29 - Mi sei mancata terribilmente ninfa
Non credevo nel destino, non lo avevo mai fatto. Pensavo fosse più una cosa per Greta che per me.
Questa potenza superiore che regola le vite, secondo leggi immutabili, come se fossimo prigionieri di un piano già scritto, non lo potevo accettare, non io.
I miei sacrifici, le mie scelte erano il mio destino, io lo ero, non l'universo.
L'idea di essere in gabbia mi aveva sempre resa nervosa, ragione per la quale detestavo parlare di destino con Greta.
Per lei tutto accadeva, e sarebbe accaduto, per un motivo. Ma qual era? Quale sarebbe stato? Spettava a me capirlo?.
In più amavo rendermi la vita difficile, di conseguenza che gusto c'era accomodarsi e guardare avvenimenti che si sarebbero, prima o poi, compiuti.
Ovviamente, e come ogni cosa, la mia era una visione dell'argomento melodrammatica, ma così ero e così sarei rimasta.
Se si cade, bisogna stringere i denti e rialzasi, e non consolarsi raccontandosi la favola del destino: "Si vede che doveva andare così". No.
Eppure nonostante sentissi il bisogno di tenere sotto controllo la mia vita, c'erano cose sulle quali non potevo avere il minimo potere. Forse era per quello che avevo fatto di tutto per allontanare l'Amore (con la A maiuscola) e tutto quello che lo riguardava.
Non potevo controllarlo, non potevo avere voce in capitolo.
Posai nel carrello della spesa la confezione di kiwi, dirigendomi poi verso le verdure, cercando di non perdermi troppo nei miei pensieri.
Anche quella settimana era giunta al termine e, come ogni venerdì che si rispetti, la mia mente non faceva altro che lavorare, allontanandomi dal mondo reale.
Nell'ultimo anno mi era successo parecchie volte, tanto che avevo cominciato a girare con il quadernino delle idee sempre in borsa.
Pesai del radicchio rosso ed andai a recuperare il mio carrello, per proseguire con la mia spesa. Quando alzai lo sguardo per valutare le offerte del giorno dovetti trattenere l'impulso di fare dietro front.
Io nel destino non ci credevo. Io nel destino non volevo crederci.
Eppure la sua figura alta spiccò, fra le persone intente a valutare i prodotti nel frigo che avevano davanti. I colori scuri dei suoi abiti, in contrasto con lo sfondo bianco del frigo, colsero subito la mia attenzione, ricordandomi la prima volta che ci incontrammo, nello stesso supermercato.
Mi ritrovai ad osservare Massimiliano con affetto, notando che avesse seguito il consiglio di Riccardo, andando così ad accorciare i capelli. Stava scrupolosamente studiando il vasetto di uno yogurt, dietro ai suoi occhiali da vista. Aveva un sopracciglio alzato e le labbra morbide arricciate.
Prima che potessi rendermene conto mi stavo avvicinando a lui, come se fossi vittima di un incantesimo. La mia mente stava urlando ordini chiari, tenersi alla larga, parole che il mio corpo però, non stava assolutamente seguendo.
Mi notò prima che potessi essere abbastanza vicina da potergli parlare. <<Ciao>> allargò le labbra, osservandomi.
<<Buonasera>> risposi con gentilezza, osservando il suo busto ruotare verso da me. <<Come stai?>>.
Dall'incontro al bar, della settimana prima, non lo avevo più visto o sentito. In realtà il piano di dichiarargli i miei sentimenti per lui, era stato posticipato dagli impegni lavorativi, decisamente più urgenti. Melania mi stava addosso come una sanguisuga, oltre a chiedermi dei turni extra, di modo da potermi lasciare Young Adult senza preoccupazioni.
Quando la sera tornavo a casa poi, fantasticavo su cosa avrei mai potuto dire a Massimiliano. Il tono giusto, il luogo che ci circondava, fino ad ipotizzare le sue probabili risposte, sia positive che negative.
Di certo lì, davanti agli yogurt, non sarebbe stato un buon momento, nonostante fosse ormai chiaro che pendessi dalle sue labbra.
<<Bene, grazie>> sorrise. <<Sono appena sceso dal treno e mi serviva qualcosa per cena>> il suo occhio finì nel mio carrello. <<Non saranno verdure quelle..>> trattenne una risata.
<<E invece sì>> gli risposi con fierezza. <<Prima di tornare in Italia sono stata da mia zia a Bath, e diciamo mi ha mostrato i benefici del cucinare>> alzai le spalle. <<Senza nulla togliere al mio chef di risotti>> provai ad aggiungere.
Lui distolse lo sguardo divertito, quasi in imbarazzo. <<Sì, meglio non offenderlo, è parecchio suscettibile>> scherzò con me, riportando i suoi occhi nei miei.
<<Non mi permetterei mai>> alzai le mani.
Mi balenò in testa un'idea, mentre lo osservavo sorridermi ancora. Un'idea azzardata che poteva costarmi tutto, ma le mie labbra si mossero prima della mente. <<In realtà ho una bottiglia di Amarone in casa e stavo proprio pensando di farmi un risotto>> cercai di velare l'agitazione. <<Dici che allo chef andrebbe di assaggiarne un po'?>>.
Lanciai la bomba, trattenendo poi il respiro. Non la volevo sentire la risposta, la immaginavo già e mi pentii subito della mia azzardata.
Alzai comunque lo sguardo verso di lui per cogliere la sua reazione. Se la richiesta l'aveva sorpreso, non lo diede a vedere, sembrava invece il Massimiliano rilassato di sempre, con un gentile sorriso ad illuminargli il volto.
<<Penso che non abbia altri impegni, no>> sussurrò, riuscendo a farmi avvampare leggermente. Il cuore mi martellava così forte nelle orecchie che credetti di aver capito male. <<Prima però dovrò portare a casa la spesa>> aggiunse, rendendo il tutto sempre più reale.
<<Certo, fai con comodo>> guardai l'orologio sul polso. <<Sono le sei e mezza, io sarò a casa per le sette e un quarto, sette e mezza>> pensai ad alta voce. <<Puoi venire quando preferisci>> gli sorrisi.
<<Va bene, allora a dopo Sibyl>> allargò anche lui le labbra, prima di mettere il benedetto barattolo di yogurt, che aveva ancora in mano, nel suo cesto rosso ed andarsene.
-
<<Te lo giuro!>> esclamai, portando la mano sulla bocca, tentando così di contenere la risata incontrollata. <<Era davanti a me, Elton John in persona>>.
Massimiliano si lasciò ricadere sullo schienale della sedia ancora incredulo. <<Presumo sia la fortuna di partecipare alla vita mondana di Londra>> rispose divertito.
Eravamo ancora a tavola, davanti ai piatti vuoti ed i bicchieri colmati dall'Amarone avanzato. Il risotto era venuto davvero bene, e tutto grazie alle doti magiche del professore, che mi aveva, prevedibilmente, aiutata.
Nonostante all'inizio ci fosse stato un po' di imbarazzo la cena stava procedendo al meglio. Non ci eravamo addentrati in conversazioni impegnative, al contrario i discorsi che stavamo facendo erano piuttosto superficiali, seppur divertenti, in grado comunque di far riaccendere i nostri sguardi.
<<Direi di sì>> risposi, prima di prendere il bicchiere fra le mani, fermando la mia risatina, forse ero ubriaca. <<Dovrei riabituarmi al vino>> sussurrai anche.
<<Ammetto di essere anche io abbastanza allegro>> allargò il sorriso, osservandomi.
Alzai un sopracciglio, godendomi la vista da dietro il bicchiere. <<Quindi potrebbe essere lecito fare domande scomode ora?>> gli chiesi, senza pudore.
Massimiliano scoppiò a ridere, scaldandomi il cuore, oltre che le mie guance, che a quel punto della serata dovevano sembrare ormai delle insegne luminose, da quando erano rosse. <<Potrebbe sì>> sussurrò, cercando di sfuggire al mio sguardo curioso.
Si passò una mano fra i capelli, mentre allungava la schiena. <<C'è qualche donna nella tua vita?>> il mio tono era tranquillo, privo di qualsiasi allusione, gelosie o altro. Due amici che chiacchieravano.
<<No>> alzò lo sguardo verso di me. <<Ma credo che tua domanda volesse essere "c'è stata una donna"?>> mi aveva risposto, abbassando il tono della voce. Avevo la pelle d'oca.
Mi alzai con estrema lentezza ed un sorrisetto furbo sul viso. <<Credo sia meglio parlarne più comodamente, che dici?>> gli proposi.
Ci accomodammo sul divano, senza separarci dai nostri bicchieri e la bottiglia, come se fossero l'ancora di salvezza da quella strada che stavamo per imboccare.
<<Non ho nessuna pretesa>> annunciai, portando le gambe sul divano, abbandonando il lato del busto allo schienale, mentre tenevo in equilibrio la testa, infilando una mano fra i capelli. <<Credo però di aver involontariamente, o forse no, sentito un po' di voci che giravano sul tuo conto>> lo informai. <<Ma presumo che tu ne abbia sentite anche sul mio, di conto>>.
<<Sì Riccardo ed Enrico non si sono mai risparmiati>> scherzò, facendomi ridere. <<Le prime volte nemmeno ti nominavano, credendo che la tua vita a Londra potesse disturbarmi in qualche modo>>.
<<E lo faceva? Ti disturbava?>> gli chiesi, entrando definitivamente nella questione, lasciandomi alle spalle imbarazzo e risate. Il coraggio me lo stava dando il vino, mai nella vita mi sarei permessa di chiedergli una cosa così personale, anche se mi riguardava.
Si inumidì le labbra, distogliendo lo sguardo. Il sorriso gli morì sul viso, lasciando spazio a qualcos'altro, malinconia forse?.
<<Credi nel destino?>> mi chiese invece, tornando a guardarmi.
<<No>> ammisi, cercando di capire dove volesse arrivare. <<Perché me lo chiedi?>>.
