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16. Il dolore è un circolo vizioso.

Ieri.

<Tesoro, posso entrare?>

La voce di mia madre dall'altro lato della porta é insicura e titubante.

Rimango immobile risucchiata dal buio e dal conforto che solo l'abbraccio del piumone sembra darmi.

"Perché lei?"

Altri tre piccoli tocchi e la porta si apre, lo sento dal lieve cigolio che fa.

<Ho detto a tuo padre di sistemare questa porta un milione di volte!>

Nella voce un tono di finto disappunto.

Si avvicina cauta al letto, lo sento dai passi lievi, poco dopo il materasso si abbassa impercettibilmente sotto il suo peso leggero.

Non so quantificare il tempo che scorre in silenzio, con me rinchiusa nell'oscurità e con lei lì a pochi centimetri da me.

Un lieve sospiro é tutto quello che sento, prima che lei prenda coraggio e cominci a parlare.

<É normale che tu sia arrabbiata Didi. Sarebbe strano se non lo fossi. La tua rabbia ora é un modo per affrontare il dolore tesoro. É va bene. Va bene perché sono arrabbiata anche io. Anche se non lo do a vedere, anche io vorrei rintanarmi sotto il piumone e sperare che tutto questo sia un brutto scherzo. Gridare alla vita quanto faccia schifo. Ma non posso farlo. Perché la vita che ci viene concessa é una. E la mia anche se sembra breve, é stata molto intensa e anche molto generosa con me, bambina mia.
Mi ha donato l'amore>.

La sento ridacchiare e proprio non mi va giù il fatto che lei cerchi di consolare me in questo momento. Come potrò andare avanti? Come farò senza la mia mamma? Che ne sarà di me senza te?

"Non é giusto!"

< Mi ha circondata di affetto. Mi ha fatto conoscere l'uomo della mia vita, la mia anima gemella. E poi...poi mi ha donato il mio unico grande amore. Quella cosa capace di sorvolare ogni cosa. Potente. Che ti consuma e lo senti fin dentro le ossa, lo senti scorrere nel sangue.
Quella cosa piccola e potente che tu sei per me>.

Lacrime copiose cominciano a scendere dal mio viso, inzuppando il cuscino con tutto il dolore che provo in questo momento.

<Non posso chiedere nient'altro alla vita piccola. Perché sono grata per avermi dato ciò che ho. Quindi ho due opzioni : contorcermi nel dolore e nella rabbia, o godermi ogni minimo istante con te e con tuo padre>.

I singhiozzi non si placano, e sento mia madre stendersi accanto a me e circondarmi con il suo braccio, che sa di casa, sa di amore, di calore che nonostante il grosso piumone riesce a penetrarmi sotto la pelle.

<Mi lascerai sola>.

Dico senza fiato.

<No. Mai. Tu Cercami quando vorrai e io sarò sempre lì, sempre con te. Solo per te. Sarò il vento che ti accarezzerá, la sostanza dei sogni più belli che farai. Il profumo dei fiori, la melodia di una canzone e il calore di un raggio di sole che ti avvolgerà. Non sarai mai sola, amore mio. Tu portami con te, nel tuo cuore, e sarà come se non me ne fossi mai andata>.

<Me lo prometti mamma? Mi prometti che ti sentirò sempre con me?>

<Te lo prometto amore mio. Te lo prometto>.

Scosto il piumone infilando la testa nell'incavo del suo collo,  aspirando il dolce profumo di magnolia che é la sua essenza.

<Promettimi una cosa bambina mia. Vivi. Vivi più che puoi. Senza remore, senza rimpianti senza limiti. Ama e sogna. Non smettere mai di sperare. E tieniti stretta la vita che hai tesoro, perché é il dono più importante di tutti>.

<Te lo prometto mamma>.

Le dico, piagnucolando.

<Un' altra cosa ancora. Prenditi cura di tuo padre>.

Annuisco ancora, bloccata tra il suo collo e la sua spalla morbida.

<Hai paura mamma?>

<Solo un po', ma so che sarai con me, e questo mi da' forza>.

