Capitolo 9 - Sorridi alle avversità.
Riku ritornò nella sua classe completamente apatico e privo di vita, come se ai suoi sedici anni di vita se ne fossero improvvisamente aggiunti ottanta, trasformandolo in una personcina spoglia e appassita.
Vuoto.
Il suo corpo era vuoto.
La sua mente era vuota.
-"Voglio morire..."-
Si era ripromesso di non buttarsi giù per ogni minima cosa, ma non si sarebbe mai aspettato quello, e le parole di Sora continuavano a rimbombargli in testa.
-"Mi dispiace... non posso uscire con te..."-
...
C'era riuscito. Riku ci era riuscito. Il cuore gli batteva a mille, stava rompendo le spalle di Sora, ma c'era riuscito.
-"Vorresti uscire con me!?"-
Quelle semplici parole, le aveva dette, e ora aspettava impaziente che Sora, arrossito di botto, gli rispondesse.
Ma non mancava qualcosa...?
"Possibile che non abbia capito?"
-"... a Natale, intendo. Vorresti uscire con me per Natale?"- specificò meglio, cercando di calmare la voce.
Sora abbassò lo sguardo arrossendo ancor di più, per poi farsi scuro in viso.
-"Natale, hai detto?"- sussurrò.
-"... si."- riconfermò il corvino, allentando la sua presa sulle spalle del castano, facendo scivolare le mani sulle esili braccia, e tentennando al suono della sua voce, che aveva preso una nota fin troppo bassa.
-"Mi dispiace, Riku... c'è già qualcuno con cui devo vedermi quindi..."- si bloccò sospirando, e socchiuse gli occhi per non incontrare lo sguardo scosso del corvino -"Mi dispiace, non posso uscire con te."- concluse, scuotendo leggermente il proprio corpicino e liberandosi definitivamente dalla sua presa. Fece pressione sul braccio di Riku per alzarsi e raccolse il bento finito qualche metro più in là. Lo porse al proprietario e lo aiutò ad alzarsi. Non ci fu nessun sorriso, né da una parte né dall'altra, entrambi troppo presi da altri pensieri per essere felici.
E così era finita la conversazione. Le speranze di Riku si erano frantumate ed entrambi erano ritornati silenziosamente nelle loro classi.
Le seguenti giornate erano passate lente ed estenuanti, senza contatti visivi o sonori, senza che nessuno dei due potesse incontrare l'altro. Orari diversi, strade diverse, avevano cambiato tutto. O meglio, Riku aveva deciso di cambiare tutto.
Ormai aveva detto di no, - doveva vedersi con qualcun altro - si rammentò Riku, e, da persona emotiva quale era, il corvino era riuscito a passare dal culmine dell'euforia alla depressione più totale.
Perciò eccolo lì, la notte del 24 Dicembre, seduto in una delle tante panchine sparse per la piazza principale al centro della città, completamente avvolto nel suo lungo cappotto invernale per alleviare il gelo della sera e, almeno un poco, anche quello proveniente dalla sua anima, a fare ciò che tutti i ragazzi rifiutati avrebbero fatto in un momento del genere: assolutamente nulla.
-"Cosa... ci faccio qui...?"-
Spostò svogliato lo sguardo verso la sua destra, oltre la fontana, notando una scompigliata chioma di capelli castani, che si facevano strada tra tutto il viavai di persone che passeggiavano per la piazza.
Riku alzò le sopracciglia nel tentativo di mettere a fuoco la figura del presunto ragazzo.
Ci mise poco nel riconoscerlo.
Si alzò dalla panchina lentamente, per poi scattare in avanti e nascondersi dietro ai passanti più massicci.
Sora, che in quel momento aveva girato la testa di lato, aveva le guance e il naso arrossati dal freddo, mentre socchiudeva gli occhi per ripararsi dal vento che, imperterrito, sbatteva sul suo viso.
"U-uwaaaah...! Oddio, quanto è carino!"
Riku continuò a spiarlo dalla sua postazione, quasi dimenticandosi di dove fosse e di come il suo comportamento lo stesse facendo apparire in tutto e per tutto uno stalker. Si sporse dal suo angolino finché non fu in grado di osservare la figura di Sora in tutta la sua interezza.
E in quel momento la vide.
Girata di schiena, una figura femminile minuta, con dei lisci capelli castani raccolti in una coda laterale, camminava al fianco del ragazzo, tenendolo a braccetto. Sora appoggiò la mano sulla testa della ragazza, accarezzandola dolcemente, e permettendole di posare il capo sulla sua spalla. Continuarono a camminare per la piazza e per le vie, mentre Riku, a malincuore, continuava a seguirli.
