4
Cambio idea: raggiungo il mio posto segreto, il mio rifugio.
Sono in alto, molto in alto appoggiata alla ringhiera.
Mi basta un piccolo slancio per cadere giù, molto velocemente, mentre guardo davanti a me la città illuminata di notte, uno spettacolo magnifico, con una leggera brezza.
-Bellezza, che ci fai qui?- giuro che lancio qualcosa ad Alec, se non la smette di seguirmi.
Mi giro di scatto pronta a urlargli contro: ma non è Alec, quello.
-Magnus, il mago dei miei stivali- dissi scendendo dalla ringhiera, posando i miei piedi scalzi sul pavimento ghiacciato, vedendo lo stregone sorridermi.
-Avevano detto che avevi un certo umorismo, ma bellezza, qui siamo in due: martini?- chiede con un gesto della mano, facendo comparire così due bicchieri di martini nelle rispettive mani.
-Volentieri- dissi avvicinandomi a lui, prendendone uno dalla sua mano.
-Come mai qui, stregone?- chiedo sorseggiando il martini, poggiandomi con la schiena alla parete dell'edificio.
-Qualcuno vuole delle risposte- risponde in modo molto vago.
-Fammi indovinare: Lighwood, eh?- chiedo sorridendo, divertita e anche un po' irritata.
-Beccato- risponde lo stregone con un'alzata di spalle.
-Purtroppo i demoni del passato, non possono scomparire, mio caro Magnus- dissi guardando il cielo, pieno di stelle.
-Bellezza, credi che io non abbia i miei demoni? Tutti li abbiamo, chi più chi meno- disse bevendo il suo martini.
-Christopher, il tuo demone- sibila il mago, facendo ritornare lo sguardo su di lui.
-Conosco i tuoi demoni, bellezza.- mi sorride, bevendo altro martini dal suo bicchiere.
-Ma gli altri non devono, Magnus- infilo le scarpe e salto giù dalla ringhiera, atterrando con un ginocchio sull'asfalto della strada.
I mondani non potevano vedermi né sentire, così camminai in mezzo a loro: le loro vite sono apparentemente calme e pacate, monotone e ripetitive; ma ciò che non sanno è che tra loro esistono creature di gran lunga più pericolose e cattive.
Sgattaiolai dentro l'Istituto cercando di non farmi vedere da nessuno, ma mi scontrai con qualcuno.
-Eve-
-Biondino- dissi verso Jace che si guardò intorno.
-Passeggiata notturna?- mi chiese, passandosi una mano tra i capelli, sorridendomi.
-Già, avevo bisogno di aria- dissi abbozzando un sorriso, sentendomi completamente impacciata e imbarazzata.
-Be, meglio andare nelle nostre stanze- disse appoggiando una mano sulla mia spalla Jace, facendomi sussultare. Ma che cavolo?
-Sì è meglio...- dissi allontanandomi, guardando la figura di Jace, sparire poi tra i corridoi.
Mi voltai per ritornare alla mia camera ma sbandai, vedendo la figura di Alec davanti a me.
-Devi smetterla...- sussurrai, sotto voce, posando la mano sul mio cuore per lo spavento.
-Hai incontrato Magnus?- chiese con tono glaciale. Alzai uno sguardo e incrociai le braccia.
-Vuoi proprio affrontare questa conversazione qui, ora?- chiesi stizzita. Annuì, senza battere ciglio.
-Va bene- dissi: posai la mano sul suo braccio, chiudendo gli occhi, per poi aprirli e ritrovarci in mezzo alla foresta.
Alec, non era sorpreso e per questo lo ringraziai mentalmente.
-Conoscevo già Magnus, ma non era questa la tua domanda, vero Lighwood?- gli chiesi andando a posizionarmi sulla corteccia di un grosso albero, appoggiandomi con la spalla.
Alec, spostò il suo sguardo altrove, posando poi le mani nel suo jeans attillato nero, avvicinandosi poi a me.
-Voglio solo sapere chi è Christopher...- disse poi guardandomi dritto negli occhi.
-Voglio?- chiesi, inclinando la testa.
-Desidero, va meglio?- chiese, con un'alzata di spalle.
-Meglio...- sorrisi, per poi continuare.
-Era la persona che amavo...- la mia voce divenne un sussurro, chiudendo gli occhi e sperando di riuscire a trattenere le lacrime.
Sentii Alec sussultare e il suo respiro farsi affannoso.
-Cosa ha fatto per farti distrarre dalla missione di stamattina?- chiese serrando la mascella.
-Quello che fanno tutti: ti feriscono e se ne vanno- dissi con voce rotta, sorridendogli amaramente.
-Non tutti sono così, Eveline- ammise.
-Perché tu sei diverso? Non farmi ridere, Alec- dissi scoppiando in una risata isterica, scuotendo la testa.
-Potrebbe cadere la terra sotto i miei piedi: non abbandonerò mai le persone che amo di più al mondo- disse avanzando velocemente verso di me, facendomi indietreggiare con il corpo, aderendo alla corteccia dell'albero con la schiena.
Continuava a guardarmi freneticamente, mentre anche il mio respiro divenne affannoso.
Mi smaterializzai dietro Alec, mi stava mancando l'aria.
Alec si voltò di scatto, sistemandosi i capelli con le mani, serrando la mascella.
-Eveline, io...-
-Non dirlo nemmeno- dissi alzano la mano e fermandolo.
Mi avvicinai a lui, posando la mano sul suo braccio e ci catapultammo all'Istituto, fiondandomi poi nella camera.
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