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Capitolo undici



Salirono rapidamente le gradinate e, dopo aver oltrepassato diversi quadri di famiglia e un corridoio stretto con diverse foto ricordo di branche della famiglia che con le loro facce sempre impostate e auliche aveva inquietato Camila, si trovavano finalmente in camera della corvina.

Era diversa da come la cubana l'aveva immaginata. Non rispecchiava lo stile sontuoso del resto della casa. Era una semplice stanza, neanche troppo grande, con alcuni dipinti floreali attaccati alle parete e una tenda fatta di vecchi cd che oscurava la porta finestra. C'era una gran confusione sulla scrivania, il letto ancora disfatto, i vestiti lasciati alla rinfusa un po' dappertutto. Sembrava la stanza di una normale adolescente.

«Scusa il disordine.» Spezzò il silenzio Lauren, grattandosi nervosamente la nuca «Ultimamente non ho avuto tempo di fare le pulizie.»

Camila le lanciò un'occhiata interdetta. Lauren carpì quello che tacitamente le stava dicendo e alzando le mani per comprovare la sua innocenza disse «Sì, abbiamo una domestica.. Ma lei non è ammessa qua dentro.»

«Non ti fidi?» Chiese incuriosita la cubana dallo scetticismo mimetico della corvina.

«Non è quello..» Mormorò sollevando le spalle, facendo cadere lo sguardo sul pavimento «È solo che i miei spazi voglio gestirli da sola.» Ammise infine, facendo schioccare la lingua sul palato per smorzare il tono malinconico.

Camila non era una grande osservatrice e spesso confondeva gli atteggiamenti altrui, scambiandoli per attitudini del tutto distorte dalla realtà... Però, in quell'istante, credette che Lauren si fosse rattristata perché oppressa dalle volontà familiari che accartocciavano le sue ambizioni come fogli di carta. Forse il voler tenere fuori la domestica dalla sua camera, le dava una parvenza di essersi creata uno spazio sicuro dove potersi sentire libera di essere se stessa.

Si riscosse frettolosamente e tornò a sorridere, dimenticando. Fece segno a Camila di accomodarsi sul letto, poi si posizionò accanto a lei e si distese, sfilando con la punta del piede il tacco che cadde sul pavimento con un sordo tonfo, seguito dall'altro.

«Tua madre non si chiederà dove siamo?» Domandò la cubana, guardandosi meticolosamente attorno per studiare l'ambiente circostante.

«Nah, sarà impegnata a ridere di qualche battuta, farsi nuovi partner... Cose così.» Vanificò Lauren, scacciando i dubbi di Camila con un gesto lesto della mano.

La corvina batté la mano contro il materasso, suggerendo alla corvina di sdraiarsi al suo fianco. Camila deglutì, ma alla fine accondiscese alla richiesta di Lauren. Si lasciò cadere all'indietro, atterrando di schiena.

Quando il letto sobbalzò sotto il peso morto di Camila, Lauren ridacchiò e scherzosamente le disse «Hai esagerato con le tartine?»

«No, credo sia stato il dolce al cioccolato.» Rispose ironica la cubana, portandosi una mano sullo stomaco.

«Mh, o forse la doppia porzione di tagliatelle.» Continuò Lauren, ridendo della faccia buffa che Camila aveva increspato sul volto.

Lentamente le risate scemarono, Camila girò la testa verso la corvina e in un sospiro chiese «Hai sentito Lucy?»

Lauren annuì subitamente e anche lei cambiò posizione, voltandosi sul fianco. Portò una mano sotto la guancia, di modo che i suoi occhi rimanessero incollati a quelli della cubana «Mi ha scritto che la cena di famiglia è una noia e che le manco.»

Camila avrebbe voluto sapere se per Lauren era lo stesso, se anche lei avvertisse la mancanza pungente della sua ragazza, ma evitò di domandarglielo perché la risposta le avrebbe fatto troppo male.

Si limitò ad emettere un suono monocorde, annuendo flebilmente. Restarono in silenzio, a pochi centimetri l'una dall'altra, a scambiarsi sorrisi che stemperavano l'imbarazzo per gli sguardi insistenti che si scambiavano.

Camila sentiva il suo cuore galoppare nel petto, e tanto si trovava vicina a Lauren che credette che persino l'altra ragazza potesse percepire il ritmo forsennato che le vibrava nel torace.

«Camz, secondo te che cos'è l'amore?» Domandò Lauren estemporaneamente, prendendo alla sprovvista Camila che tutto si sarebbe aspettata fuorché tale domanda.

«Ah.. io...» Scosse la testa confusa.

C'erano tanti modi di definire l'amore, di classificarlo... Di domare, in qualche modo, quel sentimento inspiegabile che prima o poi coinvolge qualsiasi essere umano. Camila non si era mai interrogata su quel tumulto che talvolta l'abbracciava, altre volte la graffiava. Sapeva che esisteva, ma non ne conosceva alcuna regola prammatica. Ammesso e concesso che ne fosse stata inventata una, perché a volte l'amore è talmente disonesto, infingardo, illusorio, scorretto che infrange ogni morale...

Quindi, forse no, non esistono regole ed è per questo che nessuno di noi conosce il vero e proprio significato di amore, perché è un sentimento che sfugge ad ogni logica, che una definizione sarebbe troppo superficiale per spiegare le innumerevoli radici che questo sentimento pianta in noi. E forse è per questo che lo temiamo: non esistono definizioni, non ci sono regole.

Camila faticò molto per esaudire la richiesta di Lauren, ma infine, navigando dei recessi della memoria e quindi della sua esperienza, trovò una spiegazione «Penso sia quella cosa che quando entri in una stanza, nonostante ci siano migliaia di persone attorno a te, non vedi altro che una sola persona.»

Ricordava di tutti i momenti in cui in corridoio aveva notato solo Lauren, senza mai curarsi delle persone circostanti. Avrebbe potuto descrivere come le stavano i capelli in un determinato giorno, come era vestita quello successivo, ma non avrebbe mai saputo dire con chi altri si trovava, quali persone le erano passate accanto in quel momento. Ai suoi occhi c'era solo Lauren, tutto il resto era una sfumatura che il suo sguardo non coglieva.

La corvina sospirò, si girò sulla schiena, portando le mani sotto la nuca e fissò il soffitto, assorbendo le informazioni di Camila. Era quasi sicura che stesse ricercando nel suo passato un momento in cui si fosse sentita così, probabilmente con Lucy, ma dallo sguardo sperso e vagante che aveva, a Camila sembrò che quell'attimo fosse collocato lontano nel tempo, o forse non fosse mai avvenuto.

Camila si issò sul gomito, lo puntellò nel materasso e rimirò Lauren dall'alto, la quale aveva ancora gli occhi fissi sullo sfondo bianco, brancolanti nei ricordi.

«Perché, secondo te cos'è l'amore?» Ricambiò la cubana, aspettandosi che la corvina le desse una risposta più specifica di quella che aveva dato lei.

Alla fine, sì, Camila era innamorata, ma non aveva mai avuto una relazione, quindi supponeva che Lauren avesse ricavato più materiale a riguardo, che avesse una risposta maggiormente esauriente.

«Non l'ho mai capito.» Confessò, scuotendo la testa «A volte ci sono troppi sentimenti contrastanti che cozzano con questo nome. È un po' come chiederci "cosa siamo noi umani?" Perché l'amore è parte di tutto, Camz. Dovremo prima rispondere ad altri quesiti per porci questa domanda.» Spiegò sommariamente la corvina.

Aveva un'aria assorta, contemplante, come se quella domanda le si ripetesse spesso nella testa. Camila le schioccò le dita davanti agli occhi, riportandola alla realtà. A volte è pericoloso perdersi in domande delle quali non conosceremo mai la risposta.

Lauren scosse leggermente la testa, sorrise nella direzione di Camila e si separò definitivamente da quei pensieri ingombranti.

«Mi sa che non abbiamo esagerato solo con le tartine, ma anche con il vino.» Scherzò la corvina, ridacchiando.

