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3. La cara vecchia e buona,signora Milly

Il sole sta calando lentamente, mentre imbocco il vecchio vialetto di casa Anderson.

Il giardino è ben curato, le siepi sono tagliate a regola d'arte; segno che il signor Ferguson, il giardiniere, fa bene il suo lavoro, anche se sa che qui non ci mette piede nessuno da ben quindici anni.

Il legnoso porticato scricchiola sotto il mio peso, mentre cerco le chiavi della porta d'ingresso, nella mia valigetta.

Quando apro la porta, prorompente come un'onda burrascosa, mi assalgono i ricordi.

Attimi di una vita che non sembra essere stata la mia.

Un flash di immagini di mia madre, con il suo grembiulino con le magnolie, in piedi davanti al tavolo della cucina, con i capelli e il viso grazioso, tutt'infarinati, mentre prepara i biscotti per me.

Oppure di lei, china sul tappeto del salotto mentre cerca di togliere una macchia di sugo, colata da una fetta di pizza.

Nelle orecchie, rimbombano come un eco le nostre risate, mentre per gioco cercava di acciuffarmi.

E mi lasciava sempre vincere.

Una me, pre adolescente, mi sfreccia sotto gli occhi,e mi rivedo ai piedi della scala, a ripescare per la milionesima volta il diario sfuggito dallo zainetto bordeaux stracolmo di libri.

E la mamma lì, seduta al tavolo, con la sua tazza di thè verde in mano.

Il suono della sua voce, mentre mi chiedeva cose banali, cose della vita di tutti i giorni.

《Hai lavato il viso? Ti sei pettinata? Hai preso il cappello? E la sciarpa?》

Poi tutto si ribalta: la vedo smagrita, il viso stanco e i capelli, sempre ordinati, spettinati e arruffati.

Distratta, stralunata con qualcosa di pesante che le grava sul petto, mentre mi bacia una guancia, veloce e sbrigativa, come tutte le mattine.

E fa male.
E vorrei per un attimo non essere mai tornata.
Richiudere la porta alle mie spalle e scappare lontano.
Via da tutto.
Via da qui.

《Ohohohoh...cosa vendono i miei occhi stanchi? Sei proprio tu Didi?!》

Mi volto di scatto al suono di quella voce, interrompendo il film di ricordi creati dal mio subconscio.

Una vecchina dall'aria dolce e gioviale se ne sta in piedi, con un cestino di lamponi e un cappello di paglia cacciato sulla testolina dagli argentei capelli fini, legati in una crocchia spettinata.

《Signorina Milly! Oh! Quanto tempo è passato! Che immensa gioia vederla》.

Il mio viso si distende, la tristezze di poco prima, ritorna nel buco da dove era strisciata fuori.

Il cuore si riempie di tenerezza, mentre la vecchia Milly, nel suo abito fiorito, mi raggiunge sul portico e mi stringe in un abbraccio che sa di erba e di casa, e anche di torte e di affetto sincero: che sa di lei.

《 Piccina cosa fai qui ferma sulla porta?》

《Niente! È che mi stavo godendo a pieno il ritorno a casa.》

Il suo sorriso si allarga al suono di quelle parole.

《Oh, bene... bene cara. Che ne dici se ti offro una buona fetta di torta di mele?! Ho tante cose da chiederti bambina mia, ma anche da rimproverarti 》.

Si aggiusta il cappello e afferma saldamente la mia mano, senza darmi il tempo di rispondere alla sua domanda.

In pochi passi ci troviamo davanti casa sua,sfila le chiavi da una vecchia lepre di terracotta sbiadita, ed entra in casa, trascinandomi con sé.

La casa è pulita e ordinata come la ricordavo, il pavimento con le mattonelle esagonali marroni e beige e il vecchio divano degli anni '60 sono sempre lì, a rendere particolare ed eccentrico l'arredamento di casa Spencer.

