sentire a tuo agio>> appoggiò la schiena sul divanetto dietro di lui. <<Il tuo istinto cosa dice?>> domandò.

<<Cosa intendi?>> gli chiesi.

<<Per esempio, il mio istinto ti ha già descritta in quattro aggettivi>> spiegò. <<Sia chiaro, aggettivi che possono essere errati, d'altronde non ci conosciamo ancora>>.
<<E quali sarebbero?>> ero curiosa, nessuno mi aveva mai descritta in quattro aggettivi.

<<Prima tu, l'ho chiesto io>> sorrise.

Alzai gli occhi al cielo, scuotendo la testa. <<Fammici pensare>> sussurrai, facendo cadere il mio sguardo su di lui. Cercai di non essere superficiale, tralasciando quindi il suo aspetto fisico, anche se avrei potuto includerlo come quarto aggettivo, se non ne avessi trovati altri. <<Gentile>> dissi, pensando al suo modo di porsi, sia a me o anche alla cameriera.
Annuì, poco sorpreso. <<Educato>> affermai. <<Sembri un uomo di altri tempi>> mi permisi di aggiungere.

<<Ringrazierò i miei genitori per il percorso scolastico che mi hanno fatto intraprendere>> commentò, divertito.

<<Ahh un signorino che ha frequentato scuole importanti>> esclamai sorpresa. <<Allora non ti sorprenderà il terzo aggettivo: intelligente>>.

<<Colpevole, non amo parlarne molto però, se no le persone tendono a credere che io sia chi sa chi, in realtà sono un normalissimo professore che ama il suo lavoro>> mi spiegò.
Sorrisi dolcemente a quelle parole, perché erano quelle che descrivevano anche me. <<Cavolo il quarto era un aggettivo interessante, ma dopo quello che hai appena detto lo cambio con: modesto>>conclusi con tono ironico.

<<Qual era l'altro aggettivo?>> chiese.
Scossi la testa. <<Mi sembrava che toccasse a te ora>>.

<<Hai ragione>> sospirò, si avvicinò ancora a me. <<Intelligente, ma quell'intelligenza innocua, di cui non ce se ne vanta>> spiegò. <<Divertente>> continuò facendomi sorridere. <<Orgogliosa>> aggiunse.
<<Decisamente>> commentai subito.

<<Ed infine aggiungerei..sensibile>> dichiarò.

<<Sensibile?>> ero in completo disaccordo su quello. <<Non credo>> affermai, fortemente convinta.

Mi osservò con uno strano sorriso sul volto. <<Eppure era quello su cui puntavo di più>> disse.
<<Mi dispiace doverti deludere>> alzai le spalle.

<<Non saprei..>> non riuscì a concludere la frase che il suo telefono iniziò a squillare. <<Scusami Sibyl devo rispondere>> sussurrò osservando il nome sullo schermo. <<Torno subito>>.

<<Tranquillo nessun problema>>.

Si alzò. << Ciao Jessica>> sorrise, prima di scusarsi ancora. Scossi la testa per fargli capire che non c'era problema. Lo osservai camminare verso la vetrata per non disturbare le altre persone, o per non essere disturbato.

Subito mi chiesi chi potesse essere Jessica, ma per quello che sapevo di lui, poteva essere chiunque, anche una collega. Distolsi lo sguardo prendendo il mio telefono in mano.

Camilla-
Ciao Zia Helen!
Lo so che sei molto impegnata, ma mi chiedevo se potessi darmi una mano con un progetto per il giornalino della scuola, solo alcuni consigli, nulla di impegnativo

Camilla mi aveva scritto un messaggio, al quale mi affrettai a rispondere, felice di poterla aiutare. Tutto sommato poteva essere una buona cosa passare del tempo con un'adolescente, magari avrebbe svegliato la mia ragazzina interiore, come mi aveva chiesto di fare Melania.
"Lo faccio volentieri, domani non ho impegni ti vengo a prendere a scuola e vieni a casa mia?"

<<Farò più in fretta che potrò>> sentì dire a Massimiliano mentre si riavvicinava al tavolo. <<Ciao a dopo>> aggiunse prima di riattaccare e infilare il telefono in tasca.
<<Tutto bene?>> domandai, osservando la sua espressione turbata.
<<In realtà no, cioè nulla di grave>> si corresse subito, rimanendo in piedi. <<Ma devo andare dalla mia famiglia, hanno bisogno di me>> affermò osservandomi.

Rimasi sorpresa dalle sue parole, insomma non me l'aspettavo, ma annuii, d'altronde non potevo trattenerlo e mai avrei pensato di farlo.

<<Mi chiedevo..>> sembrò fermarsi a pensare alle parole da scegliere. <<..posso riaccompagnarti a casa, o fare altro?>> indossò il cappotto molto lentamente.
Scossi la testa, sorridendogli. <<No, grazie>> risposi. <<Penso che mi fermerò un altro po', per scrivere>> indicai il portatile chiuso accanto alla cartina di muffin che avevo lasciato.

<<Certamente>> sussurrò. Indossò anche la sciarpa, poi i suoi occhi grigi tornarono sul mio viso titubanti. <<Sarebbe sconveniente chiederti il numero?>> domandò. <<Mi sono trovato bene e mi piacerebbe replicare, magari una cena>> aggiunse.
<<No, non è sconveniente>> sussurrai, prima che mi porgesse il suo telefono. <<In effetti è stato interessante questo caffè>> sorrisi.

<<Concordo>> disse riprendendosi il telefono dopo che avevo composto il numero. <<Allora a presto Sibyl>> mi salutò, enfatizzando sul mio nome, pronunciandolo con una certa delicatezza. Lo salutai velocemente, prima che si allontanasse dirigendosi fuori dalla caffetteria.

Da una parte gli ero grata per aver evitato la parte imbarazzante dei saluti, non aver nemmeno accennato ad un abbraccio fu un sollievo. Non amavo particolarmente quel tipo di effusione affettiva con persone con cui non avevo confidenza, molto probabilmente era colpa del mio sangue inglese per metà.
Lo osservai andar via per quanto mi era possibile, notando la sua andatura attenta e la sua postura retta.

Un professore di storia, pensai, di certo questo gli dava più fascino di quanto già non avesse. In più il suo modo di parlare, di porsi e di ridere.
Mi ero privata di molte emozioni durante gli ultimi anni, avrei fatto bene a lasciarmi andare? Avrei fatto bene a rispolverare quella vecchia ragazzina sognatrice di cui Melania mi aveva parlato?.


- salve a tutti lettori!
È un piacere rincontrarvi, per chi già mi "conosce", ma è altrettanto un piacere trovare persone nuove.
Vi disturberò con poche righe.
Intanto spero con tutto il cuore che questo piccolo assaggio di storia vi abbia invogliato ad averne di più, anche perché, se avete letto qualcos'altro di mio, sapete bene che faccio combinare sempre dei grossi guai ai miei personaggi!
Comunque piccola nota, riguardante la storia. Come avrete notato la pubblicazione dei capitoli non è regolare, questo perché segue i giorni in cui è ambientata la storia, per ora quindi è il novembre 2017.
Mi sembrava un idea carina per sentirsi più vicini a Sibyl anche se ad un anno di distanza.

Lasciate una stellina se la storia vi sta piacendo e commentate esprimendo i vostri pareri, amo sempre leggervi.
Un grosso bacio a tutti.
-elena.

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