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11 -L'idea che tu mi creda una via di fuga dalla tua vita frenetica mi conforta

Era venerdì e dopo il disastroso inizio settimana, mi sarei dovuta aspettare la caduta in picchiata dei giorni successivi.

Nessuna nuova segretaria.
L'impaginazione del numero da inserire on-line era stata posticipata quel pomeriggio. Quando invece doveva essere già bello che pronto .
Si era licenziato all'ultimo anche uno dei migliori giornalisti della rivista.
Persino il tono comprensivo di Melanie aveva vacillato quel giorno, all'ultima ed estenuante riunione della giornata. Avevamo avuto tantissime cose da fare e pochissimo tempo a disposizione.

Ma finalmente era venerdì.
Il numero era pronto per essere pubblicato e riuscii ad uscire dall'ufficio all'ora di cena ancora con i nervi tesi e l'adrenalina a mille.

Avevo fatto un paio di colloqui, per la questione Sara, ma non mi avevano convinta per nulla, entrambe erano ragazze interessate a farsi un nome, in realtà il lavoro nemmeno gli interessava.
Preferivo star da sola piuttosto che con un arrampicatrice sociale.

Entrai in auto e senza pensarci due volte composi il numero di Massimiliano sul telefono. Avevo bisogno di lui.
Mercoledì l'intervista era andata benissimo, tanto che lo avrei rifatto volentieri. Mi ero divertita a scherzare con i ragazzi, spiegando loro aneddoti divertenti sulle loro compagne di classe.
<< È vero scrivo per lo più per le fanciulle>> avevo risposto ad un ragazzino che voleva palesemente mettermi in difficoltà. <<Ma basta che me lo chiedi e qualche consiglio posso darlo anche a voi, d'altronde la donna oggigiorno non si vergogna di combattere per i propri diritti, e per fortuna aggiungerei, tanto che non le costa nulla accantonare gli uomini>> sorrisi al ragazzino. <<Ti consiglio la gentilezza caro, i bad boy piacciono fino ad un certo punto, annoiano facilmente>> le giovani in sala risero.

<<Posso essere il tuo bad boy per un po'?>> aveva urlato qualcuno nella folla.
Avevo riso di gusto a quel commento. <<Offerta generosa, ma quel mio periodo l'ho bello che passato>>. Massimiliano stava partecipando all'incontro con un adorabile sorriso divertito in volto.

<<È un lavoro che porta via molta vita privata?>> mi aveva chiesto Giulia, non appena i giovani avevano smesso di ridere fra di loro.
<<Di per se no, il direttore Melania Tomelleri ha due figli piccoli e se la cava benissimo>> sorrisi a Giulia.
<<E per quanto riguarda il tuo conto?>>.
<<A me piace lavorare, e se serve rimango fino a notte fonda, se significa sistemare alla perfezione qualcosa>> risposi sincera.

Giulia aveva guardato i ragazzi. <<Questo significa trovare il lavoro dei propri sogni, rimanere fino a tardi senza che questo pesi>>.
<<Non è tutto così rose e fiori>> fermai Giulia. <<Certe responsabilità possono essere pesanti, ma il risultato è più che appagante>>.

<<È davvero la zia di Camilla Coltri?>> domandò il ragazzino sfacciato che mi aveva interpellata per tutto l'incontro.
Notai Camilla fulminarlo con lo sguardo. <<Certo>> risposi, volendo vedere dove volesse arrivare.
<<Mi consiglia come conquistarla?>>.
Massimiliano si era portato due dita sulla fronte, scuotendo la testa.
<<Davide>> lo riprese Giulia. <<Sono domande fuori luogo>>.

Sorrisi. Guardai Camilla che scosse animatamente la testa verso di me, come se non ne volesse sapere di quel ragazzino. <<Beh Davide, se c'è una cosa che le ragazze non sopportano è proprio quella di essere messe in imbarazzo>> gli confidai. <<Quindi hai appena perso la tua occasione>>.
Gli altri ragazzini iniziarono a fare versi di approvazione verso le mie parole, mentre Davide faceva l'occhiolino a Camilla che lo guardò con disappunto.