E ci addormentiamo così, strette in un abbraccio, l'ultimo.

Tre giorni dopo mia madre morì, lasciando il vuoto della sua assenza.

Ma io la sento.

Sento il suo amore nelle carezze del vento e nel calore del sole. Nel profumo delle magnolie fiorite e nelle melodie delle canzoni che mi raccontano di lei.

La sento, perché il suo amore, nonostante tutto, non mi abbandona mai.

____

Oggi.

"Tu credi che mia madre mi voglia bene?"

Dopo aver rassicurato Juliet, sul fatto che ogni madre ami il proprio figlio, cosa di cui non sono del tutto certa, e averla accompagnata dalla sua amica Madison, mi ritrovo a cercare Adrian come una forsennata, gironzolando a passo svelto come un drogato in cerca di una dose.

Esausta e arrabbiata, mi dirigo al B&B con la speranza che sia tornato a casa.

Faccio per prendere quella direzione quando gemiti soffocati arrivano ovattati alle mie orecchie.

Mi volto un paio di volte per cercare di capire se sia un animale ferito o cosa'altro, ma i miei occhi non vedono nulla.

Ritorno sui miei passi ma ancora una volta quel suono mi fa fermare.

Il vecchio granaio, quello più isolato, quello che i nonni di Adrian usavano per tenere il concime e gli attrezzi, che credevo fosse ormai in disuso dato la sua fatiscenza, attira la mia attenzione.

Quello é l'unico posto dove non ho controllato, convinta del fatto che fosse inusato. 

"Forse Adrian é intrappolato là dentro"

Con questo pensiero corro diritta verso quel capannone cadente, spalanco la porta e...mi rendo conto che avrei fatto meglio ad aspettarlo a casa!

<Ma che diav...Daphne?>

Adrian ha i pantaloni e i boxer bianchi calati sulle ginocchia, la maglietta rossa impregnata di sudore.

I capelli umidi dallo sforzo dell'amplesso che ho interrotto.

Il suo sedere marmoreo guizzava furente avanti e indietro.

Il mio sguardo scatta a guardare la donna china di spalle di fronte a lui.

I suoi capelli scuri mi ricordano qualcuno.

Ma non mi fermo a pensare che sto già correndo verso il B&B.

"Adrian tradisce sua moglie?"

Mi fiondo in camera mia chiudendo la porta dietro di me con un tonfo.

Sono grata che la piccola Julie non sia qui. Ma una rabbia cieca mi attanaglia lo stomaco.

Come può fare questo? Come può non accorgersi del dolore di sua figlia?

E qualcosa si spezza.
In quante volte il cuore può spezzarsi?
Quanti graffi sanguinanti può sopportare ancora prima di cedere.
Quando abbiamo smesso di farci del bene?

Le immagini di pochi minuti fa mi tornano come un flash, lo stomaco si contorce e passa un minuto prima che mi ritrovi china sulla tazza a vomitare tutto quello che ho in corpo.

Chi é questo uomo che ha le sembianze di Adrian?
Com'è potuto diventare così?
E mi chiedo perché mi fai ancora così male.

Rinfresco il viso con l'acqua fresca e lavo i denti per togliere il sapore disgustoso che permae nella mia bocca.

Sento la porta all'ingresso sbattere con violenza e i suoi passi pesanti salire le scale.

<Daphne!>

Sento tuonare dal basso ma sono tranquilla, la mia porta é chiusa a chiave e ora anche se arrabbiata e delusa, non ho proprio voglia di parlare con lui. Di guardarlo in faccia.

E di vedere quelle pozze oceaniche che non riconosco più.

La maniglia della porta si alza e si abbassa, accompagnati da tonfi pesanti.

<Apri!>

Non rispondo. Rimango in silenzio, capirà che non ho voglia di vederlo e se ne andrà.

<HO.DETTO.APRI.QUESTA.STRACAZZO.DI.PORTA>

Un altro tonfo.

<SUBITO!>

Sono stufa del suo tono autoritario, sbuffo e punto le mani sui fianchi anche se so che non può vedermi.

