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Capitolo diciassette



Lauren spiegò il tovagliolo sulle gambe, drizzò le spalle e si schiarì la voce. Il ristorante era gremito di persone, la cacofonia di sottofondo che si originava dalle molteplici conversazioni, disturbava non poco la corvina, ecco perché avevano scelto un tavolo fuori sulla terrazza dove l'unico suono che carezzava l'udito era la reiterata armonia delle onde che si adagiavano sulla battigia, quiete.

«Mi fa piacere che tu sia qui.» Ammise Lucy, allungando la mano sul tavolo per stringere quella di Lauren.

«Ma certo.» Sorrise bonariamente la corvina, sfilando la mano da quella della sua ragazza per portare il calice alle labbra.

Ordinarono piatti diversi, promettendosi di assaggiare l'una quello dell'altra. Lucy le raccontò della sceneggiatura che stava scrivendo e che presto, lei e il suo team, avrebbero messo in atto. Si trattava di una donna che perde il lavoro solo perché donna e che comincia una campagna per i diritti delle donne; durante questo percorso troverà personaggi tutti diversi fra loro, ma ognuno di loro avrà una storia da raccontare.

«Mi sembra un'ottima idea.» Si congratulò Lauren, sorseggiando un altro po' di vino mentre attendeva che le venisse servita la portata principale.

«Potrei venire a vedere lo spettacolo.» Suggerì la corvina. La sua voce monotona non accennava a particolare interesse, era come se avesse proposto la cosa perché si sentiva in dovere di farlo.

«No, no.» Lucy declinò l'offerta con un lesto cenno della mano «Lo sai che mi innervosisco se ci sei tu.» Spiegò, spostandosi leggermente all'indietro per permettere al cameriere di servirle il piatto.

«Beh, potrei mettermi in fondo alla sala come l'ultima volta.» Rincarò Lauren con una blanda insistenza, quasi infastidita.

«No. Adesso conosco il tuo trucco e passerò a controllare tutte le file.» Ridacchiò Lucy, pungendo gentilmente il dorso della mano di Lauren con le punte acuminate della forchetta.

Il resto della cena trascorse in silenzio, spezzato qualche volta da un dialogo generico e dozzinale. Si percepiva che qualcosa mancava, erano private della vitalità e della briosità che avevano accompagnato le loro lunghe conversazioni. Sicuramente Lauren ancora non aveva perdonato del tutto Lucy per quello che aveva fatto a Camila. Il gesto era stato indiscutibilmente brutto, ma la cosa che l'aveva più sconcertata era che quell'atto mirato a nuocere fosse stato opera della sua ragazza; la stessa ragazza che non avrebbe mai fatto male ad una mosca, aveva leso una delle sue più care amiche nel privato. Non si rendeva conto di chi avesse dinanzi.

«Lauren.» La interpellò con voce melliflue Lucy.

Non era stato un grande sforzo insinuarsi nei pensieri nebulosi della sua ragazza, aveva dedotto facilmente che cosa la turbasse e si apprestava a risanare il taglio che aveva squartato la fiducia della corvina, dimezzare il divario che si era frapposto fra loro.

«Mi dispiace tanto per quello che è successo a Camila.» Arcuò leggermente le sopracciglia, per adombrare lo sguardo e far risaltare l'aria mortificata «Non so come farmi perdonare.»

«Non puoi.» Asserì risoluta Lauren, osservando Lucy senza ombra di compassione impressa nel suo volto austero «Certe cose, Lucy, sono imperdonabili. Possiamo decidere di conviverci o di allontanarci. Io sto provando la prima soluzione, ti chiedo solo del tempo.» Dichiarò la corvina, rimirando la ragazza di fronte a se solo per altri pochi secondi, prima di abbassare lo sguardo sul piatto.

La loro relazione era sempre stata rose e fiori, adesso erano rimaste solo le spine. Non è facile stringere uno stelo quando non fa altro che pungerti; se almeno ci fossero dei bei petali da vedere il dolore sarebbe esplicabile, ma quelli si erano avvizziti da un po'.

«Comunque stai esagerando.» Troncò il silenzio Lucy, indispettita dall'attitudine rancorosa della sua ragazza.

Lauren alzò lentamente lo sguardo, incredula di aver sentito bene. La sua ragazza mangiava con aria scostante, come se si sentisse offesa dalle asserzioni della corvina.

«Io.. Sto, sto esagerando?» Chiese con voce tremolante Lauren, sbalordita dalla presunzione della sua ragazza.

Oltre ad aver commesso uno sbaglio, non sapeva neanche ammetterlo e dirsene dispiaciuta? Non c'era cosa che la facesse infuriare maggiormente. Tutti commettiamo sbagli, ogni giorno, ma ci viene anche data la possibilità di farci perdonare e se voltiamo le spalle a quella generosa offerta, allora non solo siamo dei vigliacchi, ma diventiamo anche degli ingrati.

«Non so se ti rendi conto di ciò che hai fatto, evidentemente no perché questa è la quinta volta che ne parliamo!» Ringhiò la corvina, cercando di mediare il volume per non fare scenate inopportune «Hai fatto del male ad una mia amica, di fronte a tutta la scuola! Senza neanche un valido motivo.» Addusse, scuotendo la testa rassegnata di fronte all'immaturità ostinata di Lucy che preferiva aggirare l'ostacolo piuttosto che vederlo.

«Senza neanche un valido motivo.» Scimmiottò sbigottita Lucy, lasciando cadere le posate sul piatto con un rumore secco che fece sobbalzare Lauren.

«Ma tu le hai lette le pagine del suo diario? Pensi davvero che la sua "Luna" potesse essere quella sgraziata di Marnie? Hai letto come la descrive? "I suoi occhi mi folgorano" per citare un passaggio.. E credi davvero che si stia riferendo a Marnie?» Giunse le mani davanti a se, stringendo con forza la morsa tanto che queste vennero scosse da un tremolio continuo.

«Era innamorata, Lucy. Quando siamo innamorati vediamo la bellezza in tutto, anche dove non esiste.» Le spiegò la corvina, comprendendo dove stesse andando a parare la sua ragazza e volendo schermarsi dalle supposizioni illogiche che sapeva stava per proferire.

«Certo... Almeno che Camila non sia mai stata innamorata di Marnie, ma di te!» Alzò la voce Lucy, ricomponendosi il secondo dopo.

Lauren si guardò attorno, consapevole di aver attirato l'attenzione dei camerieri e dei commensali che si erano da poco accomodati nei tavoli vuoti. Respirò profondamente, attenuò la vibrazione poderosa che le ribolliva il sangue e, pacatamente, rispose.

«Questo non è vero. Te lo stai inventando tu per trovare espedienti che possano giustificare la tua irresponsabile azione, ma non ne hai.» Rassettò il tovagliolo stazzonato e assunse una postura corretta, brandendo la forchetta che aveva momentaneamente abbandonato al bordo del piatto «Ti stai arrampicando sugli specchi.»

Lucy scosse la testa, emulò la sua ragazza e mormorò «Come sei ingenua, Lauren.»

Terminarono la cena, senza scambiare un'altra parola. Entrambe sostenitrici convinte delle loro idee. La corvina riaccompagnò Lucy a casa; restarono in macchina per qualche secondo di troppo, afflosciate contro il sedile in pelle. Lauren teneva le braccia rigide e le mani strette sul volante, l'altra fissava il portone di casa, incerta se scendere o intavolare una conversazione.

«Sono stata bene.» Azzardò a dire, scaturendo una risata sarcastica da parte di Lauren che le rispose con un "ti prego", roteando gli occhi al cielo.

«Ok, no, è stata una serata terribile, ma almeno abbiamo avuto un confronto. Spero che questa rabbia ti passi presto.» Aggiunse Lucy, sospirando, occhieggiando la corvina solo un paio di volte per poi immergere nuovamente lo sguardo nella notte.

«Perché non capisci? Non sono arrabbiata, sono delusa. Ed è molto peggio.» Dichiarò Lauren con tono svilito, ma le promise che in qualche modo sarebbe andata oltre.

Lucy si sporse per baciarla e Lauren non si oppose. Fu un contatto effimero; le loro labbra collimarono e tutto ciò che riuscirono a distinguere fu freddo siderale. L'incongruità di quel bacio le percosse.

Lauren aspettò che la sua ragazza fosse entrata in casa, poi si accasciò contro il sedile, sprofondando un po' più in basso e ripiegò la testa in avanti, di modo che il mento sfiorasse il petto. Più tentava di far andare bene le cose, più queste le sfuggivano di mano. Aveva bisogno di una certezza che ristrutturasse la calcificazione avvenuta nella sua relazione.

Girò le chiavi nel quadro e innestò la prima, immettendosi sulla strada principale.

Posteggiò la vettura davanti all'abitazione, poi si avviò difilata verso l'entrata e, senza pensarci ulteriormente, bussò. Camila aperse l'uscio pochi minuti dopo, stropicciandosi gli occhi per cancellare l'aria assopita che le appesantiva le palpebre.

Quando vide la figura di Lauren stagliata davanti a lei, strabuzzò gli occhi e si guardò rapidamente addosso, allarmata per il rosa sgargiante del suo pigiama di flanella.

«Non dovresti essere qui!» Disse con voce acuta, in preda al panico.

«Si, lo so. Scusa l'ora... Avevo bisogno di vederti.» Rispose la corvina girando il mazzo di chiavi fra le dita.

Camila tentò di coprire la mise imbarazzante che indossava incrociando le gambe fra loro e nascondendosi dietro la porta, di modo che solo la testa fosse visibile.

«Va tutto bene?» Domandò preoccupata, scurando Lauren. L'appuntamento con Lucy non doveva essere andato poi così bene.

«No, affatto.» Ribatté prontamente la corvina, sospirando «Posso entrare?» Chiese, alzando finalmente la testa per incrociare lo sguardo di Camila.

La cubana farfugliò qualcosa d'incomprensibile, dando una rapida scorsa al corridoio silenzioso. Sua madre si era già coricata e sua sorella pure, ma il problema non era tanto la presenza di altre persone, quanto il pigiama infantile che indossava. Sua madre le aveva proposto tante volte di cambiarlo, ma Camila si sentiva a suo agio avvolta nella flanella morbida, solo che non credeva di doversi mostrare a nessuno, tantomeno a Lauren!

«D'accordo, entro lo stesso.» Decise Lauren per lei, spingendo leggermente la porta per allargare il pertugio e intrufolarsi all'interno.

Camila la lasciò passare, ma sgattaiolò alle sue spalle, senza farsi notare. Le disse di accomodarsi mentre lei andava a prendere qualcosa da bere, ma in realtà scattò alla velocità della luce verso la sua stanza per cambiarsi. Era stata fortunata che Lauren non l'avesse vista fino ad adesso, non era intenzionata a farsi scoprire proprio ora.

Ma non esistono più i cellulari? Un messaggio sarebbe stato apprezzato. Pensò la cubana mentre saltellava per la stanza prodigandosi in "acrobazie" per sfilarsi i pantaloni del pigiama e indossare dei comodi leggins.

Ridiscese al piano inferiore, servì a Lauren un bicchiere d'acqua e si acciambellò accanto a lei, incrociando le gambe e tenendosi le caviglie fra le mani.

«Hai dato una festa?» Alzò un sopracciglio la corvina, indicando il tavolino cosparso di briciole di patatine e pacchetti vuoti.

«No, quella è la refurtiva.» Ironizzò la cubana, spostando lo sporco su un lato del tavolo per fare spazio e poter distendere le gambe.

Lauren si accigliò, confusa, chiedendo tacitamente spiegazioni.

«Mia sorella ed io abbiamo scambiato le caramelle gommose per le patatine, solo che mi sono pentita di averle dato tutti i sacchetti e ne presi due o tre per me.. Se lo viene a scoprire rivorrà indietro le caramelle gommose, ma le ho già finite tutte.» Spiegò dettagliatamente Camila, stropicciandosi la pancia con un sorriso soddisfatto.

Lauren scosse la testa e ridacchiò, ma il suono prodotto non risultò affatto naturale. La corvina non ci girò intorno. Raccontò a Camila della sua serata, di come fosse andato in malora l'appuntamento con Lucy, di quanto volesse perdonarla, ma non ci riuscisse.

«La cosa peggiore è quando tieni ad una persona e pensi di conoscerla, ma da un giorno all'altro non sai più chi sia.» Terminò, mentendo lo sguardo fisso sul tappeto, malinconica.

Camila le poggiò una mano sulla spalla. Le faceva male vedere la corvina soffrire, ma ogni volta che curava le sue lesioni, ne procurava altrettante a se stessa. Eppure a Camila andava bene, si convinceva che un giorno le sarebbe bastato solo quello, ma si può davvero essere amici quando ci sono i sentimenti di mezzo? La risposta la conosceva, ma non voleva ascoltarla.

«Lucy ha fatto una cosa bruttissima, ma se io l'ho perdonata penso che dovresti farlo anche tu.» Aggiunse la cubana, carezzando la spalla di Lauren.

«Credimi, vorrei.» Annuì flebilmente Lauren, ma si vedeva che nella sua affermazione si celava un'opposizione profonda che nemmeno lei riusciva a definire.

«Datti tempo. Quando non riconosciamo più chi abbiamo avuto accanto ci sembra di aver sempre vissuto una bugia, ma sono sicura che Lucy ti dimostrerà di essere la ragazza della quale ti sei innamorata.» La rassicurò Camila, ottenendo solo un'incurvatura tiepida dalle labbra di Lauren.

«Posso stare qui cinque minuti?» Domandò la corvina, allungando le gambe e afflosciandosi contro la spalla della cubana.

«Ehi, ehi! Stai occupando tutto il divano.» Protestò Camila, sconcertata, allargando le braccia per recriminare la posizione ingombrante assunta dalla corvina.

«E tu fatti più in là.» Rispose semplicemente Lauren, dandole una spallata per spodestarla dalla sua postazione.

«Veramente, questo sarebbe il mio divano.» Rimbeccò, simulando un alterigia che non si confaceva proprio allo sguardo mansueto che aveva.

«Ma non la conosci la buon educazione con gli ospiti?» La riprese Lauren, assecondando il suo gioco.

Camila sbuffò e si spostò verso l'angolo del divano, lasciando a Lauren la libertà di sistemarsi come meglio credeva. La corvina riposò la testa contro il petto di Camila, che le avvolse lo sterno con il braccio, adagiando la mano sulla pancia di Lauren. La corvina su arrischiò depredando l'ultimo sacchetto di patatine dal tavolo e sgranocchiandone il contenuto.

«Certo, Lern, puoi mangiare le mie ultime scorte.» Disse con un accento sarcastico Camila.

«Non avevo dubbi.» Biascicò Lauren, riempiendo la bocca con una manciata di patatine.

Camila pretese di essersi indispettita, ma l'aria buffa che era divampata sul volto dell'amica l'aveva costretta a lasciarsi andare in una risata che dovette arginare per non svegliare sua madre e Sofia.

«Che stavi guardando?» Domandò Lauren, puntando la televisione con lo sguardo.

«Un film.» Rispose concisa Camila, tornando a prestare attenzione allo schermo.

«Ma va!? Non l'avrei mai detto.» Ironizzò la corvina, guadagnandosi un pugno sulla spalla che le fece sbriciolare una patatina sul vestito.

«Ma che film è?» Specificò stavolta, al che Camila sbruffò infastidita.

«Ma quante domande fai? Guarda e basta.» Afferrò un cuscino e lo mise dietro al collo, scivolò un po' più in basso sul divano, permettendo a Lauren di restare accucciata contro il suo petto, mentre si assicurava che non capitombolasse sul pavimento tenendola saldamente con il braccio.

«Uffa! Come sei noiosa! Menomale che mi fermo solo cinque minuti.»

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