Qui e ora
Plagg sbadigliò, alzando il capino senza comprendere ciò che lo aveva svegliato: semplicemente si era destato, senza che nessun rumore o sogno avesse interrotto il suo riposo.
Sospirò, dando un'occhiata alla stanza immersa nell'oscurità e ridacchiando divertito: il buio non era un problema per un gatto come lui. O qualsiasi cosa fosse.
Volò fino al letto, osservando il ragazzino addormentato e sospirò: il suo nuovo Portatore era così...così...così...innocente.
Ecco.
Adrien Agreste era molto lontano da ciò che lui era stato. Da ciò che i suoi portatori erano stati.
Eppure eccolo lì, legato a quel bambino che non sapeva assolutamente nulla del mondo: «Che si era bevuto il Gran Guardiano quando mi ha mollato te?» brontolò, incrociando le zampette e scuotendo il capo: quando si era risvegliato non si sarebbe mai aspettato tutto ciò.
Si era addormentato quando il suo precedente Portatore era morto, colpito da un guerriero sottoposto a un demone cinese.
E ancor prima aveva combattuto altri mali.
Ma uno di loro?
Mai, in tutti gli anni che aveva vissuto, aveva combattuto un altro dei Sette.
Eppure stavolta era così e si trovava combattere il potere della Farfalla, il potere di Nooroo.
Con un bambino inesperto come Portatore, che non sapeva far altro che sospirare per la sua bella.
Plagg storse la bocca in un ghigno, osservando Adrien: beh, su quel punto poteva capirlo benissimo.
Ogni giorno avvertiva lei, sempre vicina e al contempo lontana.
La sentiva, ma non capiva.
Sapeva che la sua Portatrice era in classe con il moccioso e, ormai, stava spuntando la lista delle ragazzine akumatizzate, che il moccioso e Ladybug avevano combattuto: presto avrebbe capito chi era che indossava gli orecchini di Tikki; presto avrebbe capito con chi era lei.
Presto l'avrebbe trovata.
Ormai quante ne mancavano?
Tre? Quattro?
Aveva scartato a priori i maschi: Ladybug era senza dubbio una ragazza e il suo campo di ricerca si era ristretto enormemente, quando aveva avvertito la presenza di Tikki in classe.
Era lì.
Vicina.
Vicinissima.
Molto più di come era stata le ultime volte: a Nanchino l'avvertiva, di tanto in tanto, ma non aveva mai compreso dove fosse e prima...
Prima ancora non era stato così fortunato.
Non come quella volta.
Per un volta il Gatto Nero era stato benevolo con lui e forse, stavolta, i loro Portatori sarebbero potuti stare assieme e loro...
Un nuovo sospiro gli uscì dalle labbra, mentre volava fino all'ampia vetrata: gli piaceva quel particolare della stanza perché gli permetteva di osservare il cielo stellato, in nottate come quella dove diventava un sognatore stupido anche se non era da lui.
Non era mai stato un tipo che sospirava, sperando nel lieto fine.
Sapeva che non sarebbe mai stato così.
Una volta ci aveva sperato, quando ancora era umano, e il risultato...
Beh, il risultato era la sua vita attuale.
Poggiò le zampette contro il vetro, sorridendo lieve alla luna piena che regnava nel cielo scuro: «Qui e ora...» mormorò, socchiudendo gli occhi e riportando alla memoria l'immagine di Tikki: i lunghi capelli rossi, gli occhi impertinenti e il sorriso allegro.
Ecco come la ricordava.
«Sotto questa luna, che mi è testimone, io mi dichiaro tuo marito e tuo compagno. La mia casa sarà la tua casa, il mio letto sarà il tuo letto. Offrendoti onore, fedeltà e rispetto, io ti sposo.» continuò, recitando nuovamente quelle parole ma senza nessuno ad ascoltarle: «Qui e ora...» ripeté, picchiando il piccolo pugno contro il vetro: «Qui e ora...»
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