Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

9 - Mistake

La porta cigolò sui suoi cardini, rimbombando come un pianto disperato lungo il corridoio e le scale e facendomi venire la pelle d'oca sulle braccia.

Avevo paura di guardare.

Lì dentro, a pochi metri da me, poteva esserci l'obbiettivo delle nostre ricerche, l'assassino di mio padre, il ragazzo che mi stava rovinando l'esistenza. Quante speranze avevo che fosse davvero lì? Era stato troppo semplice trovarlo e lui era troppo furbo per lasciarsi sconfiggere soltanto al secondo giorno. Eppure, quel rumore mi aveva fatto salire l'adrenalina a mille e mi aveva convinta dell'impossibile. L'avevo preso, non poteva scappare.

Trattenni il fiato e aprii gli occhi. Ero in biblioteca, circondata da alti scaffali di mogano rosi dai tarli e da migliaia di libri polverosi, alcuni antichi come la casa stessa. C'erano trattati di biologia e religione, documenti e disegni di artisti ormai deceduti, classici in edizioni pregiate.
C'erano tavoli, panche di legno e grandi vetrate a sesto acuto che confinavano le ombre nere negli angoli più remoti della stanza.

L'unica cosa, o meglio, l'unica persona che avrei voluto vedere era assente, inafferrabile come uno spirito. Strinsi i pugni lungo i fianchi. No, era impossibile che non si trovasse lì dentro. Avevo sentito un libro cadere e lui era l'unico altro essere vivente nella scuola. Doveva essere stato lui a produrre quel suono, non c'erano altre spiegazioni. Ma allora dove si era nascosto? Era ancora lì dentro?

Raggiunsi ad ampie falcate il centro della biblioteca e cominciai a girare su me stessa, analizzando ogni dettaglio, attenta a cogliere anche il più piccolo movimento. Sotto le tavolate lucide di cera, dietro agli scaffali disposti a raggiera, in mezzo alle tenebre soffuse negli angoli.

Niente, non era più lì. Avevo fallito di nuovo e questa volta mi ero anche illusa, avevo riaperto la porta alla speranza quando credevo di averla definitivamente sepolta nei recessi del mio cuore. E ora l'errore mi bruciava ancora più della prima volta, mi tormentava da dentro come un veleno. Strinsi i pugni fino a ferirmi i palmi delle mani con le unghie, fino a farli sanguinare.

Sarah fece un passo avanti, lasciando le altre tre ragazze abbracciate da sole sulla soglia. «Kay, abbiamo sbagliato, ma non è la fine del mondo. Torniamo di sotto...»

«Dove sei, lurido verme? Dove sei, ti nascondi di nuovo? Hai paura, ammettilo, hai paura di cinque ragazze ferite ed indifese, eh? Ho sempre pensato che non avessi una spina dorsale, ma ora me l'hai dimostrato!» esclamai invece io, facendo rimbalzare la mia voce contro le volte a padiglione della biblioteca, graffiandomi la gola con l'acidità delle mie parole. Sentivo il fuoco della rabbia corrodermi i polmoni e assorbire la paura di una sua eventuale reazione. Non temevo una punizione, volevo soltanto colpire il suo orgoglio, in un modo o nell'altro. La situazione non poteva peggiorare, arrivati a quel punto.

Sarah corse verso di me per tapparmi la bocca, ma ormai il danno era fatto e non ne ero affatto pentita. «Sei impazzita?» strillò lei, dandomi una spinta. Barcollai all'indietro, ma mantenni l'equilibrio e le gettai un'occhiataccia. «Nel giro di pochi giorni saremo tutte pazze, Sarah. Cominceremo ad accusarci a vicenda, a sospettare di ognuna di noi finché ci uccideremo a vicenda. Succede sempre così, succede sempre...» Mormorai fra me l'ultima frase, continuando a ripeterla come un mantra fino a farle perdere significato.

Sarah allungò una mano, preoccupata, nel tentativo di accarezzarmi i capelli, ma io zoppicai all'indietro. Raggiunsi uno dei tavoli e mi aggrappai ad esso come d un sostegno, tuttavia mi fermai di colpo quando colpii qualcosa di duro con il retro della scarpa, facendolo strisciare sul parquet.

Mi voltai, mentre sentivo i passi delle altre ragazze venire verso di me, mossi dalla mia stessa curiosità. Il mio cuore ebbe uno spasmo.

A terra giaceva un grosso tomo dalle pagine ingiallite, con una spessa copertina in cuoio marrone, screpolato dalle intemperie. Lo raccolsi con mani tremanti, lo capovolsi. Era pesante, senza un'intestazione a riportarne l'argomento né altri indizi che ne indicassero la datazione. Lo posai sul ripiano in legno, lontano da me, e rimasi a fissarlo. Sapevo, dentro di me, che quello era il libro che avevo sentito cadere, lo stesso libro che Andrew aveva fra le mani poco prima di fuggire chissà come dalla stanza.

In ogni caso, sia che si fosse calato da una finestra sia che avesse trovato un passaggio segreto inutilizzato da anni, ciò non cambiava le carte in tavola. Lui aveva lasciato lì quel volume e l'aveva fatto per un motivo. Era impensabile che l'avesse fatto cadere per sbaglio, spaventato dal mio arrivo. Lui seguiva i nostri movimenti, conosceva la nostra posizione in qualsiasi momento. No, ero sicura che l'avesse fatto di proposito, per lasciarmi qualche messaggio. Non era stupido. Era sadico, sì, e incredibilmente fuori di testa, ma non stupido.

Notai che la copertina era leggermente sollevata rispetto alla prima pagina del libro. La alzai e, con un sobbalzo, vi trovai sotto una busta color crema, della stessa carta da lettera usata da mio padre nel suo ufficio. Strinsi i denti per trattenere le emozioni che quella vista mi provocava e sollevai l'oggetto con riluttanza. Non era molto consistente, doveva contenere un foglio al massimo. Sulla faccia posteriore era scarabocchiato il mio nome, in lettere aguzze di inchiostro rosso. "Dio mio, fa che non sia sangue..."

«Aprila» mi incitò Sarah, mettendosi alle mie spalle.

«E se fosse una trappola?» insinuò Charlotte, che era rimasta al centro della sala. Le tremavano le labbra, il braccio continuava a sanguinarle. Una volta letto quel messaggio saremmo dovute passare per l'infermeria, eravamo tutte provate e ferite e la perdita di sangue ci aveva lasciate intontite e deboli. Tuttavia, ora non era il momento di pensarci.

Lindsay mi si affiancò, mentre Martha si sporgeva dal lato opposto del tavolo. Mi schiarii la voce e aprii la busta, estraendo il foglio che conteneva. Su di esso erano vergate poche parole, con la stessa calligrafia che avevo già notato.

Cara Kay,

Mi fa piacere vedere che il tuo piccolo cervello ha finalmente deciso di mettersi in moto. Complimenti per la tua ultima deduzione, la biblioteca sarebbe stato davvero un ottimo rifugio per una persona che non vuole essere trovata. Purtroppo, era comunque troppo prevedibile e, soprattutto, ricca di vie di fuga.
Non restarci male, ci ho messo anni ad ideare questo gioco, non ti biasimo se non ti sei ancora ambientata adeguatamente. Ma, se ci tieni alla vita, dovresti darti una mossa a farlo.

Non vedo l'ora di vederti, alla mezzanotte del settimo giorno. Sento già la sensazione inebriante del tuo sangue sulle mie dita.

Andrew Slow.

Accartocciai la pagina con rabbia e la scagliai sul pavimento. Lo odiavo, odiavo quel ragazzo come nessun altro nella mia vita. Avrei voluto ucciderlo con le mie stesse mani, farlo soffrire come stava facendo con me e come aveva fatto con mio padre. Dovevo solo trovarlo, accidenti! Solo trovarlo, niente di più. Se prima ero intenzionata ad impegnarmi quel tanto che bastava per non deludere le mie amiche, se prima ero rassegnata alla mia morte, ora avrei fatto qualsiasi cosa per non darla vinta a quel mostro. Lo volevo umiliare nel peggiore dei modi, sconfiggendolo al suo stesso gioco.

«Cosa facciamo ora?» balbettò Lindsay, interrompendo i miei pensieri, per poi tirarsi una ciocca bionda dietro le orecchie, lo sguardo fisso sulla punta delle sue scarpe azzurre.

«Ora andiamo a curarci. Dobbiamo essere in forze e riprendere le ricerche, in modo metodico e conciso. Slow non l'avrà vinta, anche a costo di dovermi togliere la vita autonomamente.»

Sarah mi diresse uno sguardo sbalordito, incredula tanto quanto me delle mie parole, ma non avevo voglia di spiegarle il motivo del mio ripensamento, anche perché io stessa non ne ero del tutto certa.

In quel momento sentimmo un rumore. Proveniva da dietro lo scaffale ed era simile ad un fruscio insistente, sinistro.

In meno di un secondo una saetta nerastra sbucò da uno spazio fra i libri. Un ratto, un disgustoso topo di fogna. Sfrecciò fra le mie gambe come un fulmine, tanto che non riuscii nemmeno a spostarmi, per poi puntare dritto alle scarpe di Martha. La ragazza lanciò un urlo, cercò di scappare, ma l'animale sembrava non volerla lasciare andare, come se fosse posseduto, come se fosse stato mandato per uno scopo preciso.

Si arrampicò sulle gambe di Martha, poi sul suo busto, mordendole i polsi, le braccia, il collo. Vedevo il sangue colarle sui vestiti, scuro e appiccicoso.

Ero scioccata dalla velocità degli avvenimenti, ma appena mi ripresi dallo stupore mi precipitai ad aiutarla, insieme alle altre. Tuttavia i nostri sforzi erano inutili, perché lei continuava a sbracciarsi e a gridare, muovendosi febbrilmente per tutta la biblioteca.

Quando inciampò sui suoi stessi piedi, mentre lottava contro la ferocia del lurido animale, e andò a sbattere contro uno degli ingombri scaffali della sala, il tempo parve quasi rallentare, diventando denso come miele. Un miele amaro come fiele.

Vidi Martha cadere riversa a terra, le braccia alzate a proteggersi il volto. Vidi il mobile tremare ed inclinarsi verso il pavimento, verso di lei.
Vidi i libri cadere lentamente, come una pioggia di carta.

E, infine, vidi lo scaffale coprire completamente la povera ragazza.

Al rumore del tonfo seguì solo un silenzio di tomba.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro