Capitolo 9
Wendy guardò oltre la porta. John e Michael erano seduti sul divano marrone e un po rovinato, pieno di toppe colorate.
Chiaccheravano allegramente.
Wendy sorrise alla loro vista. Ormai erano grandi, mentre lei era rimasta una ragazzina di quattordic'anni. Sull'Isola non si cresce mai.
Loro erano cresciuti senza di lei, e un pò le dispiaceva e la faceva sentire a disagio quella differenza d'età, e pensare che una volta erano più piccoli di lei.
Lei avrebbe dato vent'anni a Michael e venticinque a John. Quest'ultimo era alto, capelli castano sicurissimo e con gli occhiali neri e spessi e aveva l'aria molto intelligente e sapiente. Le ricordava uno di quei ragazzi inglesi molto affabili e alla mano, gentili e alquanto superficiali. L'altro invece era un pò più basso, ed i capelli castani molto più chiari di quello del fratello, quasi come quelli di Wendy, che però avevano una sfumatura sul biondo. Michael era un tipo un pò più sciocco, si disse Wendy, lei poteva permettersi di dirlo perché era sua sorella.
Non era passata più di una settimana dal suo ritorno dall'Isola Che Non C'è.
Si, ne sentiva la mancanza, ma ora era felice di stare con i suoi due fratellini.
Entrò nel salotto, titubante.
-Posso?- chiese raggiante, mentre i due si giravano verso di lei.
-Ma certo signorina Darling- la prese in giro Michael.
Prima di sedersi fece un giro intorno alla stanza, voleva abituarsi a quella nuova casa a Storybrooke. In fondo, era una bellissima città. Perfetta in cui vivere e costruirci, magari un giorno, una famiglia.
Si maledisse per aver pensato a certe cose: aveva ancora la mentalità vecchia del '900 e questo la infastidiva non poco.
-Avete scelto bene, è molto carina.
-Lo sappiamo- rispose fiero John -Sapevamo ti sarebbe piaciuta, ti abbiamo aspettato così tanto...
Lei sorrise a quelle parole, poi si sedette e prese la tazza calda del tè in mano.
-Mi siete mancati, entrambi- disse sorseggiando il liquido caldo.
-Anche tu ci sei mancata, Wendy- rispose Michael, bevendo anche lui dalla sua tazza come il fratello.
-Ci sarai alla festa?- chiese John, posando la tazza sul vassoio.
-Quale festa?- rispose Wendy, prendendo in mano il vassoio.
-La festa per aver vinto contro Peter Pan.
Lei si avviò verso la porta d'uscita, poi si fermò un secondo e si voltò verso i fratelli. -Abbiamo vinto?
John annuì. -Certo, è morto finalmente, non lo sapevi?
Wendy sentì un rumore sordo e forte. Abbassò lo sguardo: il vassoio le era caduto di mano e le tazze e la teiera erano sparse in cocci sul pavimento.
-N-Non è vero, non è morto- cercò di convincersi la ragazza.
-Si si, invece- replicò Michael -Era venuto qui a Storybrooke. Un secondo prima minacciava tutti con un sortilegio ed un secondi dopo... dritto nell'Ade!
Wendy, inorridita e disperata, si portò le mani agli occhi, cadde per terra in ginocchio, con le gambe disposte innaturalmente e scoppiò in un pianto disperato.
Tra le fessure poteva notare e facce molto perplesse dei due fratelli.
Non volendo restare in quella situazione un momento di più, si alzo, corse a prendere il suo cappotto bianco, si infilò le scarpe da tennis. Spalancò la porta e corse verso la strada. Poté udire le voci dei fratelli che la chiamavano, ma non si voltò, continuò a correre per le strade di Storybrooke.
Se solo avesse fatto più attenzione! Come aveva potuto non capire che Peter Pan era a Storybrooke! Se solo gli fosse stata accanto avrebbe potuto impedirlo!
Si strinse nel cappotto, continuando con il suo pianto disperato.
Ad un certo punto di trovarono davanti ad una panchina. Subito Wendy di sedette, stanca di correre e respirando affannosamente.
Negli ultimi tempi non aveva fatto altro che correre.