<Vai a finire quello che stavi facendo Adrian. Non ho proprio voglia di parlare con te ora!>

<APRI!>

<NO!>

<HO DETTO APRI! MALEDIZIONE!>

<E io ti ho detto di no! Ora lasciami riposare in pace!>

Ringhia dall'altro lato della porta e sento i suoi passi allontanarsi.

Grata che si sia arreso mi sistemo sul letto e tiro le ginocchia al petto, portando le mani a tirarmi la radice dei capelli.

Come siamo arrivati a questo punto?
Perché continuiamo a farci del male?
Cosa sei diventato?
E non sei il mio Adrian.
Hai i suoi occhi, i suoi capelli, la sua voce ma non sei lui.
Dov'è la tua anima? Dove l'hai lasciata?

Sento la serratura della mia porta scattare, e in meno di due secondi la sua figura mi appare in tutta la sua rabbia e magnificenza.

Gli occhi rossi iniettati di rabbia, le nocche bianche che stridono con la sua pelle bruciata dal sole.

<Come...come hai fatto ad entrare!?>

Si apre in un sorriso diabolico e mi fa penzolare sotto il naso una chiave.

<Il mio B&B ricordi? Chiave di riserva>.

<Come ti permetti! Esci subito da qui!>

Scatto in piedi e gesticolo indicando la porta alle sue spalle, lui in risposta la chiude con un calcio senza mai distogliere il suo sguardo dal mio.

<Ti avevo detto di aprire>.

<Ti avevo detto che non volevo parlarti!> sbotto adirata.

Lui si appoggia alla scrivania del!a stanza e incrocia le braccia grosse sul petto muscoloso.

<Cosa ci facevi in quel lato della fattoria?>

Lo  guardo di sbieco e mi sistemo sul letto, incrociando le gambe.

<Perché tradisci tua moglie?>

Il suo sguardo si riempie di fuoco e non ne capisco la ragione.

<Perché ti importa? Volevi unirti a noi?>

Sorride in un modo così viscido che stento davvero a riconoscerlo.

Lo guardo disgustata notando che ha ancora la maglietta sudata di poco prima, e la cintura che gli penzola come se non avesse aspettato un minuto di più e si fosse lanciato al mio inseguimento.

<Mi fai schifo>.

Sorride ancora e si avvicina lentamente, a passo felpato arrivando ai piedi del letto, costringendo me a spalmarmi sulla tastiera del letto.

<Fidati "Daph" non ti avrebbe fatto per niente schifo>.

Mi acciglio e scatto in piedi arrabbiata.

<Ma ti senti quando parli? Dio Adrian ma che razza di persona sei diventata?>

Il suo sguardo si indurisce e la vedo la rabbia che gli scorre nel corpo.

<Tu non sai niente! Quindi smettila di giudicare facendo finta che te ne importi qualcosa! Io non ti devo nessuna cazzo di spiegazione!>

Le sue parole sono come lame taglienti.

<Cosa ti é successo? Noi eravamo amici! Puoi dirmelo se c'è qualcosa che non va!>

Ride, ma la sua é una risata vuota e fredda, priva di qualunque ilarità.

<Amici? Eravamo amici? Noi non siamo mai stati amici Daphne. E i fatti miei gradirei tenerli per me. Quindi Stanne fuori>.

<Non posso. Non posso starne fuori. Juliet soffre per sua madre. É venuta da me Adrian, è venuta a chiedermi se sua madre l'amasse. E cosa avrei dovuto rispondere ad una ragazzina di undici anni? Cose ne so io della vostra vita mi chiedo. Ma l'ho rassicurata del fatto che ogni madre ami il proprio figlio, anche se non ci credo nemmeno io visto che questa donna non é qui a prendersi cura di lei. E poi tu. Tu che sei in giro con altre mentre io so che sei ancora sposato? Cosa significa tutto questo? Cosa diavolo é successo?>

Mi artigila le spalle con le sue mani possenti e callose, la sua presa é ferrea e mi strattona facendomi male.

