Capitolo ventitré
Sette giorni prima.
Jamie si stava divertendo, nonostante la presenza di Camila alla festa l'avesse disturbato. Non era affatto contento che la cubana frequentasse i suoi stessi posti, tantomeno se si trattava della festa di fine anno.
Non capiva come era possibile che si fosse garantita un posto "nell'élite". Lui ricordava di essersi dovuto impegnare lungamente, almeno due anni, prima di essere invitato ad uscire con quel gruppo e in quel tempo si era prodigato in attività sportive, aveva aderito a quanti più progetti Lauren avesse organizzato, si era prostrato ai loro piedi per ottenere un posto al tavolo della mensa. E adesso quella ragazzina sminuiva tutto il suo duro lavoro, diventando amica di Lauren in un solo giorno. Non capiva come fosse possibile, quale strategia avesse utilizzato per appropinquarsi al gruppo.
Stava ballando con una birra in mano -l'altra l'aveva già trangugiata- e non vedeva Camila da tutta la sera, tanto che si era quasi dimenticato della sua effettiva presenza, fin quando una mano l'afferrò per la manica della camicia e lo strattonò verso di se, con forza.
Non si può certo dire che Jamie fosse uno che non reagisse, in circostanze diverse avrebbe tirato un pugno al suo interlocutore solo per essersi permesso di trascinarlo via, ma l'alcol condizionava molto i suoi movimenti e se avesse tentato di sferrare un colpo sarebbe caduto penosamente.
In più, fu sollevato di non aver reagito, quando scoprì l'identità della sua interlocutrice.
«Dov'è Camila?» Chiese acerba Lucy, a pochi centimetri dalla faccia di Jamie.
«E io che ne so!» Si divincolò dalla presa della ragazza, riservandole un'occhiata torva. Tornò a ballare, ma pochi attimi dopo Lucy lo artigliò nuovamente, per il colletto della camicia
stavolta.
«Ha ballato tutta la sera a due passi da te e vuoi dirmi che non sai dove cazzo sia?» Chiese retoricamente Lucy, squadrando il ragazzo in maniera più sinistra di quanto già facesse lui.
«Non me ne frega niente di quello che fa, quindi no! Non so dove sia.» Strinse la mano attorno al polso di Lucy e le allontanò la mano, poi rassettò il colletto stazzonato.
«Non sai nemmeno da quanto tempo è sparita?» Postulò Lucy, stuzzicando l'esigua pazienza di Jamie che l'ultima cosa che voleva era pensare a Camila.
«No! Però...» Bevve un sorso di birra, corrugò la fronte come se si stesse sforzando di ricordare e poi annuì, certo che la memoria non lo ingannasse «Non era presente al brindisi, quindi deve essere andata via circa una mezz'ora fa.»
Lucy lasciò in pace Jamie, soddisfatta delle informazioni estrapolate. Lauren non era andata a cercarla allo scoccare della mezzanotte. Ora, fra le possibili opzioni, la più probabile era che, a causa dell'ubriachezza, si fosse addormentata, ma Lucy trovava alquanto strano che né lei né Camila fossero state viste durante il conto all'arrovescio.
Una parte di lei la sobillava ad irrompere in camera di Lauren, ma l'altra parte, quella più vigliacca, la tratteneva. Se qualcosa stava realmente accadendo, lei preferiva non sapere. Ma il suo orgoglio prevalse sulla paura e, senza esitazione, salì le scale e si diresse verso la stanza della sua fidanzata.
Ad ogni passo che avanzava sentiva la rabbia accrescere in lei, perché adesso era certa che le due fossero insieme. Svoltò l'angolo a passo deciso, quando Lauren le si parò davanti e per poco non cadde a terra a causa del leggero urto che subì.
Lucy portò rapidamente le mani sulle sue spalle e l'aiutò a reggersi in piedi, ma appena la corvina riacquisì un momentaneo equilibrio e la preoccupazione istintiva svanì, Lucy portò le braccia conserte e la rimirò con astio.
«Dove diamine sei stata?» Domandò stizzita.
«Io.. scusa, mi sono assopita.» Biascicò Lauren.
Teneva le palpebre socchiuse ed era costretta a poggiare un braccio contro la parete per reggersi in piedi, quindi sul momento, Lucy credette alle sue parole; era ubriaca, poteva essere la verità... Ma la giustificazione di Lauren si immelensì quando la porta della sua camera si aperse e ne uscì Camila.
Lucy pensò di fare una scenata di gelosia, di schiaffeggiare prima una e poi l'altra, ma non volle dare quella soddisfazione alla cubana, né tantomeno sfoderare un'attitudine puerile davanti agli occhi della sua fidanzata, quindi ingoiò il boccone amaro e decise che avrebbe aspettato il momento giusto per pareggiare i conti.
-
E così, appena i corsi ripresero la normale attività, Lucy aveva avuto una settimana di tempo per ponderare un discorso efficace che allontanasse definitivamente Camila ed era sicura che avrebbe funzionato perché l'avrebbe colpita lì dove le nuoceva di più.