Si sentì stupida.
Pensò a quando aveva suonato quella bellissima melodia col flauto, a quando l'aveva portata sulla collina a vedere tutta l'Isola Che Non C'è dall'alto, a quando avevano volato insieme, e... a quando l'aveva baciata.
Questi ricordi non furono d'aiuto a scacciare le lacrime.
Si guardò nella vetrina di un negozio davanti a lei: il suo viso pallido era diventato rosso e umido dal pianto.
Ad un certo punto sentì dei passi.
Non si voltò pera paura. Ma non erano regolari, sembravano due uomini. O meglio, se ascoltava bene, sembrava un uomo con tre gambe.
-Buongiorno signorina Darling- l'uomo rivelò il suo volto. Era quello che aveva visto sull'Isola, il padre di Baelfire, quello col bastone dall'impugnatura dorata.
Impaurita, cercò di andarsene, ma qualcosa la trarrenne. Come una forza sovrannaturale.
L'uomo di sedette di fianco a lei, guardando dritto davanti a sé: -Che bella l'arietta d'inverno, così fresca.
Wendy notò con sorpresa che non portava una giacca, ma ancora un completo giacca e cravatta. Forse non sentiva il freddo, o forse è davvero tanto potente come dicevano.
-Cosa mi avete fatto? Lasciatemi andare!- protestò Wendy, cercando di divincolarsi da quella strana morsa.
-Sai chi l'ha ucciso?- chiese lui, come se non avesse sentito.
-Chi?- domandò Wendy.
-Suo figlio.
Wendy si accorse con sorpresa che il suo cuore aveva improssivamente avuto una pulsazione più forte del normale. Come poteva un figlio uccidere suo padre?
-Era un essere crudele, e maligno, e demoniaco- giustificò l'uomo.
Perché voi non lo siete? Avrebbe voluto gridargli Wendy, ma poi constatò che non era saggio mettersi contro di lui.
-Non meritava di vivere ancora. Ha fatto del male a molta gente, me compreso.
Wendy non disse nulla, si limitò a scuotere la testa in disaccordo.
-Chi è suo figlio?- gli chiede finalmente Wendy, ora la curiosità aveva pienamente preso possesso di lei.
L'uomo non rispose e allora Wendy, che non era stupida, capì al volo.
-Siete voi- disse stringendo le mani al bordo inferiore della panchina -Voi siete Tremotino.
Lui la guardò. -Qui a Storybrooke mi chiamano signor Gold.
-Come avete potuto uccidere vostro padre! Come avete potuto commettere tale infamia!- sbraitò la fanciulla, che sentì un impeto d'ira verso l'assassino.
-Per ucciderlo ho dovuto sacrificare la mia stessa vita e... alla fine anche quella di mio figlio.- un ombra passò sul volto di Gold.
-Baelfire- sussurrò Wendy, notando improvvisamente che aveva ricominciato a piangere.
-Già. Non se lo meritava.
Wendy abbassò lo sguardo e non provo più rabbia verso quell'uomo. Chissà cosa deve aver passato.
-Io lo amavo Peter- disse Wendy tra le lacrime.
Lui la guardò, e per un attimo la ragazza pensò che in qualche modo la capisse.
-Forse non sembra, ma anche io ho conosciuto l'amore- disse Gold -Una brave e fugace scintilla in un oceano d'oscurità. E penso che per mio padre sia stata la stessa cosa.
Gold si alzò con l'aiuto del bastone e girò i tacchi. -Ci si vede in giro, signorina Darling.
Wendy fissò l'uomo allontanarsi, mentre si asciugava le lacrime. Le erano morte due persone care in una settimana, e lei neanche lo sapeva.
Felicemente constatò che ora i suoi arti inferiori avevano ripreso la normale circolazione.
Quindi, con passo lento e immersa nei pensieri, tornò a casa.
Angolo Autrice
Questo capitolo è moolto lungo.
L'idea della conversazione tra Gold e Wendy mi è venuta ieri sera😂 perché le idee geniali vengono sempre di sera.
Ora vi lascio che devo scrivere il capitolo dopo.
~Lia
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