Non voleva farlo, eppure non riusciva a smettere. Faceva male assistere a quella scena, ma non riusciva a mollare. E non perché fosse masochista o altro; per quanto lo rendesse triste, non riusciva ad accettarlo, che Sora fosse di qualcun altro, e non suo. Perché in lui c'era ancora una piccola, minuscola speranza che Sora non avesse ancora trovato la sua persona speciale.
E invece il castano non era solo.
Aveva trovato, a quanto pareva, la sua persona speciale.
-"E questa persona, a quanto pare... non sono io."-
Riku si portò una mano al petto, stringendo con forza gli strati di vestiti che gli fasciavano il corpo.
"Fa male..."
Sospirò per poi correre via singhiozzando, in cerca di un posto vuoto, dove potesse sfogare la sua rabbia e la sua tristezza.
Sora sentì distintamente nelle sue orecchie un sospiro affranto, e si girò per riuscire a capire da dove provenisse, ma nessuno sembrava in procinto di piangere. Vide solo la figura di un ragazzo dai capelli neri correre via, sbattendo sbadatamente contro alcuni passanti.
"Quella chioma nera..." pensò distrattamente, mentre osservava il ragazzo in lontananza "Possibile che...? No, non credo, a quest'ora sarà sicuramente a divertirsi... con qualcun altro. Vorrei..."
-"Mamoru,"- lo chiamò la donna, leggermente preoccupata -"qualcosa non va?"-
Sora si riprese velocemente, assicurandole che non ci fosse nulla che non andasse.
Giusto.
In quel momento era con la sua mamma - che poi tanto non lo era -, e non poteva trastullarsi pensando a Riku. Stava facendo quello che il suo papà faceva ogni anno; quello che da otto anni a quella parte il suo papà non era più riuscito a fare. Prese la donna per mano e aumentò il passo, per poi girare lo sguardo verso di lei, mostrandole uno dei suoi sorrisi migliori.
Uno di quelli che riflettevano tutte le sue emozioni;
uno di quelli più fragili e belli al tempo stesso;
Uno di quelli che la sua mamma avrebbe adorato, ma che comunque non sarebbe stata in grado di comprendere, perché non era sincero. Nulla di quella situazione era sincero.
Sorridi alle avversità.
Era questo che gli diceva sempre il suo papà.
Sorridi Sora, sorridi. Se sorriderai, ti sembrerà tutto più semplice.
Ma in quel momento non voleva sorridere. Voleva solo scappare, come il ragazzo che era corso via poco fa: libero.
Voleva solo scappare, gettarsi tra le sue braccia e gridare la sua tristezza.
Sfogarsi, ecco cosa voleva. Voleva sfogarsi con qualcuno che sarebbe stato in grado di ascoltarlo.
Riku.
Una piccola lacrima scese silenziosa dal suo occhio, percorrendo la gota arrossata.
"Continua a sorridere. Continua. Continua...!" si ripeteva, mentre altre calde lacrime raggiungevano la loro compagna, che per prima si era gettata in quel folle percorso, finendo per morire alla base del suo volto.
Ecco chi voleva.
-"Mamoru, stai bene?"- chiese premurosa la donna, prendendo entrambe le mani del ragazzo.
"Mostrale il tuo miglior sorriso."
Altre lacrime scesero.
Ecco a chi voleva mostrare il suo miglior sorriso.
-"Sto bene...!"- biascicò, con la voce impastata dal pianto -"Stavo solo pensando..."-
A Riku.
-"... che sono davvero felice di essere qui, con te, adesso."-
Bugiardo! Bugiardo!
-"Lo sono davvero."- ripetè, più che alla donna, a se stesso, cercando di sopprimere quei sentimenti contrastanti che lo stavano lacerando dentro.
Si asciugò le lacrime sfregando forte la manica del cappotto contro i propri occhi. Prese un bel respiro, cercando di stabilizzare il battito del suo cuore.
"Non oggi" si disse "Oggi non posso distrarmi. Sono qui per lei, non per me."
Prese un altro bel respiro e gli occhi cominciarono a riprendere il loro normale colorito.
Scoccò la mezzanotte.
Sora attirò la donna a se, stringendola in un forte abbraccio.
-"Buon Natale, Mari."- disse, sorridendo tristemente.
Postfazione:
Salve a tutti, e scusate per il ritardo. So che avrei dovuto pubblicarlo più di due settimane fa, ma con tutti i preparativi del Giocomix e altri vari problemi che hanno caratterizzato questo breve periodo della mia vita, Wattpad l'ho lasciato a fare la muffa in un angolino buio della mia camera (e mi è pure finito internet!).
In ogni caso, spero che il capitolo vi sia piaciuto, ci vediamo al prossimo :D
-Len
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