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Epilogo: Champion

San Pietroburgo, Russia


La Great Philarmonic Hall di San Pietroburgo quella sera era gremita di gente. Michael, stretto nel suo completo elegante nero, osservava gli altri passargli accanto, indicarlo, fargli complimenti per il mondiale vinto giusto poco tempo prima, com'era giusto che fosse; del resto, quella sera erano tutti lì per vedere il pilota della Ferrari con il trofeo del campionato mondiale in mano. L'emozione era palpabile non solo tra i piloti presenti, ma persino tra il pubblico e chi consegnava i premi.

Una cosa che aveva stupito Michael era che nessuno lì presente, fino a quel momento, avesse accennato a come l'ultimo podio del mondiale si fosse concluso, con Luke che baciava Michael davanti a tutti. Quel momento era stato leggermente imbarazzante ed inaspettato per Michael, non abituato a vivere le sue relazioni in modo pubblico, ma tutto sommato aveva apprezzato il modo stravagante di Luke di uscire allo scoperto con il suo orientamento sessuale e con la loro relazione: era stato il passo che Michael aveva aspettato dal primo momento in cui s'erano baciati, in quel bar a Singapore, ed era felice che Luke si fosse convinto che per lui valesse la pena vivere la sua vita al meglio, senza maschere o sotterfugi. La conferenza stampa era stata surreale, poi, ovviamente all'insegna delle domande sulla relazione tra Michael e Luke e su quanto andasse avanti, sull'orientamento sessuale di Luke – e sì, alla fine Max aveva ragione, i giornalisti vivevano di drammi e gossip. In ogni caso era stato divertente, tra le battute sarcastiche di Luke e gli interventi pieni di sufficienza di Kimi.

A proposito sia di Kimi che di Luke, Michael non aveva ancora visto nessuno dei due. Per Kimi non si preoccupava più di tanto, sapeva che sarebbe arrivato quando più gli avesse fatto comodo, ma il fatto che non sentisse Luke dalla sera prima lo lasciava leggermente con l'amaro in bocca. Dalla fine del mondiale non s'erano più visti, lui impegnato in celebrazioni ed eventi vari tra Maranello e Monza e l'australiano via per la nascita di suo nipote; s'erano soltanto sentiti per telefono in quei giorni e la cosa non gli bastava affatto. Gli mancava tutto di lui, dalla cosa più banale alla più importante, e più il tempo passava più quella mancanza aumentava ed aumentava a dismisura quasi a mangiarlo vivo.

Ci sarebbe stato di sicuro, quella sera – il premio per il secondo posto andava consegnato a lui, e tra l'altro Luke aveva già confermato la sua presenza – ma finché Michael non l'avesse visto con i suoi occhi non si sarebbe tranquillizzato. E poi, doveva prenderlo in giro perché ormai Secondo Posto era diventato lui, dopo anni di vessazioni e prese in giro da parte sua era arrivata la sua ora per vendicarsi e non ci avrebbe rinunciato per niente al mondo.

«Però quando ho detto che ci serviva una vacanza parlavo di un posto più caldo, San Pietroburgo non era esattamente nei miei pensieri».

Come un adolescente alla prima cotta Michael sentì il cuore salirgli in gola non appena sentì quella voce. Si voltò di scatto, sorridendo a trentadue denti quando vide Luke, in un meraviglioso completo nero ed il papillon, a pochi passi da lui, intento a sorridergli di rimando con il suo solito tono strafottente. Poteva amare Michael quanto voleva, ovvio, ma il suo modo di fare non sarebbe mai cambiato – e Michael non avrebbe mai voluto cambiasse, per nessun motivo al mondo. Del resto, s'era innamorato di quel Luke, del Luke strafottente e malizioso, di quello che fuggiva e che ce l'aveva con il mondo. Certo, forse il fatto che si fosse aperto di più rispetto a com'era in precedenza era stato un bene.

«Sai come si dice, Secondo Posto», borbottò Michael, ridacchiando leggermente per come aveva chiamato Luke, «Prima il dovere, poi il piacere. Ed io non vedo l'ora di ricevere un premio migliore del tuo».

Luke alzò gli occhi al cielo ma non riuscì a trattenere una risata. «Ah, quindi vedo che la fama ti ha già dato alla testa, Campione. Non ti riconosco più», borbottò, avvicinandosi a lui per abbracciarlo, «Dio se mi sei mancato in questi giorni».

Michael si sciolse tra le braccia di Luke, sentendosi, finalmente ed inequivocabilmente, a casa. Non gli era mai successa una cosa del genere, ma era dannatamente felice di poter considerare una persona così importante da dargli appellativi del genere. «Anche tu a me, un sacco. Come sta il piccolo Niki?».

Luke scoppiò a ridere mentre si separavano. «Sai, ancora non sono d'accordo con il fatto che Jack abbia chiamato suo figlio come Niki Lauda, ogni volta che lo vedo immagino lui e lo sguardo assassino che mi fa ogni volta che faccio arrabbiare Toto – ovvero sempre», spiegò, facendo ridere Michael, «Ma detto questo, sta benissimo, è un fagottino di gioia. Dovresti venire a trovarlo, i miei vogliono conoscerti».

«Mi piacerebbe un sacco, lo sai. Ah, e anche i miei vogliono conoscere te. Ti va una fuga d'amore a Maranello? Saremo solo tu, io e Maurizio Arrivabene», gli propose, alzando un sopracciglio.

Luke scosse la testa veemente. «Fattelo dire Michael, sei pessimo nell'organizzare le fughe d'amore. Andarcene nel luogo in cui lavori non mi sembra mica un ottimo piano!», lo prese in giro, facendolo imbronciare, «Io propongo un posto bello caldo che non siano le Maldive, visto che ci vanno in vacanza Ricciardo e Verstappen con tanto di girl squad al seguito».

«Oh, cos'hai contro Daniel e Max? Sono simpatici! E le ragazze sono adorabili, ti ricordo che io e Chiara siamo amici da una vita e che Tori vorrebbe rendermi padrino di sua figlia», ribatté Michael, sorridendo leggermente al pensiero dei suoi amici. Erano tutti così felici, ognuno di loro si godeva la vita a modo loro e non c'era niente di più importante.

«Beh... tra me e la Valcelli la situazione è un po' critica, lo sai, e tra l'altro so che lì ci sarà anche Leclerc quindi andiamo di male in peggio», spiegò Luke, arrossendo leggermente, «E wow, non sapevo che Tori aspettasse una bambina e che volesse che tu le facessi da padrino».

Michael alzò le spalle. «L'ho saputo giusto ieri, perché io e Daniel abbiamo continuato a tenerci in contatto. Al telefono piangeva, era adorabile», rispose, facendo sorridere intenerito Luke, «E comunque... alla fine il ruolo di padrino l'ha vinto Max perché è fin troppo legato sia a Daniel che a Tori per non farlo. La madrina sarà Chiara, e anche lei mi ha chiamato piangendo per dirmelo – non se lo aspettava».

«Quanti piagnistei. Al battesimo saranno in una valle di lacrime senza dubbio», si lamentò Luke, facendo accigliare Michael, «Ma sì, sono contento anch'io per loro. Screzi a parte, saranno una bella famiglia», aggiunse, sfiorando la mano di Michael.

Il pilota inglese vide, in quel gesto, molto di più di quanto stesse a significare: per lui Luke era già parte della sua famiglia, ed una parte fin troppo importante e fin troppo necessaria. Per lui, Luke era fondamentale. Arrossì leggermente a causa dei suoi pensieri mentre si avvicinava a Luke, sorridendo prima di dargli un rapido bacio sulle labbra – le manifestazioni di affetto in pubblico ancora lo mettevano fin troppo a disagio, e sperava che a Luke non dessero troppo fastidio. «Guarda che tu al battesimo ci vieni con me. E non hai scusanti», borbottò, sorridendo mentre Luke arrossiva stupito.

«Ma manca ancora un'infinità di tempo per quello. Ti sembra il caso di cominciare già a pianificare tutto?», chiese meravigliato, suonando seccato ma con un sorriso sulle labbra che tradiva ogni messinscena.

Il problema di Luke era che nessuno, prima d'ora, aveva fatto tanto per lui. Michael l'aveva accettato per com'era, non gli aveva imposto paletti, non gli aveva messo fretta e, soprattutto, era rimasto senza chiedere niente e aveva sopportato ogni sbalzo d'umore, ogni giorno no con pazienza ed amore, qualcosa a cui Luke non era abituato affatto.

Per Luke, Michael era una boccata d'aria fresca, una novità a cui s'era abituato fin troppo in fretta; e certo, forse l'idea di essere implicitamente invitato a qualcosa che sarebbe successa tra molto tempo lo spaventava, ma avrebbe accolto con piacere anche quella sfida. Perché sì, alla fin fine, Michael per Luke era stato anche questo. Era stato la sfida più grande della sua vita, l'aveva costretto ad affrontare sé stesso e le sue paure, i suoi demoni, e a vincere qualsiasi difficoltà avesse incontrato sul suo cammino per essere felice. Gli aveva messo i bastoni fra le ruote per quanto riguardava il mondiale, ovvio, ma anche giocarsi quello insieme per Luke era stato indimenticabile.

Michael sorrise malizioso e lasciò un altro piccolo bacio sulle labbra di Luke. «Allora non l'hai capito che io ti voglio per me per più tempo possibile? Sia in pista che fuori, sia chiaro. È stato divertente giocare ad armi pari quest'anno, e non vedo l'ora di ricominciare a vincere contro di te».

Luke scoppiò a ridere. «Già fai il presuntuoso, Secondo Posto? Hai vinto questa volta, non credere che ti concederò il lusso di rubarmi altri titoli. Saremmo pure innamorati – e diciamocelo, siamo una coppia davvero meravigliosa – ma siamo comunque in guerra, ricordalo».

«Concedimi il lusso di gongolare un po' Campione, visto che adesso ho il coltello dalla parte del manico!», sbottò Michael, ridendo con il suo ragazzo, «Comunque non voglio che tu ci vada piano con me, e lo sai. Così quando ti batterò sembrerò ancora più forte, perché ho combattuto con il più forte sulla piazza e ne sono uscito comunque vincitore», aggiunse, lanciando un occhiolino a Luke.

L'australiano rispose scuotendo la testa. «Ti consiglio di andarci piano con le adulazioni, potrei montarmi la testa», mormorò, questa volta allungandosi lui per scoccare un bacio sulle labbra di Michael. Il momento fu immortalato da uno dei fotografi presenti all'evento, che ne approfittò per chiedere qualche scatto a Michael e Luke, distraendoli dal loro discorso e spezzando il momento magico che s'era creato tra di loro.

Per il momento lasciarono perdere, godendosi il flash della macchina fotografica e le attenzioni forse un po' troppo invadenti; tanto, di momenti magici, avrebbero potuto averne per tutta la loro vita insieme. E sì, le prospettive erano forse un po' alte, ma Luke e Michael potevano permettersi questo ed altro. Perché il loro amore era speciale, nato in circostanze in cui forse non ci sarebbe dovuto essere alcuno spazio per un sentimento del genere, tra la pista e la pit lane, a trecento chilometri orari. Era un amore nato dall'odio, forse un amore già sentito, ma che per Michael e Luke era tutto, forse più in alto del vincere titoli, del macinare chilometri, delle Pole Position e delle vittorie.

Perché sì, le rivalità in uno sport come la Formula Uno erano sempre state all'ordine del giorno, ma con Michael e Luke anche l'amore aveva avuto modo di diventare il protagonista, di invadere ogni spazio di ogni circuito, di aleggiare nei paddock e nelle pit lane, di infiammare le piste.

E, di sicuro, la loro storia sarebbe stata tramandata ai posteri come la rivalità più bizzarra di sempre, una rivalità che aveva avuto modo di sfociare nella passione folle, nell'amore che i due coltivavano ogni giorno e che era nato nelle circostanze più strane di sempre, quasi come un fiore sull'asfalto.

Fine

***

[A/N] ricordo ancora quando ho avuto l'idea per questa fanfiction, ormai praticamente un anno fa. Era nata quasi come uno scherzo, qualcosa a tempo perso, un modo per scrivere della mia nuova ossessione (ossessione che ormai, nel bene e nel male, mi porto dietro da un anno). Ero quasi del tutto convinta, un anno fa, che l'avrei abbandonata dopo poco, forse per la difficoltà del descrivere un mondo che per me era praticamente estraneo. E invece, l'idea è andata avanti, tra alti e bassi, cose che mi convincevano e cose che forse avrei potuto esprimere meglio, tra cose che ho praticamente previsto (come la vittoria di Kimi e il primo ritiro di Hamilton dopo due anni, per quello sono ancora sconvolta) e cose che, magari, avrei voluto accadessero anche nella vita reale.

Si è concluso un altro mondiale di Formula Uno, e con esso anche questa storia che mi ha tenuto compagnia in momenti bruttissimi, che mi ha risollevato il morale dopo gare orribili come Hockenheim e Monza (e permettetemi il risentimento, che qui ancora brucia per Vettel a muro durante un weekend in cui sembrava imbattibile e Kimi arrivato secondo senza gomme), che mi ha fatto ridere ma che mi ha anche messo alla prova, che forse mi ha reso anche un po' insicura ma che poi queste insicurezze s'è portata via. Pensavo non sarebbe piaciuta a nessuno, e invece mi sono dovuta ricredere.

E per questo vi ringrazio, vi ringrazio per aver seguito Second Place, i suoi disagi e i suoi momenti forse troppo tristi, ma che d'altronde fanno parte di lei. Vi ringrazio per avermi lasciato parlare di una cosa che mi tiene compagnia da un anno, che mi fa piangere e disperare ma anche gioire (e che mi fa anche bestemmiare), vi ringrazio perché, ancora una volta, avete avuto fiducia in me, più di quanta io ne abbia in realtà. Forse un semplice ringraziamento non è abbastanza, ma sento che è il minimo che io possa darvi.

Spero che la storia vi sia piaciuta, che le descrizioni di gare ed altro siano state quantomeno verosimili (ho fatto il massimo che potevo, credo), e spero soprattutto che la storia vi abbia reso curiose di scoprire questo magnifico mondo fatto di macchine veloci, gioie e anche dolori (se siete Ferrariste più dolori che gioie, ma lasciamo stare ahahahah).

Beh che dire follettine e follettini (LOL), spero di rivedervi in un'altra delle mie storie (tipo quelle che ho lasciato in sospeso da una vita e che dovrei riprendere...). Chiudo quest'ultimo Author's Note ringraziandovi di nuovo, dato che dovrei farlo mille volte. A presto! ❤❤🏎

Ps: se anche a voi piace Danielo Mr Sorriso Ricciardo, forse potrebbero arrivare delle novità molto presto. Tenete d'occhio il mio instagram @ lhemmonadeswriting 👀

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