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12- Ma non era sposato?

Appoggiai i piatti sporchi sul lavello della cucina di Aurora, sorridendole.
<<Lascia stare, mi aiuta Stefano a sparecchiare>> provò a bloccarmi mia sorella, impegnata a riempire la lavastoviglie.

<<Tuo marito sta cercando di battere i suoi due figli rispondendo a degli indovinelli, ma non se la sta cavando molto bene>> ridacchiai.
Scosse la testa. <<Ancora con quegli indovinelli>> sospirò. <<Giacomo ne va matto e fa andare via di testa suo padre, mentre Camilla cerca di tenerli a bada entrambi>>.

<<È un bel quadretto da vedere però>> mi lasciai sfuggire, osservando i tre che scoppiavano a ridere nella sala da pranzo.

Stefano Coltri era un angelo, proprio come Aurora. Un uomo gentile, dai capelli grigi, nonostante la giovane età, e gli occhi di un azzurro limpido che aveva tramandato ai figli.
Amava la sua famiglia ed andava molto d'accordo con mia madre, cosa sorprendente.

Giacomo era un mostriciattolo invece. Occhietti vispi, e boccoli castani che contornavano il visetto tondo. Amava ridere e non stava fermo un attimo, una vera peste.
Forse era una maledizione, quella del secondogenito, ci rendeva più libertini e indifferenti alle regole.

Il mio telefono vibrò, avvisandomi che mi fosse arrivato un messaggio. Lo afferrai e istintivamente sorrisi leggendo il nome di Massimiliano.
Mi aveva inviato una foto delle sue gambe lunghe che puntavano verso la tv, dove veniva trasmessa una delle sere di cui mi aveva parlato e che, secondo lui, dovevo assolutamente vedere.

"Ammetto che i vestiti d'epoca potrebbero allettarmi, forse leggerò la trama professore"

Inviai il messaggio, prima di alzare lo sguardo verso Aurora, che mi stava osservando dalla lavastoviglie con le braccia incrociate.
<<Lui chi è?>> chiese.
Cercai di far finta di non sapere di cosa stesse parlando. <<Lui?>>.

Aurora sbuffò. <<È chiaro che ci sia un lui, è da tutta la sera che volevo chiederti cosa fosse successo recentemente, sei così...serena>> mi sorrise. <<E poi sorridi al telefonino come Camilla, è chiaro ci sia un lui>>.

Abbassai lo sguardo imbarazzata. Era così evidente?. Da come la metteva mia sorella, sembrava indossassi un cartello, con tanto di freccia.
<<Non è come pensi tu>> mi affrettai quindi a dire. <<È solo una storiella, un'avventura, nulla di impegnativo>>.

Aurora alzò gli occhi al cielo. <<Sei sempre la solita>> disse. <<Proprio non capisco cosa ti spaventi ad impegnarti con qualcuno>>.
<<Oh non cominciare anche tu, come la mamma>> mi lamentai.
<<Ecco ora sembri proprio Camilla>> rise. <<Comunque non ti sto dicendo di mettere su famiglia come me, so quanto tieni alla tua indipendenza e libertà, dico solo che è bello tornare a casa e sapere che puoi condividere la tua giornata con qualcuno, lasciandoti cullare dalle sue braccia magari>>.

Eccome se era bello.
Lo avevo provato il weekend appena passato per la prima volta a casa del professore. Quando ci eravamo addormentanti davanti ad un orribile film, dopo aver parlato per tutta la cena delle proprie giornata.
Al pensiero delle carezze, o del suo profumo quando mi ero addormentata nell'incavo del suo collo, mi tornava la morsa allo stomaco. Era come una sensazione di vuoto, incolmabile, ma allo stesso tempo appagante, che trasmetteva un certo calore al resto del corpo.

<<Non so perché reagisco così Auri, se lo sapessi credo che sarei già bella che sistemata>> alzai le spalle. Mi avvicinai a lei, afferrando uno straccio con cui iniziai a giocherellare. <<Comunque il lui in questione è il professore di tua figlia>>.

Mia sorella si voltò di scatto. <<Non sarà mica quel cafone che le insegna educazione fisica vero?>>.
<<Cafone? Che ti ha fatto?>> risi, davanti al suo viso.
<<È un arrogante, non sa trattare né con gli adolescenti né con gli adulti, ma ti prego...dimmi che non è lui>>.
<<No tranquilla>> mossi la mano, per accompagnare la mia negazione. <<È il suo professore di storia, il figlio di Nicola Castellani>>.