<Devi stare fuori dalla mia cazzo di vita! Devi farti gli affari tuoi! Non immischiarti in cose che non ti riguardano!>

<Mi riguardano nel momento in cui tua figlia mi chiede una cosa del genere! Maledizione Adrian! Cosa diavolo é successo?>

La sua presa si stringe ancora di più, sono sicura che rimarranno i segni del suo passaggio, ma non me ne curo, voglio sapere.

Voglio capire.

<Sei successa tu...!>

Aggrotto la fronte confusa, e poi lo vedo, dentro il suo sguardo, dentro quell' oceano di dolere.

<Cosa...cosa vuoi dir...>

Ma non finisco la frase, perché lo leggo nei suoi occhi. Li osservo e capisco. Forse comprendo.

<No Adrian. Non dirmi che sei ancora attaccato a 15 anni di ricordi splendidi vissuti insieme?! E non negare ti prego, li vedo passare nei tuoi occhi ogni volta che mi guardi. Ma io non sono più quella persona,e non lo sei neanche tu. Sono passati troppi anni. E non voglio credere che tu voglia aggrapparti ad una cosa che non c'é più da molto tempo, una cosa che ci ha consumati entrambi>.

Sorride malignamente ma non accenna a lasciarmi andare.

<Sicura che sia quello che passa nei miei occhi, o é ciò che tu vuoi vederci per non ammettere che sia tu a pensare al passato?
Ho voltato pagina tesoro, proprio come hai fatto tu, e sono cambiato anche io. Mi sono sposato Daphne, ho avuto una figlia! Sono andato avanti anche senza di te. Ma forse hai ragione sai?!
È probabile.
È probabile che certe cose non sia stato facile dimenticarle come per altre, che quando ti vedo non riesca a mandare giù certi frammenti del passato ma mi chiedo anche se non sia tu a volerci vedere dell'altro che tu stessa non hai abbandonato nell'angolo più recondito della tua mente.
Probabilmente, non riesci ad ammettere a te stessa che un po' _quel passato_ ti manca, come a volte è mancato e magari alle volte quando tutto é incasinato, ancora manca, anche a me>.

<Cosa stai dicendo?>

Molla la sua presa su di me e si accascia sul letto tenendo la testa tra le mani.

<Tutto. Niente>

Si tira le ciocche umide color grano e punta il pavimento con occhi spenti.

<Avevo diciannove anni quando é arrivata Juliet. Io...io e sua madre non stavamo insieme. Juliet é il frutto di una notte. Ma non vuol dire che io non la ami più della mia stessa vita.
Ho sposato sua madre perché era giusto che lo facessi, ma é durata solo quattro anni. Poi é scappata. Lontano da me e dal dolore che gli ho inferto ogni singolo giorno, troppo debole per lottare per sua figlia.>

Ho la gola secca per quella confessione, gli occhi mi si riempiono di lacrime pensando ad una piccola Juliet crescere senza l'amore di una madre.

E quasi ho paura di chiedere.

<Cosa...cose le hai fatto?Perché l'hai ridotta così>

Lui mi guarda, solleva la testa e posso affogare nelle acque ghiacciate che sono i suoi occhi.

Sorride amaramente.

Il gelo mi avvolge come se una bufera scaturisse dalle sue iridi intense.

<Ero arrabbiato! Pieno di odio. E Lei sapeva. L'aveva sempre saputo. Credeva di potercela fare ma non é stata abbastanza forte ed é andata via, scappando da qui, dalla nostra famiglia, da sua figlia>.

<C-cosa sapeva Adrian?>

E mi manca il respiro. Il cuore perde un battito, o forse anche due.

Finirà mai questo dolore?
La smetteremo mai di farci del male?

<Sapeva...sapeva che non era te>.


Angolo della tipa assurda che scrive questa storia.

Ve lo aspettavate che Adrian fosse
rimasto così legato
al ricordo di Daphne a tal punto
da distruggere la sua famiglia?
Lo credevate? E come la prenderà Didi
sapendo di essere
involontariamente la causa di tanto dolore?














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