Per non parlare del servizio di piatti di Elvis, che dà bella mostra di sé da più di cinquantanni nella vecchia, ma ben tenuta, cristalliera, ridipinta giallo limone, posta lì, nel salotto dalle pareti arancioni.

Era fatta così Mildred Spencer.

Una donna che nella sua vita ne aveva viste e fatte tante.

Non si era mai sposata ma questo non le aveva tolto il diritto di amare qualcuno.

E si dice che l'avevano amata in molti.

Mi siedo al vecchio tavolo dai piedi doppi, e mi accorgo che anche in cucina il tempo si è fermato a quindici anni fa.

《Tieni bambina》

Dice porgendomi una fetta di dolce profumata di mele e cannella.

La afferro e ci tuffo dentro la forchetta portandomene un pezzo bello grosso alla bocca.

Ho sempre amato le sue torte.

《Mmmmm... Grazie signora Milly è paradisiaca come sempre, prima o poi dovrà pur darmela qualche ricetta》.

Le dico strizzando l'occhio, ben conscia della sua gelosia sulle ricette.

《Si bambina, ci farò un pensierino》.

Quelle parole mi spiazzano. Ha davvero detto "ci farò un pensierino?!"

Deve aver capito dall'espressione sul mio viso, il filo dei miei pensieri perché si sistema accanto a me con una forchetta e mi parla in tono complice.

《Non vivrò mica in eterno sai?! E non è giusto che io priva il mondo di tali bontà 》

Poi scoppia in una fragorosa risata a cui io non mi aggrego.

《Allora bambina, dimmi un po' cosa ci fai qui in città ? Eri stufa della grande metropoli? Come sta tuo padre? Ti serve un lavoretto mentre sei in città? E quanto tempo ti fermi?》

Ecco il brutto vizio di Milly, parte a raffica con le sue domande da nonna chioccia apprensiva, e non ti da il tempo di pensare ad una risposta, che già te ne ha fatte un triliardo!

《Signora Milly...Mi dia il tempo di rispondere...》

《Oh si bambina, scusa, sono solo felice di vederti!》

Le sorrido e le poggio una mano sulla sua rugosa.

《Allora vediamo, sono in città perché mi è stato offerto di dirigere il Wilmington News, e questo risponde alla domanda del perché sono qui, e del fatto che non mi serva un lavoretto》.

Lei sorride complice e mi sprona a continuare con un movimento della testa.

《Papà sta bene, è il solito di sempre. E non so per quanto tempo resterò, dipende tutto da come andranno le cose al giornale》.

E mi chiedo se si possa stare davvero bene dopo un dolore così grande.
Se si possa ritornare ad essere quello che si era prima.
Si può Milly?!

《Oh tesoro, andrà benissimo al giornale, perché ora hanno una ragazza capace e intelligente che viene da New York 》.

Le sorrido per ringraziarla e affondo di nuovo la forchetta nel dolce.

<Dovrei tirarti le orecchie! Tu e tuo padre non vi fate vedere da troppo tempo. Ma ti perdono perche ora sei qui!>

Le sorrido grata mentre sono persa nei meandri del piacere, che il dolce mi regala poi prorompe con un idea folle che non può non contagiarmi.

《Io stavo andando a raccogliere i lamponi, che ne dici di venire con me?! Così ti insegnò a fare la mia famosa gelatina ai lamponi》.

Ci penso un po su, avevo altri programmi, come pulire casa, fare la spesa, cambiare le lenzuola e l'aria in quella vecchia casa chiusa da quindici anni, ma l'idea mi piace, e le rispondo nel modo più naturale che posso.

《Certo signora Milly, ne sarei felice, mi dia il tempo di indossare qualcosa di adatto e la raggiungo》.

Salta dalla sedia come una bambina, e afferra cestino e cappellino in paglia.

《Oh certo tesoro, ma non metterci troppo》.

Cosa non farei, per una delle sue famose ricette.

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