<<Perché non riesco a non pensare al nostro incontro di oggi>> ammise in un sussurro. <<Stesso supermercato, ad una corsia di distanza da dove ti ho raccolto la mela, la prima volta che ti ho incontrata>> continuò.
<<E a che conclusione sei arrivato?>> mi stavo avvicinando a lui, con le guance in fiamme ed il cuore pronto ad esplodere.
Potevo riaverlo? Avrei avuto un'altra possibilità?.
Passò in rassegna tutto il mio corpo con lo sguardo, con un'intensità tale da potermi strappar via l'anima, se solo avesse voluto. <<Che forse dovresti crederci al destino>>.
Eravamo uno affianco all'altra, la mia mano cercò la sua e con facilità le nostre dita si intrecciarono. La sensazione di pace che provai a quel contatto non poté che darmi il coraggio di tornare a parlare. <<A me disturbava>> sussurrai, osservando il suo viso, diventato serio. <<A me disturbava saperti con un altra, all'inizio lo nascondevo bene, ma poi...>> il mio sguardo cadde sulle sue labbra, e così il suo sulle mie. <<Mi mancavi e mi manchi ancora>> riuscii a dire, liberandomi di quell'enorme peso che mi stavo portando dietro da più di un anno.
La sua mano mi accarezzò dolcemente il viso. <<James>> sospirò, alzando gli occhi al cielo. <<Dio solo sa quante volte Riccardo abbia rischiato la vita, pronunciando quel nome>>.
Infilai una mano nei sui ciuffi castani, sorridendogli. <<Quello è un argomento di cui non voglio discutere con te>> lo osservai divertita. <<Dato che motivi che mi hanno portato a "frequentarlo" ti riguardano tutti>> feci le virgolette, sperando che quello gli facesse intendere che non ci fosse nessun legame fra me e l'inglesino.
Le sue dita dai miei zigomi, finirono ad accarezzarmi le labbra. <<Posso dire lo stesso delle donne che ho "frequentato">> mi imitò facendo le virgolette.
I nostri visi si avvicinarono, tanto che i nostri respiri lenti erano diventai una miscela omogenea. Mi allungai per appropriarmi di quelle labbra che tanto avevo desiderato e sognato per tutto quel tempo, ma la sua mano mi bloccò, delicatamente.
<<Sibyl che stiamo facendo?>> mi chiese in un sussurro.
<<Cosa indendi?>> domandai, allontanandomi leggermente, per guardarlo meglio negli occhi.
<<Non credo di voler rivivere le esperienze passate>> quelle parole fecero più male di quanto mi aspettassi. Ma forse me le ero meritate.
Abbassò lo sguardo. <<Non è quello che voglio>> risposi, prendendogli dolcemente il mento, di modo che potesse guardarmi. <<Io voglio quei colori Massimiliano, ricordi? Quelli che mi sono ripromessa di trovare, ma che poi ho scoperto fossero sempre stati davanti a me>>.
Non parlò, rimase a fissarmi, come se avesse bisogno di altre certezze. Feci scivolare quindi la mia mano dal suo mento fino alla guancia, addolcendo sia il mio tono preoccupato, che lo sguardo. <<Tu volevi ritrovare te stesso>> gli ricordai. <<E se l'hai trovato, vorrei riprovarci, se tu sei disposto, vorrei che mi concedessi una seconda possibilità>>.
<<Senza restrizioni?>> domandò, accennando ad un sorriso, riferendosi ai miei avvertimenti, dopo la prima notte che avevamo passato insieme.
Risi, appoggiando la testa sul suo petto, quella conversazione mi stava sciupando. Era come se stessi camminando su un filo finissimo, appeso nel vuoto, e trattenevo il respiro per evitare di deconcentrarmi e cadere.
Io glielo volevo urlare, che lo amavo, ma non era il momento, e non volevo rischiare di cadere nel vuoto, non quando l'arrivo era lì, a due passi.
<<Senza restrizioni>> sospirai, tornando a guardarlo. <<Ti prego, non lasciarmi ancora sulle spine>> lo supplicai.
A quelle parole Massimiliano riuscì a trattenere una risata, per prendermi il viso fra le mani e baciami. Era come se fossi finalmente arrivata a casa, in un luogo di pace e tranquillità che sapevo mi avrebbe reso felice.
Il bacio fu dolce, lento, disperato anche, come se solo con quel bacio dovessimo recuperare il tempo perso e il tempo sprecato.
Massimiliano si allontanò per primo, facendo sfiorare i nostri nasi. <<Mi sei mancata terribilmente ninfa>> sussurrò sulle mie labbra.
• nota
Lettori! Correte a seguirmi su Instagram su @elenapadswattpad se siete curiosi di vedere alcuni edit della storia.
Di che sto parlando? 👇🏻👇🏻
Volate a vedere come continua!
—> molto presto pubblicherò anche qualche scena inedita di Sibyl e novità succulente di Beatrice, quindi che state aspettando? Tutti su Instagram!!
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