Rimase sorpresa dalla mia dichiarazione e non in positivo. <<Oh Massimiliano>> si voltò, tornando a sistemare le stoviglie.
<<Che c'è?>> domandai, chiaramente preoccupata dalla sua reazione.

<<No niente..>> abbassò lo sguardo pensierosa. <<Ma non era sposato?>> domandò.

La guardai confusa. Sposato? No.
Me l'avrebbe detto.
E poi non avevo visto fedi al suo dito, nemmeno il segno a dire il vero.
<<No>> dichiarai quindi con convinzione. <<Forse ti sbagli con suo fratello maggiore o Jessica, sua sorella>>.
Aurora si voltò ancora pensierosa. <<Mi sembrava fosse lui>> aprì l'acqua del rubinetto. <<Ma mi sarò sbagliata>> sussurrò, lasciandomi in un mare di dubbi.

A che punto della relazione era arrivato con Giulia?.
Ma soprattutto perché la questione mi stava preoccupando così?.
<<Avventura eh?>> sbuffò Aurora guardandomi.
<<Che intendi?>>.

<<Le tue espressioni le conosco bene ormai Bibi, e sembra proprio che tu stia mentendo a me o a te stessa, definendo quello che c'è fra te e Massimiliano una semplice storiella>> sorrise, quasi soddisfatta di avermi spogliata delle mie barriere.

Non riuscii a risponderle, come potevo?. E cosa avrei potuto dirle poi.
Sì forse mi piaceva, ma solo l'idea di provare un attaccamento più profondo mi faceva tremare le mani.

<<Comunque potrei essermi tranquillamente sbagliata sulla storia del matrimonio, avrò associato il figlio sbagliato alla notizia>> sorrise, accarezzandomi il braccio. Poi si avvicinò a me. <<Non c'è niente di male nell'essere vulnerabili qualche volta piccola Bibi>> aggiunse in tono gentile. Quella donna era in grado di capirmi più di me stessa e non sapevo come ne fosse capace.

Ma quella volta non ci era riuscita. Io non provavo nulla di profondo per Massimiliano, e di certo non poteva essere amore, ci conoscevamo da un mese, non si può costruire qualcosa di così profondo dopo così poco tempo.
In più eravamo entrambi la distrazione dell'altro, nulla di più. Una valvola di sfogo dalle vite frenetiche o dai dolori che tentavano di guarire.
Nulla di più.
Quindi tornai in me, convinta delle mie decisioni.
<<Grazie Auri, ma non sono fatta per quel genere di cose>>.

-

Enrico entrò nella mia auto con poca eleganza, sbuffando persino.
<<Siamo di buon umore vedo>> lo presi subito in giro, mettendo in moto.

<<Dimmi te che umore dovrei avere dopo una giornata lavorativa impegnativa e con una serata in programma che si prospetta peggio..>> scosse la testa allacciandosi la cintura. <<Maledetta quella volta che ho accettato di partecipare a sta cazzata>>.

<<Ehi è solo un uscita fra amici, sei cattivo ora>> lo ripresi.
<<Oh Sibyl non dirmi che non ti disturba nemmeno un po' essere in mezzo a due coppiette tutte smielate>>.
<<È delle nostre migliori amiche che stiamo parlando, non so se le ricordi..Daniela a e Greta>> gli ricordai. << Sei geloso brontolo?>>.

Sentii i suoi occhietti azzurri su di me, mentre sfrecciavo fra le strade di Verona, per raggiungere il bar dove volevamo incontrarci con le altre, quel martedì sera.
<<Ovvio che lo sono>> affermò. <<In più non avevo voglia di uscire di casa>> aggiunse.
<<Che hai Henry?>>.
Non aveva una bella cera, i suoi amati ricci scuri non erano curato come suo solito e aveva delle evidenti occhiaie che gli segnavano il visetto angelico. Senza contare che sembrava parecchio sfacciato quella sera. <<Solo un brutto periodo >> sussurrò, prima di alzare il volume della radio ed evitare così che potessi indagare.