«Ti avevo detto di berne meno.» La rimproverò docilmente la cubana, distendendosi nuovamente al suo fianco.

Sentiva la testa leggermente pesante, la vista le si era un po' annebbiata, come se il solo pronunciar la parola avesse indotto l'alcol a fluire nel sangue.

«Non addormentarti.» Suonò autoritaria Lauren, scuotendole gentilmente la spalla «Tra poco mia madre manderà qualcuno a cercarci, perché dobbiamo ancora ballare.»

Camila sbarrò gli occhi, girò di scatto la testa verso l'amica e farfugliò qualcosa di incomprensibile, per poi riuscire finalmente a dire «Ma che dici?! Non posso.. non posso ballare co-così!»

Lauren rise, non sapendo se il balbettio scombinato della cubana fosse originato dalla timidezza o dal vino «Fattene una ragione. È una tradizione di famiglia. Di solito la svolgo con Lucy, ma quest'anno spetta a te aiutarmi.»

«Ma perché non me l'hai detto?» Domandò impermalosita Camila che si sentì tirata in mezzo senza via di fuga.

«Perché avresti reagito così.» Sentenziò riassuntiva la corvina, lasciando penzolare la testa sulla spalla della cubana solo per qualche istante.


*****

Attorno alle dieci di sera, Lauren impose a Camila di scendere al piano inferiore. Era sicura che sua madre la stesse già cercando, maledicendo la sconsideratezza della figlia che sceglieva un momento cruciale per svanire.

Trascinò Camila giù per le scale, correndo. Per poco la cubana non perdeva l'equilibrio, inciampando nel vestito. Lauren le suggerì di sollevare i lembi di stoffa per muoversi più agevolmente; Camila eseguì alla lettera il consiglio dell'amica e percorse gli ultimi gradini agilmente.

La folla accerchiava già la pista, Clara sventolava il ventaglio per farsi aria, guardandosi minuziosamente attorno senza dare troppo nell'occhio, ma per Lauren, che la conosceva come il palmo della sua mano, fu facile captare il nervosismo della madre, impresso indelebilmente nelle rughe formatesi agli angoli della bocca a causa della contrazione rigida delle labbra.

Respirò profondamente, si girò verso Camila e l'unico apparente avvertimento che le diede fu «Pronta?»

Non si curò della risposta della cubana, perché ormai non c'era più tempo per gli indugi. La trainò in pista, sotto gli occhi di tutti. Gli occhi di Clara si illuminarono subito quando vide la figlia sotto i riflettori, ma si incavarono l'attimo dopo, in un'espressione accigliata, quando non riconobbero la donna che le stringeva le braccia al collo. Dissimulò la sorpresa, nascondendosi dietro un sorriso tirato e con un rapido cenno della mano diede il permesso alla band di intonare la canzone.

«Lern.. Non so ballare.» Fischiò Camila fra i denti, ostentando anch'essa un'attitudine pacata e serena, che contravveniva con il tumulto che le mulinava dentro, squassandole il cuore.

«Sì che sai farlo.» La smentì prontamente la corvina, intrecciando le dita delle loro mani e portando l'altra sul suo esile fianco.

«L'ultima volta è stato con mio padre, anni e anni fa. Gli ho pestato tre volte i piedi e non avevo né mangiato un chilo di tartine, né tantomeno bevuto alcol.» Spiegò sbrigativamente, mangiandosi mezze parole per il nervosismo che la induceva a parlare più frettolosamente e per il perenne sorriso che faceva filtrare malamente l'aria dalle labbra.

«Camz.» La voce vellutata di Lauren carezzò il nome della cubana con amabile gentilezza.

Camila alzò lo sguardo su di lei, inspirò e annuì, come per farle intendere che qualche rotella era ancora al suo posto e che recepiva ciò che le veniva detto.

«Guarda me.» Bisbigliò la corvina facendo scivolare affabilmente le parole sulle labbra, lambendole con la punta della lingua.

Camila si permise di sprofondare in un sogno velleitario. Baciarla. Avrebbe tanto voluto baciarla davanti a tutti, anche se, proprio in quel momento, le sembrava di essere ancora nella stanza di Lauren, loro due da sole.

La corvina mosse un primo passo indietro, lentamente, dando il tempo a Camila di prendere il tempo. La cubana seguì, incerta, i suoi movimenti. Con la punta della scarpa pestò il velo del vestito, ma le braccia di Lauren la sostennero e non le concessero di perdere l'equilibrio. La corvina continuò lentamente ad impartire i passi, lasciando guidando Camila con le mani, ma facendola danzare con gli occhi. I suoi smeraldi non la lasciarono nemmeno per un istante; per quanto la cubana necessitasse quello sguardo per non farsi asfissiare dalle spire della timidezza, anche una parte di Lauren si aggrappava alle iridi di Camila, incapace di guardare altrove.

Quando le persone iniziarono a scendere in pista, colmandola, l'animo irrequieto della cubana si acquietò. Ora che non aveva più tutti gli occhi puntati addosso, tirò un sospiro di sollievo. Il giudizio la spaventava e, a volte, la condizionava. Ad esempio quella sera l'aveva quasi compromessa, perché la paura di deludere Lauren e la rigidità scaturita dagli sguardi giudiziosi delle persone, l'avevano influenzata molto, ma adesso iniziava già a rilassarsi.

«Guarda.» Disse Lauren, indicando con un cenno del capo la madre impegnata in una conversazione dall'altra parte della stanza.

«Cosa?» Domandò Camila, aggrottando le sopracciglia.

«Sta ridendo.» Concluse concisamente Lauren, spostando la mano dal fianco della cubana verso la sua schiena e avvicinandola a se «Sei andata bene.» Disse sommessamente, rimirandola negli occhi.

Fin da quando avevano iniziato a ballare non aveva distolto lo sguardo da lei, anche se Camila aveva già imparato a perfezione i passi.

La cubana restò ammaliata dagli smeraldi dell'altra, ora le sembravano ancora più profondi, pieni di vitalità. Esserle così vicina e avere quello sguardo linceo su di lei, la stava imbarazzando, tanto che arrossì e per ingannare il colore purpureo delle guance, disse «Sì, mi sa che abbiamo bevuto troppo.»

«Già.» Assentì in un suono quasi monocorde Lauren, talmente assorta negli occhi dell'altra da perdere la cognizione con la realtà.

Camila deglutì. Pensò che qualche settimana prima non si sarebbe mai immaginata di trovarsi a casa di Lauren, a ballare fra le sue braccia... Se aveva capito qualcosa da quell'esperienza era di cogliere l'attimo, vivere il momento. Quel pensiero le tramandò un impetuoso coraggio e, senza pensarci, riposò la testa sul petto di Lauren. Pensava che la corvina si sarebbe irrigidita, invece l'accolse calorosamente, stringendola in un abbraccio e poggiando il mento sul suo capo.

«Grazie per tutto quello che fai per me.» Disse improvvisamente Lauren, sorprendendo la cubana.

«Per Lucy? Figurati..» Rispose con voce ovattata Camila, attutita dal torace della corvina al quale aveva poggiato la guancia.

«No, non per quello.» Obiettò frettolosamente Lauren, affrettandosi poi a rettificarsi «Cioè... Sì, anche per quello, ma soprattutto per restarmi vicina. Sei una vera amica.»

Camila abbassò lo sguardo sul pavimento, sentiva il cuore di Lauren riecheggiarle nell'orecchio e per quanto il ballo fosse lento, aveva comunque le palpitazioni.

Camila non riuscì a replicare. Era grata per l'amicizia di Lauren, per il rapporto che stavano costruendo, ma non poteva mentire a se stessa: lei aveva dei sentimenti per la corvina e venivano smembrati ogni volta che Lauren la chiamava con quell'epiteto: "amica."

Si limitò a sorriderle e ri-immerse la testa nel suo petto. Così restò fino alla fine della canzone.


-Spazio autrice-

Ciao a tutti!

Questo è stato un capitolo un po' di passaggio. La quieta prima della tempesta😂 Diciamo che i prossimi capitoli saranno abbastanza importanti, quindi vi aspetto.

A presto.

Sara.

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