Percorse il corridoio a grandi passi, ormai erano pochi gli studenti che transitavano nell'atrio. Camila l'aveva notata, ne era certa, sentiva il suo sguardo timoroso occhieggiarla di sottecchi e questo la incorava a proseguire sempre più adirata.
Chiuse con violenza l'anta dell'armadietto di Camila e fu ben felice del sobbalzo che fece, ma ancora più compiaciuta del fremito che la pervase compiutamente.
«Passate bene le vacanze?» Un sorrisetto sardonico campeggiava sul suo viso.
Camila deglutì «S-si sono... sono.. tutto be-bene insomma.» Quanto avrebbe voluto non balbettare, alzare la testa davanti alla boria di Lucy e mostrarsi spavalda almeno la metà di lei, ma Camila non era così e ogni piccolo rumore esterno la paralizzava, la sottometteva senza nemmeno provarci.
«Mh, ben per te, perché le mie vacanze sono state pessime.» Ridusse gli occhi ad una linea sottile e storse le labbra per accentuare il disgusto.
«No-non so... Io.. mi, mi dispiace.» Farfugliò la cubana. Era già abbastanza provare a regolarizzare il respiro, non poteva tenere sotto controllo anche una tersa verbalizzazione.
«Ti dispiace eh? Anche a me, perché il motivo della mia pessima vacanza sei tu.» Lucy le puntò il dito contro il petto, affondando con forza il polpastrello nel suo torace. Camila trattenne il respiro, come se avesse una canna di una pistola mirata su di lei.
«Non, non capisco per-perché.» Mentì, deglutendo nuovamente.
Non era una vera e propria menzogna, ma nella sua mente aveva una vaga idea del perché Lucy la stesse accusando. Anche Camila si ricordava dello sguardo che si erano scambiate quella sera a capodanno. Era stato un secondo, ma la cubana aveva riconosciuto l'occhiata consapevole che le aveva rivolto Lucy e lei era sicura che un alone di colpevolezza contornasse la sua figura. Si era difilata, ma evidentemente non era stato abbastanza.
«Non capisci perché, beh, mi sembra strano che tu non lo capisca dal momento che stai tremando come una foglia.» Fece un passo avanti, fronteggiando la cubana da distanza ravvicinata.
Camila abbassò inevitabilmente lo sguardo, incapace di sostenere quello dell'altra. Si odiava per quell'atteggiamento cedevole che adottava in tali situazioni, ma ogni volta che provava ad insorgere era come se i suoi muscoli si atrofizzassero.
«Ti ho vista in camera di Lauren, quella sera a capodanno. Non so cosa sia successo, ma non penso che la mia ragazza sia così disperata da venire a letto con te, perciò deduco che sia stata tu a provarci con lei. Mi sbaglio?» Rintracciò la traiettoria dello sguardo di Camila, perché sapeva bene che una delle cose che disprezzava di più era il contatto visivo.
«N-no.. No. Ne-nessuno ci, ci ha provato con nes-nessuno.» Iniziò Camila, poi fece un attimo di pausa per incettare le idee e dopo aver preso un bel respiro, proseguì «Stavamo so-solo parlando.»
«Già, come pensavo. Sei stata tu.» L'accusò nuovamente Lucy, mentre la cubana scuoteva la testa per confutare le sue ubbie.
«Voglio dirti una cosa, Camila, una cosa per la quale mi ringrazierai perché ti aprirà gli occhi.» Si stampò un sorriso sornione in faccia e rilassò i muscoli che finora erano rimasti contratti; se prima sembrava che stesse per ferirla fisicamente, adesso pareva che si stesse preparando ad un colpo molto più duro.
«Tu credi di essere amica di Lauren, forse in quella testolina credi che la mia ragazza possa in qualche modo provare qualcosa per te.. Eh no! Non interrompermi.» La zittì acrimoniosa, appena un flebile balbettio le sfiorò l'udito. Erano giorni che edificava quel discorso, non avrebbe concesso a Camila di sciuparlo. La cubana tacque.
«Pensi che Lauren possa guardarti in modo diverso da come ti vede il resto della scuola, ma non è così. Non ha occhi diversi da tutti gli altri e si è avvicinata a te è solo per misera compassione, non le interessa un accidente della tua amicizia. Perché dovrebbe? Ha un centinaio di amiche. Tu le hai fatto solo pena e lasciami dire che non c'è cosa peggiore.» Ridacchiò sarcastica, ma tanto era coinvolta dalle sue stesse parole che non si accorse del mutamento nello sguardo di Camila.
Prima tremava dalla paura, ora ascoltava tacitamente le parole di Lucy, credendo anche di meritarle in fondo, ma del tutto priva di timore. La stava guardando negli occhi.
«Pensi di essere una di noi? Ti sbagli! Pensi davvero che una giacca firmata possa cambiare il modo di vederti? Pensi che tutti non sappiano la verità? Che sei una sfigata che non apparterrà mai alla nostra categoria! Voglio dire, mia madre lavora per una testata giornalistica e la tua che fa? La paninara?» Rise sardonica, scuotendo la testa con un che di compassionevole e perfido unificati assieme.