Poi Giulia aveva ripreso le redini della conversazione, tornai a parlare del mio lavoro, spiegando ai ragazzi il mio percorso di studi e i sacrifici che avevo dovuto fare.
Mi avevano riempita di domande sulla mia esperienza universitaria a Milano, sembravano davvero interessati a cosa volesse dire andare all'università, oltre che a come si crea una rivista e da dove si peschino le idee.

Finalmente potevo capire perché Massimiliano adorasse stare in mezzo a quelle piccole menti, la maggior parte di loro riusciva a farti sentire fresco e attivo, finendo a chiederti le cose più assurde, alle quali magari non avevi mai fatto caso.
E proprio di quello avevo parlato con l'affascinante professore non appena l'incontro finì, all'entrata della scuola. Mi aveva raccontato di come era riuscito a conquistarsi la fiducia delle sue classi, nonostante ci fossero degli elementi particolari, come Davide.

Avevo azzardato a nominare la professoressa Giulia, per vedere la sua reazione e lui rispose proprio come avevo immaginato, cambiando discorso.
Fu anche per quello che quel venerdì lo stavo chiamando, un po' perché volevo dividere del cibo indiano con lui e un po' perché volevo curiosare di più su Giulia, senza farmi quindi gli affaracci miei.

Rispose al secondo squillo. <<Buonasera>> sentivo il suo sorriso persino dietro al suo telefonino. <<Tutto bene?>>.
<<Sei impegnato, ti disturbo?>> indagai subito, ignorando la sua domanda.
<<No, sto solo aspettando mio padre che mi porti un paio di libri, poi pensavo di ordinarmi qualcosa..>>.
<<Se ti proponessi dell'indiano?>> chiesi quindi.
<<Direi che accetto volentieri>> affermò divertito. <<Ti dispiace però se ordiniamo e non usciamo? Sono in tuta e non ho voglia di cambiarmi>>.
Risi. <<Sei peggio di una donna professore>> constatai. <<Comunque va più che bene, adesso vado a prenderlo e arrivo lì con il cibo caldo va bene?>>.
<<Sono solo pigro>> mi spiegò. <<Perfetto, ordina tu che a me va bene tutto>>.
<<Va bene, il tempo che mi preparino tutto e sono lì>>.
<<Ti aspetto allora>>.

-

<<Sibyl>> mi sentii chiamare quando chiusi l'auto davanti a casa di Massimiliano. Mi voltai trovando il migliore amico di mio padre Nicola Castellari. <<Che piacere vederti>>.
<<Ciao Nicola>> lo salutai, baciandogli le guance. <<Come stai?>>.
<<Bene grazie, tuo padre ed io ci teniamo indaffarati se è per questo>> mi sorrise, dietro alla sua montatura. <<E tu? Che ci fai da queste parti?>> mi chiese.
<<Sono venuta a cenare con..con una amico>> era così che dovevo definirlo no?.

<<Oh bene allora non voglio importunarti altro, altrimenti al cena si raffredda>> mi sorrise ancora, osservando le buste trasparenti che avevo fra le mani. <<Sono appena stato da mio figlio a portargli una cosa ed è meglio che corra a casa per la cena, se no Anna me ne dice una vagonata>> rise, ed io insieme e a lui.
<<Buona cena allora>>.
<<Anche a te Nicola, e saluta mio padre appena lo vedi>> lo salutai, mentre mi superava.

Andai dritta al campanello di Massimiliano e come sospettavo lessi finalmente il suo cognome. "Castellari".
Era il figlio del migliore amico di mio padre ed io nemmeno lo sapevo. Perché non ne ero a conoscenza poi?.
Certo non avevamo mai fatto cene anche con i figli, ma almeno avrei dovuto sapere i loro nomi.
Ero così occupata a pensare a me che non sapevo nemmeno quanti e quali erano i figli di Nicola, amico della mia famiglia da anni.

Massimiliano mi aprii la porta sorridente. <<Quando pensavi di dirmi che tuo padre è il migliore amico del mio?>> domandai entrando.
<<Non mi sembrava un dettaglio rilevante >> sorrise seguendomi.

Effettivamente non avrebbe influito sul nostro tipo di rapporto. Ma avrei comunque avuto piacere a saperlo. A dirla tutta la cosa mi sembrava quasi carina, in un certo senso le due famiglie potevano dirsi ancora più unite, nonostante non ci fosse un vero legame tra me e il professore.

Mi avviai in cucina, sotto il suo sguardo compiaciuto ed attendo. <<A cosa devo la cena comunque?>> mi chiese.
<<Alla mia settimana impossibile>> esclamai. <<Avevo bisogno di staccare>> aggiunsi, appoggiando i sacchetti sul tavolo della cucina, voltandomi verso di lui.

<<L'idea che tu mi creda una via di fuga dalla tua vita frenetica mi conforta>> si avvicinò a me, liberandomi dal cappotto. <<Te lo appendo io>> aveva sussurrato.
Mi lasciai cadere sulla sedia. <<Non ti dispiace se mi accomodo>>.

Lo vidi rientrare in cucina, indossava i pantaloni della tuta ed una felpa senza cerniera con il cappuccio. Aveva il viso rilassato e sereno, come poteva essere sempre così pacifico?. L'avrei preso volentieri a sberle.
<<Puoi accomodarti dove vuoi Sibyl>> affermò avvicinandosi, lasciando un casto bacio sulle mie labbra, accarezzando la mia schiena. <<Avanti cosa ti rende così stressata?>> mi chiese, sedendosi di fianco a me, mentre cominciava a svuotare i sacchetti contenenti la nostra cena.

<<Tutto>> scossi la testa. <<Al lavoro intendo>>.
<<Immaginavo, ne vuoi parlare?>> mi sorrise, sistemandosi gli occhiali da vista. Era proprio suo padre, avevano lo stesso tic.

<<No>> sussurrai poi, scacciano Nicola dalla mia testa. <<Non voglio importunarti con i miei problemi>>.
<<Non mi importuneresti, te l'ho chiesto io>> rise facendomi alzare lo sguardo verso di lui.
<<Che hai fatto oggi?>> gli domandai invece, sorridendogli.

Alzò le spalle. <<Questa mattina ero a scuola, poi sono andato a nuotare>>.
<<Ora capisco il tuo sguardo rilassato>>.
<<Al contrario del tuo>> mi punzecchiò, prendendomi la mano.

<<A tal proposito credo che dovrei chiedere una consulenza ad un certo professore di storia più tardi>> risi, allungando la gamba verso di lui.
<<Spero sia occupato>> affermò, avvicinandosi con il viso. <<Perché vorrei proprio aiutarti io>> sfiorò con il naso il mio collo.
Ridacchiai, mentre Massimiliano mi baciava la pelle ancora fredda. <<Devo anche chiederti una cosa in realtà, prima di passare alla parte divertente della serata>> lo fermai.

<<Spero ne valga la pena>> sorrise, sistemandosi meglio per ascoltarmi.
<<Lo spero anche io>> ero quasi in imbarazzo, ma era da due giorni che morivo dalla voglia di dirglielo. <<La rivista è stata invitata ad un'esposizione di foto rappresentanti la seconda guerra mondiale nella Valpolicella, agli inizi di dicembre, il nove se non erro>> cercai di ricordare la data. <<Mi chiedevo se ti sarebbe piaciuto accompagnarmi data la tua passione e dedizione per la storia>> alzai le spalle, spostando il mio sguardo sui suoi occhi grigi.

<<Ho provato a partecipare una volta, ma è stato più difficile del previsto, sembrava un evento particolarmente privato, quindi sarei onoratissimo di accompagnarti>> allargò il sorriso, senza nascondere il suo entusiasmo. <<Gesù Sibyl, hai appena donato un barattolo di caramelle ad un bambino te ne rendi conto?>>.
<<Speravo di ottenere questa reazione>> sussurrai sincera.

-

Qualche ora dopo eravamo sdraiati sul suo divano mentre guardavamo un film. Non ne conoscevo il titolo e non era per nulla il mio genere. Inseguimenti di auto e super palestrati che si insultavano senza vere motivazioni.

Massimiliano aveva il braccio attorno alle mie spalle, mentre il mio viso era comodamente appoggiato alla sua felpa morbida.
<<Max?>> lo chiamai, provando ad usare quel nuovo soprannome.
<<Hm?>> la sua mano mi accarezzò la testa.
<<Sono curiosa di una cosa..>> iniziai a dire.<<E fermami se non ne vuoi parlare>> precisai.

Alzai il viso verso di lui, che nel mentre tolse il volume a quel film. <<Dimmi>>.
<<È Giulia la donna che ti ha tradito?>> dimandai osservandolo, mettendomi seduta.
Spostò il suo sguardo da un'altra parte, sospirando. <<Sì>>.
Osservai la sua espressione confusa. Effettivamente non avevo nessun diritto di fargli quella domanda, non dopo che mi aveva rivelato il dolore che gli aveva portato quella rottura. <<Scusami sono stata egoista, non avrei..>>.

<<È per colpa sua se non ti ho richiamato>> le sue parole fecero morire le mie. Il suo sguardo era quando mi guardò, non lo era mai stato. <<Dopo che siamo usciti a prendere un caffè, è colpa sua se non ti ho richiamata, dovevo metabolizzare, non sapevo cosa volevo..in realtà non avevo più voglia di uscire di casa>> sbuffò amaramente. <<Poi Riccardo mi ha costretto ad uscire, doveva avere una spalla per il suo incontro con Greta ed eccoti lì, tremendamente bella e senza alcuna intenzione di mettermi pressioni o altro>>.

Sorrisi portando una mano fra i suoi capelli castani. <<E chi le vuole le pressioni>>.
Mi sfiorò le labbra con il pollice. <<Forse non ho risentito molto di Giulia grazie a te, insomma sì ho sofferto, ma sei stata un ottima distrazione per il mio cuore che rischiava di marcire>>.
<<Quindi sono solo un oggetto per lei, professore>> scherzai facendolo ridere. Una risata profonda, che mi fece venire la pelle d'oca.

Il suo naso sfiorò il mio. <<Assolutamente no, ninfa>>. Il suo pollice scivolò sul mio mento solleticandolo, mentre i suoi occhi grigi erano incastonati nei miei.
E chi voleva lasciargli quegli occhi. Erano rassicuranti e forse a quella tranquillità potevo pure abituarmici.
Massimiliano sembrò notare quel mio pensiero e il suo sguardo mutò, mi osservò con dolcezza. <<Rimani con me sta notte>> sussurrò quella richiesta come se ne valesse la sua vita.

Annuii infilando il viso nell'incavo del suo collo. Non volevo muovermi da quel groviglio di carezze ed abbracci, non volevo muovermi da lui.
E sentivo quella morsa, proprio attorno allo stomaco che mi stava uccidendo, ma era piacevole allo stesso tempo.
Sembrava come bere del tè caldo durante una giornata grigia e fredda. Massimiliano era proprio un infuso ai frutti rossi che calmava i nervi e regalava attimi di pace.
Riaccese il volume della tv, ma nessuno dei due finì di guardare il film, entrambi ci addormentammo prima, l'una fra le braccia dell'altro.

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