Arrivammo presto al locale, Daniela si affrettò a presentarci il suo ragazzo Marco, e sia io che Enrico non potremmo fare a meno di ricordare la prima volta che Dan ce ne parlò, sottolineando la sua bravura a letto.
Aveva le spalle larghe, la pelle olivastra e un sorriso da rivista. Gli occhi erano di un nocciola intenso, mentre i capelli biondi erano corti e lisci.

<<Devo dire che Pippi ha buon gusto>> sussurrai a brontolo.
<<Effettivamente si frequentava con il sottoscritto>> rispose facendomi sorridere. Almeno aveva ripreso un po' di umorismo. <<Però si, ammetto che si è lasciata incantare dal tipo giusto>> continuò.

La nuova coppia si scambiava sguardi fugaci, ma intensi. Condividevano pochi segreti e poche esperienze ancora, ma non sembravano per nulla spaventati da un ipotetico futuro insieme, cosa normale a dire il vero.
Avevo notato come Marco rimanesse incantato dal contagioso sorriso di Daniela, ogni volta, e di come lei mettesse alla luce con fierezza tutto ciò che lui sminuiva sul proprio conto.

Poi c'erano Greta e Riccardo, la coppia per eccellenza.
Erano in un'altra dimensione. Reincarnavano la definizione di coppietta smielata di cui si era lamentato Enrico in macchina.
Riccardo non la mollava un secondo, che fosse stato tenerle la mano o solo accarezzarle la coscia, sembrava non volersi liberare di Greta a nessun costo.

Lei mi aveva raccontato di come si fosse rimessa in gioco, ma voleva andarci con i piedi di piombo. Aveva paura di essere ferita di nuovo e non mancava di stuzzicare Riccardo sull'argomento, il quale era in grado di rassicurarla tutte le volte, sigillando la promessa con cui tenero bacio sulla tempia.
E fu più o meno a metà serata che mi sentii soffocare.

Era una gioia poter vedere le mie più care amiche così felici, e non sapevo come, ma il contesto riuscì a mettermi a disagio.
Man mano che il tempo trascorreva sentivo una morsa attorno al collo che mi faceva mancare aria, impedendomi di respirare. Ero fuori luogo, per quando sia Dan che Greta provassero a coinvolgermi nei discorsi e non c'era sensazione più brutta.

Enrico al contrario sembrava essersi adattato alla serata, come faceva sempre, ma io non ne ero in grado.
Per quello uscii, fingendo una chiamata urgente da parte di mio padre. Scusa discutibile, dal momento che mio padre non mi chiamava mai.

Una volta fuori inspirai profondamente, allontanandomi da tutti quelli che si godevano una chiacchierata al glielo dei primi giorni di dicembre.

Infilai il cappotto e mi appoggiai al muro del locale, dando le spalle all'entrata.
Ero gelosa? Ero invidiosa?.
Forse invidiavo la loro capacità di sentirsi a proprio agio in una situazione che ti legava a qualcuno. Incrociai le braccia non volendo vedere le mie mani che tremavano, molto probabilmente per le temperature rigide di quella notte.

Volevo urlare, liberarmi da così da quell'oscurità che mi impediva di godermi momenti come quelli, o momenti in generale.
Non capivo quale fosse il problema che mi affliggesse, ma era chiaro che ne avessi uno. E forse il fatto che riconoscessi di avere paure infondate e palesemente stupide era già un punto da cui partire per poterci lavorare su.

Avevo gli occhi lucidi, ma detti colpa al venticello che mi muoveva qualche ciocca sfuggita alla grande sciarpa che avevo indossato.
Bramavo la pace che erano riuscite a trovare le mie amiche e sì ne ero gelosa ed invidiosa. Ma invidiavo anche l'amore?.

<<Sibyl?>> mi spaventai sentendo la voce di Riccardo così vicina.
<<Oddio>> indossai un sorriso cordiale, nascondendogli le mie preoccupazioni. <<Mi hai spaventata>> sussurrai.
<<Mi spiace, non volevo>> lo vidi accendere una sigaretta sorridendomi. <<Anche se la tua faccia era parecchio divertente>>.
Sbuffai scuotendo la testa.

I suoi occhi verdi si fermarono a studiare il mio viso. <<Da chi stai fuggendo comunque?>> mi chiese.
Il mio sguardo vacillò. Mi strinsi di più nel mio cappotto, voltandomi. <<Ti ha mandato Greta?>>.

Rise piano, buttando fuori il fumo. <<No>> scosse la testa. <<Anche se mi ha chiesto di indagare se stessi bene, dice che ti vede un po'..lontana>>.
<<Lontana>> ripetei, alzando lo sguardo verso il cielo nero.
Da chi stavo fuggendo?.

<<Ehi>> mi colpì affettuosamente con un gomito. <<Non credo di averti mai visto così giù, dovrei preoccuparmi?>>.
Scossi la testa. <<No, assolutamente>> e invece sì, ma non erano problemi che poteva comprendere, in più era già bello indaffarato a farsi completamente perdonare da Greta.

<<Cosa mi racconti invece?>> gli chiesi, giusto per distrarmi e non farlo indagare ulteriormente.
Mi osservò divertito, prima di portarsi di nuovo la sigaretta sulle labbra. <<Vorrei sinceramente rispondere in altro modo a questa domanda, magari parlandoti delle mie prospettive di vita con Greta o del mio lavoro, ma non riesco ad ignorare una recente scoperta..>> sorrise, sembrava sinceramente felice. <<Non mi sembra giusto tenerti nascosto che so di te e Max>> mi rivelò infine, allargando le labbra in un enorme sorriso.

Mi trovai inspiegabilmente a ridere, forse contagiata dal suo entusiasmo. In più la cosa stranamente non mi sorprese.
<<Te ne ha parlato?>> gli chiesi.
Scosse la testa. <<No>> gettò la sigaretta a terra. <<Cioè all'inizio diceva che c'era una ragazza che gli interessava, ma niente di serio...cosa comprensibile dopo quella cafona di Giulia>> scosse animatamente la testa infilando le mani nelle tasche del suo cappotto. <<Ti ha parlato di lei?>>.

<<Sì qualcosa mi ha detto>> e qualcosa avevo dedotto.
<<Ecco>> affermò come se il nome della giovane bastasse a riassumere quello che avesse fattto. <<Credevo quindi che non fosse nessuno di importante, senza offesa>> aggiunse. << Ma comunque sembrava riuscire a tenerlo lontano dai suoi pensieri e dal dolore che aveva provato, poi al compleanno di Greta, al locale intendo, sembrava agitato, parecchio>>.

<<Non ce lo vedo Massimiliano agitato>> lo guardai divertita.
<<Fatico ancora a crederci appunto>> rise. <<Quindi mi sono fatto qualche domanda e dagli occhioni che gli rivolgeva Daniela credevo fosse lei, poi però l'ho beccato, ho visto gli sguardi che ti rivolgeva, sai non glieli vedo spesso>>.
<<Sherlock Homs insomma>> lo feci ridere.

<<Quindi l'ho costretto a sputare il rospo e mi ha detto degli incontri segreti e della cosa indefinita che c'è fra di voi>>.
<<E che dici a riguardo..>> indagai.
<<Dico che anche se non l'avete ancora definita sembra che lo faccia stare davvero bene, credevo che Giulia l'avesse distrutto, invece sei riuscita a risollevarlo e per questo te ne sono grato, insomma Massimiliano triste non lo auguro a nessuno>>.

Ci scambiammo alcuni sorrisi prima che il suo sguardo si facesse serio. <<Potrà forse sembrare un po' ipocrita da parte mia, soprattutto dopo quello che ho fatto a Greta, ma come tu mi avvertisti qualche anno fa, lo faccio io ora>> iniziò a dire. <<Non spezzargli il cuore anche tu, vacci piano con lui e sii sempre sincera, sono le uniche cose che ti chiedo>>.
<<Al contrario tuo cercherò di non fargli del male>> scherzai, facendolo sorridere.
<<Lo so i miei errori mi segneranno a vita, ma non farti segnare anche tu ecco>>.

<<Va bene Riccardo, ci proverò>>. Mi portò una mano sulla spalla sorridendomi.
<<Comunque non l'ho detto a Greta, vorrei che gliene parlassi tu, anche se, te lo dico, sospetta che ci sia qualcuno nella tua vita>>.
<<Grazie per la soffiata>> sospirai. <<Sì forse è arrivato il momento di parlargliene e grazie per non averglielo detto>>.

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