«È questa la verità, Camila. Non vali niente, assolutamente niente e hai bisogno dell'amicizia di Lauren per sentirti parte di qualcosa, ma questo non mi fa provare pena per te, mi fa incazzare perché stai girando attorno alla mia fidanzata. Quindi, puoi essere sola quanto vuoi, ma non consolarti con Lauren, perché te ne pentirai credimi.» Sibilò acerba.
Intanto, in fondo al corridoio, Lauren camminava assieme ad una coppia di amiche. Dovevano essere allegri, Camila lo dedusse dal sorriso che le adornava il volto, ma si dissipò rapidamente quando gli smeraldi di Lauren fagocitarono la scena che le si presentava davanti.
«Perché Lucy sta parlando con Camila?» Domandò alle ragazze che le stavano a fianco, due care amiche della sua fidanzata.
Entrambe scrollarono le spalle, sprovvedute di risposte.
Lauren procedette a passo lento verso di loro, intimorita. Era preoccupata che Camila avesse detto la verità a Lucy e il solo pensiero le azionava centinaia di meccanismi mentali che la stordivano ad ogni passo.
«Hai capito tutto, Camilita?» La schernì infine Lucy, appagata dalla sensazione di sollievo che dopo una settimana di tribolazioni la rasserenò.
«Hai finito?» Chiese pacata la cubana, tirando su col naso.
«Si, ho finito.» Rispose disinvolta Lucy, sorpresa dalla reazione placida che ebbe la cubana. Si era immaginata una Camila tremante, implorante di perdono, a volte anche piangente, ma non flemmatica.
«Bene.» Annuì Camila, sorridendo flebilmente prima di alzare il braccio e sferrarle un pugno dritto sul naso.
Lucy barcollò all'indietro a causa del forte impatto che la centrò. Raccolse una mano sul naso che in breve tempo si colorò di sangue; dovette piegarsi e posare l'altro mano sulle ginocchia per reggersi in piedi.
Lauren sgranò gli occhi davanti alla scena e prese a correre nella loro direzione, sopraggiungendo nell'esatto momento in cui Lucy, riavuta dalla botta, si stava scagliando contro Camila, ma fortunatamente la corvina le separò in tempo e l'unica cosa che la ragazza inferse alla cubana furono dei graffi sulla guancia.
«Ma che diavolo fate?!» Urlò Lauren, afferrando prima Camila per le spalle per proteggerla, mentre le altre due ragazze accorsero per trattenere Lucy.
«Avete perso la testa per caso?!» Lo sguardo di Lauren fece spola sulle due, ma nessuna disse niente, si limitarono a guardarsi rabbiosamente.
«È stata lei a colpirmi!» Lucy additò la cubana, scaricando su di lei tutte le colpe dell'avvenuto.
Lauren virò la testa in direzione di Camila, squadrandola trucemente «È vero?»
La cubana fremeva di rabbia, le parole che Lucy le aveva rigurgitato addosso ancora riecheggiavano nella sua mente ed era suono perenne, rumoroso, destabilizzante. Sentì la domanda Lauren, ma era talmente sopraffatta da quelle voci che non rispose.
«Camila è vero?» Ripeté la corvina, afferrandola per le spalle.
La cubana si divincolò scorbuticamente dalla sua morsa e fece un passo indietro «Lasciami stare.» Recuperò lo zaino che le era caduto a terra, e se ne andò.
«Brava! Sei una codarda! Prima mi colpisci e poi te ne vai, sei proprio una codarda!» Inveì Lucy alle sue spalle, avrebbe aggiunto altro se Lauren non le si fosse parata davanti e con tono austero l'avesse avvertita.
«Basta così.»
Le due ragazze che tenevano Lucy lasciarono il corridoio, bisbigliando fra di loro e ridacchiando sotto i baffi.
«Che cosa le hai detto?» Domandò Lauren risoluta.
Lucy schiuse le labbra e sbarrò gli occhi, tramortita dalla domanda disdicevole che le porse la sua fidanzata.
«Stai scherzando, vero? Camila mi tira un pugno e tu mi domandi che cosa le ho detto?» Domandò allibita, sorridendo a malapena per l'incredulità.
«Camila non ti avrebbe mai tirato un pugno senza alcun movente.» Spiegò Lauren, indicando la porta dalla quale era uscita la cubana.
«Certo, tu difendi lei.» Lucy tolse la mano dal naso e lo indicò a Lauren, come prova effettiva della colpevolezza di Camila.
«Non sto difendendo nessuno, sto solo cercando di capire.» Espose la corvina con esagerata freddezza.
Lucy scosse la testa con disappunto, portò la cartella in spalla e si avvicinò a Lauren, sussurrando «Io vado a lezione.»
La corvina rimase impassibile, fin quando la sua ragazza non la oltrepassò. A quel punto si girò incerta se seguirla o meno, poi volse lo sguardo verso l'uscita principale che poco fa aveva valicato Camila e rimase inerte in mezzo al corridoio, schiacciata fra due fuochi, incerta su chi seguire.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro