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Now it's time I realized, It's spinning back around now, On this road I'm crawlin', Save me 'cause I'm fallin', Now I can't seem to breathe right, 'Cause I keep runnin' runnin' runnin' runnin'.

Continuo a colpire l'obiettivo davanti a me, con il bastone, sentendo la runa iniziare a farmi male. Più passava il tempo, più la runa faceva male.

-Vedi ancora l'inferno nei suoi occhi?- chiese qualcuno, facendomi voltare di scatto e puntare la punta del mio bastone alla sua gola: Jace mi osservava con un sorriso sul volto, mentre la runa era in fiamme sul mio braccio. Digrignai i denti per il dolore e strinsi nella mano il bastone con più forza.

-Tu non sei Jace- dissi a denti stretti, vedendo Jace inclinare il capo e annuire. Schioccò le dita e il suo aspetto cambiò.

-Christopher...- sussurrai guardandolo, mentre mi sorrideva con le labbra e con gli occhi. Di colpo gli allarmi all'interno dell'Istituto iniziarono a suonare, provocando una certa confusione nel rifugio. Tutti affluirono dov'ero io, pronti ad attaccare, ma si scontrarono contro qualcosa.

-Eve! Leva questa dannatissima barriera!- mi urlò Hodge, battendo più volte il pugno contro la barriera invisibile, furioso nero.

-Mi spiace, Hodge, ma è una cosa tra me e lui- dissi voltandomi a guardare Hodge, per poi vedere Alec al suo fianco, stringere i pugni e scuotere la testa, contrariato.

-Hai preso già una cottarella, Eveline? Non è da te- mi derise Christopher, camminandomi attorno, passandosi una mano nei capelli biondi cenere.

-Perché sei ritornato?- gli chiesi puntandogli ancora una volta il bastone contro, sentendo la sua risata uscire dalle sue labbra.

-Era tempo di tornare, mia cara Eveline- sussurrò, correndo velocemente e fermarsi a qualche centimetro da me.

Lo spinsi via con il bastone, sentendolo posarsi il dito sul labbro sanguinante, per poi mostrare le zanne e i suoi occhi diventare ancora più blu.

Mi ruggì contro attaccandomi: mi abbassai evitando i suoi fendenti, per poi colpirlo alle spalle, sentendolo ringhiare per il colpo subito.

Portai la mano dietro al mio pantalone, prendendo un pugnale e lanciandolo contro di lui: gli tagliai il volto, per poi vederlo guarire subito dopo.

-Ci vediamo, Eveline- disse sorridendomi, sparendo poi nel nulla.

-Maledizione!- imprecai spaccando il bastone in due, con il ginocchio.

-Stai bene?- mi chiese Clary, vedendo vicino a lei tutto il gruppo, compreso Alec, furibondo.

-Perché diavolo hai deciso di chiuderti in una bolla con lui?! Avremmo potuto catturarlo!- mi urlò contro Alec, mentre Jace posò una mano sulla sua spalla cercando di calmarlo, cosa che non servì.

-Calmati prima di tutto!- gli urlai, alzando la mano, come a placarlo. Hodge mi riservò uno sguardo duro e con il significato di non scaldarmi troppo.

-Alec voleva dire che potevamo aiutarti, siamo una famiglia qui- si intromise Clary, prendendo la mia mano tra le sue. Chiusi gli occhi e feci rallentare i miei battiti, saliti alle stelle.

-Apprezzo il vostro aiuto e pensiero, ma purtroppo le questioni personali non centrano con l'istituto-

-A meno che queste non interferiscano con l'Istituto stesso- disse in tono accusatorio Alec. Mi avvicinai a lui e sostenni il suo sguardo di fuoco: i suoi occhi marroni prendevano fuoco, mentre mi guardava con aria di sfida.

-Calmiamoci un po' tutti, eh?- intervenne Hodge, dividendoci, mettendosi tra di noi.

-Se lo dico è per il tuo bene!-

-Devi smetterla di farti gli affari miei, Alec!- risposi a tono nella sua mente.

-Oh scusami tanto se mi preoccupo dell'incolumità di tutti, qui all'Istituto!-

-Sai cosa c'è Alec: fottiti!- dissi spintonandolo e urlandogli contro. Mi buttai subito in doccia, sentendo l'acqua bollente accarezzare il mio corpo con delicatezza.

-Oh no, non di nuovo...- iniziai a sentirmi quasi sballottata: una visione.

Mi aggrappai come più potevo alle pareti della doccia cercando di non cadere: Alec veniva aggredito da un gruppo di vampiri.

Mi lavai velocemente correndo poi fuori dalla doccia con ancora i capelli bagnati, raccolti in uno chignon veloce.

-Dov'è Alexander?!- chiesi verso Robert, suo padre.

-In città- rispose con tono pacato. Mi ribollì la rabbia dentro, così presi la prima arma che avevo difronte a me: un arco.

Corsi subito verso l'entrata e mi catapultai dov'era Alec, riconoscendo il punto in città dalla mia visione: era già alle prese con un gruppo di vampiri, in difficoltà.

Così tesi l'arco e scoccai una freccia, facendo allarmare i vampiri intorno a lui.

-Eveline!- urlò sorpreso.

-Zitto e combatti- dissi scoccando un'altra freccia.

Lo scontro fu cruento e violento, mentre combattevamo spalla contro spalla contro quel piccolo branco affamato di vampiri.

Entrambi, ormai stremati, ci voltammo: Alec aveva qualche graffio e taglio sul volto, mentre mi sorrise appena i nostri occhi si incontrarono.

-Levati quel sorriso, Lighwood...- dissi appoggiando le mani sui fianchi, abbassando la testa, stremata e con il fiatone.

-Sei ferita- sussurrò, mentre mi diedi una leggera occhiata: le mie robe erano per la maggior parte tagliate e squarciate, ma ancora vestita per fortuna.

Avevo solo qualche taglio alle gambe e uno bello profondo al braccio.

-Mai stata meglio- dissi alzando la testa sorridendogli. Mi guardò perplesso, per poi mettere una ciocca di capelli bagnati dietro il mio orecchio.

-Perché hai i capelli bagnati?- chiese con tono divertito, abbozzando un sorriso.

-Ero sotto la doccia quando ho avuto la visione e sono poi corsa da te, comunque prego- dissi in tono sarcastico, raccogliendo l'arco da terra che mi ero portata dietro.

Appena mi rimisi in posizione eretta, una mano si poggiò sul mio volto, accarezzandomi delicatamente la guancia: una mano calda, grande e familiare si posò sul mio volto.

Un battito di ciglia e le labbra di Alec erano sulle mie a suggellare un bacio sulle mie labbra. Inizialmente la prima cosa che volevo fare era staccarmi e dargli un ceffone, ma per la prima volta la mente di Alec era vuota, completamente limpida, dandomi così una sensazione di pacatezza e serenità.

Così decisi di chiudere gli occhi e lasciarmi andare: lasciai andare l'arco, posando le mie mani intorno al collo di Alec, alzandomi sulle punte per avvicinarmi di più a lui.

Alec posò le mani sui miei fianchi facendomi sorridere, sentendolo fare lo stesso sulle mie labbra.

-Non vorrei disturbarvi, ma ci sono dei cadaveri da occultare- disse una voce dietro di noi.

Entrambi divenimmo di pietra, scostandoci poi per vedere chi stava parlando: Hodge con le braccia incrociate ci stava osservando con uno sguardo non proprio pacifico.

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